Futuro o Avvento? persone oltre alle cose, la promozione scade domenica…. Prima domenica di Avvento -A 2019

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Gli ultimi giorni di cui parla il vangelo sembrano quelli per fare acquisti. Avete notato? Nel mare di pubblicità in cui siamo immersi, sanno tutti cosa è meglio per noi, vogliono suggestionarci che sarebbe…stupido ignorare tanta convenienza, quindi meglio approfittarne subito!

“Black friday, sconti imperdibili, affari d’oro, domenica aperto, selezionati per te, consigliati in base alla tua lista di desideri, la promozione scade domenica!, gli artigiani della qualità, persone oltre alle cose, buona spesa, bassi e fissi, prezzi imbattibili, corri subito, ultimi giorni, offertissima, solo 9,90 euro!”   

E la chiesa, invece? L’Avvento che iniziamo, ci chiede di non riempire ma lasciare spazio, darsi tempo, attendere. 

Pensiamoci, è la differenza fondamentale tra futuro e avvento: noi andiamo verso il futuro, significa “ciò che sarà”. Siamo noi i protagonisti, cercando di prevedere come andranno le cose, facendo i nostri calcoli, usando qualche algoritmo, maghi e oroscopi per affrontare il nuovo anno; ci sta allora la corsa all’accumulo seriale, all’anestetico, al fare scorta di tutto. 

Il futuro: da conquista o temere, cosa ci riserverà? Dipende da me. E allora fa in fretta, ormai basta appoggiare la carta, puoi pagare con l’app del cellulare e perfino con l’orologio, che premurosi! on line, poi non ne parliamo, basta ti sbrighi a comperare, muoviti dai è sicuro, non vorremmo mai che cambiassi idea…

   Ad-ventus invece è esattamente l’opposto: significa “che viene a te”; è aspettare Qualcuno che ci sta venendo incontro; l’iniziativa è la Sua. E’ riscoprirsi cercati, voluti, desiderati. Quanto abbiamo bisogno…di abbassare la guardia di fronte ad un Dio così.

Ci fermiamo mai a pensarlo? Siamo disposti a permetterlo?

Il valore dell’attesa, del non dire “e io pago”, saper aspettare, darsi tempo, fare posto dentro di sé al desiderio che cresce, si rafforza o purifica. Non c’è da prevedere ma da riconoscere e accogliere, come Gesù ci chiede nel vangelo. Vigilare, con perseveranza e fedeltà. Essere attenti alla Sua venuta significa potersi accorgere della Sua presenza. É Lui il protagonista, la buona notizia. Noi possiamo prepararci ad un incontro, come quando passano a prenderci per uscire…

All’inizio di un nuovo anno liturgico e dell’Avvento ci prepariamo ancora a festeggiare Natale: sarà importante rinnovare  il nostro sguardo sulla vita e su Dio con sincerità e coraggio soprattutto per riconoscere cosa ci avvicini o allontani da Lui e dal restare alla Sua presenza. Il tempo che ci viene offerto allora è come uno spazio di manifestazioni inedite ed opportunità da decifrare. 

Servono stupore e meraviglia, fede viva, come pure disincanto. Ma non come una cosa in più da fare. Ma uno stile da avere! Un elenco di doveri già ci appesantisce: 1regali, 2pranzi e cene, 3auguri, 4visite ad amici e parenti, 5vacanza, un po’ di riposo. Se ci pensiamo, si tratta solo di coltivare in modo tipico le nostre diverse relazioni. Non può succedere anche nel rapporto con Dio?  Proviamo a pensarci:  con che stile potremmo viverlo?

-Signore Gesù, ti regalo un po’ del mio tempo per contemplarti in un presepio, ti regalo la mia presenza qualche minuto in chiesa prima o dopo Natale, con calma, magari accostandomi alla riconciliazione o facendo due parole con qualcuno.

-Signore Gesù, vengo io a cena da te, trovo pronto e non ingrasso, scelgo magari di tornare a messa o celebrarla con maggior consapevolezza e partecipazione; arrivo prima, leggo le letture da solo, mi fermo un po’ alla fine, per gustare come mi son sentito.

-Signore Gesù, gli auguri me li faccio da solo ma alla tua presenza: si chiama preghiera. Cerco in te uno specchio con cui confrontarmi per augurare scelte nuove e coraggiose al mio stile di vita, al modo di vivere alcune relazioni ed esperienze.

-Signore Gesù, dovrò incontrare tante persone, a casa, per strada o via messaggino. Cercherò di farlo facendomi prossimo magari di quelle che non vedo da tempo, esprimendo sentimenti sinceri magari anche di riconciliazione e distensione, gratitudine e affetto soprattutto se mi costa un po’ di fatica; forse potrei anche scegliere di usare saggiamente il cellulare, non per diffondere banalmente di tutto ma al limite solo riferimenti cristiani o portare messaggi sensati, autentici e un po’ personali. Non serve molto. Attenzioni semplici per fare spazio ad una presenza che vuole risalire dal cuore di ciascuno; dal giorno del nostro battesimo, il Signore Gesù già abita nei nostri cuori. Siamo chiamati a farlo emergere, grazie al dono dello Spirito Santo per poter percepire nel nostro cuore l’eco della Sua Parola, perché possa abitare davvero la nostra vita:  lasciare che ispiri sentimenti, sguardi, atteggiamenti. 

Anche Lui, come la pubblicità, sa cosa è meglio per noi.

Proviamo a farlo, questo grande affare per la nostra vita?

 

 

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