Omelia in un sms – Omelia XXIVa T.O. – Anno C –

Mentre parlavo sentivo che dei “congegni” all’interno di me si frantumavano e lasciavano posto alla Verità  e ad una concretezza nuova per me. Quando sono uscita dalla chiesa ero più che felice e mi dicevo che Dio è magnifico e mi sta vicino con tenerezza. Mentre facevo la strada del ritorno avevo il sorriso stampato in faccia e guardando il cielo ringraziavo poiché mi sentivo leggera. In fine dopo vari mesi ho sentito quella libertà che il Signore ti dona quando chiedi il suo perdono.
Auguro a ciascuno di voi questa esperienza alla fine di una confessione. Sentirsi così… leggeri, liberi e veri.
Non c’è pubblicità più efficace oggi di questa testimonianza reale.
Ad essa io affido il commento di queste letture, tanto ricche quanto profonde e belle, da assaporare. Ci sono tutti gli ingredienti di una vera esperienza di fede e salvezza.
i congegni che si frantumano.. ” bella questa immagine di quel che accade nella propria coscienza quando uno abbassa la guardia e inizia ad essere disponibile e fidarsi, facendo fare a Dio; allora si frantumano di colpo le idee sbagliate su di Lui, gli alibi su di sè e le giustificazioni sulla fede, la confessione, la morale.. sul “non so cosa dire, mi perdono da solo, non ho fatto nulla di male, dipende, son sempre le solite cose, non serve andare dal prete…”..  come facciamo a ignorare il dono della misericordia di Dio, di un sacramento per noi, di un Dio che proverebbe gioia per un peccatore che torna a casa, come quella pecora o quella moneta nel Vangelo?
Ha davvero più voglia lui di perdonarci che noi di essere perdonati; perchè facciamo sempre prevalere il nostro orgoglio e teniamo chiuso il cuore? Dio prova gioia nel donarci misericordia. Perchè non glielo vogliamo permettere? Il figlio prodigo, non ha nemmeno dovuto suonare il campanello perchè il Padre era ancora fuori ad aspettarlo.. tanto era in pena e desideroso che quel figlio tornasse a casa.. così fa Dio con noi, é in pena finchè non ci lasciamo raggiungere e amare.
Lasciare posto alla verità.. bello, si fa strada la verità di noi, del volto di Gesù, di un Dio padre di misericordia.. non di un generico signore.. e come un balsamo risana, perchè ti fa sentire accolto, prezioso, ritrovato. Se lo lasci entrare tocca la tua vita con la luce della sua Parola, da accogliere con fede e speranza. La verità rende liberi, diceva san Paolo, non chiusi, permalosi, passivi.. come gli scribi che mormorano, all’inizio del Vangelo.
una nuova concretezza.. ” cioè sentire che la propria vita non é divisa in tante scatole, ma unificata dallo spirito santo in noi dal battesimo, che ci dona concretezza cioè piena aderenza a quello che siamo, come siamo, senza nascondersi ne vergognarsi…che quel perdono mi rimette tutto in piedi e mi dona la nuova consapevolezza che sono un figlio prezioso. La dignità più grande che Dio voglia donarmi. Non uno che vive la sua vita di tutti i giorni da sè e poi va a messa. O dice le preghierine della sera.
Ricordate? Il figlio maggiore della parabola si lagnava perchè.. .perchè viveva da schiavo, chiuso su meriti e colpe.. era probabilmente molto religioso ma non libero. Il Padre invece vuole solo dei figli attorno a sè, amati e preziosi, liberi!
mi sentivo leggera..” solo il perdono scioglie il cuore dai sensi di colpa, dai muri costruiti per giustidicarci nella nostra coscienza, dalle rigide chiusure delle nostre presunte fedi cristiane, dalle barricate dei nostri silenzi ostinati e orgogliosi.
Pensate a quando tra pochi minuti, diremo, per voce del celebrante..”Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni, e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo” .. Lasciamo che ci aiuti con la sua misericordia? ne abbiamo bisogno? ci salva da noi stessi e dalle nostre scuse..m.a anche dalle confessioni banali, vuote, scrupolose e non sentite..
“Ho sentito quella libertà che il Signore ti dona quando chiedi il suo perdono.”
Il perdono non te lo puoi dare da solo. Non puoi far finta di niente. Rimorsi, rimpianti, sensi di colpa.. ci possono tormentare una vita. Il perdono, che nasce solo nella relazione d’amore, ci ridona un cuore pulito e una coscienza libera.. la misericordia che il Padre ci offre ci sa addomesticare e ammansire.. ci lascia belli.
Dio mi sta vicino con tenerezza.. penso alla parabola della pecora smarrita: ci aggiungiamo un dettaglio, fondamentale come sempre: forse ci aspetteremmo che una volta ritrovata, la pecosa si prendesse almeno due legnate sulla schiena, per essersi allontanata, o una scarica di parolacce… no: La prende in spalla. Sa che è stanca. Ha sbagliato strada, ha percorso sentieri impervi.. si era persa.. come noi.. era andata lontano, avrà avuto paura, angoscia, senso di sfiducia, abbandono, fallimento.. Ma non viene rimproverata. Lui se la prende in braccio. Le trasmette la sua forza, la fa ristorare per riprendere poi il cammino. Tenerezza e bontà di mamma.. inaudita. Dettaglio bellissimo.
Riusciremmo mai a contemplarci con umiltà di figli amati e di creature..  a contemplarci, a desiderarci sopra quelle spalle?
Noi che ci teniamo distanti perchè prima vogliamo risolvere da soli i nostri problemi.. pronti a recriminare.. Lui ci offre direttamente il suo amore. Non se e perchè lo meritiamo.. ma solo perchè ne abbiamo bisogno. Dio ci ama non se siamo bravi. Ci ama perchè abbiamo bisogno del suo amore incondizionato, ad oltranza ed eterno. Perchè solo così ci sentiamo davvero amati e amabili. Solo così ci sentiamo a casa e quindi figli! Solo così siamo in grado di amare gli altri a nostra volta di un amore reale, grande, degno di noi, di amare sul serio.. e allora tengono anche i matrimoni, non si sfascia una famiglia per denaro, non ci si vende in cerca di affetto, non si trovano anestetici o compensazioni..
Solo così saremo strumenti del suo volto di pace, una chiesa che come auspicava Giovanni XXIII aprendo il concilio vaticano secondo.. preferisce usare la medicina della misericordia invece che le armi del rigore.. quella medicina che lui dona a chi si riconosce ammalato.. Lui che é venuto non per i sani ma per gli ammalati, i bisognosi di quel volto di padre e di quell’abbraccio tenero di misericordia.
Che questa parabola ci inquieti, ci liberi e ci doni l’umiltà di desiderare questo volto del Cristo presente e vivo nelle nostre vite.

XXIIIa T.O. – Anno C

«In una terra di fuggiaschi, di fuggitivi, colui che cammina nella direzione contraria, sembra che stia fuggendo»
(Thomas Stearns Eliot)

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Lettura dal Vangelo secondo Luca 14,25-33
In quel tempo una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

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Si voltò..
posso dedurre che stesse camminando davanti a loro, a questa folla numerosa.
Come mai davanti? Perchè non coi discepoli a fianco chiacchierando o discutendo?
Davanti.. come quando dopo una discussione in cui ci si arrabbi.. prendi e parti.. lasciando li i tuoi interlocutori e cominci a camminare a passo spedito sbuffando, te ne vai magari per non esplodere o peggiorare le cose. Inizi a camminare dando le spalle, tanto ti seguono, mentre pensieri ti affollano la mente e inizi a sbollire il nervoso accumulato..
E dopo qualche passo in cui hai meditato e riflettutto.. ti giri e dici come.. “forse non mi son spiegato bene, forse non state ascoltando con attenzione ma.. ”  Se uno viene a me..
non “se vuole”: se viene.. stanno già volendo e venendo. Luca scrive a comunità di pagani convertiti e affascinati da Gesù e dal suo messaggio e hanno iniziato a seguirlo ma.. probabilmente non su tutto.. o “a modo loro”.. vogliono come addomesticare il Vangelo col loro buon senso.. forse una discussione su questo ha fatto inviperire il Maestro.. e allora un po’ scocciato.. ribadisce con fermezza dei paletti..
odiare ovviamente non mette in discussione, come un paio di domeniche fa, i rapporti, ma chiede scelte e tagli netti se necessari.. obiettivo è sempre e solo la fedeltà a Lui e quindi a sè stessi.. prendere la croce…scegliere quello che fa vivere.. non un patibolo, non un luogo di morte, ma un luogo in cui trovare vita.
Lì dove mi pare di morire, nella mia croce (il mio peccato, il mio vizio, quello che mi fa mendicare affettoamoreattenzione, in quella immagine mortifera di me o di Dio.. in quella relazione, in quella situazione.. ) invece di soccombere, patire, chinarmi.. posso fare esperienza di salvezza..
La croce come luogo in cui trovare salvezza.. culturalmente lo abbiamo recepito più di quel che pensiamo.. croce verde, croce rossa, crocifissi ovunque.. ma il loro valore redentivo?
Ma per te essere cristiano significa essere spettatore o discepolo? Come?

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XXVIIa T.O. – Anno C

«Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
posso, però, ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro;
però, quando serve, sarò vicino a te».
(Jorge Luis Borges)

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Lettura dal Vangelo secondo Luca 17, 5-10
In quel tempo gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?
Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e
servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?
Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:
“Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Accresci in noi.. confidiamo in te.. o.. risolvici il problema? Non lo so. Non importa.
Come risponderà a questa e a tante altre preghiere? Donandoci kg di fede, di pazienza, di forza, di coraggio? Come risponde a queste nostre richieste?
Innanzitutto.. siamo sicuri che ci serva quel che chiediamo? Serve una discreta vita spirituale per questo, sapersi ascoltare e comprendere.. sotto il suo sguardo. E’ Lui che ci ha creati e ci conosce. Forse il primo atto di fede da fare è quello di chiedere a Lui, di orientare perfino i nostri desideri di bene e maturazione nei confronti di noi stessi..
Nemmeno sapete cosa chiedere.. dirà in un’altra pagina famosa..
Primo atto di fede: ti chiedo cosa vuoi per la mia vita e come posso crescere e stare in questa situazione particolare..
Magari non ci arriverà l’UPS o Bartolini sotto casa a consegnarci un pacco con
2 kg di pazienza o di bontà o di fede..
3 kg di fede per andare più volentieri a messa..
4 kg di fiducia in sè stessi..
5 kg di forza per  rialzarsi..
No.. saremo messi in grado di percepire in noi le occasioni che Lui ci offre per
essere.. forti, fedeli, fiduciosi, pazienti, buoni..
Ascoltandolo potremo iniziare a cogliere in quello che ci accade delle opportunità per cambiare, per affrontare quella realtà (di me, degli altri, di una situazione..) con uno spirito nuovo.. passo dopo passo..
Ecco come Dio ci responsabilizza e ci dà la libertà di salvarci col Suo aiuto e maturare.. e salvarci da noi stessi, dai nostri no, dai nostri ” no so bon”..
Siamo servi inutili..
Quanto sta sulle scatole sta frase.. ma quanto è totalmente LIBERANTE.. è fantastica: aiuta a mettersi da parte, a non sentirsi sempre in dovere di salvare, esserci, fare, risolvere, dovere.. a non doversi sentire sempre all’altezza di qualsiasi situazione, rendere presentabili, sentirsi importanti..
A non dover apparire, sentirsi indispensabili, cercare-mendicare riconoscimento,
ruolo, immagine, fama, potere.. gratificazione.
Son servo inutile. Non è un assalto all’autostima, ma la liberante sensazione di aver fatto quello che andava fatto e come andava fatto.. e perchè andava fatto.. anche stando dietro le quinte.. senza riconoscimenti o grazie.. solo per puro Amore.. per nobiltà, per servizio.
Perchè non potevi fare a meno di farlo.. per essere te stesso, fedele al modo in cui Lui ci ha creati e dato la possibilità di realizzare e dare senso, direzione e sapere a quel che siamo..

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