Domenica XXIVa to -B 2018

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Tempo lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 8, 27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

C’è solo la strada, su cui puoi contare…cantava Gaber. Immenso. Gesù era sempre per strada, gli incontri, le persone, i segni miracolosi, i dialoghi… dirà di se di essere “strada”, viaveritàvita…i primi cristiani non venivano chiamati così ma “quelli della via”.

E’ bello allora sostare su questo spunto per vedere che anche la nostra fede  è sempre per strada. Con Lui e come Lui. Non significa la costante insoddisfazione di chi è in continua ricerca e non sa dove andare…ma sa fare della propria esperienza di vita, un’esperienza sempre provvisoria, senza sedersi o accontentarsi (che non vuol dire vivere nell’affanno della performance! o non saper contemplare…) ma camminare, ripartire, scegliere ai bivi le direzioni giuste, l’equipaggiamento agile, la lotta all’essenziale…

Sulla strada questa domanda è sempre termometro: sguardo fisso negli occhi, ti mette all’angolo per passare dalle chiacchiere tradizionali, dalle risposte abitudinarie a qualcosa che ti abbia toccato dentro…ad un’esperienza viva ed efficace.

Anche perché la dichiarazione d’intenti non è poi delle migliori. Non andrà tutto bene, non sarà facile ma reale. E anche questo sguardo di Gesù su noi e la realtà mentre ce la spiega, la racconta, la annuncia è bello. Gesù fa discorsi apertamente, sa fare le domande giuste, di cui abbiamo così bisogno per essere illuminati e riordinarci dentro, in modo da viaggiare più agili e leggeri, consapevoli, attrezzati…ma sa anche insegnarti l’approccio giusto alla realtà, concreta, bella ma scomoda, inevitabile ma risolvibile, da affrontare con Lui. Non facciamo come Pietro allora, orecchie da mercante, che saprebbero sempre insegnare il lavoro a tutti. Noi,  così spesso popolo di presidenti del consiglio, papi, allenatori della nazionale, “tutti tuttologi” cantava Gabbani… siamo chiamati a camminare dietro, a mettere Lui davanti come capo cordata, come il navigatore che dice…se… altrimenti vai tranquillo, sai dove e come trovarmi.

Naturalmente, per strada.

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