Domenica XIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

NON ABBIATE PAURA: frase forte, poi ripresa con tenacia e passione dall’allora papa Giovanni Paolo II.
Matteo lo ricorda e raccomanda da più punti di vista. Sono versetti carichi di immagini molto evocative queste, a riportarci un volto di Dio premuroso e attento.
I capelli contati… per sentirci davanti al Signore come conosciuti nel profondo, per quello che siamo, senza bisogno di nasconderci o schernirci di chissà cosa…
tante volte viviamo gli spettri di un dio anonimo o di fronte al quale apparire come indegni, sporchi, imperfetti, peccatori….e lui non lo sa?
I passeri… in effetti, stando anche al vangelo di qualche domenica fa… Lui che ha mandato il Figlio per noi, si scandalizza o si offende se…?
litighiamo di continuo con l’immagine di noi, di fronte a Lui e non solo… facendo bilanci in rosso delle nostre esistenze balbettanti…ma ricordare questa frase-immagine magari potrebbe aiutarci a fare pace con l’autostima.
Le terrazze (o le piazze o i tetti, dipende da traduzione)… immagine simpatica per ricordare che non dobbiamo parlarne in parrocchia…siamo chiamati a vivere con il nostro stile cristiano… pubblicamente… il verbo sarebbe “gridatelo”… penso alla gioia, incontenibile, di proclamare un sapore nuovo, un ritmo diverso, un gusto speciale che la vita cristiana di qualità eterna possa avere… bello!
il passaggio sul rinnegare… eh eh… ne parliamo un ‘altra volta…fa caldo, arriva Caronte, ma direi di non aver paura, appunto…

Omelia Corpus Domini 2017 – A

Con questo caldo, si sa, ci raccomandano di bere molto e mangiare bene, per ristorare il nostro corpo e sostenerlo con acqua, sali, vitamine: gli elementi naturali di cui è costituito.
Il Corpus Domini, proviamo a comprenderlo da qui. 
Mi verrebbe da dire: prima di portarlo in giro, abbiamo cercato di portarlo in noi e farlo vivere attraverso la nostra vita? 
Perché è così che Gesù ci chiede di essere in relazione con Lui. Mangiandolo. Lo ripete 7 volte, e 3 volte bere. Anzi, ad essere precisi, non dice solo mangiare ma addirittura masticare.
Più mastichi un cibo più lo assimili, te ne nutri cioè quel cibo si trasforma in te, ti integra. E questo perché siamo fatti di quel che mangiamo. Oggi celebriamo questa dinamica. L’ultima cena del giovedì santo, Gesù ha fatto questo e ce lo chiede ad ogni messa. Fate questo in memoria di me. Mangiatemi e fatevi cibo.
Noi facciamo la comunione con Cristo, lo mangiamo per essere più noi stessi e diventare come Lui. Ci nutriamo di quel che già siamo! Non per diventare dei ma per amare in modo pienamente umano e totale come ha fatto Lui con noi. Siamo umani impastati di divino. Ecco perché abbiamo bisogno di un Dio uomo come cibo. Perché il cibo materiale non ci basta, siamo impastati di sacro, di desideri infiniti e bisogni eterni e non possiamo dimenticarlo. Mangiatemi! Siate come me! fate come me.
Per questo, solo la vita di Gesù può completarci, solo vivendo come Lui possiamo essere pienamente noi stessi!
Lui si presenta come carne, alimento che dà la capacità di intraprendere il viaggio verso la piena libertà, e il cui sangue non libera dalla morte terrena, ma da quella definitiva. Gesù, tante volte insiste: “Chi mastica la mia carne”. Vuole evitare che l’adesione a Lui sia ideale e devota, ma dev’essere concreta. Infatti dice: «Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». La vita eterna per Gesù non è un premio futuro ma la possibilità di una qualità di vita nel presente. Gesù non dice “avrà la vita eterna”. La vita eterna c’è già. Chi, come Lui, fa della propria vita un dono d’amore per gli altri, ha una vita di una qualità tale che è indistruttibile.  Tutta la Sua vita è stata consumata per alimentare la vita altrui, come del pane: a cosa serve quel pane? serve solo per nutrire ed essere assimilato, non solo guardato…anzi!
Questa è la proposta: assimilare, fare mia la Sua proposta di vita.
Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il senso autentico e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenace passione e tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. E solo questo, lo sappiamo bene, ci rende noi stessi e ci scopriamo felici.
Chiediamo al Signore la forza oggi di accostarci a Lui con questa consapevolezza per vivere l’eucaristia, pane di vita, come un dono ed una missione. Mangiamo ciò di cui siamo fatti per farci mangiare come siamo. 
Gloria Trevisan che sentendo avvicinarsi la morte nell’incendio di Londra dice alla famiglia… vado in cielo, vi aiuterò da lì
in un momento così unico, non cedendo alla rabbia o alla disperazione ma con lucidità ringrazia e rassicura. Questa è vita eterna.

Ss.mo corpo e sangue di Cristo – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 6, 51-58
In quel tempo Gesù disse alla folla:«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. 
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Vari studi medici e non solo si prodigano a confermare quanto ci è sempre stato raccomandato fin da piccoli: mastica piano, di più, non it ingozzare, no ingerire il cibo intero, fa bocconi più piccoli,  mangia più lentamente… Internet, in una velocissima ricerca offre decine di benefici, provando a masticare dalle 20 almeno alle 50 volte il singolo boccone.
Benefici a 360°… nella salute del nostro corpo, denti, stomaco, stress, assimilazione, gusto, dieta…
Insomma sembra che masticare meglio permetta di assimilare meglio e vivere meglio. Che c’entra col Corpus Domini? si chiederà qualcuno….
Se avete letto con calma questo brano del vangelo, estratto ovviamente da un capitolo simile e più ampio…la parola mangiare ritorna come un mantra. Ripetuta tantissime volte.
Ed è bello riconoscere come ci sia stata traduzione un po’ facile e popolare. In realtà il testo originale usa anche un altro verbo diverso (tradotto per comodità con mangiare) e che è masticare. Gesù insiste…dobbiamo mangiare e masticare bene. Per assimilarlo meglio.
La festa di oggi, scrostando da intimisti devozionistici al “divin prigioniero”, ci aiuta attravero la fedeltà alla Parola, a ricollocarci bene, da adulti nella fede, di fronte al senso dell’eucaristia. Gesù ci chiede di assimilare la sua vita per trasformare la nostra. Non di guardarlo. Assimilarlo. Far nostra la sua vita. Fare nostro il suo stile.
Ci ricorda che tutta la sua vita si è fatta cibo, che ha cercato di vivere in modo da far vivere gli altri. Dare qualità alla loro vita (volendomi agganciare all’omelia e alle letture di domenica scorsa!). Questo deve farci riflettere e prendere consapevolezza di cosa serva andare alla comunione…e perchè. Più lo mastico, più lo capisco, più lo scelgo.
L’eucaristia non va mandata giù intera…cioè senza sapere cosa e perchè sto facendo. Come un rito qualsiasi, come un atto dovuto o una tradizione.
Puro o non puro, digiunato o meno… Lui ci chiede di fare – vivere – essere come Lui. Per questo ci raccomanda di “fate questo in memoria di me”.
Diventare cibo e pane. La mia vita, come è, la dono perchè trovi senso e sapore. Come ha fatto Lui con noi. Anche noi siamo chiamati a fare altrettanto…
Tutto il resto viene dopo. Mangiare, masticare bene, triturare… Assimilare. Scegliere. Amare. Vivere.