Ascensione del Signore – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

 

In Ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 16, 15-20

In quel tempo Gesù apparve agli undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano

 

Insomma, adesso arrangiatevi, siete diventati grandi e responsabili. Volete sempre la libertà? eccola, dimostrate di esserne degni e di metterla in pratica.
Come quando ti hanno lasciato a casa da solo la prima volta, o dato la macchina il sabato sera, o la vacanza con gli amici, le chiavi di casa…
Non sei più coi tuoi, ora dimostri davvero quel che hai capito e chi sei…quanto sei maturo e responsabile. I tuoi non ci sono fisicamente ma permangono in te attraverso i loro insegnamenti, la loro fiducia, quanto ti hanno trasmesso e soprattutto quanto tu sei stato in grado di rielaborare e appropriartene.
I segni metaforici sono molto belli, figurati, da tradurre in umanità da promuovere e preservare.
E il gran finale…predicare dappertutto cioè a chiunque; il vangelo, una buona notizia…prima di cose da fare e dover essere..una buona notizia.
Quasi chiedere a ciascuno: tu che buona notizia sei? Mi piace pensare che ciascuno di noi sia una buona notizia che Dio rivolge al mondo, unica e speciale.
mi piace infine far notare che “Il Signore agiva insieme con loro…” bellissimo; a noi che pensiamo di arrivare e salvare il mondo… la Parola ci ricorda che Lui agisce con noi; anzi, sta già agendo, ci aspetta e invia solo per dargli una mano.
Sta già tormentando amabilmente una persona, coi suoi tempi, a maturare, crescere, ravvedersi, svegliarsi fuori…seguirlo, imitarlo.
Conferma la Parola – buona notizia che tu annunci e testimoni..con i segni.
Ci dà una mano.
Ricordiamo quando aveva detto ai discepoli da risorto che li avrebbe preceduti in Galilea? Ci precede sempre, già al lavoro tra le persone, attende che noi completiamo l’opera e ci conferma.
Insomma renderci conto che siamo suoi strumenti e sintonizzandoci assieme, potremo portare frutto.
Ma se non ascende…. le prime due letture possono aiutarci a contestualizzare questa pagina. Per il resto…rispondiamo alla domanda sulla buona notizia e buona settimana!

VIa Domenica di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

 Arcimboldo (Milano, 1527-1593)
In Ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.»

Il discorso dei comandamenti, i famosi “Dieci comandamenti”..viene sempre accolto o affrontato con un ghigno un po’ beffardo, forse anche a ragione.
Abbiamo fatto di tutto per distruggerli…annacquandone il vigore, sganciandoli dal contesto fondamentale che li ha prodotti, dal testo biblico ecc. ecc.
Non son mai stati visti come cartelli stradali ma come doveri da accogliere a capo chino …
Peggio non si poteva fare. Quindi ben venga un po’ di “purgatorio” da questo punto di vista… eppure… l’evangelizzazione oggi ci indica che sono una miniera preziosa a cui attingere per mettere ordine nella propria vita spirituale e nella propria vita… (volendo la stessa cosa, no?).. lo prova ad esempio il grande “successo” che l’annuncio dei “Dieci Comandamenti” sta riscuotendo ormai da decenni in tutta Italia, grazie al prete che ha inventato tale proposta (Don F. Rosini) e a tutti quelli che li stanno portando avanti..
Qui Gesù non sappiamo se intenda quelli… chi lo sa…forse si, forse no, mica sono suoi..o meglio, son di famiglia, certo ma…
Evocano sempre un’ubbidienza coatta a cui non siamo abituati e che ci stona. Eppure questo accade perché ci fermiamo a questo retrogusto scomodo che ci fa emotivamente reagire con una chiusura e così fatichiamo a recepire le parole successive… “rimarrete nel mio amore”…. bello. Rimanere è anche faticoso, richiede una scelta di rinviare o evitare quel che ci vorrebbe far allontanare dalla prospettiva in cui già ci troviamo bene…e scegliamo, nonostante tutto di rimanere. E’ il verbo fondamentale di questo capitolo 15 di Giovanni che in queste due domeniche ci stiamo sciroppando…
A proposito: mettiamo in tasca quella frammette buttata lì con nonchalance… alla fine.. portare un frutto che rimanga.
Perché non avrò coraggio in questi giorni di lasciarmi benevolmente tormentare da queste parole? la mia vita, la mia fede, il mio essere “cattolico”, de ciesa, religioso, praticante..
porta frutto? e cosa? come? per questo siamo stati “costituiti”..
insomma..a cosa mi sta servendo essere cristiano? sono solo cose da fare per Dio o son cose che Lui “fa” per me?

Un biglietto gradito…Va Pasqua-B 2018

 

 

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Facciamo un pugno con la mano e guardiamolo: la medicina ci dice che il nostro cuore è grande così. Il motore della vita e dell’amore finché batte è questo, grande come un pugno.

  Nei primi anni 2000 sono in seminario: i conti non mi tornano più, un periodo introverso, confuso, di crisi, manca poco ma non riesco più a guardare avanti con serenità. Un pomeriggio rientro in camera, inquieto e spaesato; sulla scrivania un biglietto, scritto a mano: “Dio è più grande del nostro cuore”. L’abbiamo sentito nella 2a lettura, le parole dell’apostolo Giovanni.

Me l’hanno lasciato due compagni di viaggio, dopo avermi percepito a lungo in difficoltà. Uno spiraglio di luce, un punto di vista diverso: Dio è più grande del nostro cuore.

Potrebbe sembrare una frase ovvia: si sa che Dio è grande, infinito onnipotente, eterno ma questo non ci aiuta molto ne sostiene.

Siamo abituati a dirlo nella liturgia, ci han sempre raccontato un Dio così, lassù tra le nuvole, distante, serio o peggio…indifferente ma questo non ci è mai concretamente servito a nulla.

Potrebbe sembrare una frase irritante, nello svalutarci, a noi che siamo abituati a sentirci quasi a posto, a gestire tutto, indaffarati e affannati, a tenerLo buono e fare tante cose cristiane per Lui e per la parrocchia…

A me sembra una frase bellissima, da cogliere nel senso che l’apostolo gli dà e nel suo contesto: sta invitando a non amare a parole ma con i fatti e nella verità; come quando Gesù ammoniva che «non chi dice Signore, Signore ma chi la fa volontà del Padre mio».

  In quel periodo sentivo la mia vita, il mio cuore, troppo piccolo, angusto, meschino. Non mi andavo bene: stavo facendo il peggiore dei bilanci sulla mia vita: quello fatto da solo! sentendomi sbagliato, abusivo, insufficiente, incapace, non all’altezza. Vi succede mai? Vi siete sentiti o vi sentite così?

Dio non c’entrava niente: era un argomento da studiare nei libri, di cui discutere, per cui fare delle cose, un destinatario muto dei miei sforzi ma non aveva nulla da dirmi. Molti a volte, percepiscono la propria vita così: disillusi, tiepidi, rassegnati, in balia di sé stessi e dei propri bilanci fallimentari e asfittici. Vengo a messa ma poi, per il resto, che sapore ha la mia vita? dove sto andando? che c’entra Dio? Io faccio il mio, non si sta bene lo stesso, senza di Lui?

 Ma Dio, ricorda la lettera di Gv, conosce ogni cosa: invita ad amare con i fatti, cioè fare la Sua volontà, ce la offre Gesù, avere il suo stile di vivere la fede nel Padre e le relazioni quotidiane con le sorelle e i fratelli. Questo ci smuove dentro. 

Ci fa alzare la testa da noi stessi.

 Nella verità: vivendo così ci sentiremo autenticamente umani e potremo rassicurare quel nostro cuore su chi siamo davvero, davanti a Dio. Come un orizzonte in cui collocare la propria vita, una consapevolezza diversa da assaporare..se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, cioè se stiamo cercando di amare così…abbiamo fiducia in Dio. Un po’ come riconoscersi tralci di una vite più grande, per portare frutto. Un invito, pressante nel vangelo, a rimanere. Si, rimanere in questa prospettiva, in quei fatti e in quella verità: siamo tralci e Dio è più grande del nostro cuore, ci comprende, ci ama come siamo, accompagna e fa vivere. Così la sua grandezza non è umiliante ma indispensabile!

 Gesù ricorda ai discepoli che nulla di ciò che ci è esterno, nella nostra realtà, è cattivo o impuro ma è il cuore dell’uomo a farlo tale, servendosene male o per un fine cattivo…nel nostro cuore abita un bisogno bello di amare, di prenderci cura, di contemplazione. Il Dio che Gesù ci annuncia sa trattare con delicatezza le cose piccole e preziose, come i germogli e i tralci, 

i nostri cuori, soprattutto quelli sgualciti dalla vita, per permettere loro di portare più frutto possibile; e di non buttarsi via o marcire, facendo bilanci sbagliati, comunque provvisori.

La sua grandezza è a nostro favore. Sa di creatività e futuro.

   Dio è più grande del nostro cuore: da allora queste parole per me hanno un sapore e una speranza speciali. Sono diventato prete assieme ai due amici che me le dedicarono. Ora siamo confratelli e cerchiamo, nella semplicità appassionata dei nostri ministeri pastorali, di continuare ad assicurarlo alla gente. E di viverlo.

Spesso mi pare sia l’unica cosa che vale davvero la pena di fare.