Basta parlare di religione – Omelia Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – A

Cristo Re: come guardiamo a questa festa, a questo termine? Da sudditi impauriti o da membri felici del regno? Come ha regnato Gesù? Che regno invochiamo nel Padre Nostro? Dimmi come ti senti guardato e ti dirò che cristiano sei..
Il Vangelo ci offre un’indicazione precisa per conoscere Gesù: ripensiamo alla pagina ora accolta. Il suo sguardo si posa sempre, innanzitutto, sul bisogno dell’uomo, sulla sua povertà e fragilità. E dopo, va alla ricerca del bene creato dalle vite: mi hai dato pane, acqua, un sorso di vita, e non già, come forse ci saremmo aspettati, alla ricerca dei peccati e degli errori dell’uomo. Per punire. No.
Noi come ci sentiamo guardati da Gesù? La nostra fede nasce da uno sguardo su di noi che mi addomestica e libera o da un elenco di cose da fare e da dire che ho fatto? Prendiamoci tempo per rispondere.
Elenca quindi sei opere buone che rispondono alla domanda su cui si regge tutta la Bibbia, dalla Genesi, passando per Caino e Abele fino al buon samaritano: che cosa hai fatto di tuo fratello?
Gesù non evidenzia azioni eclatanti, ma gesti potenti, perché fanno vivere, ridonando dignità e qualità, perché nascono da chi ha lo stesso sguardo di Dio.
Se ci pensiamo con audace umiltà si tratta di un prodigioso capovolgimento di prospettive: Dio non guarda il peccato commesso, ma il bene fatto. In cucina Dio ha una bilancia in cui il bene pesa di più del male.
Ed ecco il giudizio, che tutti temiamo o auguriamo: Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e le persone, da arrivare fino a identificarsi con loro: quello che avete fatto a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me! Anche qui dovremmo sostare a comprenderne il senso.. Gesù sta pronunciando una grandiosa dichiarazione d’amore per l’uomo: io vi amo così tanto, che se siete malati è la mia carne che soffre, se avete fame sono io che ne patisco i morsi, e se vi offrono aiuto sento io tutto il bene che vi fa gioire e rivivere.
Il Dio di Gesù non chiederà mai se si è creduto in lui, ma se si è amato come lui.
Di queste sei azioni quante riguardano l’atteggiamento verso la religione? Nessuna. Quante il comportamento verso Dio? Nessuna.
Abbiamo il coraggio di mettercelo in testa e nel cuore? Riguardano solo lo sguardo avuto nei confronti dei bisogni dei bisognosi dell’umanità. Quello che consente la vita eterna non è quindi il comportamento religioso, ma un comportamento umano.
Ciò significa allora, che tanto vale pregare e andare a messa, confessarsi e comunicarsi ma che basta volersi bene? Non credo..
Se poi uno cerca alibi alla propria tiepidezza.. non ha  certo bisogno di strumentalizzare il vangelo.
Proviamo a guardare al volo queste sei azioni:
Carcerati? Se hanno fatto qualcosa è giusto stiano li..
Nudi? Vadano al centro della caritas..
Affamati? Centro caritas e mensa popolare ad hoc..
Forestieri? A lampedusa ci sono protezione civile e altre associazioni..
Malati? In ospedale c’è il cappellano..
Insomma.. potremmo rispondere punto su punto e chiamarci fuori da tutto..
Ma se guardiamo alle persone descritte non solo in modo letterale (e comunque come Chiesa c’è da esser fieri ci siano espressioni della stessa chiesa in prima linea in queste realtà..), ma anche un attimino figurato.. allora ne siamo tutti corresponsabili..
Chi attorno a me ha fame.. di stima, simpatia, accoglienza?
Chi si sente straniero.. escluso, emarginato, diverso.. preso in giro (in ufficio, classe..)
Chi si sente malato.. solo fisico? O anche nel cuore e nella mente? O nelle dipendenze?
ecc. ecc.
Pensiamo alla risposta di Gesù: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli..”
Chi sono i fratelli più piccoli? Sono gli invisibili della società, sono i bisognosi, gli emarginati, gli esclusi. Ebbene Gesù lo considera fatto a lui. Questo non significa che bisogna amare gli altri per Gesù, ma amarli con Gesù e come Gesù. Questo è molto importante.
Chiediamo al Signore che ci doni il tempo nei prossimi giorni per assaporare cosa questa pagina offre alla nostra fede e ci doni l’umile consapevolezza che essere cristiani è innanzitutto una questione, quasi un gioco di sguardi. Sentirsi guardare con amore, per iniziare a guardare con carità.

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