Da dove si inizia ad esser santi… Omelia per “Tutti i Santi” 2019 – C

 

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“che tra demonio e santità è lo stesso, basta che ci sia posto” (V. Rossi, Siamo solo noi)

La festa dei santi dura troppo poco: solo una mattina. Oggi pomeriggio infatti andremo subito in cimitero a ricordare i nostri defunti. Se ci pensiamo è un po’ triste. E non per loro. 

Come se, imbarazzati, non sapendo “gestire” la santità, avessimo fretta di passare ad altro, con cui siamo più a nostro agio. La santità la lasciamo ai calendari o a chi, pensiamo, è meglio di noi, come ci fossero cristiani di serie A e B. Ma è normale, siamo abituati così. Magari ieri sera abbiamo fatto storie contro Halloween perché non è la nostra cultura o da cristiani dovremmo venerare i santi e non irridere la morte, diciamo, ma poi? Tutto qui? Anche questo è tradire: non la religione ma il fondamento della nostra fede. Guai se oggi non facessimo messa in cimitero, sento già le critiche! Se si dicesse, come sarebbe giusto, “la festa dei defunti è domani, anche se è giorno lavorativo!”. Oggi festeggiamo la chiamata alla santità! Credo sia come una sorta di sconfitta: non sappiamo celebrarla, figurarsi sentirci chiamati a viverla.  Un po’ come la quaresima, ricca di tradizioni, liturgie e poi il tempo di Pasqua, 50 giorni fino a Pentecoste ma che noi interrompiamo senza problemi, praticamente subito per far pasquetta e poi dimentichiamo presto la potenza della risurrezione.

  Eppure della nostra santità Gesù ne parla e la liturgia della messa lo ribadisce ogni domenica. Ma noi piuttosto che guardare avanti, preferiamo restare un po’ raggomitolati sul passato o sul nostro dolore, con grande senso del dovere ma vivendo di fatto una fede morta quindi inutile.

   Eppure poi diremo: Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la Comunione dei Santi…E lo diciamo perché, se ci pensiamo, è solo da qui che possiamo credere nella comunione coi nostri defunti, sentirli ancora presenti e vicini e pregare per loro.

Ma come collocarsi di fronte a questa santità? Torniamo alla seconda lettura, versetti molto densi, da assaporare piano.

Giovanni ci dice che: “il Padre ci dato un grande amore”…più di quel che a noi interessi o siamo disposti a credere. E questo ci rende figli di Dio. Vivere così significa sentirsi creatura, immerso in una casa comune, che è il mondo, abitato con me da fratelli e sorelle nel nome di quell’unico Padre che ci ama e chiede di fare altrettanto. Questo darà senso alla nostra vita e ci renderà spesso felici. Mi chiedo se non basti e avanzi per sentire che stiamo già vivendo un po’ la santità, almeno nei desideri. Cercandolo giorno per giorno, scelta dopo scelta, già vivo la mia santità quotidiana. Nessun santo famoso è nato santo né era perfetto.

   Chi di noi può dire che la propria vita cristiana, l’esperienza personale di fede parta dal sentirsi amato da Dio Padre? Che non è questione di cose che faccio per Lui, la parrocchia o gli altri ma di quello che Lui vuole fare per me? Noi lo preferiamo Signore ma Lui vuol essere Padre di misericordia, creatore e noi quindi possiamo essere amati, amabili e quindi diventare amanti? Cioè chiamati ad amare nei tanti modi diversi delle nostre vite e possibilità. Ecco la santità: pensare che questo ci riguardi, non sia da addetti ai lavori, che una parrocchia non sia fatta di chi fa e da chi guarda e viene in negozio la domenica a fare le proprie devozioni. Tutti i battezzati sono amati da Dio.

Chi ha questa speranza in Lui purifica sé stesso,” continua Giovanni…siamo chiamati sempre a purificare la nostra fede e le motivazioni del nostro agire in parrocchia e nel territorio alla sorgente dell’amore di Dio che ci vuole figli amati e che amano. E per questo quel “grande amore” altro non è che Suo figlio Gesù morto e risorto per noi, vivente ora nella vita della chiesa attraverso la Parola e i sacramenti; e vivendo questo rapporto noi realizziamo la nostra santità.  Il concilio Vaticano II dice nel documento Lumen Gentium n. 40: “È dunque evidente, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Bellissimo! Ecco allora come vivere questo invito alla santità con quel che comporta anche a livello sociale e civile: e così poter celebrare, speriamo non solo questa mattina, la festa di tutti noi, santi. Santi perché amati e resi figli di Dio.

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