“Trovare l’alba dentro l’imbrunire” – Omelia Sabato Santo A-2017

 
Quanto tempo ho? vorrei togliermi uno sfizio, un’idea che ho da quando sono arrivato qui tra voi…e visto che quest’anno tocca a me e la prossima volta sarà tra 2 anni meglio approfittarne.
Sono innamorato di quel quadro e di quanto rappresenta….
….
Siamo chiamati a prendere posizione: chi di questi rappresenta meglio come arriviamo a questa Pasqua?
Il personaggio misterioso ce lo chiede, vuole aiutarci a fare verità. Altrimenti resteremo nell’abitudine annoiata, tanto sappiamo già il finale.  Verremo qui come a visitare una tomba…come le donne. Erano passati 3 giorni, ricordate la risurrezione di Lazzaro? manda già cattivo odore…da 4 giorni: la prova tecnica, a quel tempo per certificare la morte. Le donne vanno ad assicurarsi  sia davvero morto. Anche noi rischiamo di celebrare non solo un morto, uno che non ha più nulla da dire alla nostra vita reale, un ricordo, anzi di controllare che essendo morto, non disturbi la nostra religiosità, le nostre abitudini e tradizioni, le cose da fare.
   Resteremmo spenti, come quelle donne…tra la notte ed il giorno, la possibilità di venire alla luce, nascere, e quella di restare al buio…ciechi di fronte alla potenza della risurrezione. 
Abbiamo bisogno anche noi, come diceva il cantautore Franco Battiato in una sua vecchia canzone, Prospettiva Nevskij di un maestro che ci insegni com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire. Cioè trovare i primi spiragli di luce nella notte di tante nostre esistenze. La notte dei sepolcri chiusi dall’orgoglio, incastrati nel rancore, sigillati dall’indifferenza, rattrappiti dalla fretta, dall’abitudine.
   Pensate a quando nel parlare comune ci si augura di “metterci una pietra sopra”. Deriva da qui, da quella pietra che sigilla, definitivamente, dice basta! a posto così. E’ proprio morto.
Ed invece…Dio non lo ha accettato. Ha voluto togliere quella pietra. Solo così la luce avrebbe ripreso a brillare. Come le candele di questa notte. Non abbiate paura, l’angelo annuncia alle donne e a ciascuno di noi, stasera, Cristo è risorto. Che terremoto vuole creare il Signore nelle nostre vite, bussando ai nostri cuori quando siamo chiusi o rassegnati. Crepe che come ferite diventano feritoie e fanno passare finalmente la luce…
La luce della 1) Parola e 2) della promessa:
Cristo si è fatto parola, si è fatto luce per illuminare le realtà oscure e complesse delle nostre esistenze. Guidarci oltre il potere della morte. Non ha e non poteva evitare la morte ma solo spalancarci la porta che ci permetta di attraversarla: senza Cristo, senza porta…la morte sarebbe rimasta un naturale e definitivo muro contro cui andare a sbattere e disperare. Non ci sarebbe stato nulla in cui continuare a sentire i nostri cari ancora vicini.
Non mettiamo più alcuna pietra sopra a nessuna vita allora,…ma la sappiamo proseguire in modo pieno e definitivo nell’incontro con Dio..la casa del Padre che ci attende nell’amore. 
Ecco la promessa che illumina il nostro oggi, donandogli prospettive che nessun uomo può darsi…ma solo accogliere, come una luce nuova che brilla di domani. Il presente, un dono.
    Nella tomba di un mio vecchio amico, morto di overdose, dopo una vita al limite dei suoi desideri infiniti hanno scritto “verrà un giorno talmente diverso da non avere domani
Questa frase mi ha sempre profondamente commosso perché dice bene il desiderio infinito di vita piena che ciascuno di noi porta dentro. Ma siamo consapevoli che tale pienezza non è realizzabile in questa vita terrena qui…provvisoria, fragile o a volte da dimenticare…? noi non crediamo di essere fatti solo per questa vita terrena, ..ma per la vita eterna…che gusteremo in modo definitivo solo in Dio. Tutto in noi dice che non ci bastiamo mai…
Dio ci ha fatti per lui…a Lui andiamo, in Lui, ciascuno di noi, realizzerà quell’amore che qui ha cercato, voluto, offerto o patito.
Questo ci dice chi vuole essere Cristo per noi: lui che non è
venuto a spiegare le cose ma a salvare le persone…ci sostenga in questo cammino. Due volte le donne si sentono raccomandare di tornare in Galilea… perché? perché da li tutto era iniziato. Li era cominciato il ministero di Gesù, aveva raccolto i primi discepoli, aveva stupito e affascinato le persone con le sue parole, ammansito la gente con la sua mitezza, coinvolto con la sua passione. La risurrezione, la luce, la promessa, noi le incontriamo giorno dopo giorno nelle nostre galilee, nei nostri luoghi ordinari, non in chiesa o in parrocchia ma innanzitutto li dove il Signore ci ha posti, nelle nostre famiglie e luoghi di lavoro…
Li la luce della risurrezione ci sta già aspettando, splenderà come un’alba nuova, una speranza diversa.
Ci trovi, come i personaggi di questa nostra opera, disponibili e accoglienti, Osanna O Barabba, Cristo è risorto per noi.
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