Quando perseverare non è diabolico ma evangelico.. – XXXIIIa T.O. – Anno C

Non ditemi che é una pagina da ascoltare volentieri. Ci presenta un volto di Gesù duro, crudo, disilluso: sembra metterci alle corde presentandoci situazioni difficili ma molto reali e concrete. E poi forse, qualcuno potrebbe chiosare, perfino sbrigativo nel finale, quasi a dire “tenete duro, vedrete che prima o poi passa”: ma é davvero così? Vediamo più da vicino alcuni passaggi..
Molti verranno sotto il mio nome..

Come le sirene di Ulisse, dei venditori di fumo, gente che pensa di avere la verità in tasca e ci vuol distrarre, attirandoci a sè.. “sono io.. il tempo é vicino!” Ricordate un anno fa i Maya e la fine del mondo? ma quanti ancora cercano di continuo di allontanarci dalla vera fede confondendoci, come ciarlatani fanno leva sulla paura o l’ingenuità o l’ignoranza cercando di distrarci dalla verità del Vangelo o della chiesa. Sette, gruppi, santoni, associazioni e movimenti che cercano con le loro idee e supposizioni di spacciarsi per la nuova verità.. o per i detentori della reale verità del vangelo e della fede.. dai frutti vi riconosceranno, assicura Gesù..
Terremoti, carestie, pestilenze..
Suona duro, questo Vangelo, con le immagini che giungono dalla Filippine.. ma quante volte la nostra fede arranca davanti a questi fatti tragici e qualcuno sfrutta queste tragedie per interpellare Dio, la sua bontà e onnipotenza.. e magari metterci in crisi.. noi, umanamente.. vacilliamo o spesso ne facciamo una soluzione facile per smettere di credere o dubitare.. se Dio é buono perchè permette.. ci diciamo.. ma poi seppelliamo tutto in un.. non so.
Vi metteranno le mani addosso e perseguiteranno portandovi davanti alle sinagoghe..
Non possiamo certo dire che oggi spesso la fede cristiana non sia perseguitata. Fisicamente in Africa e Asia con attentati e soprusi.. più subdolamente anche qui per motivi ideologici, economici o peggio.. mi piace amaramente notare che Gesù dica anche “davanti alle sinagoghe” a significare quanto anche coloro che si sentono dalla parte giusta perchè credenti, praticanti, ben pensanti nelle parrocchie, nelle sacrestie o negli oratori spesso siano coloro che per primi fraintendono e feriscono la chiesa.. e dimenticano la misericordia e l’umiltà.
Sarete traditi perfino dai genitori e parenti vari, anche odiati..
Non servono commenti.. quante volte certe scelte di fede, di servizio, di stile di vita cristiana subiscono dei violenti contraccolpi proprio in famiglia, suscitando ilarità, diffidenza, rottura, scandalo.. chiusura..
Ho tentato brevemente di rendere vicine e attuali le quattro situazioni citate da Gesù che respiriamo anche noi oggi: magari in condizioni e proporzioni diverse ma sono comunque ottimi motivi per evadere, fuggire, chiuderci in noi stessi, abdicare alla nostra fede e alle nostre convinzioni come cristiani. E perdere comunque la speranza.
Sono alibi perfetti per scappare dalla nostra realtà e smettere di credere o lottare o pensare che ne valga davvero la pena. Ci fanno emotivamente sentire Dio lontano, cattivo, inutile ed il vangelo estraneo alla nostra vita di tutti i giorni. Modificano in noi la percezione di Lui come padre, facendoci dubitare della sua presenza.
Lasciano nel nostro cuore frustrazione e disincanto e avremmo la tentazione a fuggire, a chiuderci, a non pensare.. rifugiandoci in un passato ingenuamente nostalgico o in un improbabile futuro migliore..
Con questo linguaggio apocalittico, il brano non racconta la fine del mondo, ma il suo significato.
Quando avverrà tutto questo? Chiedono.. Gesù non risponde al quando, perché il quando è adesso. Adesso viviamo ancora queste 4 provocazioni, adesso il mondo è fragile e ferito. Adesso abbiamo bisogno di essere rassicurati, protetti e salvati. Ogni giorno un mondo muore e un mondo nuovo nasce, con lacerazioni e germogli. Invece del quando, Gesù indica come camminare: con perseveranza. Il cristiano non evade, non si toglie, sta in mezzo al mondo e alle sue piaghe, e se ne prende cura. Sta vicino alle croci di oggi, ma non per caso, se capita, fortuitamente, non occasionalmente, ma come progetto, con perseveranza: nella perseveranza salverete la vostra vita. Ogni volta che perseveri e vai fino in fondo a un’idea, a una intuizione, a un servizio sfoci nella verità della vita. Ogni atto umano perseverante nel tempo si avvicina all’assoluto di Dio. Si fa fedeltà. Non coerenza. Dio ci é fedele. Non é coerente. Il cristiano non deve essere coerente a dei valori cristiani morali ma rispondere con la propria vita fedele alla fedeltà del Signore per noi.
E’ adesso e qui, oggi che Lui si continua ad incarnare e rendere presente: é ora, in questo tempo di crisi l’appello ad uno stile di vita più umano e condiviso e a un volto del Padre più misericordioso e liberante. E’ a noi e solo a noi che si affida, alle nostre disponibilità non alle nostre capacità che offre la sua presenza e la possibilità di rendere feconda la vita di ciascuno.
La vita eterna é già qui, ora se lo vogliamo, é questo il tempo opportuno per credere e fare esperienza di Lui.
Salverete la vita significa che queste situazioni ci fanno sentire come attaccati. Ma non per restare in difesa, messi all’angolo impotenti ma per dare testimonianza. Allora, si.. proprio qui. Bello questo allora! Salverete la vostra vita significa la renderete libera da inganno e da violenza, da facili illusioni e comodi alibi.
L’immagine dei capelli contati ci riporta a un Dio al nostro fianco.
Che ci chiama e conosce per nome. Che vuole essere in relazione con noi. Si chiama fede, cioè fiducia.. e comincia proprio con uno sguardo nuovo su noi stessi, su di Lui, e soprattutto sulla realtà.
Nemmeno un capello andrà perduto. Nessuna sofferenza o dolore patito cioè andrà dimenticato. La realtà potrà anche essere impegnativa, Gesù lo sa bene, ma sarà l’occasione per dirci beati.. ricordiamo le beatitudini? Saremo beati cioè liberi davanti al male proprio nella misura in cui ci fideremo e saremo perseveranti..
Salute e malattia, gioia e dolore.. il rito del matrimonio, come tanti altri riferimenti ci ricordano che il cristiano non é quello che si aspetta vada tutto bene ma che vive nel mondo senza essere del mondo (cfr. Lettera a Diogneto).. erediteranno la terra, dice la beatitudine della mitezza.. la terra, non il cielo o il paradiso o la pace. Terra sa di lavoro, di feriale concretezza in cui giocarsi e vivere “lottando” palmo a palmo ogni giorno.
Chiediamogli almeno di desiderare questa fiducia..e questo sguardo di salvezza possibile qui nel nostro tempo e con le nostre mani e cuore.
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