“Li amò fino alla fine.”
Mi sono sempre chiesto il senso di questa frase: misteriosa, profonda, soprattutto collocata qui, pochi istanti prima della lavanda dei piedi.
Come ci si deve sentire, ad essere amati così? che significa, poi, come si fa a comprenderlo?
“Li amò fino alla fine.” Il testo greco originale é un po’ ambiguo:
può significare.. fino alla fine della sua vita, cioè alla morte ormai imminente. Oppure.. la fine, all’esaurimento delle proprie possibilità.
Nel primo significato.. mi comunica un amore maturo, deciso, risoluto, ad oltranza, che non pensa più a sè stesso..
A volte, per gioco, ci si chiede..”se sapessi di dover morire e hai pochi giorni di vita, che faresti?”
Gesù ci risponde: sapendo che sono le sue ultime ore, vuole passarle così, con loro, con questi gesti.. senza pensare ad altro che a quelli che aveva scelto e con cui aveva condiviso quei 3 anni. Pensa al loro bene. Si dimentica di sè, non gli importa fare qualcosa di bello per la propria vita.. quanto comunicare.. tutto sè stesso.
Nel secondo significato.. fino alla fine può voler dire fino all’estremo delle proprie possibilità. Non ce n’era più per nessuno, insomma, svuotato e strizzato. Consumato.
Come quando, innamorati, diciamo all’amata “ti amo da morire..mi piaci da impazzire…” .. l’amore.. esagera sempre!
Fino alla fine: di più non poteva. Non riusciva. Sembra impossibile.. che uno esaurisca la propria capacità di amare ma non é questo il punto. E’ come noi ci poniamo dinanzi a questo amore.
In entrambe i suoi sensi: ad oltranza e fino all’esaurimento.
Per me, per ciascuno di noi. Proviamo a pensare. Si può amare in modo diverso? ci fideremmo di uno che non ci promette un amore così? e quando amiamo qualcuna.. non vogliamo farlo con la stessa intensità? L’amore esagera sempre.. é fatto così.
E poi.. si abbassa, si inginocchia davanti ai piedi. Non vuole guardare nessuno dall’alto in basso. I piedi di Pietro che lo rinnegherà e di Giuda che l’aveva venduto, i piedi del pubblicano Matteo, e di Giacomo sempre nervoso, di Tommaso coi suoi dubbi, del prediletto Giovanni e degli altri.
Non ci comunica un Dio che vuole il mondo ai suoi piedi ma che si mette ai piedi di tutti. Non signore ma servo della vita. Che vuole purificarla e servirla.. dal basso, dalla base.
Quel gesto, che tra poco rivivremo, ha cambiato la storia.
Erano a cena: si doveva far memoria, la loro pasqua ebraica, ricordare il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà della terra promessa. Dalla dipendenza al faraone al camminare nel deserto per riconquistare dignità e riprendere a vivere.
Gesù porta all’estremo questo rito e lo completa. Sta nascendo la Pasqua cristiana, quella che ogni giorno, ogni domenica celebriamo come eucaristia. Un pasto che ci aiuti a “passare”. Pasqua, prima di tanti coniglietti, pulcini e cioccolato, significa passaggio. Passare dalla schiavitù e dalla dipendenza alla responsabilità di sè. Fosse anche da una idea che non abbiamo voglia di cambiare su noi stessi, su Dio, sulla fede o sulla nostra vita. Sarà Pasqua solo se avremo voglia di passare.
Cioè se troveremo in noi, nel nostro cuore, nella nostra coscienza, qualcosa di morto, su cui non abbiamo più potere.. per farlo risorgere a vita nuova. Ecco il passaggio: sapere che non c’è niente che non possiamo fare.. tutto posso in colui che mi da la forza.. dirà Paolo ai Filippesi. Passare alla speranza.. di una possibilità. Di un qualcosa di inedito e inatteso ma che può accadere.
Gesù ce lo trasmette iniziando a lavare i piedi, mettendosi a servizio. Le sue parole diventano subito fatti. Per farlo devi per forza cominciare a mettere da parte te stesso e accorgerti dell’altro. Passare da uno sguardo avvitato su te stesso ad uno sguardo nuovo sul nostro prossimo. Devi almeno desiderare di guardarlo dal basso, dai piedi.. che gli han fatto percorrere le strade per cui si é perso, le scorciatoie prese che l’hanno invece sfinito, le cadute, gli ostacoli che ha dovuto superare o su cui é crollato. Ecco come si inizia a “passare,” cioè a risorgere: servendo. Servendo a qualcosa.. perchè se non servi a qualcuno.. non servirai a niente e la tua vita ti sembrerà inutile. E allora la butterai. Servire.. é servire a qualcosa per qualcuno.
Si passa dalla morte alla vita, dall’egoismo e dall’inerzia alla speranza e alla gioia amando, cioè servendo. Da una vita senza sapore ad una spinta centrifuga.. per amore. Gesù lo ha detto chiaramente. Lo ha dimostrato concretamente. Ce lo ha lasciato come compito. Il cristiano é tale solo quando serve. Quando cioè sceglie di passare. La risurrezione inizia da qui. Quando magari rinuncio ad allevare le mie paure per alleviare quelle degli altri.
Di amare, fino alla fine. Sempre, fino alla fine, all’esaurimento.. o almeno .. il più spesso possibile. Ecco l’amore.
E sapendo che non avremmo avuto poi tanta voglia di farlo,
si é fatto non solo modello e strada ma anche sostegno, incoraggiamento, presenza.
Ed é l’eucaristia che ci consegna il suo corpo tutte le volte che la celebriamo. La sua presenza in noi e dentro noi.. per aiutarci a fare altrettanto. Innanzitutto per ricordarci l’umiltà di toglierci le scarpe e lasciarci per primi lavare i piedi da Lui, amare da Lui.
Solo così, alla conclusione della messa, potremo uscirne con lo stesso desiderio per gli altri, di servirli amandoli.
Ma ve lo immaginate un mondo così?
Gesù ci assicura: “Io sono con voi.”
ma ci consegna anche ad ogni eucaristia la formula per passare.. servendo, fino alla fine: Fate questo in memoria di me!
Categoria: Omelie
Oggi sarai con me in paradiso – Omelia Domenica delle Palme e della Passione di Cristo – Anno C
È uno dei tanti “oggi” del Vangelo di Luca. Ci sta dicendo che la fede é adesso. Che non serve aspettare, rinviare, credere che un giorno si.. che avremo più tempo, più voglia, più disponibilità, più voglia di convertirci.. oggi, significa.. lascia stare gli alibi e le scuse. La fede é una scintilla che inizia quando vuoi tu, lasciandoti raggiungere.. ora, adesso.. basta volerlo.
Nessuna condanna! – Omelia Va Domenica di Quaresima – Anno C
Il motto episcopale scelto del cardinale Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco, è “Miserando atque eligendo”. La frase latina significa “guardò con misericordia e lo scelse” e si riferisce al Vangelo di Matteo, quando Gesù incontra il pubblicano Levi.
L’espressione: «Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi” (Mt 9,9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse – miserando atque eligendo –, gli disse: “Seguimi”».. La misericordia e la scelta..
credo che mai avrebbe pensato di poter mettere in atto così in modo epocale il suo stesso motto.
Da un lato Papa Francesco ci sta mostrando un volto povero, semplice, immediato e misericordioso di Dio, un volto umano e alla portata di tutti. Dall’altro.. é stato scelto e sembra ben intenzionato a compiere scelte precise di radicalità evangelica.
Credo sia bello anche per noi oggi soffermarci su questi due aspetti. La misericordia e la scelta. Intanto la prima.
Il Vangelo di offre una pagina superba da questo punto di vista. Ci parla della misericordia di Gesù. Vediamo di che si tratta.
Questi scribi e farisei.. non si stancano mai. Domenica scorsa si sentono raccontare la parabola del Padre Misericordioso..
Oggi c’è un altro incontro: Gesù e la donna adultera. Gli tendono un tranello. Cercano di incastrarlo in un vicolo cieco. O rispetta la legge di Mosè ed educa altri a fare altrettanto oppure smentirà il suo stile.. non sarà più quello che perdona e accoglie, che sta facendo tantissimi proseliti per la sua umanità che lo rende così diverso dal moralismo rigoroso e scarno degli altri..
Insomma.. qualsiasi strada prenda lo potranno incastrare. Cercavano infatti la prova per farlo morire.
Lui se ne esce da signore. In tutti i sensi.
Secondo alcuni biblisti questa pagina faticò molto a far parte dei testi canonici della Bibbia, agli inizi. Venne più volta tolta o strappata. Sintomatico: presentava un volto di Gesù troppo scomodo. Non si poteva accogliere un Gesù che non condannasse. E noi come ci collochiamo? qualcuno infatti potrebbe dire.. Dove il male e il bene, allora? Basta far quel che si vuole? Incredibile.
Hanno beccato lei in fragrante: non ci sono attenuanti, va lapidata per osservare le legge. Non era la prostituta pentita, quella si trova in Luca; questa è una donna colta in adulterio. Non credo fosse particolarmente pentita della cosa.
Gesù si mette a scrivere per terra.. mai nessuno ha capito.. e per fortuna mai si capirà.. il senso di tale gesto. Eppure quella frase sibilata con coraggio apre un varco nella storia. Un prima e un dopo. Gli siamo tutti debitori.
“Donna” gli dice Gesù, quasi a ridarle la dignità che le era stata levata da quel gesto di prenderla ed esporla senza ritegno alla pubblica piazza.. “Donna”.. quasi a dire: prima sei donna.. poi ti chiami.. o hai fatto, fai..
“Neanche io ti condanno”: non vuol dire “continua a fare quel che vuoi che va bene, se te la senti approfittane, se lo ritieni giusto va bene così”..
Non gli dice: “per questa volta non ti condanno”. No. “Non ti condanno”: ne oggi, ne domani, ne mai. Gesù rifiuta il gesto della condanna, in pieno.
Il perdono nasce da qui. Ha più voglia Lui di perdonarci che noi di essere perdonati. Questo volto di Gesù ci ricorda che Dio non si stanca ne stancherà mai di accoglierci e perdonarci. Noi probabilmente si.. ci stancheremo di chiedere perdono (non di peccare!), di andare alla riconciliazione, di rialzarci e ricominciare. Ma Dio non si stancherà mai di perdonarci. E’ totale e piena misericordia.
Questa pagina del Vangelo oggi non disturba meno di ieri. Non lascia tranquilli coloro che continuano ad arrogarsi il diritto, dal fortino inattaccabile del loro perbenismo, di scagliare pietre non più con la mani ma sotto forma di diffamazioni, isolando, pronunciando giudizi severi, alimentando diffidenze, diffondendo pettegolezzi, facendo insinuazioni, chiacchere e dubbi.. Gesù non tollera che qualcuno scagli queste pietre dolorose e crudeli contro chi si regge a stento sotto il peso dei propri errori.
Il Vangelo è tutto qua. Per questo é buona notizia.
Nemmeno aspetta che la donna dica qualcosa: come il figlio prodigo di domenica scorsa. Mica si è pentito. La donna non ha detto ne che ha sbagliato, ne che non lo farà più.
Gesù è su un altro livello.. quasi a dirle.. smetti di rovinarti la vita. E’ preziosa e bella, non la sprecare in questo modo, mendicando qualcosa che non riuscirà mai a saziarti del tutto.
Accoglie il peccatore, distingue il peccato: cerca il cuore della persona, distinguendola da ciò che ha fatto… la persona, per noi cristiani, vale sempre di più di qualsiasi cosa abbia fatto. Non significa che il male compiuto non sia tale, non vada sanzionato e punito. Ma che non possiamo perdere di vista che anche il peccatore più efferato é figlio di Dio, fatto da Dio stesso a sua immagine e somiglianza. Dio non rifiuta mai nessuno, per nessun motivo.
Il secondo aspetto, la scelta.. la possiamo prendere dalla seconda lettura, una delle pagine di S. Paolo in assoluto più belle. Il nostro Papa. Il cristiano é colui che sceglie Cristo, il suo stile, il suo atteggiamento. Li sente rivolti a sè, ne gode, come la misericordia di cui abbiamo appena parlato.. e per questo poi li fa propri. Il cristiano é una persona in relazione con un qualcuno, non con qualcosa da fare. E quel qualcuno é Gesù Cristo.
Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, (..), avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo: (..) Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione; quante volte noi cristiani ci sentiamo di dover essere perfetti, migliori…di pregare meglio, fare di più.. quasi un dialogo autoreferenziale con se stessi per poi chiedere conferma a Gesù! no. non serve..non é questa la vita cristiana! Paolo..
ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. La vita cristiana ha una meta precisa ma é soprattutto un modo di camminare, qui, adesso, con Cristo al nostro fianco, dentro di noi.
Misericordia e scelta… Papa Francesco ci guidi come Chiesa cristiana a sentire che la misericordia di Dio ha qualcosa da offrirci per ridare alle nostre vita il vigore di scelte coraggiose e belle per il Vangelo.