XXVa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

come-cambiare-001

Change your mind (Hot Fuss) – The Killers, 2006

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 16,1-13
Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Pagina sempre strana, un po’ imbarazzante.
Gesù sembra elogiare un amministratore disonesto e mettercelo davanti come un modello.
Calma; l’amministratore è scaltro, in modo disonesto. Si può pensare però che si fosse arricchito facendo, come i pubblicani e Zaccheo e Matteo, la cresta ai vari debitori.
E che quindi in realtà quel che fa saltare è solo il suo guadagno. Le cose così cambiano di prospettiva. Il caso pare così concreto da poter essere stato un fatto di cronaca preso a modello da Gesù. Ma la cosa che mi pare più interessante è che il nostro è riuscito ad essere scaltro perché ha saputo rinunciare al guadagno per valorizzare gli amici e le persone, creandosi così una via d’uscita. Fare del bene agli altri prima che pensare per sé stessi. Sa investire su un bene che dura, le relazioni, non le cose.
Mi pare questa una cosa degna di nota. Le persone prima che le cose. Investire in questo con la speranza che questo gesto non andrà dimenticato. Anzi.
Un detto poi letale e geniale, a mio parere è quello scomodissimo della fedeltà.
Essere fedeli nel poco. Non importa se rubano tutti, se altri fanno peggio, se a roma.. i poiiiiticiiii, se tanto cosa vuoi che sia, tanto non cambia niente, tanto non se ne accorge nessuno, tanto è un mio diritto, tanto me lo merito, tanto
fedeli nel poco per essere fedeli nel molto. Comportarmi al meglio anche quando son da solo, nel mio ufficio, in casa.. non sprecare acqua, cibo o carta, non portarmi a casa del materiale dal mio luogo di lavoro perché cosa vuoi che sia.. ecc. ecc. ecc.
Un principio universale di responsabilità eccellente.. diventare il cambiamento che vorremmo vedere negli altri: l’unica cosa che possiamo fare partendo da noi e per noi.

XXIVa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: minuti)

Il figliol prodigo

(Opera di S. Koder)

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 15,1-32
Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse LORO questa parabola:
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Pure il commento, vuoi? Ma non ti vergogni?
Rileggiti tutto un paio di volte..
O al limite passa a Rembrandt e il Padre Misericordioso.. Cfr. qui sotto e comunque, prima di tutto, non dimenticare chi sono i destinatari delle parabole..

XXIIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

cappello_istel_foto_3

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 25-33
Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Come non sciupare in poche righe un vangelo così bello?
Mi fermerei su un dettaglio: a Gesùbbbello tutta quella gente, quel consenso, quel riconoscimento puzza un po’!
Per questo, sospettoso di essere frainteso o seguito per motivi poco ortodossi o di interesse o senza essere compreso.. si gira.. quasi indispettito, con quel tanto di espressione contrariata, le mani piantate sui fianchi, magari picchiettando al suolo il piede destro per dire.. guardate che forse non mi sono spiegato bene..
non è la porta stretta dell’altra domenica, ma poco ci manca.
E non credo nemmeno, anche se letteralmente è tale, che si tratti di una scaletta, una gerarchia, un podio.
Che significa “più di quanto”:..
Credo significhi che io innanzitutto come cristiano son chiamato a vivere le mie relazioni primarie, assieme a Lui. La relazione con Lui mi permette di vivere al meglio, le mie relazioni famigliari, amicali ecc.
Penso alla formula del matrimonio: con la grazia di Cristo io accolgo te come mia sposa..
Chiaro, no?
Allora è un invito a mettere Lui al centro, come un accordatore, il grillo parlante del Collodi, Lui che è nella mia coscienza, nella Parola come Luce, nell’eucaristia come forza, nell’affidamento a Lui nella preghiera.. un fraterno compagno di viaggio con cui vivere, inquadrare e comprendere le mie relazioni fondanti.. da vivere nella Sua luce, di verità, giustizia, carità e pace.
Amen