III° Domenica di Avvento, Gaudete – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

« Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi all’alba per strade di negri in cerca di una siringata rabbiosa di droga, hipster aureolati bramare l’antico contatto paradisiaco con la dinamo stellata nel macchinario della notte […]. »
(Allen Ginsberg – Urlo, 1956)

urlo

(E. Munch, L’urlo, 1893, Galleria Nazionale di Oslo)

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Il Battista mi intimorisce sempre: appena mi si avvicina, in un passaggio del vangelo.. non so mai cosa pensare.
Austero, deciso, scarno, minimalista, essenziale, spietato. E poi la liturgia lo colloca sempre nella domenica del “gaudete”.. la piccola sosta “rosa” che la liturgia ci offre a metà avvento.
Mette a nudo. Una parte di me sbuffa. Eccolo, mi dico: nel tempo di Avvento, cavallette, miele selvatico, il laccio dei sandali.. in contrasto con Erode e sua moglie, nel battezzare Gesù, nel rimettere all’ordine chi lo confonde col messia..
Son quelli i passaggi del vangelo, li sappiamo ma..
Asciutto, nelle frasi che ben conosciamo a memoria..
Mi mette come a disagio, è “crudo”.
Eppure affascina, magnetico.. Lui che è “voce”…immagine efficace.
Uno che grida nel deserto. Non scappa, non si lamenta, ne lagna.
Lui nel deserto grida. A chi? Perchè?
Lui grida e non si stanca: l‘hanno ammazzato per questo: perchè gridava in faccia la verità.
Grida.. nel deserto.
Il deserto dell’indifferenza, del tiepidume, del marcio; il deserto della noia, del banale, della superficialità effervescente.
Del “vanno tutti dall’altra parte, non interessa più, tanto non cambia nulla.. cosa vuoi che sia, ormai al giorno d’oggi, ..”
Lui urla.. “in direzione ostinata e contraria..”
Sempre all’ombra, sempre consapevole di essere solo testimone, indicazione, dito che mostra.. passando la giornata a battezzare e annunciare..
Di lui dirà Gesù che non c’era nessuno come lui tra i nati di donna.
Chi è oggi così profetico? Chi oggi urla perchè non può fare altro?
Io a volte mi stanco solo anche a parlare.. altro che urlare..
Che il Battista ci aiuti ad urlare con quanto fiato abbiamo in gola.. quel che merita “gridato dai tetti..”(Mt 10, 27)

COMMENTA!

 

II° Domenica di Avvento – B

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

“(..) Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno (..)”

(Lucio Dalla, “L’anno che verrà” 1979)

021214

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri
Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Un grande teologo chiamato H. U. Von Balthasar diceva che l’esistenza cristiana è come “il dito di Giovanni Battista”.. perchè indica continuamente il Messia, sempre sbilanciata su Gesù.
Mi è piaciuta questa frase e la condivido volentieri: vivere sbilanciati. Riconoscere che il nostro baricentro è esterno a noi stessi.. che stiamo in vita ed in equilibrio solo grazie agli altri e quindi innanzitutto all’Altro. E che questa non è una privazione di libertà, ma un suo prodigioso riconoscimento e aumento.
Siamo fatti così, funzioniamo così, mai senza l’altro direbbe un famoso filosofo in un libro magnifico dallo stesso titolo: e questa nostra caratteristica incontra in Gesù che viene la potenzialità massima di significato ed espressione.
Siamo di fronte ai primi versetti del Vangelo di Marco: inizio del Vangelo di Gesù. Della “buona notizia”. Ascotando Marco ascolteremo una buona notizia. Siamo pronti?
Stiamo aspettando una buona notizia? Ma non il 25 dicembre.. in generale, cioè ora: sto aspettando una buona notizia? Mi posso concedere almeno il lusso di sperare?
Una buona notizia: vengono sempre da fuori, le buone notizie. Inedite, insperate, inspiegabili. Ci raggiungono e chiedono solo di accoglierle, farle entrare, dare loro credito.
Ci cambiano la vita o il modo di guardarla.
Come prepareremo il cuore a questo incontro? Con maggior impegno di quel che metteremo per il nostro bellissimo albero?
Come preparare la strada, in questo avvento, per non arrivare a Natale con le due solite frasi scontate di ogni anno: “già Natale..”
“Ah, io quest’anno Natale non lo sento per niente.. (variante “da qualche anno”)..”
Tutto qua?

COMMENTA!

 

I° Domenica di Avvento – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

11-10+Fiera+Arte+011

“Concetto spaziale: attesa” Lucio Fontana, 1963

Shomèr ma mi-llailah
( tratto dal libro del profeta Isaia 21,11 –
“Guccini”, Francesco Guccini, 1983 )

La notte è quieta senza rumore, c’è solo il suono che fa il silenzio 
e l’ aria calda porta il sapore di stelle e assenzio, 
le dita sfiorano le pietre calme calde d’ un sole, memoria o mito, 
il buio ha preso con se le palme, sembra che il giorno non sia esistito…
Io, la vedetta, l’ illuminato, guardiano eterno di non so cosa 
cerco, innocente o perchè ho peccato, la luna ombrosa 
e aspetto immobile che si spanda l’ onda di tuono che seguirà 
al lampo secco di una domanda, la voce d’ uomo che chiederà: 

   Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell 

Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace, 
non so più dire da quanto sento angoscia o pace, 
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare 
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…
e li avverto, radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo 
e sento d’ essere l’ infinita eco di Dio 
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità, 
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà: 

   Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell 

La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato, 
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato… 
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate, 
tornate ancora se lo volete, non vi stancate…
Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni 
e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni, 
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà, 
che la risposta sull’ avvenire è in una voce che chiederà: 

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell 

  https://www.youtube.com/watch?v=g85PzjZzrtc

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 13,33-37

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.


“Annunziamooooo.. la tua mooorte Signoooohhhooore, proclamiaaamo.. la tua risurrezioneee, nell’atteeesaaa della tua venuuuutaaa!”
Quante volte a messa ripetiamo o cantiamo queste parole? Le usiamo per rispondere a chi ci ha appena annunciato che è un “mistero della fede”.
Quasi a dire…”quel che capite, capite.. per il resto ci organizziamo”: e noi si risponde.. con quelle parole a cui forse abbiamo sempre fatto
troppo poco caso..
Nell’attesa della tua venuta. Ad ogni messa o quasi noi confermiamo quindi di essere in attesa.
Che sia la prima domenica di avvento o la terza di quaresima, un matrimonio, un funerale o la patrona o una classica domenica del tempo verde ordinario..
Vivere l’attesa.. è fondamentale: “the readiness is all” (la prontezza è tutto) diceva Shakespeare nel V° atto dell’ “Amleto” (1603)
Attendo attendo.. tanto passerà, tanto vediamo.. tanto smetto quando voglio, tanto a me non capita, a noi non può succedere
Aspetta, passerà.. si sistemeranno le cose, facciamo finta di niente, poi passa, cosa vuoi che sia, sarebbe bello, utile, giusto, ma..
C’è una attesa di cui ormai ho la nausea: l’incapacità di decidere. Decidersi.
Si, le cose tra noi non vanno bene, ma..
Sì, è malato grave, ma guarirà..
Si, è vero, lavoro troppo, ma.. bisogna
Si, sarebbe bello confrontarsi, venire a far due parole, confessarmi ma..
Si, hai ragione, ho bisogno di rallentare e fare silenzio.. vedrai che..
Si, sono d’accordo, son sposato ma.. come si fa a rinunciare?
Si, non è bene ma.. smetto subito, per una volta, che male c’è..
E aspettiamo..
E intanto poi collassiamo, ci incriniamo nei rapporti, chiediamo unzioni degli infermi inutili ad ammalati incoscienti (se no si sarebbe impressionato..), ci separiamo drasticamente, facciamo un esaurimento, picchiamo i figli, ci sballiamo, ci facciamo schifo, non ci riconosciamo più, andiamo in depressione,
ci allontaniamo..
Dovevamo aspettare.. aspettare.. e non è successo niente.
E non ho fatto cambiare niente.
Non mi son lasciato raggiungere, aiutare, mettere in discussione.
Non son stato il protagonista della mia vita.. o forse lo sono stato troppo..dormivo..
Altro che..
Che questo avvento ci doni il vero senso dell’attesa.. che non è stasi..ma risveglio!

COMMENTA!