Dimmi come vieni alla comunione e ti dirò.. – XXa T.O. – B

“Dimmi come vieni alla comunione e ti dirò che cristiano sei..”
Uno dei momenti più ironici.. il corpo di Cristo! Lo so.. mi disse con uno sguardo di superiorità una persona, venendo alla comunione.. io gli risposi “beato te”..
Forse non tutti abbiamo questa fede così perfetta di fronte all’eucaristia. Magari ci siamo trovati nel cuore spesso a dubitare, a chiederci come i discepoli nel vangelo “come è possibile” restando scandalizzati dalla pochezza di quel pezzo di cialda. O forse, cosa ben peggiore, ci siamo abituati e veniamo alla comunione con leggerezza. E non intendo dire solo “dopo essermi confessato” o nelle condizioni giuste (non in convivenza, divorziato risposato, in peccato grave), ma soprattutto in un altra cosa: leggerezza nel senso di normalità, abitudine. Vengo perché fa parte dello spettacolo, è gratis, senza più pensare alla potenzialità del gesto che sto per compiere.. dimenticando il valore ed il significato del dono che sto per ricevere.. il corpo di Cristo. Non provando a farmi un attimo di esame di coscienza dentro, mentre sono in fila, chiedendomi cosa vorrei il Signore riempisse, consolasse, rinforzasse.. di cosa ho fame insomma e con quale bisogno o desiderio mi appresto a farmi raggiungere e riempire da Lui. Al limite con gratitudine e stupore, lode.
Rischiamo di accostarci spesso all’eucaristia come se stessimo ricevendo un santino, o la corona del rosario benedetta dal Papa..
Questo guardate vale per tutti, primo chi vi parla, magari celebri la seconda o la terza messa nel giro di poche ore: che fatica restare concentrato, attento, presente a quel che faccio senza farmi distrarre da cose esterne che accadono o da pensieri vaghi e vani che ti si insinuano nella mente.
Ecco perché pagine come quelle di queste domeniche ci possono aiutare, con il discorso sul pane del vangelo di Giovanni. Ci aiutano a rimettere al centro il senso dell’eucaristia non la bellezza o la lunghezza o meno dell’omelia!
Se non ne mangiamo, se non ne approfittiamo, dice il vangelo “non avete in voi la vita”.. solo con la nostra fede e disponibilità “abbiamo la vita eterna, vivremo in eterno”. Parole impegnative da decifrare e fare nostre. In sintesi: renderemo vano il dono di Cristo per noi. Non gli permetteremo di essere quel che Lui vuole essere per ciascuno di noi.. presenza, forza, potenza, sollievo, ristoro. E nemmeno quindi saremo luce e sale della terra, come ci ha chiesto di essere. Accostandoci all’eucaristia noi ci rivolgiamo ad un gesto d’amore assoluto e meraviglioso di cui essere almeno consapevoli.. non significa dire “grazie” come fa qualcuno di stralunato ma Amen. Amen significa “è così, ci credo.. ci sto, sia fatta in me la tua volontà, voglio ricevere quell’amore e i suoi benefici” ecco perché dirlo chiaramente ed in modo consapevole, a voce alta, guardando quanto mi viene deposto tra le mani e che non mi devo prendere.. dico amen alla mia vita eterna, cioè di qualità. Ecco il desiderio di Dio per noi, ecco perché Gesù non ha evitato la morte ma scelto la fedeltà al suo mandato, perché noi così diventassimo di qualità eterna..
Per fare un esempio non mio ma che mi piace: chi di voi è sposato si prenda in mano il dito dove ha la fede, la guardi..  durante un matrimonio i due sposi dopo essersi giurati fedeltà e amore incondizionati, aver chiesto che la grazia di Cristo li aiuti a completare questo dono d’amore reciproco si scambiano l’anello, la fede, nome bellissimo ed evocativo: quell’oggetto non è importante per i grammi d’oro che lo costituiscono ma per il fatto che rappresenta il dono di se stesso nell’amore, con un giuramento solenne, con nomi e date di questo giuramento incisi dentro, la storia e le intenzioni della coppia.
Nel caso dell’eucaristia, quel pane che riceviamo non solo ricorda il Gesù del cenacolo, ma lo rende realmente presente. Chi riceve quel pane, accoglie l’abbraccio di Gesù, viene accolto dall’abbraccio di Gesù, permette a Gesù di penetrare dentro la propria vita.
Solo così egli potrà agire in noi, nei nostri cuori, evangelizzando i nostri sentimenti e desideri, illuminando le nostre coscienze, aiutandoci a percepire più chiaramente il voce di Dio in esse, ristorandoci, facendoci assumere i suoi tratti.. per farci come Lui. E renderlo quindi a noi sempre più fratello, per renderci sempre più, in forza di questo suo dono, sorelle e fratelli tra di noi. Capaci di guardarci reciprocamente come solo Lui può guardarci.
Tra poco vi inviterò a innalzare i vostri cuori per rendere grazie al Signore nostro Dio. Poi a nome vostro starò davanti a Dio per ringraziarlo a nome di tutti voi dell’immenso dono che ci ha fatto: Gesù come pane di vita eterna. Non lasciatemi solo davanti a Dio, accompagnatemi, facendo vostro quel ringraziamento, poiché affermerete che i vostri cuori sono rivolti al Signore.

Un pensiero su “Dimmi come vieni alla comunione e ti dirò.. – XXa T.O. – B

  1. Maria G.

    Una volta mi è stato detto da un sacerdote che nei riguardi della religione bisogna rimanere in equilibrio,non farsi coinvolgere troppo,nè troppo poco.Forse pensava al fondamentalismo….
    o agli eccessi di una mente “malata”…Io ho pensato”ma quando si parla di Dio o di Suo Figlio
    Gesù,Quando ci si rende conto di quale immenso dono si riceve nell’Eucarestia,in cui il Corpo
    Divino diventa un tutt’uno con il nostro,quando posso parlare con il Padre con la confidenza di
    una figlia,come gli parlava Gesù,…come faccio a non farmi coinvolgere troppo?”
    Vorrei sentirmi così sempre…invece,purtroppo tante volte sperimento la “via di mezzo”
    E mi dispiace,…
    Grazie Maria

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