IIa di Quaresima – Anno A

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“Waiting for a sunny day”  
Bruce Springsteen da “The Rising” (2002)

Sta piovendo ma non c’è 
nemmeno una nuvola in cielo 
dev’essere una lacrima quella 
che scende dai tuoi occhi 
tutto andrà bene 
divertente, pensavo di aver sentito 
una dolce brezza estiva 
ma devi essere tu che sospiri profondamente 
non ti preoccupare, troveremo un modo 
(per risolvere la situazione) 

sto aspettando, 
sto aspettando un giorno di sole 
per cacciare via le nuvole 
aspettando un giorno di sole 

senza di te, sto lavorando 
con la pioggia che scende giù 
sono metà della festa in una città 
che ha un solo cane 
ho bisogno di te per 
cacciare via questa tristezza 
senza di te, sono un batterista, ragazza 
che non riesce a tenere il tempo 
un furgoncino dei gelati su una strada deserta 
spero che tu stia venendo per restare 

sto aspettando, 
sto aspettando un giorno di sole 
per cacciare via le nuvole 
aspettando un giorno di sole 

tempi duri, tesoro, beh, verranno tutti da noi 
certo come il ticchettare dell’orologio sul muro 
certo come il cambio della notte in giorno 
il tuo sorriso, ragazza, 
porta la luce del mattino nei miei occhi 
leva via la tristezza quando mi alzo 
spero che tu stia venendo per restare 

sto aspettando, 
sto aspettando un giorno di sole 
per cacciare via le nuvole
aspettando un giorno di sole

http://www.youtube.com/watch?v=OAxm_GSM7L4&feature=kp

In ascolto del Vangelo di S. Matteo 17, 1-9
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Solare: una delle scelte più gettonate in un gruppo di studenti adolescenti a scuola o ai vari gruppi.
Si propone magari un’attività sulla scoperta o riconoscimento dei propri pregi e qualità personali.. tema arduo nel magma caotico dell’adolescenza, tra una battaglia all’autostima e un sentirsi soli contro tutto. E tutti. E che ne esce?
Oltre a “simpatico” e “disponibile” spesso le ragazze magari si percepivano “solari”. Non sanno cosa dire di sè, per la maggior parte dei casi, allora si arrampicano su parole vaghe, in qualche modo “politically correct”.. e arrivano a definirsi solari.
Magari hanno sempre il muso e sono tristi e smunte.. ma mi faceva sorridere.. il pensarlo.
Si percepiscono “solari”, sentendo che in questa parola c’è forse più un desiderio recondito di esserlo che una consapevolezza piena ..
Solare sa di serenità, uno sguardo luminoso,  mitezza ed equilibrio interiore perfettamente riflesso sui volti. Sa di primavera, di pienezza e carismatica percezione di sè e degli altri, purezza, trasparenza, verità.. qualcosa che è bello guardare o meglio.. contemplare!

Che c’entra? Si chiederà qualcuno, col vangelo di oggi.
Lo so.. la trasfigurazione.. pagina famosa quanto misteriosa.
“Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” .. dice il vangelo.
Ammetto che ho sempre fatto un po’ fatica a comprendere questa pagina. Ma mi fa bene, mi metto il cuore in pace.
Va contemplata forse, più che capita. Va accolta come un simbolo, come un gesto artistico tra Padre e Figlio a cui partecipano chissà perchè i 3 eroi dei discepoli..
Va gustata, senza magari volerne per forza estrapolare delle applicazioni morali o degli orientamenti di fondo. Non serve fare niente.
E’ come se stessimo sbirciando dalla serratura un momento di intimità della vita spirituale di Gesù. Era davvero raggiante, solare.. come vorrebbero essere alcune nostre adolescenti.. e forse anche noi.
Un sorriso solare, uno sguardo solare.. ci fanno bene, scaldano il cuore, ci lasciano giusto un sapore di buono, di pace.. e forse anche una sottile eco di sana invidia.. perchè quello è una sorta di carisma che non tutti abbiamo, ma tutti vorremmo avere.. o essere. Non so.
E’ bello e basta e ben sappiamo che le cose belle per fortuna son destinate a passare.. lasciandoci migliori.
Fortuna che Pietro non aveva l’iphone con sè e quindi non si son potuti fare nessun “selfie”.. nessun autoscatto con Gesù trasfigurato alle spalle assieme a Mosè ed Elia sorridenti..
Se ne sono scesi in fretta, forse in malo modo.. più o meno convinti o motivati.
Speriamo almeno, più solari. Come noi?

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Ia di Quaresima – Anno A

carne

Per capire la Goccia di oggi suggerisco questo video benefico e concreto..

video

In ascolto del Vangelo di S. Matteo 4,1-11
IAllora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
IAllora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
IGesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
IDi nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Innanzitutto avviso che nel blog da cui parte la Goccia (visitate il blog!) potrete trovare, sotto l’immagine di “AdDio?” a destra, i file video per rivivere l’incontro su morte e vita eterna, prospettiva cristiana di qualche settimana fa.. diversi mi hanno chiesto di darci una occhiata. Ora c’è tutto! Buona visione.
L’intervento del Dottor Colusso, medico e psicoterapeuta, chiarisce alcune attenzioni da avere nella rielaborazione di un lutto e le altre testimonianze.. fanno bene al cuore!

Eccoci con un’altra QUARESIMA: che vi viene in mente?
Prosciutto, porchetta, salame e bistecca.. pesce, digiuno, carni bianche; meno caffè, niente dolci.. digiuno, sacrifici, astinenza.. bene!
Queste cose hanno un enorme valore pedagogico e simbolico.
Ne sono convinto. Siamo liberi, adulti.. non viene meno la nostra vita spirituale se un venerdì mangeremo la prosciutto e funghi in pizzeria..
Ma abbiamo comunque bisogno di segni concreti che.. insomma qualcosa possiamo anche dominare e sapremo rinunciarvi senza dover subito razionalmente dirci liberi, emancipati o.. Altrimenti rischiamo a parole di essere liberi, ma in pratica poi non rinunceremo concretamente a nulla.. se non a parole, propositi o dichiarazioni.. intellettuali o pseudo spiritualistiche..
Eppure a me.. piuttosto di tutte queste rinunce, questi sacrifici, questa ascesi (che significa “esercizio”..) piacerebbe coltivare qualche esercizio in positivo.
Vorrei provare a rinunciare non al prosciutto o alla crema catalana, ma piuttosto al
“non ho tempo, non son capace, non so come si fa.. non ho voglia e ci sto bene lo stesso..”.
Mi piacerebbe potesse essere una quaresima di SI piuttosto che No.
Un bel SI generoso e coraggioso.. a scegliere un po’ di silenzio, magari togliendo le cuffie, spegnendo la radio in auto, chiudendo la tv a tavola.. ad una visita in chiesa prima di rientrare al lavoro o di andare a scuola..
Un SI al mettere in ordine un po’ nella mia vita.. ad un buon libro di spiritualità da farsi consigliare..
Un SI a trovare il tempo per rimettere in discussione il proprio NO al sacramento della riconciliazione.. a trovare il tempo per magari partecipare alla Via Crucis o alla messa durante la settimana.. anche se andrò a messa con gli animati o coi ragazzi domenica..
A trovare il tempo il giovedì in Duomo per l’adorazione eucaristica alle 18, prima della messa..
A trovare il tempo per prepararsi bene alla riconciliazione e non arrivare alle 19 del Sabato Santo di corsa.
A trovare il modo per confrontarsi con calma con un Padre Spirituale scelto e voluto come compagno di viaggio.. per camminare davvero, non quando ho vogliamisentoononcelafacciopiùevengoavomitaretutto..
A provare a pregare dando del TU a Gesù, non dicendo le preghiere la sera o stordendo diogesùcristoelamadonna di pateravegloria….
Oppure potrei prendermi l’impegno di un sms al giorno o una breve telefonata.. per salutare una persona che non sento da tanto tempo, solo per farla sentire cercata, importante, preziosa. Per dirle che le voglio bene e non è scontato.
Oppure potrei provare a salutare ogni giorno per primo, ad andare incontro a quel collega o compagno di classe che sta antipatico a tutti, potrei spegnere il pc e andare fuori a giocare con mio figlio, potrei cercare di recuperare una relazione con un parente.
Insomma.. agire, piuttosto che rinunciare.. che comunque significa rinunciare a qualche barriera, muro o roccaforte in cui mi son ormai fissato.
Vivere tutto in relazione con Lui.. per non assecondare le tentazioni di apparire, avere, potere.. che questa grande pagina di Matteo, ci offre.
Abbiamo voglia di provarci?

Mi hanno preparato loro l’omelia.. – Omelia VIIIa T.O. 2014 – Anno A

All’inizio della settimana, iniziando a pregare per preparare l’omelia, mi ero fermato sulla prima lettura. Un bel messaggio: “Dio non si dimentica di noi!”
Come la migliore delle mamme. Insomma.. facile, pensavo di far presto e cavarmela bene!
Il Signore però questa settimana mi ha fatto cambiare idea:
mi ha mandato Francesco, realmente abbandonato da sua madre che se ne va sempre con l’ennesimo fidanzato e lui é costretto in 5a superiore a fare da genitori al suo fratellino.
E’ arrivata Laura, lasciata dal marito con un divorzio disastroso e che si vede metter contro i figli dal papà.. ritrovandosi sola e vuota.
Mi ha mandato la notizia di una grave malattia a pochi mesi dal matrimonio di una giovane coppia. Come pure é arrivato Alessandro, ignorato dal papà per una bottiglia di vino, il classico figlio che per vari motivi fa da padre al proprio papà o la figlia che..
Insomma.. gli esempi potrebbero continuare, ne conosciamo tutti.
Ho ascoltato come sempre le loro vite e le domande sul perchè..
Non avevo più voglia di sentire persone che parevano realmente confermare quella prima lettura: il Signore mi ha abbandonato, mi ha dimenticato. Dimenticarsi, abbandonare: son verbi pesanti.
Proviamo solo a pensarli rivolti a noi: alle occasioni in cui ci siamo sentiti abbandonati, da qualcuno che amavamo, traditi, illusi, trascurati, dalle volte in cui abbiamo avuto la sensazione o constatato che si fossero dimenticati di noi.
Penso una volta al pianto disperato di un bambino al Saretta i cui genitori si erano dimenticati di venirlo a prendere..
Come se non bastasse.. ieri sera son andato a celebrare la messa al Piccolo Rifugio: camminavo sotto la pioggia pensando che non solo non sapevo bene cosa dire nell’omelia, ma che mi sarei trovato davanti a tante persone concretamente e in modo drammatico abbandonate dalle loro famiglie, dimenticate dai genitori e forse anche un po’ dalla società..
Allora il brano di Isaia della prima lettura mi é parso addirittura.. spietato.
Cosa vai a dire, mi sussurravo piano, facile parlare.. ma qui i due verbi son davvero crudi e pesanti: ti scendono freddi nel cuore, spengono il sorriso e ti ritrovi l’amaro in bocca e la tristezza nel cuore. Risvegliano in noi echi profondi, ferite forse ancora aperte.
Ho iniziato l’omelia balbettando qualche frase a spanne.. cercando di non dire cose inopportune: e mentre parlavo, loro mi sorridevano, facevano di sì con la testa. Dicevo che a volte la gente ci abbandona, si dimentica, ci calcola male o ignora.. facendoci sentire inutili o sbagliati.. eppure Isaia ricorda che Dio non si dimentica di noi. E sorridevano. Mi dicevano con lo sguardo che é vero. Che é tanto vero che a volte noi siamo abbandonati e dimenticati, (peggio di un cane sull’autostrada d’estate..), quanto altrettanto vero che Dio é la madre che non si dimenticherà mai. Isaia non dice che queste cose non succedano, lo sappiamo bene.. ma che Dio resta sempre all’orizzonte, il porto sicuro, la casa a cui tornare. Che lui é fedele. Sempre e comunque.
Allora, mentre loro mi spiegavano la prima lettura con la loro vita, io mi commuovevo, dicendomi “stupido”! Come hai fatto a non capire? Ho pensato al piccolo rifugio, ai tanti volontari e alle consacrate e a Lucia Schiavinato.
Ho pensato a Casa Saretta, che era un orfanotrofio e che ancora oggi si prende cura di tanti bambini e ragazze come pure di tanti adulti e famiglie in difficoltà, o ai centri professionali delle suore o del Don Bosco dove tanti studenti abbandonati dalle scuole dell’obbligo vengono a crescere.
Ho pensato al motivo per cui vennero chiamati i salesiani qui in città, per prendersi cura degli orfani della guerra.
Ho pensato ai tantissimi istituti religiosi nel mondo e ai missionari, a orfanotrofi, ospedali, case di accoglienza e al loro servizio. Ho pensato che avere un Dio con cui prendersela.. o a cui rivolgersi.. fosse anche l’ultima spiaggia.. é comunque la forma più bella.. perchè se non hai più i genitori o ti han fatto soffrire, Dio c’è sempre..
Ho ripensato agli incontri della settimana: si erano comunque rivolti a un prete.
Ho pensato alla Chiesa insomma: che non é sempre e solo il vaticano e le gerarchie, ma é la foresta di cuori che amano e che in mille modi diversi si fa madre e padre di tanti, di tutti. Si perchè Gesù nel vangelo ci ha parlato di Dio che ci ama anche come un padre cioè che sa di cosa abbiamo bisogno. Non ciò che noi vorremmo.. ma ciò di cui abbiamo bisogno. Un padre e una madre.. ecco il regno di Dio da cercare, la sua giustizia. Dio ci ama così attraverso i nostri cuori, la nostra generosità, la nostra preghiera e carità.
Ho pensato alla Chiesa insomma e alla forza dei sacramenti, che hanno sostenuto e sostengono tante persone in questa vita nelle sue pagine difficili. Ho ricordato tutte le persone, anche moltissimi di voi, che trovano nella preghiera a Dio, nella messa, nell’ascolto della Parola, la forza per andare avanti, per perdonare per prendersi cura, per andare oltre, trovando il coraggio di rialzarsi, riprendersi, essere generosi e disponibili. Ridando così senso e gusto a vite che sarebbero apparse inutili o superflue perchè dimenticate o abbandonate.
Nello stare accanto e farsi prossimi. A chi non avrebbe davvero avuto altro. Ho pensato a quanto tutto questo sostenga le persone nell’offrire la propria vita con generosità a volte anche con scelte definitive di consacrazione, preti, suore o religiosi.
Ho pensato allora anche a chi si é preso cura di me.. perchè anche a me quei due verbi sono indigesti. Alla Chiesa che con il seminario, i suoi sacerdoti educatori e con e le persone delle parrocchie.. mi hanno fatto sentire prezioso e accolto.
E allora ho capito: nessuno di noi é inutile o solo davanti al cuore di Dio.. che ci ama come un padre e con la tenerezza di una madre.. e questa madre può e deve essere anche la Chiesa.. che prega, che si incontra, che celebra e si fa prossima.
Dio mantiene sempre le sue promesse.
Facciamo in modo che nessuno, vicino a noi, si possa sentire dimenticato o abbandonato senza che abbiamo almeno provato a fare qualcosa..