Non so che titolo mettere… IIa domenica di Natale -A

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Veniva nel mondo la luce, la luce fu… sia fatta la luce (le prime parole di Dio)

La parola luce: 6 volte in due versetti, ad indicare quanto riesca a simboleggiare bene la persona e l’azione di Gesù e quindi di riflesso, la nostra fede in Lui, la qualità del nostro credere.

La luce illumina la strada, fa respirare orizzonti più ampi, proporzioni precise, consente di camminare senza inciampare.

   Vi sarà successo: in una stanza buia, non sai bene come muoverti, hai paura di sbattere, confondi i profili delle cose, non ti fidi e vai a tentoni. Quanti di noi vivono così? Se accendi la luce la realtà non cambia. Cambia la possibilità di guardarla meglio, fino in fondo, vedere chiaramente cosa c’è, non confondere oggetti, non prendere spigoli, vedere che quell’ombra maligna in realtà era solo una pianta…ecco la fede. Credere non significa poter cambiare la realtà, attenti! con quali attese ci mettiamo a pregare: Dio non è un mago, i vangeli di Natale ben lo ricordano, Gesù viene per stare con noi, ci prende sottobraccio e cammina al nostro fianco attraverso quella realtà; non trasforma altro che la nostra capacità di stare in quella stanza, comprenderla per quello che è, orientarsi più chiaramente, con maggior responsabilità, speranza, fiducia e forza…in genere le sue…

  Gesù è Colui che guida e rende possibile il progredire della persona, che gli consente di maturare, ripartire, di definirsi, trovare senso. Non viene perché le persone diventino religiose (se intendiamo la religione come un qualcosa che si affianca al mondo e alla nostra vita concreta senza intercettarlo o scuoterlo); al contrario viene perché i singoli e il mondo possano trovare e sperimentare la profondità del proprio essere, la bellezza dell’umanità e soprattutto la potenza di amore di ciascuno. Solo questa luce rende l’uomo e la donna capaci di amare ancora di più e meglio. Li rende potenti nell’amore. (cfr. discorso del pres. Mattarella)

-Questa luce vera, continua Gv, era nel mondo, il mondo è stato fatto per mezzo di Lui ma non lo ha riconosciuto. Il mondo non riconosce il creatore. Se togli Dio dal cielo, il cielo resta vuoto e muto, e noi qui ci sentiamo dei, ma finiamo per essere bambini capricciosi in balìa dei nostri bisogni diventati idoli, ci ritroviamo tutti contro tutti, giocando a chi ha l’arma atomica più potente, chi è più furbo, a chi urla di più e convince a votare per…se non c’è più Dio in cielo mancheranno i riferimenti etici comuni e minimi, un’idea condivisa di uomo e donna, di dignità, di bene, di giustizia, ognuno può fare qui quello che vuole e a farne le spese sono proprio le creature più fragili, indifese ed il creato. Tutti individui non più persone in relazione, terrorizzati dall’idea di morire, bisognosi di sentirsi immortali e per questo pronti a tutto pur di sentirsi vivi o sopravvivere. Pensate alla richiesta altissima di droga, al delirio del gioco d’azzardo legalizzato, alla disonestà schifosa, persistente e trasversale. La nostra società non vive spesso questa dinamica? Se Dio non c’è più non ha senso pensare al futuro, a chi viene dopo, a chi sta peggio. Tutti contro tutti. Tutti in balìa di tutti, idoli e schiavi. Ci ritroviamo al buio, disorientati.

-i suoi non lo riconoscono: interessantissimo. A chi pensavano di appartenere quelli che si sarebbero dovuti ritenere suoi? chi stavano seguendo? qualche idea di fede a modo mio? esser tanto de ciesa, andare in parrocchia, credente e praticante, dare sempre una mano…siamo a posto così? sicuri sia corretto o sufficiente? tutto qui? un semplice galateo indaffarato?

Lui ci chiede altro, ma questo ci riguarda? possiamo dirci lo stesso cristiani senza sentirci suoi? Proviamo a rifletterci almeno.

  Ti ringraziamo Gesù perché sei luce, non magia, non ci dai ricette ma ingredienti; il tuo vangelo ci mostra sempre prospettive diverse, inedite, suggestive. Ci assicuri sempre la tua presenza. Aiutaci ad aprire gli occhi, cambiare punto di vista, a non preferire il buio comodo di alcune nostre posizioni e a lasciarci guidare da te. Fa che ciascuno ti possa invocare come sua luce nel cammino.

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