Goccia bastarda. Domenica XXIa t.o. B-2018

 

 

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Tempo lettura previsto: 3 minuti

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 6, 60-69

In quel tempo, molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Devo ammettere che pagine come queste mi fanno morire. Niente di più dissacrante. La libertà di scrivere e dirti in faccia tutto quello che c’é. Senza paura. Senza dire…chissà cosa penseranno i lettori di questi scritti tra centinaia di anni. Oppure..chissà però che figura ci facciamo noi discepoli. Auguro a tutti voi, affezionati “gocciolati” di poter assaporare la libertà di tale pagina. Di sostituire il vostro nome con “i suoi discepoli” e poter così redigere una vostra personale classifica delle pagine bibliche più indigeste…quelle che vorreste proprio evitare o strappare, posto il fatto che non le abbiate già divelte. Quelle che potendo non vorreste ascoltare mai perché tremendamente vere e per questo scomode e importune. Bellissime perché ci danno una misura di verità e di strada ancora da percorrere. Dicono dove siamo, dove potremmo andare, dove Lui ci sta aspettando. Cosa sta reagendo in noi, cosa si sta chiudendo, le pietre che abbiamo messo su alcune cose di noi e non abbiamo più voglia di togliere.

A voi auguro anche l’esplosione finale, quando…dopo il braccio di ferro esistenziale o il vagabondare ramingo per le nostre scialuppe di salvataggio o i nostri doppi fondi… arriverete, magari da bastian contrario…a biascicare (quasi a non voler dare soddisfazione)…”da chi andremo… da chi vuoi che andiamo, cosa vuoi che facciamo” e quindi la vostra contro top ten dei brani da cantina, quelli buoni, utili, che consolano e illuminano…a voi la scelta. Buon lavoro.

 

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Amen! Omelia XXa to B-2018

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Anni fa, durante una messa, sto dando la comunione: è il turno di un uomo, tutto austero, devoto, pio: il corpodicristo!-guardandomi quasi con sufficienza, mi risponde: ”lo so!”… “beato lei”, gli ho sussurrato. Ad oggi la risposta per me più ..”originale”, ecco.

 La liturgia per fortuna non ci chiede tutta quella fede ma solo di rispondere Amen: significa..ci sto, così sia! ci metto la firma. Siamo chiamati a dirlo non in automatico ma come risposta consapevole, senza anticipare il prete; magari guardando quel frammento di pane che sto per consumare.

E’ come se…solo così.. potesse iniziare a fare effetto in noi…

Siamo abituati a dire “vado alla comunione, ho fatto la comunione” ma che significa? Credo possa essere interessante e utile fermarci su questo punto, altrimenti resta una parola vuota…e lo dico io, chiamato a far mie le parole della consacrazione: ”questo è il mio corpo, il calice del mio sangue”.. più e più volte!

   Il 6° cap. di Giovanni, che da 4 domeniche stiamo seguendo passo passo, ci presenta il discorso di Gesù sul pane… vorrà pur dire qualcosa questa precisa e meticolosa insistenza!

Vuol dire mangiare il corpo di Cristo. Nutrirsi di Cristo per diventare come Lui, vivere come Lui. Nel Natale celebriamo l’incarnazione: Dio si fa uno di noi. La risurrezione, invece, di domenica in domenica, noi diventiamo come Lui, viviamo di Lui.

La nostra fede non è un insieme di cose da fare o evitare ma una presenza, una persona vivente da frequentare. Che ci offre la possibilità di vivere come Lui, in sua compagnia. “chi mangia rimane in me ed io in lui”, abbiamo sentito dal vangelo.

Se manca tale consapevolezza, aggiunge Gesù  non avete in voi la vita”… parole impegnative…non possiamo far finta di nulla.

Pensiamoci, mentre saremo in fila e quando torneremo al nostro posto. Riflettiamo e preghiamo sul senso di questo sacramento.

Posso essermi anche confessato, aver fatto digiuno e tutto ma se poi non desidero vivere in questa maniera…a cosa serve?

>Facciamo la comunione per vivere in comunione. Con Cristo stesso, riconoscendolo in noi, nel nostro cuore, nella nostra coscienza a sussurrarci vita autentica e verità di ciò che siamo e possiamo scegliere. Non per dovere o perché parte dello show!

>Facciamo la comunione per vivere la comunione: e questo forse è più difficile. Ma se siamo cristiani onesti e adulti non possiamo fare finta di niente. La comunione ha bisogno di essere fatta, cioè scelta, costruita, custodita. Per questo siamo chiamati a rinunciare a certe cose: atteggiamenti di supponenza, autoreferenzialità, violenza nei modi, nei linguaggi, arroganza, disinteresse, egoismo e soprattutto nel coltivare disprezzo, discredito, superficialità.

Per questo siamo chiamati come diceva S. Giovanni XXIII a cercare quello che unisce non quanto ci divide…

se sarete uniti vi riconosceranno, dice Gesù nel vangelo, aggiungendo che l’unità è la prima cosa fondamentale, il primo biglietto da visita per dei cristiani credibili, affinché dirà, tutti siano una cosa sola…C’è in noi questo desiderio? Nelle nostre indaffarate parrocchie lo abbiamo? cerchiamo di realizzarlo? a costo di cosa? con quali scelte e atteggiamenti? forse dovremo smetterla di chiamarle parrocchie: spesso è una parola vuota. Forse sarebbe meglio dire solo “comunità parrocchiali”..il termine comunità ci ricorderebbe questa missione che accomuna i battezzati: costruire luoghi dove ciascuno possa trovare accoglienza vera, comunione! A tutti i costi. Potrà sembrare ovvio ma non limitiamoci a dire, come quell’uomo devoto, Lo so!

 Offriamo al Signore l’amen più sincero, impegno concreto per un regno di Dio che sta venendo anche grazie ai nostri atteggiamenti, come singoli e come comunità cristiane. Sia questo il nostro desiderio andando oggi, ancora,… a fare la comunione per viverla, giorno per giorno, a tutti i costi.

 

Domenica XXa t.o. B-2018

 

 

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(Discepoli di Emmaus, Caravaggio)

Tempo lettura previsto: 2 minuti

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 6, 51-58

In quel tempo Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

Lo so… c’ho pensato anche io, che credete? E’ la terza domenica che stiamo fermi su questo capitolo 6 di Giovanni. Non vorrei ci impantanassimo. Pane, vino, carne, sangue, vita eterna, vita che muore, manna, vero cibo e vera bevanda. Credete sia facile? Mi pare di aver già balbettato abbastanza. Eppure la liturgia ci tiene per la manica…ci trattiene dall’impazienza, dalla compulsione frivola alla novità a tutti i costi, ci spinge a sempre qualcos’altro perché tanto questo l’ho già sentito, so come va a finire, lo spoiler è già bello e servito. Eppure siamo ancora qua: come se quel pane fosse vecchio, di ieri l’altro e per questo destinato ad essere masticato con pazienza, determinazione, umiltà caparbia e abnegazione. Quasi a volerne spremere ancora energia, forza, succo. Per certi versi, se posso, la goccia scava la roccia. Continua a bere, continua a mangiare, mordi forte, fino a farti dolere le mascelle… perché questa parola merita ed è centrale. Ne va della nostra vita ma in primis della nostra fede. Altrimenti la fede della domenica sarà solo un cabaret nemmeno tanto divertente a cui partecipo poco convinto. Altrimenti quel pane, se non lo mastico bene, lo sputerò in fretta, magari senza farmi vedere, cercando altri zuccherini… E’ tremendamente chiaro, Gesùùbbellllo…si vivrà attraverso di Lui: altrimenti non avremo in noi la vita. Andremo a messa e diremo le preghiere, religiosi devoti , meritevoli convinti …ma senza vita. Cioè morti. Amen.

 

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