“Cristiani sedotti e seducenti..” – Omelia Domenica XXIIa TO – A

Quando Claudio mi consiglia un libro sento che lì dentro c’è una parte di sè. E lo compro. Quando Roberto e Filippo mi girano il nome di un gruppo rock da ascoltare, so che ne sono stati emotivamente travolti. Quando mi hanno consigliato una pizzeria, un film al cinema, un bravo specialista o un negozio…ho preso e mi son messo in gioco, ci sono andato, l’ho voluto provare. Chi non fa così? non ci muoviamo mai perché una cosa è giusta o vera ma perché ci appare promettente e bella…ci fidiamo della persona che ci parla, del modo in cui lo fa e ci lasciamo sedurre; in latino significa che ti porta via, ti attira come le sirene di Ulisse. 
Per un outlet, un concerto, una parrucchiera..facciamo km! 
Il verbo è di quelli magnetici, come una donna o un uomo seducenti.. è ben famoso nel passaggio della prima lettura del profeta Geremia. Mi piacerebbe che ognuno si portasse a casa questo verbo come un dono, una sana inquietudine con cui assaporare la propria vita di fede da questa nuova prospettiva: dice..”tu mi hai sedotto, Signore…ed io mi sono lasciato sedurre!” bellissimo…altro che “valori della tradizione cristiana”, essere coerenti e perfetti agli occhi di un Dio che ti controlla e giudica…ma lasciarsi sedurre cioè affascinare, coinvolgere: far percepire che l’incontro vivo con Dio ti ha sedotto, come quando ti innamori, un fascino che ti porta verso di sè, a mettere in relazione la tua vita con Lui. Non è facile ne spontaneo certo, lo dice Geremia stesso, ma ti fa sentire un fuoco ardente nel cuore; qualcosa che ti muova dentro la voglia di conoscerlo, annunciarlo, testimoniarlo,…con la vita, la carità, con la giustizia e la speranza. Abbiamo ridotto il cristianesimo a religione o peggio ad una morale…invece è una relazione. Essere cristiano deve essere soprattutto bello! Altrimenti qualcosa non va…E’ così bello che nulla è più come prima, la gerarchia delle cose importanti si capovolge e non consideri più una perdita di vita il donarti agli altri o lo spendere tempo con e per Dio.
   Mi domando se da fuori le nostre comunità cristiane siano seducenti. Cioè attirino le persone a partecipare… in base a cosa? chi si avvicina alle nostre parrocchie incontra preti religiose e laici sedotti? da chi? da cosa? quali sono le priorità per cui ci spendiamo, appassioniamo? Gesù nel vangelo ci chiede di non pensare col buon senso del mondo, come Paolo ai Romani, alle mentalità comuni e vuote, ma di seguirlo. Essere cristiani è seguire Gesù perché il suo vangelo ha sedotto la nostra vita. Tanti anni fa la vita di don Stefano mi aveva provocato, forse sedotto
A volte mi chiedo se la mia vita di prete possa sedurre cioè provocare. Ci si lamenta perché non ci sono preti ma come oggi si guarda al prete? per cosa?! la mia vita può provocare un giovane ad interrogarsi? il clima che si respira nelle nostre comunità può affascinare e coinvolgere tanto da mettere in discussione una vita per il Signore ed il Suo regno? 
Geremia era profeta: i profeti, allora come oggi, sono quelli che parlano a nome di Dio, gli fanno pubblicità, coinvolgono gli altri con la propria testimonianza. Spesso senza accorgersene. s
Sedurre forse inizia così..la nostra vita parla agli altri di Dio:
Signore Gesù, che il tuo vangelo continui ad essere seducente, aiutaci a seguirti, donaci di essere profetici.

Domenica XXIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo 16,21-27
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 
Domenica scorso Pietro si sente dire “Beato te…”; oggi “vai dietro, a cuccia! torna da dov’eri. Abbassa le orecchie” (attualizzazione personale..)
La liturgia a mio avviso, coltiva una sottile pedagogia ironica nei nostri confronti. Spiazzante, non c’è che dire. Ma anche, come amo, liberante.
Dio in persona ci scampi dalla mentalità comune, dal buon senso, dalle frasi fatte e dai luoghi comuni, dalle espressioni vacue buone per ogni circostanza, dal confortante e rassicurante rifugio delle parole sagge, dall’incapacità di fare silenzio e far posto all’altro e a quanto viva, delle cagate su Fb, dei pensierini efficaci con gli orsacchiotti e i cagnolini, delle massime orientali decontestualizzate, degli slogan da maglietta, delle frasi emozionanti vicino alla tazza da caffè col buongiorno mondo, delle immagini motivanti e dei pensieri pensierosi…
dalle mentalità fuorvianti con cui spesso ci ritroviamo aggrovigliati cuore, mente e coscienza, barattando il Vangelo e la Risurrezione, la Creazione e la Redenzione per una manciata di pseudo valori pseudo laici con cui fare i gargarismi.
Se qualcuno…
Fantastico. Libero, liberato e liberante. Fa strada Lui, tu cammina e svegliati, segui il passo, tieni il tempo…
Pensare secondo me o secondo Dio? dove sta la vera novità? Dove la vita eterna perchè di qualità?
Perdere la vita per causa tua: così la ritrovo. Chissà quando il mio ministero, la mia vita, il mio essere cane da pastore con 3 greggi…potrà balbettare un incerto e meschino SI a questa prospettiva…

“Dammi tre parole..” – Omelia Domenica XXIa TO – A

Gesù provoca i discepoli nel vangelo: fa un’indagine chiedendo loro che aria tiri…la gente che dice? pensiamo ad oggi…tutti parlano di Dio, lo tirano dalla propria parte. Ma di chi parlano?
 Quante volte ci siamo sentiti dire da qualcuno che è credente e  migliore di noi anche se non viene a messa? 
Ma noi non veniamo qui perché siamo migliori… ma perché ne abbiamo bisogno. In che senso? 
La nostra vita, celebrando assieme la messa, si fa risposta: significa che la fede ci coinvolge e tocca in profondo quel che siamo: paure e bisogni, desideri e speranze. Qui noi ritroviamo forza e coraggio per riprendere la nostra vita ordinaria come ci ha chiesto Gesù stesso…sale e luce della terra, fate questo in memoria di me, annunciate il vangelo, perdonate, amate, siate onesti e leali, lasciatevi lavare i piedi, accorgetevi degli ultimi, costruite il mio regno…  
Gesù poi insiste e mette spalle al muro i dodici: e voi? Il termine secondo me più significativo del brano è proprio quel “ma…” l’avversativa. Quasi a marcare una differenza. Quelli che non frequentano o che non credono, gli indifferenti, quelli che vengono a messa natalepasqua o patrono, dicano pure quel che vogliono di me, sembra rassicurare Gesù: ma voi.. chi dite che io sia? voi che mi state seguendo, avete lasciato barche, lavoro e sicurezze…voi che, oggi, venite in chiesa e lo raccomandate ai nipoti o ai figli, che vi affaticate in parrocchia, vi dite credenti…praticanti…devoti e zelanti…chi sono? cioè…cosa conto per voi?
Gesù non cerca formule a memoria ma relazioni (io per te). Non vuole risposte preconfezionate ma riscontri: che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato? Non si può credere solo per sentito dire o tradizione. La sua domanda assomiglia a quelle degli innamorati: quanto conto per te? Che importanza ho nella tua vita? Non ha bisogno della risposta di Pietro per avere informazioni o conferme, sapere se è più bravo degli altri maestri, ma per capire se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore. Cristo è vivo, solo se è vivo dentro di noi. La messa, dicevamo, ci aiuta a fare della nostra vita una risposta a Gesù: sono 3 almeno i passaggi che ogni domenica ci educano…alla fede viva in Lui:
—Dopo il vangelo diciamo “Lode a te o Cristo”…stiamo dando del tu a Cristo, il sacerdote proclama a nome Suo la Parola, e noi gli diciamo GRAZIE, lode per la Tua parola che per noi è senso, luce, forza, ci testimonia come la vita di Gesù possa ispirare la nostra, diventando stile, perché la nostra sia salvata da tutto quello che non le offre buona qualità.
—Dopo il Mistero della Fede rispondiamo “Tu ci hai redenti con la tua croce e risurrezione, salvaci o salvatore del mondo”. Tu Salvaci dall’egoismo, dall’orgoglio che chiude i cuori, dall’individualismo che erge muri e consolida distanze. Tu SALVACI, diciamo, facendo quello che ci hai chiesto di fare in tuo nome, fare della nostra vita un dono, farci pane e bontà, nutrimento reciproco nelle relazioni.
—Agnello di Dio…abbi pietà di noi, dona a noi la pace: ancora diamo del Tu a Gesù, chiamandolo Agnello, riconoscendolo presente, vivo tra le mani del sacerdote, nell’ostia che ci sta mostrando e spezzando. Forse non ce ne siamo accorti della potenza di questo passaggio, delle frasi dette in automatico perché siamo sempre persi a darci la mano, spesso banalizzando quello scambio di pace.   
Grazie, salvaci, donaci pace: ecco 3 parole concrete con cui la liturgia, ad ogni santa messa, ci educa perché la nostra vita diventi risposta libera, liberata e liberante. Offriamo a Gesù questa nostra disponibilità.