IIIa di Quaresima – Anno A

19032014

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 4,5-42

Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

don-milani

Cercando di far gocciolare qualcosa di interessante dall’ascolto di questo  intensopasso di Giovanni  mi son ricordato di botta questa frase di Don Milani.
Mi son venute in mente tutte le attività, le risorse, le riunioni ed il tempo che in una parrocchia spesso vengono investite su quel che non sembra.. a dirla tutta, così essenziale.
Certo non significa inutile.. ma non essenziale!
Quanto tempo dedichiamo all’ascolto della Parola? E a preparare giochi e divertimenti?
Quante persone vogliono conoscere meglio Gesù e approfondire la propria vita spirituale.. quanti invece son disponibili solo a dare una mano alla sagra cuocendo costicine e spinando birra ghiacciata?
Quante ore dedichiamo ai bambini e ai ragazzini e quanto meno ai poveri, agli ultimi?
In una settimana impegniamo più tempo per preparare l’attività ai ragazzi o a  coltivare la nostra fede e le nostre motivazioni al servizio?
Quanto alle/nelle associazioni.. ma fino a che non si parla di Gesù e di fede?
Parliamo di libertà, di valori, di servizio, di affettività, di genitori/figli, di missione..
A volte ho la amarissima sensazione che si stia in parrocchia, in oratorio, in una associazione.. ma non parliamo troppo di fede.. di Cristo..
La sensazione spesso.. sottile.. che sia una tassa da pagare per restare in parrocchia lo stesso..
Che anche se lo togliessi.. resterebbe tutto in piedi lo stesso.. la sagra, il cineforum, il Grest, il metodo scout, i cartelloni dell’Ac, il volontariato della Caritas..
Perché anche se avessi risposto “non so” a queste domande.. poi alla fine ci diciamo.. “ma si..” .. non importa.. sarebbe bello.. posso farcela lo stesso?
Queste sono tutte cose ottime.. ma l’acqua che disseta e da vita è un’altra. Queste sono bibite.. in cui l’acqua c’è.. ma..
Perché sembra che alla fine interessi così poco o debba interessare il minimo perché “tocca”?
L’acqua.. noi siamo fatti, di acqua, ci abbiamo sguazzato per nove mesi.. senza acqua non hai più vita.
Tutto si asciuga, si secca, inaridisce, si screpola come le mani e le labbra di inverno, come dei cuori che si intorpidiscono, delle anime che avvizziscono, delle menti che si offuscano..
E continuiamo ad accontentarci delle bibite.. che non ci fermeranno mai la sete.. pur dandoci qualche soddisfazione passeggera, dolce ed effervescente.
Perché continuiamo a dimenticare che siam fatti di acqua.. viva.. ?

COMMENTA!

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

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5 pensieri su “IIIa di Quaresima – Anno A

  1. Carla Piva

    Tante iniziative, tanta “attività”, tanta programmazione, tanto fare. E il dubbio (e la paura) che si possa arrivare a “fare” anche senza parlare di Gesù; e che, anzi, a volte si faccia davvero così.
    Però, anche prescindendo dalla considerazione, forse scontata, che il fare (anche -e soprattutto- il più umile e meno appariscente e gratificante) costituisce proprio quelle “opere” senza le quali può essere difficile mostrare la Fede (Gc. 2, 14-26), ciò che fa comunque la differenza -in mezzo a tutto questo fare- è il COME qualcosa viene fatto: è attraverso il COME che si parla di Gesù anche quando non lo si nomina. Un COME inconfondibile, che nel tempo diventa testimonianza semplice ed efficace: e predispone la possibilità che l’annuncio esplicito (che certamente a un certo punto deve arrivare) sia riconosciuto e accolto come Verità realmente creduta e amata.

    1. Quanto hai ragione…siate perfetti COME..non quanto il Padre. Amore è questione di qualità…non di venetissima quantità, con le maniche rimboccate. Abbassiamo una delle due maniche…nel lasciarci anche amare. Gratis. Ahi!

  2. Marco

    D’istinto mi viene da dire…tutto cosí semplice e profondo allo stesso tempo…proprio come l’acqua…semplice,ESSENZIALE e “profonda” nelle sue proprietá chimico-fisiche. Ed è proprio vero…spesso ci serviamo da soli certe “bibite” convinti che é quella migliore per noi. Ma l’unica vera bibita non è altro che l’acqua…

  3. stefania rocco

    mi ha colpito quanto ha scritto Don Matteo, ad una prima lettura le sue parole potrebbero suonare un po’..come dire..antisalesiane?? Ma invece NO, son d’accordissimo che il rischio di dimenticare il perchè di una certa convivialità e il rischio di dar poco spazio alla preghiera , al silenzio al parlare di Lui siano proprio dietro l’angolo..Penso anche che la necessità di una certa spiritualità strettamente intesa subentri con l’età ma è pur vero che i piccoli vanno abituati all’importanza di certe cose e di certe ..pratiche!

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