“Andiamocene a letto tranquilli e illuminati” – Omelia per la Presentazione Signore al Tempio – A

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 Se l’angelo Gabriele andò da Maria a dirle che sarebbe diventata la madre del salvatore, è l’annunciazione… la pagina di oggi ha lo stesso valore, ma postumo. Una sorta di conferma di quanto accaduto. Il vecchio Simeone alla fine della sua lunga vita al tempio, ha l’occasione di incontrare Gesù, cioè il compimento delle sue attese, mantenute… ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace…muoia felice, insomma i miei occhi han visto la tua salvezza. Si è realizzata la promessa contenuta in tutto l’antico testamento che Dio ci avrebbe raggiunto. Pensiamo al Natale
Questi versetti la liturgia li ha messi in modo molto opportuno nella preghiera di compieta, con il quale la chiesa termina la giornata. Ci invita quindi con queste parole ad affidare quanto accaduto quel giorno al Signore, facendo quasi un esame di coscienza se quella salvezza io l’abbia cercata o colta nella mia vita quotidiana.. molto bello…
Ci ricorda che non possiamo dirci cristiani senza esser, desiderare di essere salvati. Lui che chiamiamo salvatore.. come riesce a salvarci e da cosa durante il giorno?
Lo possiamo scoprire se Lui illumina le nostre vite, le nostre coscienze e le scelte che compiamo. Cristo luce del mondo, il cero col quale la notte di Pasqua in una chiesa buia si inizia la veglia pasquale… e tutti accendono le candele….a quella stessa luce i nostri papà accendono la luce della fede battezzando i loro figli…
Le candele che ci porteremo a casa in questa festa (da cui il latino e l’italiano candelora..) ci ricordano che non abbiamo tra le mani nessuna oggetto magico ma Gesù. Simeone infatti continua nel vangelo dicendo… luce per illuminare la genti.
Per quello oggi si benedicono le candele. Perché abbiamo bisogno, a 40 giorni dal Natale, di portarci a casa la luce di Gesù. Gesù non fa luce, non è una lampadina, ma la sua vita e la sua Parola possono illuminare le nostre vite e aiutarci a cogliere la realtà in modo diverso. Non magico, sperando Dio ci risolva i problemi, ne devozionistico…portiamoci a casa gli oggetti sacri come ulivo, acqua, candele per sentirci a posto e metterle sulla mensola.. no.. Nella fede chiediamo al Signore di illuminarci con la sua Parola, di darci quindi speranza, coraggio, forza.
Chissà poi, al di là del volerci portare a casa l’oggetto..quanti si ricordano di usarlo. La tradizione ci consegna l’usanza di poterla accendere nei momenti di mal tempo, difficoltà, fatica, lutto, sofferenza, malattia. Mi viene in mente un faro che faccia luce in una notte di tempesta in mezzo al mare. Aiutando le barche a riconoscere dove sono, a non smarrirsi ne disperare, per ritrovare la direzione giusta e rientrare nella pace del porto, di casa.
Che bello pensare di poter accendere queste candele in casa nostra appena sentiamo avvicinarsi la burrasca di una lite, di una fatica, di una crisi o di un silenzio chiuso, di un fraintendimento.
Accendere la candela, lasciarla li come un segno… una invocazione,..vieni Signore Gesù e illumina quanto stiamo vivendo, donaci le parole e gli atteggiamenti giusti, illuminaci sul vero valore di quanto ci sta dividendo o mettendo contro…la tua luce ci aiuti a riconoscere la verità di noi e le cose fondamentali.
Allora sarà utile non solo per i temporali, secondo la tradizione ma per i momenti di burrasca in famiglia, tra di noi. Ecco la luce che Gesù vuole portare in noi, per aiutarci a guardare la realtà non in modo umano, orgoglioso, superficiale, egoista… ma come la guarda Lui, in modo divino. Noi siamo creati per quello, per diventare come Lui, illuminati…. che tra l’altro era uno dei primi nomi con il quale i cristiani, non ancora chiamati così, venivano riconosciuti e indicati.. gli “illuminati” appunto.
Ricordiamo quei rosari di plastica fosforescente, come le stanghette di certi orologi..che si vedono al buio? più si riempivano di luce, più poi al buio potevano illuminare.
Il vangelo di domenica prossima, nelle parole di Matteo ci faranno riconoscere sale e luce del mondo. Siamo luce nella misura in cui Lui ci illumina. Come quei piccoli rosari di plastica, chiediamo al Signore di lasciarci giorno per giorno riempire della sua luce di verità e carità; solo così potremo illuminarci a vicenda nel suo nome, come delle candele che portano a compimento la nostra salvezza.

Va Domenica T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 5, 13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”
Quante volte mi sento trattare come fossi il garante della fede e della religiosità della gente! subito chi mi incontra o si presenta, si giustifica dandomi conto delle proprie prestazioni religiose… pronto a dirmi che non va tanto a messa, che non è un santo, che non si confessa da decenni, che non fa del male a nessuno, che è convivente o separato…
mamma mia… non mi pare di avere certo la faccia da Santa Inquisizione: eppure c’è questo bisogno, ancora oggi, di giustificarsi subito, dicendo poi la famosa frase: “Sai, io credo a modo mio”.
Ecco..questa si mi mette tristezza! se sono in giornata provo a sibilare…che “a modo mio” non è scritto nel vangelo…il quale ci invita a credere in un Padre buono e misericordioso che ci vuole felici… non a credergli a modo mio. E che questo volto di Dio è liberante e ci vuole liberi, liberati e liberanti!
Allora poi altre giustificazioni e -come spero sempre- il dialogo riesce pure a crescere.
A modo mio cosa significa? in genere niente. Una sorta di giustificazione per privatizzarsi, chiudersi, ammettere che sì..non va bene però siccome mi interessa fin la..qualcosa devo dire. Significa in genere avere una gran confusione in testa… idee sbagliatissime di Dio, che ti si ritorcono contro, essere in preda di retaggi del passato, cristianesimi sociali o moraleggianti, educazioni preconfezionate, in balia di qualche stupidaggine sentita, patita da genitori, nonna col rosario, preti o suore all’asilo ecc., svendendo zie suore, parenti missionari o anni da chierichetto per la fede e il credere un tanto al kg…..
Raramente c’è la consapevolezza di quel che si dice: si confondono un sacco di bisogni religiosi con la fede, le tradizioni e le abitudini con la religiosità, qualche devozione con la verità di Dio e del Suo vangelo… il sapore della Sua Parola con le nostre parole, la sua misericordia con i nostri silenzi, il bisogno di silenzio e riflessione, con la preghiera… in genere Dio sembra qualcuno da sistemare alla meno peggio e fare star buono. In genere, insomma..a modo mio oltre ad essere inutile è anche dannoso. Non porta da nessuna parte.
“Continuiamo così, allora, facciamoci del male”…chioserebbe il grande Nanni Moretti a chi non sapeva dell’esistenza della Sacher Torte nel film “Bianca”.
Continua a credere a modo tuo, mi verrebbe da dire…non venire in chiesa se non quanto e come ti senti (comandi tu!), a confondere la fede in Lui nel bisogno di stare da solo e in silenzio a pensare…(a cosa poi) e mi raccomando…. leggi tutti i vangeli apocrifi e i libri di Augias e Mancuso ma MAI…un vangelo semplice e puro, per carità.
Non fare le cose scontate e immediate. Non andare alle “fonti”…
Non farlo, potresti imbatterti nella pagina di oggi…che ti dice che la tua vita ha sapore…è bella e importante. No, non sia mai. Che Dio abbia una buona notizia per te? nein.
La tua vita (può essere) E’ sale…per te e per gli altri… dare sapore, qualità, saper custodire le cose belle che ti vengono annunciate, il sale poi disinfetta, pulisce, cura… la tua vita può fare tutte queste cose se prima le lascia fare a Dio per te….
E’ Luce… guida, direzione, senso, calore..illuminare la realtà, guardarla come la guarda Cristo, con premura, apprensione, passione: in quello sguardo, in quella luce magari ti ritrovi, autentico, per quello che sei, senza giustificarti…
A te basta non far del male a nessuno, è vero. Pensi la fede sia qualcosa di etereo e marginale. Qui invece ci viene detto che conta il fare… quello che eccita noi veneti pratici… ma senza rendercene conto… il fare concreto delle “vostre buone opere”… perché se fai, la gente vedrà che di Dio vale la pena fidarsi. Le nostre opere buone Gli faranno pubblicità.
Ma questo a te non interessa. Non sai cosa dire ad un annuncio bello sulla tua vita, ne a vivere visibilmente con uno stile evangelico. Ma questo non è contemplato.
A te basta credere a modo tuo…pazienza.

“Beato te.. che mi vuoi felice” – Omelia IVa Domenica T.O. – A

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Beato te che sei già in pensione o sei ancora giovane o non hai più il mutuo da pagare o stai finendo gli esami…ecc. Beato te, sa sempre un po’ di invidia: riconosco qualcosa nella tua condizione che è bello e mi manca. Quando lo diciamo, stiamo manifestando non solo il desiderio ma il diritto ad essere felici, a posto, sereni…
  Le beatitudini: non mi pare ancora di averle comprese. Chiamato a commentarle per offrirle in omelia, danno sempre l’impressione di poterle sciupare. Forse vanno solo contemplate.  Gandhi diceva che sono «le parole più alte del pensiero umano». Interessante, non della fede, ma per l’umanità delle persone. 
Fanno pensare, disarmano, appaiono assurde e irritanti, guai se così non fosse; ma riaccendono la nostalgia prepotente di un mondo fatto di bontà, sincerità, di giustizia, senza violenza ne menzogna, un modo completamente diverso di essere umani. Allora sono anche amiche perché, scrive un biblista, non stabiliscono nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se ti fai carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della tua felicità. Forse potremmo ripartire proprio da qui. E’ un cambio di mentalità radicale, dal sentirsi al centro della propria vita, metro unico di misura, convinti di avere ragione, buon senso, esperienza da vendere, all’accorgerci di altro, lasciandoci ad esempio…stupire. La speranza non può che nascere da quel che è totalmente altro e che non può venire da noi. 
   Pensiamo alla seconda lettura, Paolo spiega alla comunità di Corinto una cosa fondamentale: Dio non ragiona come noi, è oltre. Per questo spesso riteniamo stolto, debole, ignobile, il modo in cui Lui ci parla, es. alcune scelte di Gesù, qualche pagina del vangelo..questa in particolare. Vuole che lasciamo perdere il desiderio umano di essere potenti, esperti, saggi e nobili…dice…per confidare sia Lui a renderci tali, non noi a conquistarlo, senza mai riuscirvi. Lui, nel figlio Gesù, dice Paolo, si è fatto per noi sapienza, giustizia, redenzione. Perché possiamo vantarci di Lui, mai di noi stessi. Chi si vanta si vanti del Signore! E’ Lui a darci speranza.  Sei beato non perché stai così ma perché Dio vuole esserti accanto. A partire proprio da quelle situazioni più difficili.
  La prima cosa che mi colpisce è la parola: Beati voi. Dio si allea con la gioia delle persone, se ne prende cura. Il Vangelo mi assicura che il senso della vita è nel suo nucleo più profondo, ricerca di felicità. Che questa ricerca umana è nel sogno di Dio, e che Gesù è venuto a portarvi una risposta. Quindi..noi da sempre, vogliamo essere felici; Dio desidera noi siamo felici; vogliamo la stessa cosa. Ci crediamo? beati noi.
   Ieri era la giornata della memoria: tutti a ricordare, molto bene. Era dedicata in particolare ai disabili sterminati. Molto bene.
Mi chiedo: perché nessuno dice nulla sul fatto che la modernissima Danimarca abbia programmato per il 2030 l’estinzione della sindrome di Down attraverso l’aborto sistematico? Vogliono diventare la società perfetta, senza persone dicono, difettate. Se togliamo Dio dall’orizzonte, non c’è etica comune ne condivisa che tenga. Si ritorna tutti contro tutti, ricchi contro poveri, forti contro deboli. Ma chi decide e in base a cosa se una vita sia degna o meno di essere vissuta? chi sia beato o infelice? Forse a volte certe persone, esperienze o sensibilità che di primo acchito vorremmo evitare, perché ci infastidiscono…magari il Signore vuole parlarci di noi stessi, attraverso di esse. Chissà di quali strumenti la vita si può servire per stupirci. Chiediamo al Signore, contemplando questa domenica le beatitudini, di sceglierne una e portarcela a casa, impararla a memoria: possa dirci qualcosa di utile alla nostra vita, aiutarci a sentire che ci vuole più umani, come siamo, che Lui è al nostro fianco, che entrambe vogliamo la stessa cosa, la nostra felicità.. essere beati, alla fine.. è tutto qui.