Domenica Ia di Avvento – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 24,37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Ma come: abbiamo appena finito l’anno della misericordia, con tutte le porte aperte e chiuse e i propositi papali e gli sconti, le concessioni… w w la misericordia e che pagina di vangelo ci attende? Cominciamo bene questo avvento: abbiamo davvero voglia di celebrare la nascita di chi verrà in maniera misteriosa e terribile come un ladro? all’ora che non immaginiamo, come un terremoto o i ladri o un ictus…magari mangiando il panettone?
Inutile negarlo: il vangelo di oggi, come ogni tanto accade, ci appare un po’ indigesto. Nessuno di noi vuole essere portato via. Quel invito a vegliare, a vigilare poi sa un po’ minaccioso, tenete la guardia alta. Ma quale è il senso di tale invito, oggi? perché restare pronti? per cosa?
ecco una bella occasione per vivere da protagonisti questo Avvento: lasciamo perdere gli sbuffi anti natalizi, i “già natale!”, le inutili crociate anticonsumismo ecc. ecc…e concentriamoci, pochi ma decisi, su cosa aspettare e perché. Allora essere pronti significherà essere attenti e pronti a riconoscere attorno e in noi i mille gemiti che vogliono abitare la nostra vita.
I mille spunti a camminare, crescere, riconoscere, credere, convertirsi. Le piccole luci che indicano direzioni, propositi, desideri e bisogni autentici che ci chiedono solo di essere illuminati e sperati meglio e assieme. Ecco cosa significa essere pronti. Ogni ora può essere buona perché tutto può parlarci di Dio e del suo desiderio di bene e meglio per ciascuno di Noi.
Ecco la speranza, qui, adesso, in ogni occasione di incontro, pensiero, emozione o riflessione. In ogni minuto che sceglierò di dedicarmi: fosse anche dedicandomi a Lui, a loro, a me stesso.
La speranza è già qui, basta saperla respirare, non quella magica e risolutiva come un’estrazione al lotto o un miracolo..ma come lo sguardo nuovo e comune da dare e da dire a quel che stiamo vivendo. Buon Avvento.
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2 pensieri su “Domenica Ia di Avvento – A

  1. diletta

    Vorrei vedere
    Se stasera …
    Magari durante
    La cena bussasse la morte
    …quanti direbbero
    Prego vieni
    Avanti …prendi chi vuoi …
    Mio figlio …mio marito
    ..mia figlia o me …
    E poi …come si fa a pensare
    Ad una nascita e
    Unirci …le visite ????
    Di chi abbiamo
    Più bisogno ?
    Di un dottore o
    Della speranza di
    Un Dio che
    Non ci fa mancare nulla ???

  2. Francy

    Si sentono spesso gli anziani dire:”Con tuto quel che succede, vegnarà el Signor…” Sì certo che verrà, ma tu sarai pronto? Molte volte Gesù parla della vigilanza nell’attesa. Bè il sentimento che mi viene in mente è l’emozione che si ha quando si attende un bimbo. Sì è vero ti dicono la data presunta, ma poi decide lui quando è il momento di arrivare.. e tu ti prepari affrontando visite, medici, comprando vestitini e con il pensiero sempre rivolto a quel giorno nel quale finalmente lo vedrai e potrai prenderlo tra le braccia e dargli tutto quello che hai preparato per il suo arrivo. così l’Avvento, così quando Dio verrà.. gli daremo tutto quello che abbiamo preparato per il suo arrivo. Allora ci saranno cuori pieni d’amore oppure deserti aridi, ci saranno opere di carità oppure vuoti a perdere, ci saranno parole di preghiera oppure pula che il vento ha disperso, ci sarà olio nelle nostre lampade oppure le ceneri dimenticate di un fuoco che non ha mai arso. L’attesa è una grazia, è speranza! Ma deve essere un attesa attiva, indaffarata, vissuta… amorevole!. Buon avvento anche a te Don!

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