Avevo 19 anni e stavo per affogare… – Omelia Va T.O. – Anno C

Questo é il primo brano del vangelo che mi é stato spiegato e di cui abbia capito qualcosa. Una pagina che mi scaldò subito il cuore, sembrava fosse stata scritta pensando a me, per descrivere quello che stavo vivendo.
Avevo 19 anni. Partecipavo al primo incontro per giovani inquieti e in ricerca, nel nostro seminario. Ma mica volevo diventare prete. Io? figurarsi. Mi bastava capire se davvero quel Dio di cui mi si diceva un gran bene…e che mi interessava così poco, avrebbe potuto rendere felice anche me e dar un senso alla mia vita. Insomma più una sfida che una ricerca.
Avevo fatto come quella folla curiosa: cerca Gesù per ascoltarlo.
Luca dice che faceva ressa. Vuol dire che erano davvero impazienti  e desiderosi di ascoltare. Come pure che quel figlio del falegname, diceva cose che toccavano i cuori, facevano abbassare la guardia, davano luce e pace.
Era quello che cercavo.
Mi piace farvi notare che finalmente Gesù non si trova più in sinagoga ma inizia ad abitare i luoghi della vita ordinaria, i giorni feriali, la gente comune lì dove stesse lavorando o vivendo. Non é sabato e lo hanno seguito per ascoltarlo: si sono presi del tempo, tra lavoro e faccende di casa, si sono organizzati…per far parte di quella ressa, affamata di parole belle. Così avevo iniziato anche io a dare concretezza e fiducia alla mia ricerca di Dio.
Personalmente la mia vita e la mia poca fede sono maturate radicalmente quando ho iniziato a frequentare con un po’ di assiduità qualche pagina di vangelo, la messa e a confrontarmi regolarmente con un prete. E non solo la mia vita ma quella di tante persone che continuano silenziosamente a testimoniarlo. Penso anche alle tante iniziative che le nostre parrocchie organizzano per farci conoscere e ascoltare meglio la Bibbia, pregare..o semplicemente alla tanta gente che sceglie di riuscire a venire a messa durante la settimana, anche solo una volta.

Un secondo dettaglio molto bello é che Gesù si mette a parlare e insegnare da una barca. Vi si siede, assumendo la posizione del maestro e da lì parla. Usa, per annunciare il suo messaggio, il luogo di lavoro per eccellenza dei pescatori, cioè della maggior parte degli abitanti della zona. Questa cosa é bellissima: perchè sdogana il rapporto coi nostri luoghi di lavoro o studio ordinari, che spesso sentiamo estranei o addirittura di ostacolo alla nostra vita cristiana. Gesù predicando su quella barca consacra il lavoro come ambito che non può ne deve assolutamente essere escluso dalla vita spirituale. Penso ad una enciclica sulla “spiritualità nel mondo del lavoro” scritta da Giovanni Paolo II°, la “Laborem Exercens”. Il lavoro come luogo in cui convertirci, continuare l’opera creatrice del Padre, fare esperienza dei valori evangelici, scoprire come nostro Dio, quel volto vicino dell’ex falegname di Nazaret. Non possiamo sentirci cristiani solo qualche ora la domenica o qualche sera se andiamo in parrocchia per fare un servizio. Non si può lasciar fuori più di metà della nostra vita dedicato al lavoro, dal rapporto con Dio. Non possiamo far finta di credere che lì Lui non ci sia e non ci possa parlare. Troppo comodo!
Penso ad alcune esperienze di lavoro in fabbrica vissute durante il seminario e al fatto che tutt’ora lavori come insegnante in una scuola pubblica. Condividere orari, ritmi, diritti e doveri, problemi ordinari di tutti i lavoratori e cercare di farlo cristianamente, provando a scorgere i segni del regno di Dio già presenti nella vita di un collega magari, o ascoltando le inquietudini dei miei studenti o in altre situazioni. Lo so, spesso non é facile ….ma ogni tanto, é molto reale e davvero bello!
Da sempre poi la barca rappresenta, a livello simbolico e iconografico, la chiesa, cioè la comunità cristiana.
In quella barca non c’è solo Gesù ma anche Pietro e altri pescatori. Non sono ne santi, ne perfetti ma peccatori. Pietro stesso lo ribadirà con forza. Ed é proprio da questa barca con un Gesù circondato da onesti lavoratori e da peccatori, che la Parola di Dio prende voce. E’ proprio questa barca poi ad andare al largo nel lago, per una pesca che sembra assurda. Cioè ad essere presente nel mondo, con la sua missione di diventare sale e luce della terra. Cosa che spesso sembra anche a noi ormai assurda, impossibile o passata. E’ già l’immagine completa della chiesa. Non perfetta ma disponibile e testimone. Non é cambiato nulla. Scandalizzarsi oggi della chiesa, significa non accettare ne capire che Gesù stesso avesse già previsto tutto. Siamo solo suoi strumenti. Tutti! Nella misura in cui non abbandoniamo la barca lo sentiremo vicino, lì con quelle precise persone, non i migliori ma i disponibili, nei nostri luoghi di vita ordinaria, di lavoro e nelle comunità parrocchiali.
Infine un altro dettaglio viene da un verbo: mi pare interessante. La traduzione italiana scrive “pescatori di uomini”. L’originale greco non é pescare ma catturare vivi.
I pesci tirati fuori dall’acqua muoiono, gli uomini invece vivono.
Pietro, che sai fare? qual é il tuo lavoro? sei pescatore di pesci? bene…fallo in modo cristiano, con gli uomini. Quasi a dire ancora a noi oggi: cosa sapete fare? bene..fatelo volentieri, quella é la volontà di Dio. Valorizzare quello che siamo, che a noi sembrerà sempre poco o inadatto …e farcelo vivere come la nostra prima vocazione. La nostra prima fedeltà ad un Gesù che ci chiede di fidarci e offrirgli la vita per essere suoi strumenti. Non ci chiede di saper fare nulla di straordinario rispetto a quello che siamo o sappiamo fare. Si offre semplicemente di farlo accanto a noi e in suo nome, seguendolo. Cioè costruendo li dove siamo il suo regno. Pescare gli uomini, cioè farli vivere. Toglierli dal mare in cui stanno annaspando o affogando…fare il possibile per farli vivere meglio nella loro dignità, con verità, per la vera libertà…
hai un dono? una qualità? una cosa che ti viene bene vivere fare, un atteggiamento? mettilo a disposizione. Trasformalo in preghiera e in impegno preciso. Al resto ci pensa Lui. Allora la pesca sarà abbondante e duratura.
Lasciamo a riva pigrizia, sfiducia e indifferenza: fidiamoci, saliamo a bordo, seguiamolo.
Ci sono un sacco di persone che ci aspettano.
Non lasciamole affogare.

Va T.O. – Anno C

“.. Dobbiamo imparare a dimorare nella nostra debolezza, ma armati di una fede profonda, accettare di essere esposti alla nostra debolezza e nello stesso tempo abbandonati alla misericordia di Dio. Solo nella nostra debolezza siamo vulnerabili all’amore di Dio e alla sua potenza. Dimorare nella debolezza: ecco l’unica via per entrare in contatto con la grazia e per diventare un miracolo della misericordia di Dio.”
(A. Louf)

pescatore-di-uomini_2

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore…per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti…
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo
“Vieni Santo Spirito…prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca,
quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita…come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza..come appello, impegno, speranza, conforto..

Lettura dal Vangelo diLuca 5,1-11

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di  scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose:
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Brano famoso, intenso, evocativo.
La folla fa ressa per ascoltare la parola di Dio: bene.
Il Vangelo è Parola di Dio. Significa che Dio ci vuole parlare soprattutto nel Vangelo. Vangelo sappiamo significa “buona notizia”.
Quindi sarebbe bello, utile, furbo e giusto frequentare più il Vangelo, per lasciare a Dio la possibilità di parlarci.
Permettergli di rivolgerci la Parola sintonizzandoci con la stessa. Raccontarci, grazie alla vita del suo figlio, di sè…di chi sia davvero, di come vivere, del perchè valga la pena fare strada con lui e scoprirlo accanto.
Nella goccia trovate ogni settimana la Parola di Dio. Lasciate stare quel che balbetto io e le mie velleità comunicative ma almeno ascoltate, leggendola con calma e provando ad immaginar la scena…la pagina di Parola offertaci dalla liturgia.
Sarà il nostro modo di permettergli di essere presente in noi.
Abbiamo faticato tutta la notte..
Abbiamo perso tempo, ci siamo dati da fare per organizzare, spiegare, annunciare, ma sembra non fregar niente a nessuno..
Abbiamo organizzato attività efficaci con scout, ragazzini, giovani, ma non interessa niente a nessuno.. che delusione..
Abbiamo cercato di spiegare, convincere, aiutare, motivare, coinvolgere, responsabilizzare, entusiasmare ma..
Abbiamo pregato ma sembra non sia servito a niente abbiamo testimoniato, spiegato, provato ma.. gettare ancora la rete.. sputtanarci!
Bellissima la sottolineatura che a momenti le barche affondano! Sembra quasi assurdo!
Pescatore di uomini.. da pescatore a pescatore di uomini. E’ bello vedere qui che Gesù chiede di fare in modo diverso l’unica cosa che Pietro sa fare.
Non ci chiede di fare cose straordinarie.. se non di essere noi stessi ma.. come suoi strumenti.
Di dare un senso di “missione” cristiana, di senso, di annuncio con la nostra vita concreta, li dove siamo, con le persone che condividono la nostra esistenza.. di fare per Lui, per il suo Regno, quel che stiamo vivendo e facendo.. lavoro, famiglia, studio, impegno civile, sociale, politico..
Proverei a chiedermi.. cosa della mia vita può assumere tale connotazione? Quale aspetto di me Gli può servire per cosa? Per chi? In questo modo lo seguiremo più da vicino. Sarà Lui la nostra direzione. Il capo cordata..

Il figlio del falegname – Omelia IVa T.O. – Anno C

Due pensieri flash su cui rallentare, con cui mettersi in ascolto:
il primo viene dal vangelo.
Perchè il profeta non é accetto in patria? dicono “non é il figlio del falegname”? che sia profeta l’uomo dell’eccezionalità, forse lo accettiamo ma che lo sia un figlio di falegname, uno che vedi tutti i giorni, quello dalla vita ordinaria, facciamo fatica ad accettarlo. E così facendo svuotiamo di profezia e di importanza le cose più quotidiane, gli incontri più ordinari. E’’ il figlio del falegname, cosa vuoi che ti dica quello la?
La profezia può andare insieme al figlio del falegname. Sta in ascolto di ogni cosa, sta in ascolto di ogni creatura, della vita quotidiana.
Di fondo il problema che noi tutte le volte che diciamo così..abbiamo già deciso nei nostri cuori chi é Dio e come fa a parlarci. Soprattutto come non deve fare.
Ci parli coi miracoli, nei risultati, con i fatti, con le grandi conversioni e i pellegrinaggi all’ultima moda…da dove torni sconvolto e convertito, fino al prossimo pellegrinaggio.
Ma per favore non con le cose o le persone ordinarie. Non con la preghiera quotidiana, il vangelo o la confessione…no…non con le persone più normali e forse scomode.
Quelle non possono essere mai come un angelo che Dio ci invia per provocarci e scuotere le nostre pigre vite spirituali.
Dio non può servirsi di esperienze e persone fuori dai nostri gusti.
Aspettiamo sempre che accada quello che sappiamo riconoscere e ci aspettiamo, non quello che Dio é libero di fare, le persone o le esperienze ordinarie di cui Lui, almeno Lui, sia libero di volersi servire.
Siamo in perfetta sintonia di pensieri con le parole di Paolo ai Corinti su cui ci siamo confrontati all’inizio della messa. Paolo mette in guardia dal cercare chissà quali carismi: le grandi profezie, la grande fede che sposta le montagne, le grandi preghiere, i grandi gesti di carità (quella tutta presbite però che vede solo le cose lontane e spesso eclatanti ma non i vicini…) e ci invita a questa carità ordinaria, fatta di attenzione, rispetto, silenzio, delicatezza nei modi e cortesia.
E’ questa la carità nascosta e silenziosa che non avrà mai fine.
Tremendamente scomoda e concreta. Scomoda perchè concreta.
Tra un elenco di cose fatte per gli altri e per i lontani del terzo mondo e il far pace coi propri figli o li cercare di andare d’accordo coi vicini di casa…. ce ne passa.

Il secondo pensiero viene dalla celebrazione oggi della 35a giornata per la vita. La nostra fede cristiana da sempre vuole tenere al centro il rispetto per la vita: quella innocente, che sta per nascere, quella morente, che va spegnendosi con dignità, quella appena nata, che trovi una famiglia che sia tale, o che non debba soddisfare canoni o criteri di data qualità, quella che non dica che la vita di un figlio é un diritto, qualcosa da rivendicare, sbandierare e possedere.
Da sempre questa é la posizione della chiesa, con una sua sapienza e convinzione basata sulla rivelazione del sogno di Dio per noi, su un preciso ordine naturale delle cose, del suo regno: ben distante da logiche di mercato, interessi economici o farmaceutici, da lobby di pensiero o vessilli di modernità, emancipazione o presunte libertà. Che ci guadagna, daltronde la chiesa a far riflettere sul valore di certe cose? che ci guadagnano invece, tanti altri? forse voti, strumentalizzazioni, fama, potere, soldi, rivendicazioni.
Mi domando se tale posizione che frutta regolarmente alla nostra chiesa vessazioni, accuse e condanne…non sia poi quel di cui dice il vangelo. la profezia… quella profezia che é il parlare a nome di Dio, cercare il suo volere, ascoltare la sua sapienza, fidarsi di chi non passa come una moda o come una presunta conquista sociale.
Ecco la profetica missione della chiesa, fedele al mandato di Gesù, profeta irriso e ucciso proprio perchè indicava la strada a Dio.
Ma loro, il figlio del falegname, pensavano già di conoscerlo. Non era quello che si aspettavano.
La missione della carità,  quella via..di cui ci ha parlato Paolo…via significa strada..in cui nessuno si senta arrivato ma tutti in cammino, certi solo della direzione giusta. Quella carità é Cristo stesso. Il desiderare di viverla, il sentirsi almeno scaldare il cuore e motivare dal desiderare sia così ci permette di vivere come Cristo stesso, di fare nostri i suoi atteggiamenti e sogni. Direi di più: significa permettere a Cristo di vivere in noi.