
Ce n’è per tutti insomma, l’avete sentito. Me li immagino così, i santi, come dei fratelli e delle sorelle maggiori (della porta accanto avrebbe detto Papa Francesco) che da lassù fanno il tifo per noi e ci ricordano. Lo facciamo anche noi, perché li sentiamo vicini. In che senso? Non tutti i cristiani, ne sono convinto, pensano o credono che Dio, quello di Gesù Cristo, sia un Padre buono e misericordioso. E nonostante anni di parrocchia e di curriculum continuiamo a sentirlo un po’ estraneo e distante dalla nostra vita.
Avremmo bisogno di un Dio più “uno di noi”, come dovrebbe essere Gesù, alla mano… ma facciamo fatica a volerlo scoprire nel vangelo, stiamo bene lo stesso senza Gesù praticamente e allora ci rivolgiamo forse…ai santi. Li sentiamo vicini perché come noi hanno avuto problemi agli occhi e di digestione, insomma una certa magnetica empatia! e anche ma soprattutto perché hanno vissuto qui sulla terra, in epoche diversissime con missioni e vite differenti, spesso condividendo i nostri problemi, resistenze, fatiche e desideri, bisogni, crisi di fede e paure. Alcuni son famosi nel calendario, altri no, alcuni son diventati martiri per la fede, altri semplici testimoni eroici di qualche pagina del vangelo che hanno interpretato in maniera unica, alcuni sono nazionali, altri internazionali. Mai perfetti, mai, ma sempre credibili, affidati e disponibili. Ci mostrano come hanno affrontato quello che toccava loro e per questo possono ispirare la nostra vita quotidiana. Come segnali stradali, pronti ad indicare dove andare, verso il vangelo e il Dio della speranza, in qualsiasi situazione concepibile.
Ha fatto un po’ scalpore qualche domenica fa quando ho semplicemente letto nel foglietto una cosa che la liturgia ci ricorda.. e cioè che durante la celebrazione e santo, noi siamo in piena comunione con i santi e i defunti, nella Gerusalemme celeste di cui parla il prefazio. La città in cielo dove si celebra il sacro convito, il festoso banchetto del cielo dove anche noi vedremo Dio faccia a faccia, arrossendo per i nostri peccati di fronte al suo amore. Ecco il paradiso. dice LG 50 (CV2)
La nostra unione poi con la Chiesa celeste si attua in maniera nobilissima, poiché specialmente nella sacra liturgia, nella quale lo Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina Maestà tutti , di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione, riscattati col sangue di Cristo (cfr. Ap 5,9) e radunati in un’unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Dio. Perciò quando celebriamo la messa, ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, comunicando con essa.…
Allora, farà anche ridere, ma posso raccomandare il mio ministero a don Lorenzo Milani e don Puglisi, ringraziare Dostoevskij per i suoi libri, Gino Strada, Falcone e Borsellino per il loro esempio, fare un sorriso a Senna, Scirea, De Andrè, ma posso chiedere di pregare e starmi vicino al nonno, a Nicola, a diversi amici che si son tolti la vita, sussurrando loro che spero siano in pace ma… e alle persone che ho accompagnato alla morte e celebrato il funerale; fatelo anche voi, è un atto di fede? E perché non dovreste farlo? Non è credere alla comunione dei santi questo? Non vale come preghiera? Ne sareste davvero sicuri?
Altrimenti che li festeggiamo a fare oggi i santi, solo contro Halloween? Domani/oggi saremo già in cimitero per i defunti…e i santi ce li saremo magari già dimenticati. Non viviamoli come una singola devozione privata e intimistica, da sostituire al Padre. Ci facciano sempre rialzare lo sguardo cercando Cristo, ci portino continuamente a Lui, per lasciarci raggiungere dalla sua buona notizia, che vuole prendersi cura della nostra vita come ha fatto con quella dei santi, nostri compagni di viaggio, per noi, pellegrini qui sulla terra, cioè di passaggio e in transito verso di loro.
Essi hanno indovinato la loro vita, fatto centro, sapendo dove e perché puntare, cercando, giorno per giorno, il punto di vista cristiano e folle delle beatitudini. Tutto il resto viene dopo. (PECCARE IN EBRAICO SIGNIFICA ESATTAMENTE “MANCARE IL BERSAGLIO” cioè ciò per cui si è stati creati dal Padre.
Ci aiutino a fare altrettanto; almeno desiderare per la nostra vita e per la comunione nelle e delle nostre parrocchie, di vivere come un riflesso dell’amore del padre su di noi; ci sostengano nell’ imparare a gustare un rinnovato e concreto senso di appartenenza, quello che possiamo appunto chiamare CHIESA.