“Far fare il ruttino a Gesù..” – Omelia Notte di Natale – C

 “Far fare il ruttino a Gesù..” – Omelia Notte di Natale – C

 

241215

 

 

La notte per noi è sinonimo di oscurità e di buio; e questo lo è di freddo, panico, disorientamento; al buio, pensiamo ad un improvviso black-out, siamo spesso confusi, spaventati, smarriti.
Le tenebre.. suonano come condizione di vuoto, ansia, morte.
Ormai è buio, chiudi tutto, vai piano, non uscire, rientriamo in casa”.. la notte è pericolo, rischio, paura. Essere al buio, non sapere dove ci si trova, ne dove andare. Il buio è rischio. Paralizza. Meglio fermarsi, per non impazzire.. e attendere.
Eppure questa celebrazione di  giorno non avrebbe senso. Abbiamo bisogno della notte. Non solo per contemplare la luna e le stelle, i fuochi d’artificio o per i baci più audaci ma perché è proprio mentre facciamo esperienza del buio che sentiamo crescere in noi..  il bisogno di luce.
Solo al buio capiamo che non sappiamo più dove andare.
Solo la notte genera in noi il desiderio della luce.
E questo per un motivo semplice: il buio non esiste! E’ una legge fisica. Il buio non esiste, è solo mancanza di luce. Il buio è solo assenza di luce. Ecco cosa abbiamo necessità di riconoscere.
Noi siamo fatti per la luce e di luce. Ben più delle piante con la loro fotosintesi clorofilliana. Quando nasciamo, veniamo alla luce!
Ecco cosa e come attendere. Cioè tendere verso, andare incontro. Lo abbiamo fatto in queste quattro settimane. Attraverso queste porte. Quando ci sentiamo smarriti vuoti e al buio, abbiamo bisogno di quella luce che è Cristo Gesù.
Se questa chiesa ora fosse totalmente al buio.. basterebbe un solo fiammifero per donarci quel po’ di luce necessaria per orientarci.
La messa della notte non può che partire da qui. Il popolo che camminava nelle tenebre, racconta Isaia nella prima lettura, ha visto una grande luce. Oggi una persona confessandosi mi ha raccontato di sentirsi al buio.. un buio totale. E per spiegarsi meglio ha aggiunto: mi sento morto, don, morto dentro.
Anni fa Vasco Rossi in una sua struggente canzone diceva “oggi voglio stare spento..” ma il ritornello    invitava a Vivere..
Se non riconosciamo qualche tenebra in noi, non sentiremo il bisogno della luce che rifulge. Su noi tutti, vedete,  pende un versetto che ascolteremo domani mattina, drammatico, crudo, scomodo, disarmante: dal vangelo di Giovanni..”veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.. eppure il mondo non lo ha riconosciuto.. venne fra i suoi ma i suoi non lo hanno accolto.”
E’ un monito, un avvertimento, una carezza contropelo. Con cosa fa rima suoi? Non possiamo far finta di niente. Fa rima con “noi”, con ciascuno di noi.. se non ci riconosciamo dentro un po’ di tenebre.. non potremo far ardere in noi la luce di Cristo.
Questa luce ci raggiunge sotto forma di bambino. A quel tempo volevano un Dio potente, come noi del resto, forte, vittorioso, pronto a risolvere problemi, evitarci il male e gratificarci nei nostri meriti. Ma non è stato così. Mai.
“Perchè un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. Parole meravigliose ancora di Isaia. Volevano e vorremmo un Dio che venga tra noi come un super eroe, convincente e straordinario
ci viene dato un bambino. Innocente e bisognoso di tutto.
Questa è la folle pedagogia di Dio con noi. Vorremo un Dio che facesse tutto lui.. per lasciarci tranquilli, avendogli delegato tutto (la pace nel mondo, la fame dei poveri, la cresima dei figli, la riuscita del matrimonio, la serenità della nostra coscienza, la ricerca di lavoro le nostre tradizioni..) per poter fare tranquillamente tutte le nostre cose cristianissime.. da tener buono con le nostre belle messe, la confessionenataleepasqua perché bisogna, la messa di mezzanotte per farci gli auguri e bere il brulè.. e Lui cosa fa? Ecco la sua pedagogia.. ci dona un figlio. Come fosse il suo biglietto da visita. Ci chiede cioè di rimboccarci le maniche e prenderci cura di Suo figlio. Praticamente ci salva dandoci la possibilità di darci da fare per Lui. La nostra fede non è mai passiva, non delega nulla. Dio ci tratta da adulti, tutti. E ci affida questo fratellino piccolo da imparare ad accudire. Non sono “valori cristiani” a cui esser coerenti ne ideali da raggiungere ne cose da fare o meriti da conquistare. Ci chiede di fargli spazio nella nostra vita: non di cambiargli il pannolino ma di cambiare con Lui, non di fargli le pappe ma di prepararci alla messa, non di dargli da mangiare ma di mangiarlo, non di cullarlo ma di farci sostenere, non di fargli le vocine buffe, ma di ascoltare la Sua voce, non di fargli fare il ruttino ma di farlo noi, per digerire una volta per tutte quelle immagini stupide e mortali di Dio o della chiesa che portiamo nel cuore come alibi, non di dargli nomignoli, ma di farci chiamare per nome, ci chiede di esserne responsabili.. come quel sacramento del matrimonio che abbiamo celebrato, quel servizio in parrocchia che ci è stato affidato, il perdono che ci è stato donato, la preghiera che possiamo coltivare, la Bibbia da frequentare, del regno di Dio che come comunità dobbiamo cercare e costruire assieme; la nostra fede è attiva, siamo responsabili di tutto ciò.. ci chiede di accoglierlo e viverlo. Ecco il Dio con noi. Ci coinvolge, ci chiede ci parlargli delle nostre notti, affidargli il buio che viviamo, lasciargli illuminare le nostre coscienze, i passati scomodi, le gioie e le soddisfazioni. Tutto di noi gli interessa, tutto verrà illuminato e fatto rivivere, soprattutto quanto in noi si sia spento.
Non porta doni, ma si è fatto dono. Va accolto.
E’ una notte di gioia allora questa, carissimi, torniamo nelle nostre case col cuore colmo di pace e illuminati da questo bambino.
Non facciamone dei buoni propositi ne lasciamolo diluire in vuoti “buone feste”. Annunciamo con la nostra fede che ci è nato un fratellino, si chiama Gesù, cammina al nostro fianco, abita nei nostri cuori e così non abbiamo più paura del buio. Perché la luce è arrivata, le tenebre sono vinte e nulla sarà più come prima. Per noi Natale, cioè nascita, cominci davvero solo così!

 

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Un pensiero su ““Far fare il ruttino a Gesù..” – Omelia Notte di Natale – C

  1. mina

    Grazie Don Matteo le sue parole rischiarano i miei bui quotidiani e mi ricordano quanto poco Dio vuole da me: che ami Gesù con la tenerezza con cui amerei anche un bimbo sconosciuto, solo perchè indifeso. Il volto di questo bimbo devo vederlo attorno a me in tutti i volti che mi circondano, e riconoscerlo soprattutto il quelli che mi fanno soffrire.

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