Va Domenica T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 5, 13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”
Quante volte mi sento trattare come fossi il garante della fede e della religiosità della gente! subito chi mi incontra o si presenta, si giustifica dandomi conto delle proprie prestazioni religiose… pronto a dirmi che non va tanto a messa, che non è un santo, che non si confessa da decenni, che non fa del male a nessuno, che è convivente o separato…
mamma mia… non mi pare di avere certo la faccia da Santa Inquisizione: eppure c’è questo bisogno, ancora oggi, di giustificarsi subito, dicendo poi la famosa frase: “Sai, io credo a modo mio”.
Ecco..questa si mi mette tristezza! se sono in giornata provo a sibilare…che “a modo mio” non è scritto nel vangelo…il quale ci invita a credere in un Padre buono e misericordioso che ci vuole felici… non a credergli a modo mio. E che questo volto di Dio è liberante e ci vuole liberi, liberati e liberanti!
Allora poi altre giustificazioni e -come spero sempre- il dialogo riesce pure a crescere.
A modo mio cosa significa? in genere niente. Una sorta di giustificazione per privatizzarsi, chiudersi, ammettere che sì..non va bene però siccome mi interessa fin la..qualcosa devo dire. Significa in genere avere una gran confusione in testa… idee sbagliatissime di Dio, che ti si ritorcono contro, essere in preda di retaggi del passato, cristianesimi sociali o moraleggianti, educazioni preconfezionate, in balia di qualche stupidaggine sentita, patita da genitori, nonna col rosario, preti o suore all’asilo ecc., svendendo zie suore, parenti missionari o anni da chierichetto per la fede e il credere un tanto al kg…..
Raramente c’è la consapevolezza di quel che si dice: si confondono un sacco di bisogni religiosi con la fede, le tradizioni e le abitudini con la religiosità, qualche devozione con la verità di Dio e del Suo vangelo… il sapore della Sua Parola con le nostre parole, la sua misericordia con i nostri silenzi, il bisogno di silenzio e riflessione, con la preghiera… in genere Dio sembra qualcuno da sistemare alla meno peggio e fare star buono. In genere, insomma..a modo mio oltre ad essere inutile è anche dannoso. Non porta da nessuna parte.
“Continuiamo così, allora, facciamoci del male”…chioserebbe il grande Nanni Moretti a chi non sapeva dell’esistenza della Sacher Torte nel film “Bianca”.
Continua a credere a modo tuo, mi verrebbe da dire…non venire in chiesa se non quanto e come ti senti (comandi tu!), a confondere la fede in Lui nel bisogno di stare da solo e in silenzio a pensare…(a cosa poi) e mi raccomando…. leggi tutti i vangeli apocrifi e i libri di Augias e Mancuso ma MAI…un vangelo semplice e puro, per carità.
Non fare le cose scontate e immediate. Non andare alle “fonti”…
Non farlo, potresti imbatterti nella pagina di oggi…che ti dice che la tua vita ha sapore…è bella e importante. No, non sia mai. Che Dio abbia una buona notizia per te? nein.
La tua vita (può essere) E’ sale…per te e per gli altri… dare sapore, qualità, saper custodire le cose belle che ti vengono annunciate, il sale poi disinfetta, pulisce, cura… la tua vita può fare tutte queste cose se prima le lascia fare a Dio per te….
E’ Luce… guida, direzione, senso, calore..illuminare la realtà, guardarla come la guarda Cristo, con premura, apprensione, passione: in quello sguardo, in quella luce magari ti ritrovi, autentico, per quello che sei, senza giustificarti…
A te basta non far del male a nessuno, è vero. Pensi la fede sia qualcosa di etereo e marginale. Qui invece ci viene detto che conta il fare… quello che eccita noi veneti pratici… ma senza rendercene conto… il fare concreto delle “vostre buone opere”… perché se fai, la gente vedrà che di Dio vale la pena fidarsi. Le nostre opere buone Gli faranno pubblicità.
Ma questo a te non interessa. Non sai cosa dire ad un annuncio bello sulla tua vita, ne a vivere visibilmente con uno stile evangelico. Ma questo non è contemplato.
A te basta credere a modo tuo…pazienza.

IVa Domenica T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 5,1-12a
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Che pagina! dai più considerata la cosiddetta magna charta, cioè la carta di identità del cristiano. Tutto quello che serve capire, nudo e crudo, del vangelo e della fede in Gesù Cristo è tutto qua. Che effetto fa su di noi?
Emotivamente imbarazzante: ammettiamolo. Vuoi perchè il nostro “beato” in genere va a coppia con un “beato te… che…”
Cosa ci mettiamo? che hai ferie, che hai avuto la 13a, che sei giovane, che sei sano, che non sei solo…ecc. ecc.
C’è, mi pare di poter dire, sempre una componente come di invidia, più o meno sana e di personale rassegnazione semi esausta.
In realtà credo questa pagina tocchi un ambito tanto scontato quanto complesso: la felicità. Alzi la mano chi non vuole essere felice.
Alzi la mano chi ha davvero in mente in cosa consista questa felicità: soldi, salute, affetti, la realizzazione di sè..
Alzi la mano chi creda che essere cristiani renda felici.
Se non hai alzato la mano, ritorna dal Via, come a Monopoli.
Se hai alzato la mano…come la mettiamo? che significa?
Ma cosa è sta felicità, alla fine e come mai è così importante: è un diritto? dato a chi, da chi e per quale motivo…
e se poi non sei felice con chi te la prendi se questo tuo diritto è rimasto inespresso?
è un dovere? una conquista? un merito? un dono?
qualcuno scriveva… la felicità è il modo di viaggiare, non la meta.
A volte ho la sensazione che la nostra ricerca spasmodica di felicità ci si ritorca contro rendendoci frustrati e infelici.  Molte volte l’ho sentita delegare al compagno-marito-moglie… magari in modo mellifluo …
tu mi devi rendere felice. Se non sono felice è colpa tua, ti lascio.
Mmmm… non credo sia un rapporto o una relazione normale ed equilibrata, questa, così segnata da delle aspettative improprie ed eccessive: al limite nel matrimonio essa può essere frutto di un noi.
Ma non la vedo una cosa continua, come inebriante, 24/24…
secondo me è sentirsi al proprio posto, vivere come non potresti fare a meno di vivere.
La felicità per noi cristiani, ascoltando le beatitudini, non è stare bene con noi stessi, un bisogno compulsivo e narcisistico di autogratificazione… ma è il frutto di un abbandono, di un lasciarsi amare, incontrare, accogliere.
Insomma serve relazione, comunione, incontro, scambio, fiducia. Responsabilità.
Se mi guardo indietro… mi son sentito davvero felice a perdifiato poche volte e per motivi semplici, essenziali e quasi mai dipendenti da me. Non mi interessa, non è possibile essere sempre felici. Ma ciò non significa tu sia infelice o la tua vita non abbia senso, sapore o direzione, anzi.
Beati noi quando scopriremo questo. E in trasparenza coglieremo il volto di Gesù ed il suo amore.

IIIa Domenica T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Gustandolo a poco a poco, con qualche nota geografica nemmeno tanto misteriosa, questo vangelo è più saporito di quel che si pensi. Gesù si trasferisce a Cafarnao: ci sono stato…qualche centinaio di metri di rovine, i resti della casa di Pietro e poco più. E’ una delle tappe classiche del percorso minimo-base in Terra Santa.
Davvero un paesello dimenticato da Dio. Eppure…
Gesù sente del Battista e questo pare motivarlo ad accelerare il suo mandato pubblico.
Lascia Nazareth…ben più grande e va lì, a Cafarnao. Lo scrive Matteo e lo conferma il profeta Isaia: era una zona di mare (cioè di lago) quindi luogo di frontiera, passaggio, sulla “Via del Mare”, la celebre strada imperiale che dall’Egitto passando per Damasco conduceva in Mesopotamia, facendo da confine tra Galilea e Golan…insomma… erano posti la cui popolazione era considerata semi pagana, perché “imbastardata” con altri popoli, considerati ignoranti, sporchi, corrotti e poco praticanti…
Gesù ci indica subito chi vuole che siano i suoi primi destinatari. E noi, fratelli, di che reggimento siamo?
Abbiamo un “pied a terre” a Cafarnao, no?
Lui che si era messo in fila coi peccatori, compiacendo Dio, non può che cominciare così. Dalle tenebre di una umanità forse al buio, che lui però è venuto ad illuminare. Per chi si trovava..”in ombra di morte”…Lui si fa luce. Direzione, senso, segno. Direi anche sapore. Ma noi come viviamo queste sue scelte? ci toccano? cosa provocano in noi? chiusura, fuga, ci giriamo dall’altra parte, ci scherniamo, falsa umiltà, pazienza….

Convertitevi… non va letto in termini moralistici come facciamo sempre noi: comportati meglio, non sono un santo, non fare questo o quello, diventa migliore, vorrei essere diverso, più perfetto…occhio che…no!

Convertirsi… significa cambiare mentalità e modo di pensare. Il motore, la radice, non quel che appare.
Solo così ti accorgerai che il regno di Dio, non il paradiso un domani, è vicino, reperibile..forse proprio dietro di te. Dietro la coltre di boiate che ti sei messo in testa e non hai mai avuto voglia di togliere su diochiesagesùvangelofedeconversionevita…. cambiare modo di pensare, mettersi in discussione, abbassarsi le venete maniche delle cose religiose da fare, dei meriti e delle tradizioni del passato (sacrosante ma secondarie) e alzare le mani, togliendole al limite dalle tasche dell’indifferenza…. per offrirle capienti e consenzienti a questa sua luce.
Apriamogli il cuore delle nostre Cafarnao quotidiane, esistenziali, mentali, morali e spirituali.
Ormai siamo in minoranza, si dice da anni (in pochissimo tempo, poi, alla faccia delle messe, della Democrazia Cristiana, della bianca balena, delle miliardi di messe rosari preti capitelli che abbiamo in veneto…) ma credo che se qualcuno non riparte da sé ormai siamo destinati ad una cosa ben peggiore della minoranza: l’irrilevanza.