Video Poker e Compro Oro.. – Omelia IVa Domenica di Pasqua – a

Bevi responsabilimente
Gioca solo se maggiorenne
Fumare fa male..
Il gioco può creare dipendenza patologica

In genere la pubblicità alla radio e alla tv lancia questi messaggi per dovere, aumentandone la velocità per fare prima, o scrivendoli in piccolo.. Voci suadenti.. Come le sirene di Ulisse che lo volevano attrarre a sè.. per farlo morire.
In questa ipocrisia statale legalizzata possiamo cogliere un esempio lampante di quello che il vangelo descrive.
Penso ai comprooro, ai negozi di sigarette elettroniche o ai video poker o alle salegiochi d’azzardo spuntate silenziose e letali anche nella nostra città.. come funghi.. ma non porcini, no.
Non é certo colpa di chi ci lavora.. ma chi c’è dietro? E perchè?
Ma anche a tante ideologie che circolano tra noi, nelle scuole, nel parlar comune, nei messaggi pubblicitari. Come ladri e briganti attentano al gregge. Non entrano dalla porta…dal quale stanno ben lontani.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere, distruggere.
La sua voce si insinua, come una mentalità nelle pecore e le distrae.
Giovanni dice che sono estranei.. ma forse non perchè sconosciuti. Estranei nel senso che non c’entrano nulla. Con cosa? Con quello che Gesù dice di essere venuto a portare: la vita.. e in abbondanza. Rubare.. penso a quanto queste e tante altre cose rubino dignità, il rispetto di sè, il senso del proprio passato e della propria storia.
Uccidere.. significa non far più vivere, non essere più padroni di sè e allora penso a quanto le persone dipendenti e fragili cadano in questo.
Distruggere.. relazioni, legami, famiglie.. ditruggere e dilapidare quanto guadagnato, conquistato, meritato.
Non ci rendiamo conto quanto tutto questo crei vittime e lasci per strada il diritto alla serenità e alla pace per tantissime persone e famiglie.. Basti pensare quanto deve faticare certa politica sana per contrastare il monopolio del gioco d’azzardo o magari delle armi libere come negli Stati Uniti. E vogliamo dimenticarci dei nostri 90 cacciabombardieri? Sono metà ora.. ma nesssuno ha capito a cosa ci servano e perchè sembriamo obbligati ad acquistarli.. se non ci fossero altre priorità per quel pacco di milioni di euro di spesa..
Niente. Non importano le vittime: importante é guadagnare. Le lobbies e certe multinazionali non si fanno scrupoli.
A rimetterne é sempre e solo l’uomo e soprattutto i più poveri e indifesi. E non solo in africa o in asia.. ma anche qui da noi.. la miseria non é solo l’assenza di cibo ma l’assenza di un controllo forte che possa dire no ai signori della disperazione calcolata. La voce di Gesù é diversa: alta e sonante, le pecore la ascoltano.  Non le sue parole. Questo è bellissimo.. E’ il timbro della voce, calda, amica, rassicurante.. appena la riconosci ti senti a casa, persona.. chiamato per nome, conosciuto.
Non credo sia un dettaglio: dice confidenza e fiducia.  Guardate che una bella voce è magnetica, suadente. Ci dona una memoria potente.
Giovanni torna troppo su questo perchè sia solo un particolare. Mi piace pensare alle voci famigliari.. quando non serve dire “chi parla?”.. una voce che ammansisce, addomestica, quieta.
Abbiano la vita. Ecco il cristianesimo. Teniamolo sullo sfondo. Vita abbondante. Sappiamo recriminarla a Gesù, questa abbondanza?
Ricordate quando Maria al sepolcro vede Gesù risorto, lo scambia per il giardiniere? Solo quando lui la chiama per nome lei riconosce la sua voce e capisce che é lui..
Penso a quante volte la voce sia riconosciuta come legata alla coscienza. Per il Vaticano II Dio parla nella nostra coscienza.. da li suggerisce atteggiamenti e scelte per viverlo da padre, per viverci da fratelli e sorelle.
Ne moralismi ne cose da capire: ma vita abbondante. Ecco la Pasqua.
Ma che effetto mi fa? Mi metto a pregarLo e sento che mi offre vita abbondante?
Pochissime volte Gesù piange nel vangelo: forse due. Per Lazzaro, e l’altra quando guardando da lontano la città di Gerusalemme.. piange su di essa, dice il vangelo.. si commuove guardando la città, cioè le persone, le storie, le ferite. Gesù piange per loro, per noi.
Un pianto del pastore che ama le pecore, ma le coglie ubriacate di libertà e falsi miti, come pure smarrite.. come pecore senza pastore, abbiamo sentito.
Lui invece é venuto per la vita abbondante. Ognuno di noi é già vivo.
Ma a Dio non basta: esagera sempre.. come le ceste di pani e pesci avanzate dai miracoli.. esagera nella misura in cui vuole che la nostra vita sia abbondante, carica di frutti, di doni, di risorse.
Ecco carissimi come, proprio nella nostra coscienza possiamo vivere .
Un cristiano deve chiedersi da dove viene la voce della propria coscienza.. da Dio o da certe sirene? É una voce che mi suggerisce cose per il mio bene o per il mio male? É alimentata dall’orgoglio e dall’autosufficienza o mi apre agli altri? Mi chiede di essere autentico o spontaneo? Vuol il mio bene o i miei soldi? Mi farà apparire vero o falso? É la voce di Cristo che mi dona vita vera o altro? Ecco un criterio molto semplice per non farci prendere in giro. Il vostro parlare sia si si no no.. raccomanda..
Beati voi. Amatevi gli uni gli altri, ama il prossimo tuo come te stesso.. Va e anche tu fa lo stesso.. se vuoi guarire.Gesù é sempre diretto, schietto.. ci mette con le spalle al muro. Non ha bisogno di frasi veloci o sotterfugi per paura di farsi sentire.
Gli stiamo troppo a cuore per non dirci la verità. Chiediamogli la forza e l’umiltà di riconoscerlo già al lavoro nelle nostre coscienze. La sera quando riguardiamo la giornata.. la mattina, quando gliela affidiamo, partiamo da qui: dal desiderio di sentirlo al lavoro nella nostra coscienza, con la sua voce, per indicarci le strade vere, libere e autentiche per avere vita, per sentirci vivi,chiediamogli che questa sua voce ci faccia sentire amati e accompagnati e ci risvegli dal torpore o dall’orgoglio.. ne va della nostra vita.
Io la voglio abbondante. E voi?

Va Domenica di Pasqua – A

alda-merini

“.. Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur..” (S. Tommaso)

140514

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni (14,1-12)

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Un posto. Immagine concreta, plastica. Penso al posto da tenere al cinema, o per l’amico che deve arrivare a tavola, perchè non si trovi distante in mezzo a gente che non conosce. Mettiamo la borsa, il giaccone sopra la sedia.. diciamo a tutti sorridendo “mi spiace, è occupato”. Teniamo un posto.
Quando muore qualcuno.. sospiriamo “E’ lassù, è andato in cielo, è con Gesù, è diventato una stella, ci ha preceduto, è lassù tra le nuvole, è tornato a casa, è in paradiso, è diventato un angelo, ci guarda dall’alto .. !“. Queste sono solo alcune delle frasi che diciamo o sentiamo dire per parlare della morte.
Ne parliamo per immagini, naturalmente, per analogia; eppure in tutte queste espressioni così umane c’è il senso di un posto ulteriore. Di uno spazio in cui continuare ad esistere in maniera diversa. Di un oltre in cui continuare a credere, sperare.. Fossero anche paradisopurgatorioinferno.
Abbiamo bisogno.. un bisogno ancestrale e spasmodico di immaginarci il nostro defunto o la vita oltre.. in un luogo. E per certi versi quindi in un tempo. Un desiderio atavico di rivalsa, di rivolta.. che non sia tutto qui. Che non possa assurdamente finire tutto qua.
Forse Gesù lo sapeva: per questo ci rassicura che per ciascuno di noi è preparato un posto. Non saremo in piedi, stretti, a caso.. come numeri, ammassati in maniera anonima come in fila. No.
Lui prepara a ciascuno un posto. Lui lo prepara per noi. Mette la sua giacca sulla poltroncina per noi.

E poi si mette a fare un po’ di sana teologia.. che sarebbe bello condividere: solo attraverso la relazione con Lui coglierò Dio come un Padre.. niente di meno o di diverso..
E Tommaso che si scazza subito sbottando ” si va ben, dai.. mostraci il Padre e ci basta”.
A noi basterebbe? Abbiamo il desiderio di vivere questo volto di Dio?
“Chi crede in me anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”.. io nemmeno ho coraggio di aggiungere altro.. ma se penso che dovremo dire tutti in coro “Lode a te o Cristo”..
Quando lo prenderemo sul serio sto Gesù?

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Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

IVa Domenica di Pasqua – A

alda-merini

06052014

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni (10, 1-10)

In quel tempo Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.»

Bello: Gesù a un certo punto si ferma.. coglie al volo un’idea o meglio una immagine: pastore, pecore, recinto, porta. E la mette li mentre parla ai farisei, alla folla e ai discepoli.
E loro, dice Giovanni, “non capirono di che cosa parlava loro”.
Allora corregge il tiro, forse sospirando e sollevando un attimo al cielo le braccia con malcelato sbuffo spazientito.. e ricomincia.. “disse loro di nuovo”.. Non siamo soli quando facciamo fatica ad accogliere il vangelo. E non solo perchè spesso è fortunatamente esigente.. (ottima cartina al tornasole la sua scomodità un po’ indigesta!), ma anche perchè spesso non ci è chiaro e basta. Con pazienza allora Gesù riprende il discorso.. e si mette a spiegare. C’è un tocco di umanità ordinaria, di pazienza e quotidianità.. sembra un fuori onda che non andrebbe riportato nei vangeli.
Così si fa brutta figura: eppure.. forse proprio questo tono e stile comunicativo gli da quel sapore di vita buona. Gesù sa trovare e ritrovare le parole giuste per farsi capire. Quello è l’importante. Come un maestro di scuola che sappia fare di tutto per i suoi bambini e con pazienza, bontà e fantasia si metta al lavoro, al loro livello..

Le pecore ascoltano la sua voce. Non le sue parole. E’ il timbro della voce, calda, amica, rassicurante.. appena la riconosci ti senti a casa, persona.. chiamato per nome, conosciuto.
Non credo sia un dettaglio: dice la confidenza, la fiducia. Una precomprensione.. guardate che una bella voce è magnetica.
Giovanni torna troppo su questo perchè sia solo un dettaglio.
Mi piace pensare alle voci famigliari.. quando non serve dire “chi parla?”.. una voce che ammansisce, addomestica, quieta.
Abbiano la vita. Ecco il cristianesimo. Teniamolo sullo sfondo. Vita abbondante.
Ne moralismi ne cose da capire: ma vita abbondante. Ecco la Pasqua.
Ma che effetto mi fa? Mi metto a pregarLo e sento che mi offre vita abbondante?
E se hai risposto no.. perchè non te ne frega niente e non fai niente?
Il nostro miglior diritto, quello più fondamentale: vita abbondante!

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