“ Il lieto fine di questo Avvento..” – Omelia Ia Domenica Avvento – C

30112015

Avete presente quei film americani, in cui esattamente all’ultimo secondo, nell’ultima scena, del momento più a sorpresa.. capita quello che tutti si aspettavano e davano per scontato.. anche se per tutto il film pur immaginandolo, hai fatto finta di niente.
I buoni vincono, i cattivi muoiono, il bene trionfa.
Lo chiamano Happy End, in italiano “lieto fine”. Quando insomma abbiamo biascicato che sapevamo che sarebbe andata a finire così.. ma è stato scontato quanto bello.
L’avvento.. o la quaresima, ci fanno correre sempre questo rischio. Tanto sappiamo già come va a finire: mangiatoia, il bambino, i re magi.. sembra un copione scontato. Un altro avvento..
Come ci troverà, in questi giorni?
Arriveremo al 24 dicendo.. già natale? Oppure la solita “ah io quest’anno Natale proprio non lo sento”.. nauseati magari dall’ingolfata di regali, addobbi e calorie.
Eppure è di qua che dobbiamo passare. Ecco perché vegliare, ecco a cosa fuggire..
La prima porta è proprio questo avvento, come un tempo per rientrare in sé stessi e mettere ordine o meglio.. luce.
Come? Penso al vangelo di domenica scorsa, Cristo Re, le parole di Gesù: “per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per dare testimonianza alla verità”. Credo siano un bellissimo modo per preparare questo Avvento.
Non stiamo aspettando un bambino per farci regali o sentirci più buoni. Ma innanzitutto aspettiamo chi voglia aiutarci a fare verità in noi. Abbiamo bisogno di essere più veri e autentici con noi stessi e a vicenda con chi è al nostro fianco? autentici nelle nostre motivazioni al servizio o alla preghiera? Autentici nel lavoro, nell’impegno e nella vita in famiglia.
Risollevatevi e alzate il capo – dice il vangelo – la vostra liberazione è vicina”. Da cosa ci vuole liberare e salvare.. il Salvatore? Dalle nostre zavorre, dal freno a mano tirato che spesso abbiamo nella nostra vita o nella nostra fede.. della pigrizia, dell’abitudine, dell’indifferenza. Non corriamo il rischio di darlo per scontato. Nemmeno facciamo come quella mia catechista che aveva aiutato tutti a preparare l’avvento (presepi, veglie, mercatini, lavoretti, confessioni..) tutti tranne sé stessa. Non corriamo il rischio di preparare con affanno tutte le cose natalizie tranne il nostro cuore all’incontro autentico con Lui.
Come ogni Natale è iniziata la consueta rassegna delle idiozie pseudo laiciste sull’abolizione o censura di presepi, canti o simili nelle scuole.
Tanti bravi cristiani scandalizzati perché si vuole togliere “Gesù” da una classe o da un ufficio..  senza magari mai averlo fatto entrare o vivere nel proprio cuore..
La seconda porta, bellissima secondo me è il nuovo anno liturgico. Avvento è iniziare l’anno che poi attraverso il Natale, il battesimo di Gesù, ceneri, quaresima, pasqua.. pentecoste, corpus domini, santi e madonne varie ecc.. una palestra per il nostro spirito e la fede, un percorso che la liturgia ci offre e che siamo chiamati a vivere da protagonisti, non da spettatori come al cinema. Da protagonisti vuol dire che abbiamo davanti decine di messe e celebrazioni, di feste e processioni, di iniziative e momenti comunitari. Pensate a quante volte vi verrete a sedere li..
Momenti diversi per nutrire e guidare la nostra vita cristiana.
L’anno liturgico è poter contemplare un percorso in cui il Signore ci guiderà, come singoli e come comunità cristiane per scoprirlo già presente, all’opera, pronti solo a celebrarlo ancora vivo e presente nelle liturgie comunitarie.
Quest’anno liturgico, C, vedrà far strada con noi il vangelo di San Luca, rappresentato dal bue, immagine di bontà e mansuetudine. Luca è l’evangelista del padre misericordioso e del figlio prodigo, del fariseo e del pubblicano, di Zaccheo e della prostituta, di tante altre pagine che solo lui ha ricordato probabilmente perché le persone a cui si sarebbe dovuto rivolgere.. avevano particolare necessità che soprattutto tale volto di Dio Padre fosse loro annunciato.
Avrà un sapore particolare, questo avvento, introducendoci, l’8 dicembre, l’Immacolata, all’anno giubilare della Misericordia, voluto da Papa Francesco. Il lasciarsi amabilmente tormentare in questo anno da questo volto misericordioso del Padre, cioè buono, accogliente, paterno e materno assieme, solido, appassionato a noi e alle nostre storie.
Che questo avvento, questo anno liturgico e la misericordia di Dio trovino in noi non degli spettatori annoiati e indaffarati, ma dei cuori disponibili alla collaborazione tra le nostre nuove comunità e a rendere il nostro cuore l’unica cosa gradita al Padre: una mangiatoia accogliente per Suo figlio, da vivere e testimoniare. Questo sarà il lieto fine meno scontato e più bello per ciascuno di noi.

 

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