“Questa non la potete non leggere, buon anno..” – Omelia 1 Gennaio 2016 – C

 

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Sono a casa di Andrea, un caro vecchio amico: i suoi figli giocano, strategicamente impegnati a dovere per favorire un po’ le nostre chiacchiere. E’ bello però notare come ciascuno dei bimbi venga a fargli vedere il disegno che sta facendo, gli oggetti costruiti con le costruzioni, il cartone animato da spiegare.
Ciascun figlio vuole far vedere al papà il proprio impegno, risultato, vuole una lode, l’attenzione, la conferma. E Andrea dispensa a ciascuno con cura quanto richiesto e necessario. Dice qualcosa di bello a ciascuno. E loro se ne vanno soddisfatti.
Teniamo questa immagine sullo sfondo.
All’inizio di un nuovo anno non farò come sempre nessun buon proposito: ne diete ne capelli corti ne chissà cosa.
Ma soltanto un desiderio che riguarda tutti noi. Desidero che attraverso il mio ministero tra voi, ciascuno possa sentirsi benedetto, cioè si senta una benedizione vivente. Che significa? Spesso rischiamo di banalizzare le benedizioni trasformandole in qualcosa di magico: la casa, la macchina, il capitello, il negozio.. sa di scaramanzia, come per allontanare il male o mettersi a posto la coscienza. Sa di delega. Benedire invece è qualcosa di molto più profondo e grande. Si benedicono la vita delle persone, il loro lavoro, la passione messa, la fatica fatta, l’impegno e ciò in cui si crede. Di tutto questo ci si compiace, si è felici, se ne parla bene, se ne dice bene cioè benedice.. Dio. Benedire è lode e ringraziamento assieme, chiamando a vedere Dio di quanto una cosa sia bella e buona per me. Di come mi sia riuscita bene. Come i figli di Andrea.
La prima lettura è un sorso di vino rosso da meditazione: va gustata, ci si perde tra queste espressioni meravigliose. Spiegano cosa Dio voglia per ciascuno di noi. In pochi versetti, per 6 volte, viene ribadito il destinatario: “a te, per te, ti faccia.. ti ti..”
E poi questi 6 verbi così evocativi a spiegare, anzi raccontare come Dio voglia entrare in relazione con noi. Ci vuole benedire: vorrebbe cioè.. avere cose belle da dire sulle nostre vite, vite quindi non passive, rassegnate, bigotte.. ma attive, illuminate, consapevoli.
Non spettatori, ma protagonisti. Non “indifferenti, ma conquistatori di pace”.. come ha raccomandato Papa Francesco nel suo messaggio in questa 49a giornata mondiale per la pace.
Ci vuole custodire: vuole che non ci sentiamo da soli e disperati, ma in sua compagnia, con la sua custodia. Il male non avrà l’ultima parola, la fede in Lui ci aiuterà a rielaborare qualsiasi cosa in esperienza positiva. Perfino in vita nuova e in perdono.
Poi una coppia di espressioni quasi complementari sul “volto”: faccia risplendere su di te il suo volto, lo rivolga a te.
Bellissimo! Un Dio che ti vuole guardare in faccia e sorridere, approvare, annuire, incoraggiare. Sguardo benevolo, sereno, mite, paterno, mai giudicante, mai stanco ne insofferente. Mai!
Vi stavo confidando il mio desiderio, per noi.. capite ora cosa intendo? Riusciremo quest’anno a sentire che Dio ci guarda così prima di tutto? Che ti fa sentire unico, non massa anonima, che ti dà vita, non regole, speranza non debiti.. anzi un Dio che ti fa sempre credito. Infine ti conceda pace: in Israele la chiamano Shalom. La cosa più bella che si possa augurare; significa lavoro, soddisfazione, senso, fecondità di vita, passione, prosperità, sentirsi creatura amata, utile e preziosa gli occhi del Padre.
Ecco cosa nel libro dei Numeri, prima lettura, Dio dichiara a Mosè per il popolo di Israele. Una benedizione per tutti e ciascuno. A ognuno di noi e a tutte e tre le parrocchie, come fosse un unico “tu” a cui il Signore si rivolge. Un unico popolo benedetto perché unito nel suo nome. Carissimi, guai a noi se non desideriamo tutto questo! Il nostro diritto più urgente da recriminare. Trasformeremo la fede in prestazione e la preghiera in raccomandazione. Fai quello ed evita questo. No, basta! Basta! Dio vuole benedirci.
Chiediamo l’intercessione di Maria, che come ricorda spesso il vangelo “custodiva e meditava”. Altre due azioni: custodire, come mettere da parte, fare scorta.. queste cose le dobbiamo custodire gelosamente, la Parola è per noi. Anche se non la capiamo facciamola nostra, rileggiamola, impariamola a memoria. Come per farla macerare in noi. E poi “meditandole” cioè la mastichi a lungo e ne senti tutti i sapori, gli ingredienti. Allora faremo esperienza di Dio e del suo volto benevolo di misericordia, in questo anno, giubileo di grazia.
Così allora potremo fare anche come i pastori, altra figura affascinante. I maledetti del tempo, gli ultimi, vagabondi, ladri e impuri.. sono i primi a ricevere l’annuncio del salvatore. Non è andato in canonica o in parrocchia a Betlemme! E la loro prima preoccupazione non è subito cosa fare, come comportarsi, ne costruire qualcosa o organizzare una cena.. ma, dice Luca, glorificare e lodare Dio.
Si danno del tempo per riconoscersi fortunati e benedetti.. la loro vita diventa risposta empatica all’iniziativa di Dio per loro.
Saremo una comunità che riconoscendosi riunita nel nome di Gesù lo saprà innanzitutto annunciare, rendergli gloria, lodare. Le nostre tante attività pastorali avranno Lui sullo sfondo o solo noi? Ci benedirà perché bravi e iperattivi o perché la nostra vita annuncia cose belle, dice bene di Lui?
Chiediamo al Signore, come i figli del mio amico Andrea, di essere comunità decise e sante nella misura in cui sapremo collaborare benedicendoci a vicenda nel suo nome; riconosceremo così le cose belle e le opportunità preziose che questa nuova realtà ci offre, saremo benedetti perché uniti , e uniti ci benediremo.

IIa dopo Natale – c

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

 

“Cristo nella mangiatoia: Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro.
Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ama ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto.
Dove gli uomini dicono “perduto”, lì egli dice “salvato”.
Dove gli uomini dicono “no”, lì egli dice “sì”.
Dove gli uomini dicono “spregevole”, lì Dio esclama “beato”..!
(D. Bonhoeffer)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

 

Masaccio qui ritrae magnificamente Dio che offre indica mostra suo figlio Gesù. Miglior commento artistico a questa pagina immensa di Giovanni non c’è.
Il Suo sguardo è assorto, austero, compìto; non ha altro da dire.
Il resto da secoli, lo abbiamo messo noi.. oppio dei popoli, giudice, controllore, triangolo, finanziere, riscossore di tributi e meriti parrocchiali o fioretti, giardiniere che chiama a sé i fiori più belli, inquisitore, motore immobile, essere perfettissimo e sacrosante balle varie.
Dobbiamo continuamente a questo versetto per risciacquare le nostre continue idee infette di dio in noi, alla luce del vangelo di Gesù.
E’ Lui che lo ha rivelato. Dio mostra Gesù: il suo biglietto da visita. E ora fate i bravi, siate responsabili, comportatevi bene e accoglietelo.
Gesù come la didascalia di Dio, che viene a distruggere i nostri schemi mentali, le abitudini logiche, gli sguardi tradizionali, le attese scontate, le idee magiche, le paure ancestrali, i timori reverenziali, alibi, giustificazioni e bojate varie.
Non so perchè ma anche oggi il Prologo di Giovanni: una bella inclusione tra Natale e la prima domenica. Ci siamo dentro. E’ così ricco che ci si perde.
Mi piace vedere il positivo. La parola è ricchissima. Una volta non basta. Nemmeno tutta la vita. Ci inebria, ci perdiamo li dentro di lei, la possiamo mordicchiare come un bastoncino di liquirizia da portare con noi.. una pipa da accendere ogni tanto.. il prologo e non solo è così.. Gesù reperibile in esso 24/24.
Lasciamolo stare sto Dio una buona volta.. concentriamoci sul Figlio, come ci ha chiesto Dio stesso.. tutto il resto è noia.

 

 

“Ode alla famiglia normale” – Omelia Santa Famiglia 2015 – C

“Ode alla famiglia normale” – Omelia Santa Famiglia 2015 – C

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Accostandosi al sacramento della riconciliazione una signora di mezza età, molto triste e desolata mi confida la sua solitudine amara e il peso di una malattia incipiente: mi spiega che in due anni ha perso prima il marito per la solita malattia e poi anche l’unico figlio giovane in un incidente. Pesa le parole, parla lentamente, si contorce le mani, mi guarda fissa negli occhi che già sento umidi; mi confida di andare tutte le mattine al cimitero e davanti alle tombe dei suoi cari, dice loro: “almeno voi due siete assieme qui vicini, io invece son rimasta qui da sola.” Aggiunge naturalmente che non vede l’ora di raggiungerli e ricongiungersi ad essi. Condivido volentieri questa confidenza che mi ha fatto commuovere perché credo vi sia tutto il senso della famiglia e della nostra fede cristiana.
Oggi con Maria, Giuseppe e Gesù ricordiamo tutte le famiglie; tutta la chiesa è in debito nei confronti della famiglia se siamo costretti a metterla come un tema in una domenica. Ci siamo sfiancati per decenni dietro ai famosi “giovani” (asili, gruppi grestcampiscuola), per sagre, volontariato sociale, messe e devozioni.. ma abbiamo pensato troppo poco o mai alle famiglie.. (per non parlare dell’assenza della politica).
Negli ultimi anni alcuni bei documenti di G. Paolo II e poi i Sinodi di quest’anno un po’ se n’è parlato.. ma è ancora poco.
Il rischio che personalmente avverto è che se ne parli sempre e solo come un’emergenza oppure.. e sperando di non essere frainteso, nei suoi casi limite, nelle deviazioni, nei problemi ad essa legati. Ma dimenticando che la maggior parte delle famiglie è a posto e “normale”. E non dovremmo poi darlo sempre e solo per scontato.
Che è pur vero che mai come oggi in cui viene messo perfino in dubbio l’idea originaria o naturale di famiglia, c’è bisogno di parlarne e difenderla.. ma oggi il mio pensiero e preghiera particolari vanno a tutte le famiglie normali, che non fanno notizia, che tengono botta, stringono i denti, si vogliono bene, litigano e fanno pace, che lavano i panni sporchi in famiglia e fan fatica ad arrivare a fine mese, che han figli adolescenti o bambini da custodire, con desideri svaniti, gioie immense, soddisfazioni e cadute.
La famiglia poi è l’immagine della chiesa: persone che non si sono scelte, ma chiamate alla comunione e al bene. L’amore vero sorpassa l’amicizia.. che è sempre una scelta. Un genitore mica te lo scegli. La famiglia è per sempre. Come la fede e la vita eterna.. e quella signora al cimitero me lo ha ricordato bene.
La chiesa oggi ci offre attraverso la liturgia ed il vangelo l’immagine della famiglia di Nazareth. Un po’ sgangherata, lo sappiamo, tra l’età di Maria (per noi oggi) e le decisioni di Giuseppe, il censimento all’estero e il disagio della mangiatoia: racconta Luca che ci mettono 3 giorni ad accorgersi che Gesù non è con loro. Da denuncia..
Ma battute a parte ci viene offerto un dialogo interessante: “perchè mi cercavate.. non sapevate che devo occuparmi?. No, non lo sanno. Saranno anche Maria la Madonna e S. Giuseppe.. ma non lo sanno. E nemmeno, dice.. ”compresero ciò che aveva detto loro”. Non capiscono le parole di Gesù. Loro figlio, ma..
Gesù insomma cresce dentro una famiglia santa e imperfetta, limitata. Sono santi i tre di Nazaret, sono colmi di Spirito, eppure non capiscono i propri familiari. E noi ci meravigliamo di non capirci nelle nostre case? E qui leggo un conforto per tutte le famiglie, tutte diversamente imperfette, meravigliosamente limitate, ma tutte capaci di far crescere.
Sembra quasi ironico poi Luca nel dire che Gesù scese dunque a Nazareth e e stava loro sottomesso.. quasi rassegnato e arreso.
Maria, prosegue, custodiva tutte queste cose nel cuore. Immagine e sottolineatura splendida. Maria è sempre la madre che osserva, custodisce, lascia macerare e fermentare tutto in lei, nel suo cuore, i suoi tempi, diversi da quelli attesi o previsti, come tutte le mamme che portano pazienza, scelgono il silenzio pur accorgendosi, sono sagge ed esperte di quella umanità che hanno fatto vivere nel loro corpo e tengono le trame di una famiglia.
Perché poi proprio qui dentro, conclude Luca, Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.”
Quasi a rincuorarci che non c’è famiglia, per quanto sgangherata in cui non si possa far nascere e crescere Gesù, la sua presenza, la fede in Lui, dando alla famiglia uno stile cristiano fatto di cose semplici come la preghiera, la messa, abitudini belle di solidarietà, dialogo, perdono e confronto. Pensiamo al battesimo, genitori e padrini, comunità.
Non è poi in grande quel che è chiamata a fare una parrocchia? Custodire e far crescere Gesù. Il resto lo può fare anche la Pro Loco. Lo si fa volentieri.. ma.. magari in proporzione.
Da anni veniamo a messa, ma ci siamo mai fermati ad ascoltare davvero questa frase dell’offertorio?
Pregate fratelli e sorelle, perché questa nostra famiglia radunata nel nome di Cristo.. possa offrire il sacrificio.. stiamo parlando della chiesa, paragonata ad una famiglia, a dei figli di un Padre grande e buono che ci ha riuniti nel nome di suo figlio, nato in mezzo a noi a Natale, per annunciarci questa nuova identità di Dio per noi e questa vocazione alla fraternità nel suo nome. Gli offriamo le nostre vite, ad ogni messa.
Chiediamo allora, oggi, affidandogli tutte le nostre famiglie che ci sostenga ed illumini nel riconoscere Gesù già presente e al lavoro in mezzo a noi: ci sostenga nel crescere in sapienza età e grazia come ha fatto lui. La nostra vita allora sarà eterna e bella per sempre, non perché perfetta ma perché abitata dalla sua presenza.
E questo renderà tutto migliore e santo.