IIa Domenica di Pasqua – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

scende una lacrima.. youtu.be

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Il primo della settimana e l’ottavo giorno significano entrambe “domenica”: Giovanni quando scrive questo suo vangelo, quasi nel 100 d.C, ha davanti la terza generazione di cristiani… gente che non solo non ha conosciuto Gesù ma nemmeno ha avuto occasione di incontrare dal vivo dei testimoni, che lo avessero conosciuto. Potremmo dire che da quella generazione la fede richiesta è tanta quanta la nostra. Nessuno di noi, da allora, ha prove dirette.
Ecco che allora sta cercando di dirci qualcosa…. la domenica. Il saluto, ripetuto più volte di pace, ci ricorda, attinge da qui, il saluto liturgico dopo il segno di croce con cui ci sentiamo accogliere ad ogni santa messa.
Sembrerà banale…ma Giovanni ci sta ricordando che noi incontriamo il risorto solo a messa e meglio la domenica. Nel giorno del Signore ad esso dedicato. Del resto anche il libro della Genesi ci ricorda che perfino Dio creando il mondo ad un certo punto si è fermato. Non perché fosse stanco ma per darsi il tempo di contemplare quanto stava facendo. Bello… Quindi non vuol dire obbligare tutti al precetto…che effetti nefandi ha avuto?
ma ricordare che questo è comunque il non plus ultra. Posso stare a casa mia a fare le mie preghiere…ma la Parola non mi verrà annunciata, proclamata, commentata, non mi potrò nutrire dell’eucaristia, non sarò comunità che si incontra, canta, celebra, viene aspersa o incensata, si sorride, si scambia la pace del Signore ….
Il cristiano non è mai privato. Dove due o tre sono riuniti….
Spesso mi sento dire che “vengo a messa quando me la sento”…certo, dico, ovvio: o anche…che non serve, posso credere lo stesso. Ma a cosa stiamo riducendo la fede cristiana? a qualche devozione domestica?
chi mi garantisce che la mia preghiera e la mia lettura della Parola sia corretta? A volte la liturgia ci offre delle pagine e delle celebrazioni così belle che io per primo penso …peccato che tanta gente che so che non viene…se le perda….che spreco, che occasione mancata! la fedeltà alla domenica, oltre ad essere un segno pratico, concreto e verificabile di effettiva priorità e organizzazione di vita…dice anche che io non decido tutto. Può accadere qualcosa anche oltre me: lo Spirito Santo, ovviamente fa quel che vuole e può parlarmi anche sotto la doccia…ma durante la messa…io son chiamato ad esserci. Ci sono, accada quel che accada: fedele ad una presenza. A volte posso offrire solo questo al Signore, ma lo faccio. Son qua. E basta, al resto pensaci tu. Non ho voglia di nulla ma son qua. Mi fido. Non dipende da me..se me la sento o sono a posto: li posso farmi raggiungere. Quante volte io sono stanco, stressato, scocciato e non ho voglia di presiedere la messa…magari la seconda consecutiva o la terza in poche ora… comincio sotto tono, mi affido… poi…la comunità mi aiuta, mi responsabilizza, mi sostiene…vedere la fede delle persone in ascolto, la bella devozione, il corpo che mi dice raccoglimento, i sorrisi, il canto comune, le letture proclamate assieme…. tutto mi aiuta e mi salva…. guai se avessi detto…no, non presiedo perché non me la sento… mi sarei perso una bella occasione…
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2 pensieri su “IIa Domenica di Pasqua – A

  1. Gesù ha cambiato la storia è innegabile – l’amore trasforma le nostre vite e tutti lo sappiamo – i preti veri impegnati bisognosi di comunità che trasmettono umanità piena celebrano le messe migliori – grazie

  2. Loreta

    Se pensassi di partecipare alla Santa Messa della domenica solo quando me la sento non verrei mai. E’ proprio perché mi sento impreparata, debole e disturbata da mille cose che sento il bisogno di ritrovare l’Essenziale. Ogni domenica ‘approfitto’ della possibilità di incontrare il Signore lì dove sono certa di trovarlo. Mi aspetta. Mi fido. Mi affido.

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