SSSSSSSSSttttt…Omelia IVa Pasqua C-2019

 

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Dio non ha bisogno di alzare la voce. La mitezza del bel pastore ci raggiunge sempre attraverso un tono sicuro, convincente e pacato, un mormorio di vento leggero, come quello che sentì Elia. 

Le pecore ascoltano quella voce e si sentono conosciute: bellissimo! significa accolti, compresi, presi sul serio, di casa! 

>>La nostra esperienza di Dio che possiamo raccontare, è così?

Pensate ad un malato grave, che non riesce a comunicare, ma solo a sentire la voce dei suoi cari…e sgorgano lacrime dai suoi occhi, sorrisi dalle labbra, mani che si stringono…la voce..

  Le pecore seguono Gesù non perché “bisogna” o per dovere ma perché si son sentite scoperte e apprezzate. Il profeta Geremia direbbe “sedotte“. Strepitoso. Gesù è seducente per noi? cioè ci viene voglia di seguirlo, lasciando le nostre fragili certezze e le solite scuse, per vivere con Lui da risorti?

  La voce di un vangelo che ti spoglia di false certezze e ipocrisie bigotte su Dio, il credere e su una religiosità insipida della legge e del merito per rivestirti della dignità del figlio amato. La voce della coscienza che ti sussurra il bene possibile qui e ora, la voce del creato che ti affascina, dei più poveri che ti chiede giustizia e comprensione, la voce dei vicini che ci chiedono di accorgerti.

Dio non ha bisogno di alzare la voce per influenzarci o conquistarci. Per fortuna. Lascia siano altri ad urlare e invaderci.

Stiamo attenti! Viviamo ormai sempre connessi e il rischio c’è. Siamo continuamente esposti davanti a monitor e video (tv, computer, smartphone) in cui lo stile comunicativo non è come quello del pastore ma dei lupi…

Lo fanno i cosiddetti influencer cioè fanfaroni imbonitori di sé stessi, cioè nulla: chi vuole influenzarti, ti garantisce il godimento, ma non ti rende mai fecondo. Ti spaccia emozioni, ma non ti fa crescere. Ti anestetizza il pensiero ma non ti fa ragionare.

Il vero maestro per diventare fecondo a volte ti chiede di rinunciare al godimento. E guardare più lontano dell’ombelico del tuo interesse o dei tuoi presunti diritti.

Ma siccome il digitale (e non solo lui) ci ha abituati che conta solo il presente mettiamo “like” e “follow” ai  tanti influencer pensando che siano più utili dei veri maestri. 

Anche troppa politica è così: chi vuole influenzarti ha più successo dei maestri o di chi abbia qualcosa da dire. Tutto sembra social. Annunci, polemiche e scontri politici si svolgono ogni giorno a colpi di tweet o di post su FB. E chi ottiene più like e condivisioni pensa di avere vinto. Tutto è urlato. Tutto è per forza lotta, offesa, denigrazione. Tutto è proclama. Va bene tutto ed il suo contrario.

Non saprebbero discutere e confrontarsi in maniera costruttiva per il bene comune, perché forse perderebbero voti e consensi. 

Sanno solleticare la pancia ma non la testa né il cuore della gente.

A furia di essere esposti a tutto questo lo facciamo anche noi, nelle nostre religiosissime parrocchie con le nostre chiacchiere, leoni della tastiera sul web, commenti, lamentele, sospetti e accuse.

Dio invece non è così. La sua voce sa come raggiungerci perché conosce i nostri bisogni, non impone i suoi!

Oggi ci racconta che niente e nessuno ci strapperà dalle sue mani. Lo ribadisce due volte. Nulla di quanto vi possa accadere mi impedirà di esservi a fianco. Immagine bellissima. Siamo in Dio perché Dio è già in noi battezzati. Questa certezza ci entri dentro, con voce leggera e continua; ci addomestichi…noi e le nostre “non sono un bravo cristiano, non sono a posto, non vengo a messa tutte le domeniche, “: pensate a S. Paolo che ai Rom. dice chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati… 

Dio non ha bisogno di alzare la voce. Ringraziamolo perché sempre delicatamente ci rivolge la Parola. Chiediamogli l’umiltà di ascoltarlo davvero e riconoscerci in questo, conosciuti e unici ai suoi occhi. Rinforzi in noi la fede che nulla e nessuno ci strapperà ci allontanerà dalla sua presenza e affidiamoci a Lui.

Domenica IVa di Pasqua

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Statuetta del buon pastore – Musei Vaticani

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Pochi versetti, quasi enigmatici, presi da un ben più ampio discorso ribattezzato dai biblisti come del “buon pastore”… A caldo mi verrebbe da gustare le seguenti cose…

Intanto tutto pare dire “relazione di elezione”… non sottomissione, alibi o vaghezze spirituali varie. Una voce da riconoscere e ascoltare (dove – come – quando?); un “seguire” concreto e incarnato, non un “fare delle cose per”…; una vita eterna da ricevere qui e ora (non in futuro dopo morti)..sul serio? la recriminiamo? ci interessa? Non andare perduti in eterno… passaggio audace: pensiamoci, vuol dire che il “perdersi” o il sentirsi “perduti” è quantomeno contemplato, accolto, fa parte del cammino; nessuno ci strapperà da questa relazione…efficace, non trovate? “Me le ha date”… Siamo “proprietà” di un Dio che ha i nostri mani sulle palme delle mani… ci sentiamo al sicuro di questo pastore? Sono una cosa sola… guardo Gesù e la sua vita e contemplo Dio.

Insomma ce ne da leccarsi i baffi, per dire… su quale passaggio sceglieremmo di sostare qualche istante? magari me lo annoto in un post.it da appendere al monitor del pc, me ne faccio un promemoria che mi sorprenda ogni tanto dal cellulare ricordandomi che…

Buona settimana di sole, pecorone e pecoroni…

 

COMMENTA

Mi stanno castrando… Omelia Domenica IIIa di Pasqua

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Come va con la Pasqua? Oggi è la terza domenica: che ne è stato delle Nostre quaresime devote, lavanda dei piedi, processioni, via crucis, cori e fiori, veglie e messe? A cosa è servito baciare il crocifisso? Questa ennesima Pasqua ha lasciato qualcosa di acceso, in noi? un desiderio, una consapevolezza diversa, un cammino di liberazione da compiere?

Abbiamo il coraggio di farci queste domande?

Mi piacerebbe avesse acceso un “diritto” da recriminare davanti al Signore: “Gesù, aiutami a risorgere, cioè a tornare a vivere in questo aspetto della mia vita in cui mi sento spento o freddo, mi sono arreso, chiuso o aggrovigliato. In quel mio sepolcro di rabbia, sconforto, fallimento e orgoglio in cui non ti voglio proprio far entrare. In quella “comfort zone” di tradizioni superficiali, riti vuoti, prestazioni sociali, religiosità a buon mercato che mi consolano e gratificano ma in cui siamo tutti soli o contro tutti, magari gruppo contro gruppo, a fare ciascuno le proprie cose per la parrocchia?

  Come va allora con la Pasqua? 3a terza domenica: siamo a metà strada verso il dono dello Spirito nella Pentecoste. C’e tempo! 

In questi giorni circa 80 delle nostre figlie e figli ricevono la cresima, scelgono di confermare la loro vita cristiana: che comunità li attendono? troveranno in noi adulti dei testimoni? di che? degli allenatori? incontreranno… creduloni o credibili?

  Forse come i discepoli, un po’ spenti e rassegnati, dopo Pasqua anche molti di noi hanno biascicato un “io vado a pescare” come Pietro, quasi a dire: abbiamo fatto quel che bisognava fare, non è accaduto nulla, anche Gesù Cristo è sistemato, ricominciamo da dove eravamo rimasti, torniamo a fare le solite cose. Allora c’è da augurarsi che le reti restino vuote e che il Signore trovi in noi cuori disposti ad ascoltarlo, perché solo Lui conosce la parte migliore dove andare a gettare le nostre reti e ci incoraggia a farlo. Vivere la risurrezione significa recriminare questo diritto: ne abbiamo bisogno. Significa sentire che la luce di Cristo e del suo vangelo vuole aiutarci a guardare in modo diverso alcune nostre croci, portarvi speranza, accoglienza, sollievo, alternative.

Siamo chiamati a difenderci da tutto quello che ci allontana dalla potenza della risurrezione. Non a fare “cose religiose” ma a cercare di vivere lo stile di Gesù, avere il più possibile i suoi sentimenti e atteggiamenti, fare nostre alcune sue scelte concrete che sentiamo nel vangelo e tutto questo perché percepiamo che vivendo così la nostra vita è diversa, siamo più completi, riusciamo ad essere pienamente umani!

 La vita del cristiano che crede davvero nella risurrezione è provocata a compiere il bene, alla solidarietà, alla giustizia sociale, all’educazione civile, alla cittadinanza attiva, al perdono e alla tolleranza, allo stare nell’attuale complessità con pazienza e cercando di educare al bene comune futuro, non a slogan facili e strumentalizzati. Credo sia importante comprendere quanto sta accadendo. Se davvero siamo chiamati dal vangelo a questo stile di vita per essere realmente cristiani risorti, siamo anche chiamati ad accorgerci che tante decisioni politiche oggi sono esattamente contrarie a questo, ci vogliono impedire di costruire il bene, vivere la solidarietà, il coltivare e combattere per certi valori.

E’ in atto senza che ce ne accorgiamo, una sorta di lotta alle reti di solidarietà, all’impresa sociale, al terzo settore fatta di precise scelte politiche e amministrative da parte del nostro governo, contro chi cerca il bene comune. E questo screditando, generalizzando, strumentalizzando a dovere le informazioni …per denigrare iniziative della caritas nazionale, dimenticare promesse a favore di carcerati, famiglie numerose, ai redditi di cittadinanza realmente ai più poveri e non ai senza dimora, comunità famigliari per minori boicottate, tagli alle misure alternative al carcere e tanto tanto altro, tutto documentato anche da Avvenire e da diversi giornalisti ed economisti del settore.

Capite? questo impedisce oggi la risurrezione e la crescita del regno di Dio…È in atto una strategia di centralizzazione delle misure di aiuto sociale, e le iniziative del Terzo settore sono trattate come una sorta di concorrenza sleale, con sospetto e chiusura. Ci impedisce di essere umani, responsabili, socialmente protagonisti e solidali, favorendo una centralizzazione indebita fatta più di presunta sicurezza che di libertà vera…Facciamo noi a modo nostro, voi non preoccupatevi: pare questa l’idea sottostante o meglio, l’ideologia sottostante..ed in cambio di cosa? a prezzo di cosa? di restare tutti più sicuri, armati, chiusi e soprattutto molto molto meno liberi e solidali, cioè umani e cittadini.

E’ una cosa gravissima quella che sta accadendo attorno a noi: senza ce ne accorgiamo ci stanno castrando la testa e il cuore, anche senza chimica ma a furia di slogan ad effetto pancia. Forse ci stanno già castrando…letteralmente, nella possibilità di essere generativi e dare-condividere-offrire la vita.

Come cristiani, come chiesa, come cittadini, come risorti siamo chiamati a prendere coscienza di quanto accade attorno e dentro ciascuno di noi, per non restare in balia degli eventi o ritrovarci sfiniti e indifferenti riguardo ai nostri diritti e doveri di cittadini e cristiani.

Chiediamo al Signore che smuova nelle nostre coscienze, la forza al bene, illumini le nostre intelligenze a nuove consapevolezze, ci aiuti a scegliere davvero come vivere con responsabilità questo tempo di Pasqua, nella risurrezione di una vita, solidale e umana, che non deve esser lasciata morire. Ne va della nostra fede e della nostra speranza della nostra credibilità!