Domenica XXXIIa t.o. ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Il rischio meraviglioso delle parabole, è quello di crederci! Intendo dire… prenderle troppo sul serio e mettersi a ragionarci sopra: es. ma quanto permaloso era questo sposo? E rientrare a mezzanotte, poi, cosa pretende? E che razza di amiche sono quelle che non ti passano un goccio di olio? E quanti problemi ci facciamo? Bastava sedersi vicine e usare una lampada in due…e poi è una festa, a lume di candela sarà più divertente ecc. ecc. Mi spiego? Il dito e la luna. Parabola è un esempio, un’immagine carica di simbolismi su cui da sempre, tutti i biblisti si sbizzarriscono e trovano fuori punti di vista interessanti ma sempre parziali. Siamo nei capitoli finali di Matteo e Gesù sta come…tirando un po’ le fila dei discorsi; si sta spostando sulle questioni centrali delle “cose ultime” (escatologia) e del Regno di Dio, come in questa parabola. Insomma c’è un incontro decisivo da non mancare. Quello con Lui. Le 10, numero della totalità, forse rappresentano tutto il popolo di Israele, gli ebrei religiosi. Alcuni saggi però lo hanno riconosciuto finalmente come Messia e lo attendono; altri, stolti, non lo vogliono né riconoscono come messia e quindi … si fanno le loro cose ma non entreranno nel banchetto della gioia e della festa. Il resto va da sé. L’olio che è? Quello che ti permette di sapere che Lui è lo sposo, che ti interessa riconoscerlo ed entrare nella sua festa. Cioè? Che ne so… io penso al mio bagnoschiuma all’olio di argan, all’olio di oliva con cui mi faccio una bruschetta, all’olio del motore della mia auto o quello con cui ho unto da poco alcune cerniere cigolanti delle vecchie porte in canonica. Olio che lubrifica, cioè fa funzionare, scorrere meglio; che rende belli, fa bene alla pelle, ai capelli; che dà sapore. Ecco in quattro e quattr’otto una minima verifica se nella lampada della mia vita cristiana ne ho abbastanza. Essere cristiano/a oggi: sta dando sapore alla mia vita, gusto di fare le cose con un certo stile evangelico? Sta dando bellezza alla mia vita? Mi rende la versione migliore possibile di me oggi? Sta facendo scorrere meglio o districando o lubrificando cose dolorose, faticose, impegnative che sento dentro come potenti o resistenti o frenanti? Non prendiamo sul serio le parabole come fossero cronache, perdendo tempo e attenzione sui dettagli e le incoerenza… ma solo come segnali stradali che indicano direzioni di vita diversa; come esempi da tenere a mente e nel cuore, per resettarsi continuamente nella vita al bisogno, come mani che si tendono a noi per farci camminare al Suo fianco.

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