Omelia di Pasqua – B

PIETRO-E-GIOVANNI

Un famoso pittore svizzero del secolo scorso, E. Burnard, ha dipinto questa scena; Giovanni e Pietro corrono al sepolcro. Sullo sfondo le luci d’orate del mattino e le montagne carezzate dai colori intensi del nuovo giorno. I due sono in primo piano: il discepolo che Gesù amava, dice Giovanni, è rappresentato con uno sguardo impaziente, trepidante, quasi spaventato. La bocca socchiusa, le mani giunte come quando apprendi una notizia che non ti aspettavi e sussurri “non ci posso credere”.
Pietro invece, più vecchio, ha gli occhi fuori di sé, stordito, sembra scettico.. nemmeno tre giorni prima ha sentito il gallo cantare dopo aver sbraitato che lui mai avrebbe tradito. Le mani al petto a trattenere il mantello, corre dietro, lo ricorda anche il vangelo forse non solo per l’età ma per un certo timore e vergogna.
Così si presentano il giorno di domenica, dopo essere stati sconvolti dalle donne, al sepolcro. E cosa vedono? Niente. Fanno esperienza dell’assenza. Noi con quali attese e desideri siamo venuti in chiesa oggi? Perché è Pasqua o perché cerchiamo davvero qualcuno che illumini di luce nuova le pagine buie della nostra vita? Che ci doni sapore e liberi energie e speranze di cui abbiamo così bisogno ?
Sentiamoli vicini, in questo giorno, ci aiutino a comprendere meglio i nostri sentimenti non solo per oggi ma per tutto il tempo di Pasqua. Non preoccupiamoci di che quaresima “abbiamo vissuto”, ma di che Risurrezione vorremmo gustare. Di cosa desideriamo per noi, qui e ora, non di cosa avremmo dovuto fare o meno.
Il discepolo amato, Giovanni, il primo a vedere Gesù anche al lago di Tiberiade, è spinto dall’amore, dalla fede: l’essere il primo ci ricorda che innanzitutto è l’amore che vede e crede prima di tutto e tutti. Lo sguardo d’amore e di desiderio accende i cuori e orienta la vita, gli atteggiamenti, le scelte. L’amore illumina lo sguardo della fede. Non è con amore che i genitori guardano i figli e fanno sentire loro di avere fiducia? Di credere in quel che possono fare?  Non è con amore che due fidanzati si credono e si affidano per la vita nel matrimonio? E’ per e con amore che noi ci fidiamo e ci convertiamo: quando vogliamo bene ed il Bene di qualcuno, anche di noi stessi. Il bene che vogliamo diventa risorsa, strategia, motivazione. Come Giovanni anche noi allora corriamo forte spinti da questo amore, dal desiderio di una vita nuova, rinnovata, bonificata.
Pietro, più lento ci ricorda il servizio, l’impegno. Lui al quale era stata affidata la comunità, la chiesa.. che riceverà il mandato, li a Tiberiade, di amare per 3 volte Gesù e pascere il suo gregge.. Pietro è la comunità cristiana, tutti noi, la lentezza e la saggezza delle tradizioni, il passo guardingo di chi spesso fatica a credere ma si mette a servizio. L’amore e la carità, potremmo dire.
Allora il Vangelo di Giovanni ci sta annunciando come credere e vivere da risorti. L’amore che siamo chiamati a far risuonare nella nostra fede e la vita concreta che lo deve testimoniare. Due aspetti complementari.
Quanto vorrei che almeno qualcuno uscisse provocato da questa celebrazione pensando.. eh no! Voglio anche io vivere da risorto, non la voglio lasciare qui la potenza della risurrezione, la voglio portare a casa con me.. non so che significa, ma lo desidero e pregherò per vivere così, ecco: almeno avere questi grandi desideri di fede per noi.
Ma cosa è accaduto, cosa hanno visto? In fondo, lo abbiamo sentito, non vedono altro che un sepolcro vuoto. I teli ed il sudario ben piegati e riposti possono solo escludere il sospetto di un trafugamento di cadavere. E’ lo stesso evangelista Giovanni a rispondere: fino a quel momento non avevano ancora compreso la Scrittura, che Gesù doveva risorgere dai morti.
Non siamo in buona compagnia? Per tre volte Gesù aveva annunciato loro la propria morte e risurrezione. Ben più numerose le  quaresime e le pasque celebrate.. e cosa è cambiato nelle nostre vite? Quale buona notizia abbiamo accolto in noi?  Sentiamo di vivere da risorti in modo nuovo più libero e pacificato? Il rischio, vedete, come Pietro e Giovanni è di ricominciare sempre come prima. Ne con amore, ne con la vita nuova. Aver visto dei segni, ma non averli colti. Aver partecipato devoti a tutti i riti ma non aver mai avuto fame o curiosità di cambiare qualcosa. Tanto son abituato così, ho fatto quello che bisognava fare, sono devoto ma la mia vita non c’entra.
Alla vista della tomba vuota il ricordo delle parole di Gesù si riaccende nelle loro menti e nel loro cuore e, finalmente, le vedono adempiute. Ecco il miracolo dell’amore e il primo dono del Risorto alla sua chiesa: da un’assenza sorge la fede nella sua vera e definitiva presenza tra noi.
Anche noi facciamo i conti con un’assenza, anche a noi son concessi solo dei segni. Maria, Pietro e Giovanni vedono tutto tranne quel che desideravano vedere cioè Gesù. La loro fede nasce da una contraddizione: i segni del fallimento vengono capovolti e diventano segni della vittoria. Noi come consideriamo i segni dei nostri fallimenti? Arenarsi negli studi, perdere il lavoro, vedere nostro figlio che non conclude nulla di buono, separarci dalla persona sposata, allontanare per orgoglio parenti o amici.. queste e tutte le situazioni in cui anche noi moriamo perché ci rendiamo conto che l’impegno che ci avevamo messo non è bastato e che l’amore in cui ci siamo giocati non ha ottenuto i risultati che speravamo.
La risurrezione ci dice che, di fronte ai piccoli e grandi fallimenti non si può spegnere la forza dell’amore e che l’amore speso non può restare senza frutto. Oggi vogliamo sentirci risorti insieme a Cristo che fa dato tutto sé stesso per amore. Si è fatto quella luce che stanotte ha invaso il buio non solo dell’edificio chiesa, ma dei nostri cuori e delle nostre comunità cristiane. Allora sarà qui che ne faremo l’esperienza nella luce della fede che chiederemo, ad illuminare sentieri di speranza da imparare nuovamente a percorrere come Pietro e Giovanni, ma con Gesù al nostro fianco, come i discepoli di Emmaus. In questo tempo di Pasqua ci spiegherà le scritture, farà ardere i nostri cuori, spezzerà il suo corpo per nutrirci di pace e forza. Sia per tutti una buona Pasqua allora, cioè passaggio, il Signore ci dia un passaggio verso un nuovo cammino come singoli e come comunità verso cui confidare, nei segni della sua risurrezione che sentiremo risplendere in noi, le ferite diventino feritoie da cui far passare la luce di questa risurrezione, la gioia di questa nuova speranza, la pace della sua presenza viva, rinnovata tra noi.

2 pensieri su “Omelia di Pasqua – B

  1. Molto suggestiva quest’opera e carica di significato.Sullo sfondo luminoso,spicca la figura di Pietro che si stà mettendo la mano destra sul cuore,sembra quasi nell’atto di farsi il segno della croce.la mano sinistra invece,sembra indicare una strada,sicuramente la via che porta a Gesù.Si notano anche i mantelli dei due apostoli,sono diversi,quello di Pietro,di colore scuro,quasi a voler trasmettere una sensazione di angosciante impurità,mentre quello di Giovanni di colore chiaro fa pensare a una trasparente purezza.Io desidero seguire Pietro che con la mano mi indica la strada giusta,mantenendo lo straordinario candore di Giovanni,Grazie Bruna.

    1. Maria G.

      Signore aiutaci a credere senza “vedere”,ma il Sepolcro vuoto e i teli ripiegati erano già dei Segni !
      E se ci pensiamo bene, dei piccoli ,ma efficaci segni li “vediamo” anche noi,a volte basta aprire gli occhi dll’anima .
      Auguro la Pace a tutti e..buon cammino!
      Maria G.,

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