Domenica XIVa to -A

Tempo di lettura previsto: 2′

Dal Vangelo secondo Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ma tu quando preghi a chi ti rivolgi? Gesù? Dio? il Padre, il Signore (e chi è sto Signore, Dio o Gesù?), lo Spirito Santo, la Trinità? la Madonna perché “è una mamma e mi capisce”, i diversi Santi.., gli angeli custodi, il nonno in cielo…. Che casino: con sto caldo poi, magari sono andati in ferie. Questa pagina di Matteo è meravigliosa, è una di quelle che, come ho già avuto modo di dire e scrivere, di origliare…all’estrema e massima confidenza con cui Gesù prega, si rivolge….chiacchiera con Suo Padre e gli racconta come va e che sta combinando. Ci ricorda che Lui ci aiuterà a fare esperienza di Dio come di un Padre. Altrimenti saremo fuori strada, pur pregando in maniera narcotica o furibonda, stordendoci di pateravegloria e tanto altro. Abbiamo mai pregato Gesù che ci rivelasse il Padre? Lui che lo conosce…. è come se gli dicessimo…aiutaci, insegnaci ad essere figli nel tuo nome. Questo ci darà ristoro e non avremo bisogno poi di tante altre pratiche, devozioni, storie e punti di vista, libereremo un po’ il cielo dal traffico mettendovi ordine … Quando preghiamo ci sentiamo “ristorati” (come poter trovare ombra, fresco, una grattachecca ghiacciata, una sedia comoda, un volto amico…) perché se non ci sentiamo con questa confidenza che ristora…qualcosa non va. Il battesimo ci ha già installato dentro la presenza del Risorto… attraverso lo Spirito Santo siamo chiamati a parlare con la parte più intima di noi dove vive Lui. Noi viviamo attraverso questa presenza, nella Trinità, siamo come la quarta persona della Trinità… lo colse anche Dante nel Paradiso, alla fine..(XXXIII)…. quasi a dire che noi capiamo noi stessi solo riflettendoci in Loro. Questa prospettiva ci dia ristoro. Gesù ha appena detto che per essere cristiani davvero non serve essere o meno intelligenti ma farsi piccoli.

XIIIa Domenica t.o. -A

tempo di lettura previsto: 3 minuti

In ascolto del Vangelo secondo Matteo 10,37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli,
perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

E niente…che ci volete ancora? Un disegnino, magari da colorare? Non possiamo certo dire che Gesssuuùùbbbello vada tanto per il sottile: pretenzioso, oserei dire, quasi sbruffone. Ma come: se ci avete fatto una capa tanta per onorare il padre e la madre nei comandamenti, adesso salta fuori Lui e ci dice che quelli vanno messi dopo? La mamma è sempre la mamma, suvvia, Jesus: a prescindere dal fatto che Tu ai tuoi non è che gli abbia dato poi grandi soddisfazioni, da quanto dicono i vangeli ma… Credo comunque che al di là del caldo che fa fare certe battutacce o pseudo incipit…la questione sia interessante quanto brutale. Gesù ci sbatte in faccia che essere cristiani è solo e sempre una relazione. Una relazione con Lui. Se manca questo siamo al galateo, inventato tra l’altro da un monsignore veneto, fatto di pose, posture, riti, gesti…ma senza sangue né aggancio col reale. Posso andare in chiesa e fare un sacco di gesti, ripetere parole, memorizzare frasi ma avrò fatto atti religiosi. Mi hanno o meno permesso di prendere consapevolezza della relazione viva ed efficace con Gesù? Ecco un criterio: quello che sto facendo, che immagine di Dio veicola e testimonia in me? le parole che uso, gli atteggiamenti, le scelte, il mio stile…nell’essere cristiano… mi rende credente, credibile, credulone o creduto? E a noi che poi ci giustifichiamo che per essere cristiani bisogna, si deve, sapere, capire, fare, studiare, dimostrare, meritare, essere all’altezza, intelligenti, puri, perfetti… ecc. ecc. ci sbatte in faccia la storia del bicchiere d’acqua nel Suo nome (perché discepolo)…ma come, Signore Buono, noi abbiamo spinato fiumi di birre, grigliato intere mandrie di maiali e fritto “gombine” di patatine alle sagre “per la parrocchia” o “perché “Zè beo stare insieme e far qualcossa”, abbiamo fatto divertire generazioni di “putèi” col Grest, i gruppi, i vin burle…abbiamo …. e tu ci smazzi con un bicchiere d’acqua? Cosa c’entra il motivo per cui si fa? non è “bene” lo stesso? No, evidentemente no…basta un bicchier d’acqua ma con una consapevolezza che ti cambia la vita. La tua, non quella degli altri. Ci frega sempre, sto hippie.

XIIa Domenica t.o. A

Il “Barone di Münchhausen ” che tenta di tirarsi fuori dai pasticci tirandosi per i capelli….

Dal Vangelo secondo Matteo 10, 26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura:
voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Un paio di mesi fa dalle terrazze si cantava l’inno nazionale, qualche canzone storica come “Azzurro” o si faceva semplicemente il tifo per ciascuno e per tutti scrivendo arcobaleni di “Andrà tutto bene”. Evitiamo le battutaccie sul fatto che ora sia scritto “Affittasi”.. Sta di fatto che il dire pubblicamente ha un suo valore di testimonianza, appartenenza, identità che si irrobustisce ed invera nella verità di un rapporto trasparente. Chi di noi non si sente più di un paio di passeri e di un ciuffo di capelli? Eppure quel “volere” del Padre mette sempre paradossalmente un po’ a disagio. Ma poi ci viene detto di non avere paura. Valiamo di più. Chi ci dice il nostro valore, oggi? In cosa-chi è riposto? Che differenza c’è tra prezzo e valore (ci avrebbe insegnato e ricordato il buon Oscar Wilde?). Abbiamo solo un prezzo perché non ci lasciamo integerrimi corrompere o riconosciamo un valore? in base a cosa? alla nostra autostima doverosa o al fatto di provare oggi a sentirci un po’ figli del Padre? amati gratis? Di uno che ci conosce e sta con noi. Non mi perderei in tanti altri dettagli, oggi, su questa pagina e la sua redazione. Proverei a sedermi come un corvo sopra il braccio della croce e guarderei Gesù. Un po’ dalla prospettiva di Dalì in uno dei suoi quadri più geniali (Crocifisso di San Giovanni della croce). Proverei a chiedermi se è più importante essere credenti, credibili o creduti? Creduto nel senso che non è importante sempre – solo -subito quel che io penso di Dio e come mi schiero ..ma che la fede inizia forse dal credere che Lui creda in me, io sia creduto come figlio. Che prima di dirgli cosa fare, mettendomi a pregare, io pensi, respirando piano…Tu credi in me… tanto. Tu fai il tifo per me, tu credi che io possa essere Tuo figlio e lo vuoi. Per questo hai creato sto casino, per darmi una vita nuova, dal Tuo punto di vista. Alla faccia dei passeri e dei ciuffi.