Da Schiller a Into the Wild – Omelia III a Avvento – Anno C

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (don Lorenzo Milani da “Lettera ad una professoressa”)

 

“Bella scintilla divina…tutti gli uomini diventano fratelli, dove la tua ala soave freme…” così, nel famoso inno, il poeta e filosofo tedesco Schiller definisce la gioia: una scintilla divina in noi…che può renderci tutti fratelli. Beethoven, nella Nona sinfonia, poi l’ha messa in musica in quello che é diventato l’inno ufficiale dell’Unione Europea.
Oggi, terza domenica di avvento, la liturgia ci chiede di gioire. Tutti i testi che abbiamo ascoltato ne parlano: mi sono chiesto dove io abbia visto di recente tale gioia, in noi cristiani. E la risposta é sgorgata subito nel mio cuore: molto semplice. Durante il sacramento della riconciliazione che più volte sto celebrando in questi giorni! Di solito chiedo alla persona se sia riuscita a fare qualcosa di buono e bello per qualcuno. Siamo cristiani non perchè evitiamo il male ma perchè facciamo, costruiamo il bene attorno a noi. Le famose “omissioni” cosa sono? il bene che ho preferito non fare. Che peccato!
Anziani, bambini, cristiani della domenica o super praticanti: io lo chiedo a tutti. E la risposta é sempre la stessa. Chi fa qualcosa di bello, buono e disinteressato per qualcuno (fosse anche un sorriso, o un momento di silenzio invece di una rispostaccia) dopo si sente “bene”: allora insisto, che significa bene? arrivano le risposte più belle: mi sento meglio, più libero e leggero, più vero, orgoglioso di me….
Ecco qua tutto il vangelo! Sono solito rispondere, ecco come fare ad essere nella gioia e felici. Non chiudere il cuore all’egoismo, all’indifferenza, non lasciarvi fiorire noia, orgoglio, superbia, non coltivarci invidia e gelosia. Quando lo fai, all’inizio ti sembra di stare bene, di essere più forte e autonomo (“chi vuol salvare la propria vita…”) ma poi dopo 20 minuti senti che …hai perso una occasione per amare. Ecco il peccato: perdere una occasione per fare ciò per cui sono stato creato, cioè il bene. Guardacaso quando faccio il bene poi sto bene, sono felice e fiero di me. Quando scelgo di proteggermi facendo il male, poi sto peggio… Il nostro corpo e la nostra coscienza, se li ascoltiamo,  ci dicono che sapore lasciano le nostre scelte in noi. Noi siamo fatti così!
Non c’è persona che si confessi a non essere d’accordo su questo. Noi funzioniamo così. La gioia e la felicità in noi nascono solo dal  fare del bene. Siamo stati creati per quello da Dio,  non per evitare il male e chiuderci…ecco la scintilla divina che abbiamo nel cuore. Penso al finale di un bellissimo film, che poi é una storia vera: Into the wild. La felicità é vera solo se condivisa…scopre il protagonisita mentre sta per morire, dopo una vita in fuga e nella falsità.. bellissimo.
Luca nel vangelo appena ascoltato conclude con una frase molto significativa: “con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo”. Che verbo é questo? che significa evangelizzare? rendere secondo il vangelo, cioè secondo il punto di vista di Cristo. Siamo cristiani non perchè “giochiamo a farlo”o perchè ci sentiamo tali, magari “a modo nostro” ma nella misura in cui cerchiamo di evangelizzarci, cioè di avere il vangelo di Gesù come riferimento, come criterio guida; quando abbiamo il coraggio di chiederci: Gesù tu adesso cosa faresti al mio posto? mi aiuti a farlo? mi aiuti a comportarmi come faresti tu? Evangelizzare i nostri desideri e bisogni, l’uso che facciamo del tempo, le relazioni, il nostro sguardo…che poi, il modo in cui guardiamo…determina senza volerlo anche il nostro atteggiamento. Gesù aiutami a guardare a quella persona come la guarderesti tu… non solo coi miei occhi feriti, delusi o arrabbiati. Allora inizierò a stimarla, perdonarla, accoglierla…o almeno a desiderarlo.
Pensiamo al vangelo: “cosa dobbiamo fare?”, chiedono a Giovanni  Battista… vogliono capire come vivere, come trovare senso nella vita. Lo seguivano e cercavano perchè saggio.
E lui risponde in modo molto, molto concreto: li evangelizza così!
innanzitutto é bello notare che mica gli dice “pregate, andate a messa, fate il presepio”..no: a ciascuna delle categorie di persone li presenti da una risposta pratica e precisa: non dice “vogliatevi bene, fate i bravi, almeno a Natale…”  no, ad ogni professione, ad ogni vita lui trova qualcosa da fare: la condivisione, alle folle…cibo e vestiti, cioè dignità, accorgiti di chi sta peggio di te e non fregartene. Ai pubblicani…come dire esattori delle tasse, (tipo equitalia!), dice accontentatevi di quello che avete, non rubate, e ai soldati (presenti probabilmente come scorta dei pubblicani!) chiede di non abusare del loro potere.
Capiamo che da sempre allora la crisi non é economica o finanziaria ma del cuore. Già a quel tempo i pubblicani erano scortati.. c’erano abusi di potere e ruberie, chi se ne approfittava dei poveri, chi sfruttava e imbrogliava. Niente di nuovo rispetto ad oggi. Il Battista chiede condivisione, solidarietà, giustizia vera e rispetto.
Chiede di iniziare a guardare alle persone in modo evangelico, come a fratelli e sorelle, non come degli esseri inferiori e stupidi da fregare, derubare, di cui fregarsene: pensate agli scandali per i rimborsi spese di certi politici di cui stanno parlando i giornali. E non a Catanzaro!
E’ sempre e solo questione di sguardo: o gli altri sono come me, fratelli e sorelle osa dire Gesù Cristo, perchè figli di un unico Padre…o saranno inferiori e li potrò…fregare o ignorare, chiudendo il mio cuore.
Condividere, essere davvero giusti, non abusare della propria posizione e potere per cercare consensi o vantaggi. Più concreto di così non poteva essere. Sono tre strade con cui rimettere davvero al centro il valore della persona e delle relazioni di qualità. Così saremo evangelizzati anche noi. E non perchè é Natale. Questo ci darà pace vera e felicità.  Ci farà essere lieti e amabili, come dice Paolo ai Filippesi nella seconda lettura.
Scopriremo la gioia, o almeno la potremo desiderare: partendo magari dal sacramento della riconciliazione da celebrare con cura, per ritrovarci con un cuore diverso, nuovo, in cui il perdono abbia fatto brillare quella scintilla divina, di cui parla Schiller, che fa fremere, vibrare…l’inizio della gioia in noi, per il perdono ricevuto, per il volto del fratello ritrovato, per il sogno di Dio che continua in noi, essere tutti davvero fratelli, nel suo nome.

III a Avvento – Anno C

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E’ natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese. (Charles Bukowski)

RUGBY: TEST MATCH ITALIA-NUOVA ZELANDA

Lettura dal Vangelo di Luca 3,10-18

In quel tempo le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».   Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Folle, pubblicani, soldati…vanno tutti dal Battista a chiedergli cosa debbano fare.
Fare che? Sanno che forse è giunto loro il Messia, Cristo e che quindi il percorso del Battista stesso sta per concludersi: chiedono…che dobbiamo fare?
Sa di…come comportarci, cosa scegliere, come vivere, quali passi in avanti fare… hanno percepito che la loro esistenza è ad una svolta.
E lui che risponde? Il Battista, quello che se ne stava da solo a urlare nel deserto vestito di peli di cammello a mangiare locuste e miele selvatico ascetico e un po’ incazzoso…che risponde loro? di pregare? di andare a messa? di fare la catechesi ai gruppi? di dire un pateravegloria? di andare a confessarsi per Natale?
No, l’infame….. è ben più carogna: che va a dire a questa gente? ne cerimonie, ne devozioni, ne cose religiose…e nemmeno di essere coerenti coi valori e coi principi del vangelo (???)
Alle folle …chiede di essere solidali, disponibili, generosi: non si può certo accusare di essere poco chiaro e concreto. Pregare è più facile che accorgersi dell’altro, del dargli la mia tunica condividere magari il mio superfluo o la mia “tunica” ..quello che mi protegge, scalda, custodisce… cose importanti, bisogni essenziali..non da trattenere ma offrire…il collega di lavoro, il compagno di classe, la catechista che lavora con me, il caposcout che non mi va in staff…. il parente o l’amico…il vicino di casa…
Ai pubblicani ..odiati da tutti per il loro mestiere…chiede di non approfittare del loro lavoro per estorcere soldi ai più deboli e indifesi. Nessuno di noi lo fa di lavoro…ma ciascuno di noi è spesso tentato di approfittare della sua posizione per godere di alcuni privilegi a scapito di altri…di nascondersi ad es. dietro a…”queste sono le tariffe” o..fanno tutti così, che male c’è, tanto non cambia niente…pubblicano è chi usa il denaro con leggerezza e in modo disinvolto e imbroglia o se ne approfitta di ingenui o poveri per il proprio tornaconto…
Ai soldati…mica dice di mettere fiori nei loro cannoni…ma di comportarsi giustamente..di non abusare della loro posizione e del loro potere per sopraffare, essere violenti nell’atteggiamento o nello stile, di non abusare della loro forza, del loro ruolo, della loro immagine o intelligenza…. di non essere, per estensione, superbi, orgogliosi…
Sono spunti concreti e immediati, tentando di attualizzarli al nostro oggi per questo avvento: ecco cosa dovremmo fare per sistemare e mettere in ordine i nostri cuori, per far posto al bambino che viene per vivere davvero un natale cioè una nascita.
Qual è il desiderio che sento forte nel mio cuore per questo Natale? a partire da quale bisogno…sto “aspettando” che Lui abiti la mia vita? scalzando ciò che occupa posto prezioso?
Vi auguro di avere un attimo per assaporare la seconda lettura e gustarla con calma rileggendola un po’ di volte, come fosse un buon torbato da lasciarsi diffondere in bocca….
Filippesi 4,4-7.
La vostra amabilità sia nota a tutti!  Allora si noi cristiani saremo come un’unica squadra che attende e va..vince!

A presto, dmt

Lasciarsi dilatare – Omelia Immacolata Concezione – Anno C

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Spesso si dice sia difficile capire le donne, l’universo femminile appare complesso e misterioso, noi uomini veniamo tante volte accusati di non esser in grado di comprenderlo… Credo possa essere anche vero ma che risulti lampante quando ci troviamo di fronte ad una donna che aspetti un bambino.
Le cose diventano allora ancora più delicate, affascinanti, misteriose.
Forse solo un marito può avere qualche possibilità in più nello star vicino alla propria moglie…ma resta un grande mistero…quello di una persona che inizi a sentir crescere in sè una nuova vita, che inizi a nutrirla senza accorgersene, si senta abitata da essa, l’abbia accolta, la custodisca, senta che inizi a muoversi in lei, a comunicare con lei, un gioco di riconoscimenti e percezioni, di intese e scoperte…
Tutto questo ha un fascino incredibile, probabilmente neppure la mamma stessa riesce a comprendere fino in fondo cosa le stia succedendo, quali trasformazioni fisiche, biologiche, psicologiche stiano avvenendo in lei…
Siamo di fronte a un corpo che si dilata sempre più per fare spazio a una nuova creatura; e non è solo un corpo ma tutta la persona a mettersi a servizio del bimbo, imparando ad ascoltarlo, proteggendolo, nutrendolo; tutta la vita di questa mamma si dilata, si trasforma… la vita…cioè i ritmi del tempo, gli orari, le scelte, gli atteggiamenti, l’alimentazione…tutta la vita della donna viene radicalmente relativizzata e orientata con sempre maggior decisione verso quella creatura che le sta crescendo dentro… che in modo magnetico attira verso di sè tutte le energie e le attenzioni.
Mi sono sempre stupito di tutto questo…e pensare al fatto che anche Dio abbia scelto questo passaggio per suo figlio…mi fa venire i brividi.
Egli ha voluto scegliere una madre… perchè niente della nostra esistenza..nemmeno i nove mesi nel grembo materno gli fossero estranei. Il Natale, l’incarnazione…sono proprio questo.
Maria oggi ci parla da madre…e con tutte le madri ci fa da esempio per comprendere meglio, cosa significhi, in quest’avvento, attendere e accogliere Gesù.
Quel corpo e quella vita che si dilatano per accogliere un figlio sono immagine di come un credente sia chiamato ad accogliere nel proprio cuore, nella propria vita il figlio di Dio.
Chi è il cristiano se non una persona che si senta abitata da Dio, che lo viva dentro di sè come una presenza che da forza che ti sostiene, che scelga di fargli spazio e di orientare a lui il proprio tempo, le proprie scelte, una presenza di cui mettersi profondamente in ascolto, che senta che più lo custodisce in sè più lui…da lì… ti conduca e ti faccia sentire che è presente…


e questo….”non a tempo, quando ho tempo, quando me la sento”…capite che l’esperienza di una mamma in costante relazione col figlio ci ricorda che Gesù nascendo … provoca in noi una relazione…e le relazioni tra persone chiedono quella fiducia, quella fede che c’impegna davvero, ci responsabilizza, ci cambia la vita.
Allora capiamo cosa significhi essere cristiani: accogliere una relazione che si fa attesa, accoglienza, storia, novità, impegno.
Le relazioni sono anche questo… 
Solo dentro una relazione la nostra vita trova senso e sapore, trova novità ed equilibrio perchè l’apertura all’altro, significa opportunità e speranza. Qui Maria ci è testimone e sostegno, lei che ha saputo fidarsi e farsi strumento c’ indica la direzione. La relazione diventa il farsi strumento, diventa missione cioè testimonianza. Il cristiano, come Maria, una volta che riconosce in sè la presenza di Dio ne diventa testimone e si sente mandato.
Del resto lo viviamo ogni domenica: cos’è l’eucaristia se non l’accogliere e far abitare dentro di sè Gesù? Anche il nostro corpo…non solo la bocca…si dilatano nell’accogliere in noi il Figlio di Dio…Noi lo mangiamo ed egli ci nutre…e ci nutre mandandoci… a “fare questo in memoria di me”… cioè a farci cibo per gli altri…farci cioè luce, amore, forza, sostegno, prossimità, equilibro per chi ne ha bisogno…esattamente come una mamma per il proprio figlio.
A me a volte capita quando devo comunicare… scendo gli scalini del presbiterio e ho tra le mani la pisside colma di eucarestia…e mi chiedo sempre… se sono io che porto Lui..o Lui che porti me…
Lui che ha bisogno delle mie mani…delle nostre mani…per andare dalle persone. Lui che ha bisogno dei nostri corpi, delle nostre vite, trasformandole da dentro… per testimoniare al mondo la Sua presenza e la sua vicinanza…per raggiungere tutti…. 
Rischiamo di fare, altrimenti, come nella prima lettura: una pagina magnifica che riesce a descrivere alla perfezione ciò che accade nel cuore di chi s’ illuda di bastare a sè stesso.
Nella Bibbia, il primo verbo con cui Dio si rivolge all’uomo è potere..voi potete mangiare…Anche Eva è così col serpente… noi possiamo mangiare…potere….
Indica il senso della vita come potenzialità, sviluppo, crescita.  Voi potete…cioè non siamo semplici esecutori di ordini ma liberi inventori di strade. L’importante è mettere Dio al primo posto…il resto va da sè in ordine…
Il serpente invece fin dall’inizio usa, con l’inganno, il verbo dovere”è vero che Dio ha detto che non dovete”….così Dio, fin dall’inizio, viene fatto vedere come rivale, come una trappola di divieti. E il divieto viene accolto con sospetto, come una privazione della propria libertà, quindi da rimuovere al più presto. Mangiare il frutto proibito significa allora rivendicare per sè stessi la definizione di ciò che è giusto: ciò che l’uomo compie diventa giusto e buono per definizione; egli è sempre nel proprio diritto, essendo ormai il diritto un suo attributo … In questo senso l’uomo è davvero «come Dio», signore del mondo non nel contrapporre al bene la propria volontà ma nell’elevare la propria volontà a principio di bene. Se lo voglio, se me la sento, se per me è giusto…questo è bene.
Questo ragionamento in cui cadiamo tutti inizia a uccidere le relazioni con noi stessi, con gli altri e quindi con Dio. Provate a coniugarlo tra marito e moglie, tra amici, tra genitori e figli.
È l’inizio del soggettivismo e del relativismo, oggi dominanti. 
Se si toglie Dio, oppure se ci si sbaglia su di Lui, chi ci va di mezzo è l’uomo, l’umanità dell’uomo. Ecco perché, nella Bibbia, il modo di rapportarsi a Dio definisce il modo di rapportarsi all’altro. 
E quanto siamo bravi quindi anche noi a scaricare la colpa sugli altri… sui mille alibi con cui poi ci giustifichiamo…Adamo dà la colpa ad Eva, Eva al serpente…alla fine è colpa di Dio…che ha messo Eva a fianco di Adamo…cioè gli ha donato relazione!
Non facciamo anche noi spesso così? non ci assumiamo le nostre colpe, non chiamiamo per nome i nostri peccati, ce la prendiamo con Dio perchè non fa quel che vorremmo…e riduciamo la nostra fede e il nostro essere cristiani ad una cosa che sta in parallelo con la nostra vita quotidiana… uno zucchero a velo sociale ed emotivo…ma che non può andare in profondità a cambiare le cose…… non glielo permettiamo….altro che nascita e dilatarsi…
Ecco perchè abbiamo bisogno di Maria…perchè essa oggi ci ridoni il gusto vero e bello della relazione con Dio, dell’accoglierlo nel nostro corpo, nella nostra vita con la disponibilità della figlia:
“Avvenga per me secondo la tua parola!” 
Solo questa relazione potrà distruggere la spirale di egoismo e orgoglio in cui altrimenti ricadremo tutti, considerando Dio un rivale, la fede solo un insieme di cose da fare, il Natale un tempo per riposare dai nostri progetti e impegni…
Maria ci sostenga e accompagni in questo tempo verso il Natale; interceda per noi presso il Padre…perchè ci conceda un cuore umile e semplice per essere disponibili ad accogliere suo figlio che viene nella nostra vita; così sapremo creare in noi e attorno a noi degli spazi e dei tempi di silenzio, di pace, di ascolto.
Per essere anche noi riempiti della sua grazia, come una mamma col suo bambino.
E forse cosi..noi maschi..riusciremo anche a capire meglio ste donne!