“Questione di sguardi..” – Omelia IIIa Domenica Avvento – C

151215

 

Condividere dà gioia. Lo abbiamo mai fatto? Saperci accontentare, vedere la felicità nello sguardo di chi riceve, sentirsi più liberi e leggeri. Percepire la propria vita migliore. Abbiamo davvero bisogno del Natale e della sua retorica sull’essere buoni per vivere così? Davvero non sappiamo gestirci meglio???? 
Pensiamo al vangelo: “cosa dobbiamo fare?”, chiedono a Giovanni  Battista.. vogliono capire come vivere, come trovare senso nella vita. Lo seguivano e cercavano perchè saggio.
E lui risponde in modo molto, molto concreto: li evangelizza così!
Innanzitutto é bello notare che mica gli dice “pregate, dite 3pateravegloria, andate a messa, fate il presepio”.. no: a ciascuna delle categorie di persone lì presenti dà una risposta pratica e precisa: non dice “vogliatevi bene, fate i bravi, almeno a Natale..”  no, ad ogni professione, ad ogni vita lui trova qualcosa da fare: la condivisione, alle folle.. cibo e vestiti, cioè dignità, accorgiti di chi sta peggio di te e non fregartene.
Quanto sono belle le iniziative che le nostre parrocchie attraverso la caritas o il banco alimentare fanno.. e non solo a Natale, ma sempre.. ci educano e ci ricordano di chi è meno fortunato.. ma anche di uno stile di vita più sobrio e condiviso.
Ai pubblicani.. come dire esattori delle tasse, dice accontentatevi di quello che avete, non rubate, non imbrogliate.
Con quel che si legge in questi giorni di certe banche, niente di nuovo.. fa pensare. Non approfittare della buona fede, della crisi, delle persone. Esigi il giusto, non giocare con soldi e risorse altrui.
Se sei nel commercio non voler guadagnare troppo, non strozzare le persone. Non gonfiare i preventivi che fai, non imbrogliare coi prezzi, non barare con la qualità della merce ne con la buona fede delle persone. E ai soldati (presenti probabilmente come scorta dei pubblicani!) chiede di non abusare del loro potere. Di non presumere di sé, di non essere prepotente, cattivo, di non sentirsi onnipotenti solo perché un ruolo o un incarico glielo consente.
Capiamo che da sempre allora la crisi non é economica o finanziaria, ma del cuore. Già a quel tempo i pubblicani erano scortati.. C’erano abusi di potere e ruberie, chi se ne approfittava dei poveri, chi sfruttava e imbrogliava. Niente di nuovo rispetto ad oggi. Il Battista chiede condivisione, solidarietà, giustizia vera e rispetto.
Chiede di iniziare a guardare alle persone in modo evangelico, come a fratelli e sorelle, non come degli esseri inferiori e stupidi da fregare, derubare, di cui fregarsene: pensate agli scandali del clima nel mondo o al business delle armi in America. Il problema è che non si vuole smettere di inquinare ne di vendere armi. Non mi importa di altro, io ai miei guadagni loschi non rinuncio! Non rinuncio alla cementificazione selvaggia, ai capannoni da costruire ovunque, al non rispetto del creato, ecc. ecc.
E’ sempre e solo questione di sguardo: o gli altri sono come me, fratelli e sorelle osa dire Gesù Cristo, perchè figli di un unico Padre.. o saranno inferiori e li potrò.. fregare o ignorare, chiudendo il mio cuore.
Condividere, essere davvero giusti, non abusare della propria posizione e potere per cercare consensi o vantaggi. Più concreto di così non poteva essere. Sono tre strade con cui rimettere davvero al centro il valore della persona e delle relazioni di qualità. Così saremo evangelizzati anche noi. E non perchè é Natale. Questo ci darà pace vera e felicità. Ci farà essere lieti e amabili, come dice Paolo ai Filippesi nella seconda lettura. I nostri cuori saranno custoditi così da tanti idoli che ci divorano la pace e la bontà dentro.
Scopriremo la gioia, o almeno la potremo desiderare: partendo magari dal sacramento della riconciliazione da celebrare con cura, per ritrovarci con un cuore diverso, nuovo, in cui il perdono abbia fatto brillare quella scintilla divina, che fa fremere, vibrare.. l’inizio della gioia in noi, per il perdono ricevuto, per il volto del fratello ritrovato, per il sogno di Dio che continua in noi, essere tutti davvero sorelle e fratelli, nel suo nome.

 

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