“Saremo tutti ‘incinta’” – Omelia dell’Immacolata 2016 – A

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Spesso si dice sia difficile capire le donne, l’universo femminile appare complesso e misterioso, noi uomini veniamo tante volte accusati di non esser in grado di comprenderlo… (Le donne invece con noi uomini fanno molto presto…)
Credo possa essere anche vero ma che risulti lampante quando ci troviamo di fronte ad una donna che aspetti un bambino.
Le cose diventano allora ancora più delicate, affascinanti, misteriose.
Forse solo un marito può avere qualche possibilità in più nello star vicino alla propria moglie…ma resta un grande mistero…quello di una persona che inizi a sentir crescere in sè una nuova vita, l’abbia accolta, che inizi a nutrirla senza accorgersene, si senta abitata da essa, la custodisca, senta che inizi a muoversi in lei, a comunicare con lei, un gioco di riconoscimenti e percezioni, di intese e scoperte…
Tutto questo ha un fascino incredibile, probabilmente neppure la stessa mamma riesce a comprendere fino in fondo cosa le stia succedendo, quali trasformazioni fisiche, biologiche, psicologiche stiano avvenendo in lei…
Siamo di fronte a un corpo che si dilata sempre più per fare spazio a una nuova creatura; e non è solo un corpo ma tutta la persona a mettersi a servizio del bimbo, imparando ad ascoltarlo, proteggendolo, nutrendolo; tutta la vita di questa mamma si dilata, si trasforma… la vita…cioè i ritmi del tempo, gli orari, le scelte, gli atteggiamenti, l’alimentazione…tutta la vita della donna viene radicalmente relativizzata e orientata con sempre maggior decisione verso quella creatura che le sta crescendo dentro… che in modo magnetico attira verso di sè tutte le energie e le attenzioni.
Mi sono sempre stupito di tutto questo…e pensare al fatto che anche Dio abbia scelto questo passaggio per suo figlio…mi fa venire i brividi.
Egli ha voluto scegliere una madre… perchè niente della nostra esistenza..nemmeno i nove mesi nel grembo materno gli fossero estranei. Il Natale, l’incarnazione…sono proprio questo.
Maria oggi ci parla da madre…e con tutte le madri ci fa da esempio per comprendere meglio, cosa significhi, in quest’avvento, attendere e accogliere Gesù.
Quel corpo e quella vita che si dilatano per accogliere un figlio sono immagine di come un credente sia chiamato ad accogliere nel proprio cuore, nella propria vita il figlio di Dio.
Chi è il cristiano se non una persona che si senta abitata da Dio, che lo viva dentro di sè come una presenza che da forza che ti sostiene, che scelga di fargli spazio e di orientare a lui il proprio tempo, le proprie scelte, una presenza di cui mettersi profondamente in ascolto, che senta che più lo custodisce in sè più lui…da lì… ti conduca e ti faccia sentire che è presente…
e questo….”non a tempo, quando ho tempo, quando me la sento”…capite che l’esperienza di una mamma in costante relazione col figlio ci ricorda che Gesù nascendo … provoca in noi una relazione…e le relazioni tra persone chiedono quella fiducia, quella fede che c’impegna davvero, ci responsabilizza, ci cambia la vita. 
Allora capiamo cosa significhi essere cristiani: accogliere una relazione che si fa attesa, accoglienza, storia, novità, impegno.
Non una coerenza di valori ma una fedeltà ad una persona. 
Quanto mi deprime sentire ancora parlare di valori della fede cristiana, questi valori che sballottiamo di qua o di là, ma che riducono la fede a morale, la passione del Cristo a “comportarsi come si deve”, il bene, in benessere… L’Avvento é attesa di una persona, non di vaghi valori cristiani da seguire.
Solo dentro una relazione la nostra vita trova senso e sapore, trova novità ed equilibrio perchè l’apertura all’altro, significa opportunità e speranza. Qui Maria ci è testimone e sostegno, lei che ha saputo fidarsi e farsi strumento c’ indica la direzione. 
“Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola”. Qui c’è innanzitutto la fede in cui Dio che ha qualcosa di buono e bello, di inedito e insperato per la tua vita…altro che valori.
La relazione diventa il farsi strumento, diventa missione cioè testimonianza. Il cristiano, come Maria, una volta che riconosce in sè la presenza di Dio ne diventa testimone e si sente mandato.
Ecco la sorgente delle motivazioni al servizio in parrocchia e nel mondo…come animatori, catechisti, preti, suore e tante altre attività.
Del resto lo viviamo ogni domenica: cos’è l’eucaristia se non l’accogliere e far abitare dentro di sè Gesù? Anche il nostro corpo…non solo la bocca…si dilatano nell’accogliere in noi il Figlio di Dio…Noi lo mangiamo ed egli ci nutre…e ci nutre mandandoci… a “fare questo in memoria di me”… cioè a farci cibo per gli altri…farci cioè luce, amore, forza, sostegno, prossimità, equilibro per chi ne ha bisogno…esattamente come una mamma per il proprio figlio.
A me a volte capita quando devo comunicare… scendo gli scalini del presbiterio e ho tra le mani la pisside colma di eucarestia…e mi chiedo sempre… se sono io che porto Lui..o Lui che porti me…
Lui che ha bisogno delle mie mani…delle nostre mani…per andare dalle persone. Lui che ha bisogno dei nostri atteggiamenti, delle nostre scelte quotidiane, dei nostri corpi, delle nostre vite, trasformandole da dentro… per testimoniare al mondo la Sua presenza e la sua vicinanza…per raggiungere tutti…. lasciargli spazio in noi per farlo traboccare attorno a noi, come un profumo, che non puoi fare a meno di portare attorno a te.
Sia almeno questo il desiderio col quale ci affidiamo a Maria, madre di Gesù e madre nostra in questa festa a lei dedicata, sentendola presenza materna e silenziosa che ci accompagna in questo avvento, incontro a suo figlio che viene a dilatare le nostre vite con la sua parola e la sua eucaristia, spezzate per noi.
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