Domenica XXXIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

03112015

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In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 12, 38-44
In quel tempo, nel tempio, Gesù diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Parlare di soldi, di sicurezza economica, di garanzie è così delicato. E spesso fin troppo facile.
Abbiamo tutti (o quasi) carte di credito e bancomat, assicurazioni sulla vita e non solo. Viviamo nella parte del mondo in cui se vai in ospedale ti curano, abbiamo i centri commerciali sempre aperti, i piccoli negozi 24/24 con i distributori automatici, l’acqua calda e potabile – non ancora a Messina, però.. –  le farmacie di turno, possiamo scommettere e giocare d’azzardo ovunque, la pizza e il sushi a domicilio, gli acquisti compulsivi su Amazon che ci fanno comperare sempre ovunque tutto e subito.. possiamo mangiare etnico e gustare le fragole in inverno, possiamo sprecare cibo e comprarne di prelibato per i nostri gatti, scatenarci per i gatti randagi, ma non per le persone, ci preoccupa il vuoto della wi-fi, l’assenza di tacche dello smartphone..
Il resto mettetecelo voi.. non vorrei scadere in una pallida, scontata e dolciastra retorica prenatalizia.
La chiesa mi passa lo “stipendio” e l’8xmille tranquillizza il clero. E questo dovrebbe farci stare zitti a lungo a noi annunciatori..
Insomma.. cosa dovremmo buttare in quel tesoro? Cosa abbiamo per Vivere? Dovremmo rinunciare al bancomat? Alla promozione speciale dei punti al supermercato? Ai nostri diritti sanitari o alla salute? Dovremmo ignorare le normali condizioni di vita e metterci.. a repentaglio?
Che vuoi da noi, Gesùbello? C’è anche chi non ha ne stipendio fisso, ne posto garantito, ne salute ne diritti.
Allora.. che vuoi? Il superfluo lo buttiamo dopo il cambio armadi nei sacchettoni gialli della Caritas, ci svuotiamo le monetine arancioni in chiesa o ai più poveri, cosa riteniamo superfluo? Ormai è trendy pure la pancetta..
E’ così difficile, con questo vangelo, non scadere nella retorica. E.. mioddio quanto ho già scritto..
Mi piace quel Gesù che si mette a osservare. Impara dalla strada, da quel che accade. In scoutese si parlerebbe di “catechesi occasionale”.. uno sguardo capace di lasciarsi provocare e che impari sempre qualcosa di buono da tutto.
Vorrei chiedere questo sguardo.. per sapermi stupire e meravigliare, per non dare per scontato, per non girarmi dall’altra parte, per non limitarmi a vedere.. Gesù infatti sta osservando COME gettavano (controvoglia? compiaciuti? altezzosi?..)
Sottolineatura bellissima..
Il tesoro era.. come dire.. era come Dio.. ti butto quel che ho, quel che posso: così mi sentirò giusto, bravo, meritevole o devoto.
Quel che butti e come.. dice il rapporto che percepisci con Dio, se lo temi, lo vuoi comperare o tener buono.. oppure se senti di condividere e partecipare. Se c’è prima Lui o prima tu.. detta un po’ di brutto. Cosa pensiamo significhi chiedere il pane quotidiano per oggi, nei mnemonici Padre nostri?
Non sono solo offerte, ma sicurezze.. la Provvidenza? La gestione affettiva di sè, il “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore”.. gettare tutto dice.. ti fidi di Dio fino in fondo? Cioè della fede, di quel che credi e speri, credi di poter resistere senza.. quel ruolo, quella immagine di te, del tuo passato, del tuo incarico in parrocchia, delle tradizioni del tuo gruppo iperattivo, del calore dolciastro delle tue ferite e dei tuoi vuoti, resistere senza quello a cui sei aggrappato.. la tua indifferenza e quieto vivere, le tue connivenze e indulgenze plenarie compulsive, meriti o successi, prestazioni o diritti acquisiti..
Con quanta delicatezza Gesù mette in cattedra questa vedova povera: ci conceda.. se non l’umiltà per una seria riflessione e autocritica sull’uso che facciamo dei beni e della sicurezza paciosa che ci infondono.. almeno il desiderio di avere un po’ di quel suo sguardo sulla realtà..

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Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

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Solennità di Tutti i Santi – B

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

291015

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Matteo 5,1-12

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte:
si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Qualcuno ha definito le Beatitudini come la “carta di identità” del cristiano.
Sono difficili, non c’è che dire. Al di là del finale.. ”insultati, perseguitati, diffamati..” che indispone un po’ tutti.
Sono fraintendibili ad una lettura (volutamente?) superficiale.. pare che Gesù stia stilando il manifesto della sfiga.. e che essere cristiani sia la quintessenza della negatività devota, compiaciuta e rassegnata.
Ma per fortuna sappiamo non essere così. In realtà oserei dire questa pagina è una scommessa incredibile; quella della fede e della vita.
Quella del dire e dirsi.. “ma io di chi mi fido? Io che immagine ho di Dio, in me? Cosa penso e come mi colloco nella mia vita?”
Quando sto vivendo un momento in cui mi verrebbe da dire che Dio si sia dimenticato di me.. (o anche peggio) avrò il CORAGGIO di dirmi beato proprio perchè sento che Dio non mi risolverà magicamente il problema ne che mi ha abbandoanto ma che (paradossalmente?) sarà accanto a me in quel che sto vivendo?
Sono beato non per quel che sto vivendo, ma perchè sono cristiano e quella non è l’ultima parola.. questa spetta sempre e solo a me e a Lui.
Si accettano scommesse.

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Domenica XXXa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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“Whislist” (Pearl Jam, tratto da Yield, 1998)

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In ascolto del Santo Vangelo secondo S.Marco 10, 46-52

In quel tempo, mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

“Che cosa vuoi che io faccia per te?”
Che io sia più paziente e mite,
che io sia più ironico e meno permaloso,
che io sia più disponibile e generoso,
che io sia meno cieco con i miei vizi e limiti, con le ingiustizie, con le tiepidezze, con i soprusi, con le illegalità,
che io sappia unire e non dividere,
che io sappia guidare e non sostituirmi,
che io sappia responsabilizzare e non primeggiare,
che io sappia lasciare liberi e non trattenere,
che io sappia diminuire e sparire.. non cercare consensi,
che io sappia lasciar perdere e non insistere,
che io sappia insistere e non lasciar perdere,
che io sappia dare sapore, non toglierne con abitudini e comodità,
che io sappia ascoltare ed essere empatico,
che io sappia pensare con la mia testa e vivere fino in fondo le mie emozioni,
che io sappia accettarmi per quello che sono, come sono, quando lo sono,
che io sappia meravigliarmi e stupirmi di tutto, sappia perdere tempo per le cose inutili, gustare i dettagli,
che io sappia compiere gesti che vede solo Dio,
che io sappia vivere con tenerezza e delicatezza,
che io sappia guardare come guarda Dio.. me stesso, la vita, il creato, i fatti, le esperienze, le persone.. solo come le guarda Lui.. e basta!
Che all’indomani del nuovo triplice incarico nelle mie/nostre nuove tre parrocchie (Paderno, Ponzano, Merlengo) io sappia
accogliere e rispettare, valorizzare e accompagnare,
che io sappia far andare d’accordo in modo reciproco e complementare,
che io sappia aiutare a scegliere le cose essenziali non quelle che abbiamo sempre fatto così bene,
che io sappia aiutare a restare in ascolto e discernere le priorità dalle urgenze, le tradizioni dai valori, il volontariato dal servizio,
le cose specifiche di una parrocchia da quelle di una pro loco.. che io sappia farmi ultimo e servo di tutti. Schiavo di nessuno.
Che io sappia portare pace, confronto, qualità,
che io sappia sorridere e far sorridere e ridere..
che io sappia vivere e indicare la verità che rende liberi,
che io sia un bravo cane da pastore che con il gregge sa seguire il Pastore per le strade della vita, non per quelle del passato mio o loro.. che io sia sintonizzato col Pastore per costruire qui da adesso quel regno di Dio da scovare, percepire, coltivare, vivere..
che io sappia dire a tutti.. CORAGGIO.. “non è tutto finito, ne vale la pena, andrà meglio, verrà un giorno talmente diverso da non avere domani..”
che io sappia dire a tutti ALZATI.. muoviti, ti aiuto io, siamo qua, tu vali, non sei morto, sei più ricco di quel che pensi o ti hanno abituato a pensare, alzati, risorgi, riprendi a camminare, vivere, sperare.. facciamo assieme,
che io sappia dire a tutti TI CHIAMA.. basta perdere tempo in pratiche inutili, basta alibi, giustificazioni, tradizioni, maschere e boiate,
ti chiama.. non sono valori, non è dio, non è valori o filosofie, idee o giudizi.. è Gesù Cristo, è storia, relazione, approccio, invito, compagno di strada, fratello nella solitudine e nella disperazione, fratello e amico nella gioia e nel benedire Dio per le piccole grandi cose saporite e luminose..
è Lui che ti chi.. ama..
…..
e poi.. certo..
che la Juve riprenda a vincere,
che abbia più tempo per leggere e studiare.. e più memoria e capacità intelligente di sintesi e critica,
che il carburante cali di prezzo,
che i capelli mi stiano meglio..

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