“Pezo el Tacòn chel sbrego” – Omelia Battesimo del Signore 2018 A

 

Una porta sbattuta in faccia, un silenzio ostile, uno sguardo indifferente, il telefono che squilla invano. Come un muro: il senso impotente di vuoto, non sai dove aggrapparti. Non mi va di parlare, vai via, non voglio più vederti. Che male fa, ci stiamo chiudendo in noi stessi, cioè lasciando, perdendo…morendo.
  Ci siamo mai sentiti trattare così?
   Negli ultimi secoli prima della nascita di Cristo, il popolo di Israele aveva la sensazione che Dio, esausto e nauseato dalle infedeltà, sdegnato dai suoi peccati lo avesse volutamente dimenticato, interrompendo le comunicazioni. Aveva smesso di inviare profeti e cercare il popolo stesso. Schiavo a Babilonia, si sentiva punito, tradito e abbandonato, descrivendo quella situazione angosciante di silenzio e indifferenza di Dio…come se il cielo si fosse chiuso. Allora chiedendosi quanto sarebbe durato questo silenzio doloroso, lo invocava ad es. con le parole del cap. 64 del profeta Isaia: ”Signore (…) non adirarti troppo, non ricordarti per sempre delle nostre iniquità…ah se tu squarciassi i cieli e scendessi…”
  Ecco: il vangelo di oggi va colto da qui. Gesù uscendo dall’acqua del Giordano, vede i cieli squarciarsi. Lui ha squarciato i cieli. Non li ha aperti: squarciare significa rompere, lacerare in modo definitivo, non puoi più chiuderli o ricomporli ne tornare indietro. L’inizio della vita pubblica di Gesù, il suo ministero di quasi 3 anni che i vangeli ci annunciano fino alla morte e risurrezione, Ascensione e Pentecoste poi che ce lo rendono presente, ci dicono questo: Dio, in Gesù, non ci lascia più. Non si torna indietro, il suo amore è definitivo!   Questo fa dire a Dio “Tu sei il mio Figlio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento.”
 E poi, questo verbo “squarciare” lo ritroviamo al momento della morte di Gesù, quando “il velo del Tempio si squarciò”, il velo nascondeva la stanza segreta dove si credeva ci fosse la presenza di Dio, la Sancta Sanctorum: nel momento in cui Gesù muore in croce, il velo si squarcia e si rivela chi è realmente Dio.
Sotto la croce, il centurione dirà:“era davvero il figlio di Dio”.
Da allora la comunicazione di Dio con l’umanità non si è più fermata: stiamo celebrando la messa assieme per riconoscerlo ancora e sempre qui presente. Allora arriva la 1a lettura, ancora Isaia: Dio sembra un commerciante al mercato che invita tutti gli assetati e affamati a rivolgersi a Lui..venite, mangiate, comprate…non spendete soldi e tempo per le cose che mai vi riempiranno ne daranno soddisfazione piena…io stabilirò, continua, per voi un’alleanza eterna…(toh, le parole che sentiamo durante la consacrazione del vino..)..e poi ci rivolge la Parola che come la pioggia e la neve..porta vita, irriga i cuori, non torna indietro senza aver compiuto ciò per cui l’ha mandata..cioè ridare vita e vigore a chi la accolga…bellissimo, ci mettessimo in ascolto così…
  E da questi cieli squarciati per sempre Gesù vede la colomba: il dono dello Spirito, per iniziare il suo ministero pubblico di salvatore, inviato; garanzia della presenza di Dio al suo fianco, come per noi la cresima. La stessa colomba che dopo il diluvio ritorna all’arca di Noè col ramoscello di ulivo a sancire la pace ristabilita tra cielo e terra, l’arcobaleno. La colomba dice anche lo stile pacifico, mite. Pensate poi ai piccioni viaggiatori…qualcuno dice si sia usato questo uccello perché era l’unico animale in grado di ritornare sempre a casa per quanto distante fosse andato…Gesù da qualsiasi parte tu ti sia cacciato ti riporta sempre a casa tua, a casa del Padre…Da quel giorno, sul fiume Giordano, è ancora e sempre così. Gesù si è messo dalla nostra parte.
Allora penso al nostro di battesimo, alla cresima, al matrimonio in cui si dice “con la grazia di Cristo io accolgo te”, agli altri sacramenti e ai tanti modi in cui, magari attraverso le attività parrocchiali, quei cieli definitivamente squarciati ci annunciano e ricordano un Dio che si rivolge a noi. Per salvarci.
Chiediamogli l’umiltà di accoglierlo presente, attraverso il dono dello Spirito, in tutto quello che facciamo: Dio non è più rinchiuso nei cieli ma nel suo figlio Gesù, continua a camminare e vivere con noi. Non impediamoglielo.
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