L’inferno esiste solo per chi ne ha paura.. – XXXIIa T.O. – Anno C

Succede spesso che preparando un funerale i famigliari chiedano esplicitamente che non si faccia alla fine il canto “Io credo risorgerò” perchè, dicono, é triste, troppo “da funerale”.. Già!
Nonostante alcune mie vane osservazioni, acconsento.
Da un lato c’è il rifiuto della morte.. un po’ come quando si fanno tanti gesti di scaramanzia.. pensiamo di allontanarla, anche solo come argomento..
Dall’altro però vogliamo il funerale religioso, o ci diciamo cristiani e credenti. Il paradosso, o meglio, il cortocircuito é riuscire a tenere assieme le due cose: la nostra fede cristiana e il senso della morte. Considerarli staccati, opposti.. vuoi vivere, non vuoi morire.. ma la morte come la percepisci?  E se la consideri così come stai vivendo la tua vita? Rischiamo di dimenticare che il messaggio di Gesù parte e si giustifica invece proprio solo dalla risurrezione. E questa non é solo un “dopo” ma anche un “qui e ora”. Così le cose si fanno interessanti..
Non credo che dire.. “porta pazienza tanto poi si va in paradiso”, sia la prospettiva cristiana. Non ci sto a vivere in apnea per una vita perchè mi han promesso il paradiso. Per un cristiano, e non solo, la vita deve poter essere bella e gustosa anche qui. Che me ne faccio di una promessa tra tanti anni? Io ho bisogno ora, domani, al lavoro, nei prossimi tempi di essere felice. Qui e adesso.
Io credo risorgerò fa tristezza.. diciamo.. eppure il testo é bellissimo.. forse siamo noi poco in grado di sopportare la morte e per questo.. buttiamo via tutto! Evitando il canto, evitiamo però anche il suo messaggio, pienamente cristiano. Evitando il messaggio cristiano però, il vangelo non sarà più una buona notizia per noi. E questo non ci turba: questo scandalo non lo sentiamo grave.. perchè a noi poi basta fare gli scongiuri!
Allontanando la morte, continuiamo a ignorare la potenza della risurrezione riducendo la vita cristiana ad una serie di pratiche.. ma senza un orizzonte di senso su cui collocarle. Che spreco.. “questo mio corpo vedrà il salvatore” é un messaggio bellissimo e totalmente in linea col Vangelo che abbiamo appena ascoltato.
Dice che la vita dopo la morte sarà un incontro.. con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, dice Gesù nel Vangelo, perchè Dio non é dei morti ma dei viventi.
Quindi la morte ci fa comunque continuare a vivere.
Padre, che mi hai formato a immagine del tuo volto: conserva in me, Signore, il segno della tua gloria, che risplenda in eterno.
Ma come, diremo forse spazientiti o confusi? Come continuare a vivere? È la provocazione dei Sadducei a Gesù stesso: di chi sarà la moglie? Vogliono sapere come.. in che modo, con che tipo di vita e ruolo si risusciterà. Forse ce lo siamo chiesti anche noi ogni tanto. Pensate a quanto parliamo di questa prospettiva ogni domenica senza permettere a queste parole di diventare buona notizia.. Tra poco diremo.. che siamo.. “convocati qui nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale”, che “ i nostri defunti addormentati nella speranza della risurrezione”.. e che vogliamo che siano “ammessi a contemplare la luce del Suo volto”.
Ma anche io.. che “Credo!.. Aspetto la risurrezione dei morti, la vita del mondo che verrà, amen”. Ma noi? “Vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo..”.
Ecco solo un assaggio dei molteplici riferimenti alla risurrezione e alla vita eterna che ogni domenica pronunciamo in modo forse automatico o con normali dubbi e speranze.. ma poi scongiuri!
Abbiamo davvero bisogno di lasciare che Gesù evangelizzi nei nostri cuori il valore e il senso della morte e lo faccia aiutandoci a guardarla dal suo punto di vista, dalla vita eterna dopo di essa. Forse questo cambio di prospettiva ci aiuterà ad averne meno paura e vivere, qui e ora, con maggior serenità e speranza.
Gesù non insiste sulla modalità.. ma sul mistero che essa rappresenta.
Risorgeremo, é vero, con la nostra carne, con i “corpi” ma non nel senso che ci verrà restituito questo nostro corpo.. pensate al caso di una morte violenta che lo abbia deturpato! No, non avrebbe alcun senso far morire per poi restituire la stessa vita.
Il pericolo poi é semplicemente di proiettare, come altre religioni fanno, proiettare nell’aldilà, ciò che di positivo noi sperimentiamo di qua, moltiplicato all’infinito: gioie, piaceri..
No, non é nemmeno questo. Anche se di positivo ci posso cogliere il desiderio di qualcosa di totalmente e definitivamente buono e bello.
La risurrezione non cancella il corpo, non cancella l’umanità, non cancella gli affetti ne ci rende anonimi. Dio non fa morire nulla dell’uomo. Lo trasforma. L’eternità non è durata, ma intensità; non è pallida ripetizione infinita, ma scoperta «di ciò che occhio non vide mai, né orecchio udì mai, né mai era entrato in cuore d’uomo.. » (1Cor 2,9).
Quella che noi chiamiamo morte é semplicemente l’abbandono della forma di vita, debole, fragile, che conduciamo in questo mondo per essere accolti nel mondo di Dio. E saremo accolti con il nostro corpo, cioè con lo strumento che abbiamo usato per essere in relazione gli uni con gli altri…mani, occhi, sguardo, parole.. tutto quello che ci ha permesso di amare e cercare amore.
Ecco cosa rende eterna la vita: l’amore.
La morte esercita in noi il suo potere attraverso la paura di morire.
Ma ha solo il potere che le permettiamo di avere. L’inferno esiste solo per chi ne ha paura, cantava De Andrè in una splendida canzone-preghiera. La paura di non essere, di non sentirsi vivi ed essere riconosciuti. Tutta la nostra ansia,la frustrazione, l’apparire, l’accumulare frenetico, le dipendenze affettive.. tentano solo di anestetizzare questa paura e farci sentire vivi.. ma storditi.
Sarà solo l’amore invece quel che ci porteremo al cospetto di Dio, dopo la morte: l’amore che abbiamo reso concreto con il nostro corpo, azioni e atteggiamenti. L’amore offerto, quello che qui in terra.. ci ha fatto sentire veri, liberi, presiozi e belli.. come in paradiso.. la vita eterna in fondo é già qui. E’ tutte le volte che scegliamo di dar credito al vangelo di Gesù e sentire che ci rende vivi e viventi, nel suo nome.. che ci aiuta ad amare col nostro corpo, per renderci finalmente completi, felici ed eterni.
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