‘Azz, che bella tirata d’orecchi…. Omelia XXIIa to B-2018

 

 

Unknown

 

Oggi la Parola di Dio, … ci prende tutti per un orecchio, primo chi vi parla, che preferirebbe sedersi li comodo e far finta di niente.

Che succede? Bello notare come lo stile di Gesù, faccia intervenire le devote delegazioni per verificare, tipo GdF, se stia o meno traviando religiosamente le persone: arrivano farisei e scribi.

“farisei” significa “separati”. Sono laici che osservano tutti i ben 613 precetti -estrapolati dalla legge di Mosè- e per questo si distinguono dal resto della gente, considerandosi a posto, credenti praticanti; e poi gli scribi, cioè i teologi ufficiali, han studiato, tipo i preti. ….Insomma siamo tutti nella stessa barca.      

 E quale sarà la gravità del fatto?  Si sente rimproverare ”perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure? Non è una questione igienica, ma rituale, religiosa. Dovrebbero fare tutta una serie di riti e gesti per purificarsi prima di pregare o mangiare…Invece si comportano in modo diverso, grazie a te, caro Gesù Cristo. Li stai forse rovinando? Abbiamo sempre fatto così ! (e a cosa è servito, penso spesso?)

 La risposta sembra inizialmente un complimento, “Bene ha profetato Isaia di voi, quindi sembra lodarli, e poi ecco la doccia fredda: Ipocriti! Il termine ipocrita non aveva a quel tempo la connotazione morale di oggi, ma indicava l’attore di teatro. Quindi bisognerebbe tradurre “teatranti”, “siete dei commedianti, tutta questa vostra finzione della religione è soltanto un teatro”. E l’accusa, presa dal profeta Isaia è: Questo popolo mi onora con le labbra, a parole!…ma il suo cuore è lontano da me. X2  PAUSA

Io, se dite, mi fermerei qui: è forse cambiato qualcosa dopo 2000 anni? quante volte ci capita, io per primo, di recitare una parte: sai il copione a memoria (le formule della messa, le preghiere, le risposte tutti assieme in automatico..), sai fare i gesti, mettere le mani, sai cosa dire, raccomandare, come parlare di Dio…ma non sai più parlare con Dio. A parole dici di essere cristiano, bravo, devoto e tanto de ciesa, sempre in parrocchia..ma il tuo cuore è chiuso e non ti interessa altro. Ti senti a posto così. tanto…

Siamo vittime del ritualismo, fare riti ma senza tocchino la tua vita, tanto per fare. Dal nulla appari in parrocchia negozio per i sacramenti, perché son cattolico, mi han cresciuto così, è giusto…(battesimi, matrimoni, funerali, cresime..) nel nulla ritorni, sparendo a far le tue cose…hai comprato quel che ti serviva, dei sacramenti sociali, delle prestazioni sacre, degli anestetici.

 Gesù affonda il colpo:“Invano mi rendono culto insegnando dottrine che sono precetti di uomini.” Quindi non da Dio: hanno spacciato per autorità divina quello che invece è umano, sono soltanto precetti inventati da uomini…usanze, mentalità.

Abbiamo sempre fatto così, siamo abituati così, qui si fa così, o si fa come dico io o me ne vado, ci hanno abituato in questo modo, loro fanno le loro cose-noi ci arrangiamo, mi hanno insegnato a dire, fare, rispondere così..è giusto, bisogna, me lo merito,..

Siamo onesti: spesso, come persone e come gruppi in una parrocchia si sentono troppe volte questi muri. Muri nei propri cuori, muri costruiti tra gruppi…Invece di vivere da liberati dal Signore, siamo chiusi, invece di essere pontefici, creatori di ponti, restiamo sulla difensiva. A noi basta fare quel che ci va, perché è bello e giusto così, abitudine o inerzia, con o senza Gesù Cristo. Siamo attaccati alla poltrona più di certi vecchi politici!

 Ci difendiamo dalla bella notizia del vangelo, che ci vorrebbe liberare, unire, rendere autentici. Preferiamo fare pratiche religiose e sentirci a posto che far pratica di Gesù Cristo, del suo annuncio! 

Papa Francesco in Evangelii Gaudium n. 33, nel 1° anno di pontificato scrive:….

Mi chiedo: Cosa vogliamo fare come comunità parrocchiali? 

Ascoltiamo cosa Giacomo, nella 2a lettura, ricorda ai suoi cristiani: Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi.

Mettere in pratica e non illudersi, non fare i teatranti…permettendole di toccarci il cuore e convertirci.

Era una parola scomoda, oggi, lo avevo detto… ma necessaria per una chiesa che mai come oggi, diceva il papa. è chiamata a farsi missionaria, testimone. 

“la tradizione è la salvaguardia del fuoco non l’adorazione della cenere” scriveva Mahler…compositore austriaco.

Signore Gesù, ci hai tirato le orecchie, te ne ringraziamo, aiutaci così a tenerle spalancate e riempile della tua parola, fuoco vivo; bruci le nostre resistenze, riscaldi i nostri cuori, illumini le nostre vite per ascoltarla meglio, metterla in pratica e viverla come comunità di salvati !

 

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Goccia tartare… Domenica XXIIa t.o. B-2018

 

Tempo di lettura prevista: 4 minuti.

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 7,1-8.14-15.21-23

1Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3– i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». 

6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:

Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.

7Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». [16]

21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Puro e impuro. Non credo servano molti commenti, no? solo per annacquare o girare attorno i discorsi.
Lasciamola così, sta pagina, come una tartare di carne cruda…nemmeno un filo di olio extra vergine ci mettiamo.
Bello pensare che lo stile di Gesù, non certo un ribelle, faccia partire le devote delegazioni da Gerusalemme per venire a verificare …tipo GdF..se stia facendo il bravo coi discorsi o stia traviando religiosamente le persone. Non va certo sottovalutato, anzi, il caos che gesti come quelli creavano o meno a livello di ritualismo … ciò non toglie che Gesùùùbbbeello… se la cavi egregiamente e ci tolga così un gran bell’impaccio di dosso.
Anche se ci riporta nel sacrario della nostra coscienza, la stanza dei bottoni delle nostre scelte e ci riconsegna chi siamo e decidiamo di essere. Mi piace notare come l’elenco finale..riguardi come sempre, solo e sempre le relazioni con le persone…e non la religiosità, la devozione, la preghiera…che non son certo banali o inutili ma…
misericordia voglio e non sacrifici..dirà…
Pensando a chi oggi decide come comportarsi, cosa comunicare, con che toni e stile, che scelte economiche, politiche e sociali compiere…. come dar torto? Non è questione di studi, lauree, master e competenze..ma di che cosa scegli.
Se ci sei solo tu, io io io..o un noi più grande nello spazio e nel tempo. Una responsabilità anche civile e umana, sociale, religiosa. Credo non ci debba spaventare ma lasciar illuminare.

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RUTTI BIBLICI…Omelia XXIa t.o. B-2018

Unknown 3

Questo vangelo a mio parere è liberante. Quindi bellissimo! Rimanda ad un aspetto fondamentale del nostro rapporto con Dio. O è liberante o qualcosa non va. Per liberante intendo che ci faccia sentire liberati, sereni, accolti ad oltranza, senza dover meritare o guadagnare nulla. Noi stessi fino in fondo, in estrema confidenza ma senza vergogna. Capaci di stupore, addomesticati, amati.   Gesù è la bella notizia di un Dio papà, che ti vuole libero, fidati e lo vivrai. E digerisci pure anche rumorosamente tutto il resto! Un fragoroso RUTTO catartico di tutte le zavorre che abbiamo nello stomaco, nell’anima e nella coscienza su dio e la chiesa, la fede, la morale ecc. ecc.

Liberi soprattutto perché messi in grado di sospendere quanto presumiamo di sapere su Dio o la fede per accoglierlo come Lui desideri, ascoltando il vangelo buona notizia, non solo come ci hanno insegnato o in buona fede, trasmesso o riteniamo giusto noi.

Perché questo è il limite e la resistenza che ci viene raccontata.

  Siamo alla fine del cap. 6 di Giovanni che stiamo ascoltando quasi a puntate da diverse settimane. 

Per 7 volte, è sottolineato che la gente mormora, si lamenta e oggi siamo al gran finale. Molto interessante. Ricorda purtroppo lo stile comunicativo becero a cui una certa politica ci vuole abituare. Prima si denigra l’avversario, screditandolo in tutti i modi, poi ci si gode l’effetto, non sapendo mai cosa dire di utile e costruttivo. Solo grandi proclami da vincitori o vittime, ma alla finestra, senza sapere minimamente gestire la complessità o la verità dei fatti.

Questa parola è dura, chi può ascoltarla!”sbottano i presenti. Gesù l’ha spiegato in tutti i modi parlando di pane vero, qualità della vita promessa, eterna, farsi cibo e mangiare, come relazione con noi. Ha presentato la vita cristiana come un dono. Essere cristiani significa scegliere di accogliere Lui come dono per le nostre vite e vivere di conseguenza la propria come un farsi cibo, dono agli altri. Niente di più, niente di meno. Fate questo in memoria di me…mi pare significhi questo, no? Ma loro mormorano.

 Se potessimo, perché no, prendere in mano la Bibbia e leggere il capitolo tutto d’un fiato ci accorgeremmo anche che i destinatari di questo famoso e intenso “discorso del pane”..come in uno zoom, cambiano: prima è la folla, poi i giudei, quindi i discepoli, i dodici e infine Pietro. Se ne sono andati in tanti. Scomodo seguire Cristo.

  Per me è liberante che in un vangelo siano riportati questi fatti. Non è il catalogo di un prodotto che magari tacendo o esagerando, ne parli solo bene per fartelo acquistare. Sembra davvero che tu sia messo spalle al muro e non ti si nasconda nulla, liberando la tua responsabilità personale di scelta. Gesù poi rincara la dose, chiedendo loro quanto possano scandalizzarsi. Che bello! Il vangelo ci scandalizza, cioè turba mentalità e abitudini, stride col nostro modo di essere e pensare. Non è uno zuccherino, un banale “voemose ben, stemo insieme, femo pa chealtri”: non serve essere cristiani per questo. Così lo svuotiamo, annacquandolo.

  Infatti, sottolinea Giovanni…alcuni non credono, molti tornano indietro, molti non andavano più con Lui. Sembra il quadro delle nostre comunità parrocchiali, oggi! Ma è bellissimo e liberante. Essere cristiani non è salire o stare sul carro dei vincitori, dei facili consensi, dei grandi numeri. Ne un vago galateo sociale.

Auguriamoci di saper assaporare la libertà di tale pagina. Proviamo a sostituire il nostro nome con “i suoi discepoli” per poter così redigere una nostra personale classifica delle pagine bibliche più indigeste, quelle che vorremmo proprio strappare. Quelle che potendo, non vorreste ascoltare mai perché tremendamente vere e per questo scomode e importune. 

Sarebbe bello confrontarsi su queste ed i motivi che ci frenano.

Utilissime perché ci danno una misura di verità di noi e della strada ancora da percorrere. Cosa sta reagendo in noi o si sta chiudendo, le pietre che abbiamo messo sopra alcune parti di noi e non abbiamo più voglia di togliere. Siamo messi a nudo in tutto noi stessi. Dicono di un rapporto vero, effettivo e affettivo con il Signore, dicono dove siamo, dove potremmo andare, dove Lui ci sta aspettando.

Ma vi auguro anche l’esplosione finale, quando…dopo il braccio di ferro esistenziale di ciascuno o le fatiche a credere, i dubbi a fidarsi, il vagabondare ramingo con le nostre scialuppe di salvataggio o i nostri doppi fondi… arriveremo, magari da bastian contrario, a biascicare (quasi a non voler dare soddisfazione)…”Signore da chi andremo…” cioè..da chi vuoi che andiamo, cosa vuoi che facciamo senza di te, ma hai visto come siamo presi? siamo alle corde…suvvia”

tu solo hai parole di vita e terna …e noi ne abbiamo così bisogno.

Possiamo credere di poterci arrangiare ma alla fine torniamo sempre a casa tua, per riscoprire noi stessi e ripartire liberati.

Potremmo fare anche un elenco di queste pagine belle che sentiamo vere e utili per noi, a cui ritornare in cerca di luce e pace. Anche questo è molto liberante. 

Che il Signore ci conceda tale umiltà e coraggio.