Oggi o mai più. Omelia IIIa t.o. C-2019

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Oggi si è compiuta: a posto, ora ci penso io…

Valore performativo l’azione coincide con quel che stai dicendo…quando dici quello che stai facendo, la parola è in azione…

Non credete ai preti… Le faccio i miei complimenti

Ma cosa vuol dire? La logica con cui oggi viene vissuto e gestito il desiderio è sbagliata. Ognuno di noi desidera…ma siamo immersi in un contesto in cui il mercato e il marketing la fanno da padroni; far consumare per vendere e guadagnare è la cosa fondamentale. Interessiamo solo in quanto potenziali consumatori. Vogliono i nostri soldi. A qualsiasi costo. I bisogni vengono creati ad arte, indotti, con tecniche precise, la sirena del nuovo, dell’ultimo, del conveniente ci fa accaparrare di tutto, metter via, approfittare. 

È però un desiderio figlio di un’impostazione capitalistica, che deve consumare sé stesso, creando una domanda che di fatto non c’è, un desiderio che strutturalmente non si accontenta mai e insegue, vivendo una continua ossessione e insoddisfazione profonda…e così il black friday, il natale e via coi saldi, frittelle e crostoli ancora prima dell’epifania e poi sanvalentino, la festa del papà, della donna, della mamma, pasqua e pasquetta… e saldi e black friday e via così…Cosi ci abituiamo a vivere in ansia e all’inseguimento dell’ennesima novità, sempre in colpa o in debito perché non siamo aggiornati ma quindi sempre insoddisfatti… perché questo desiderio capitalista…ci convince a vivere come se la salvezza, ecco il punto, fosse sempre un po’ più in là…da raggiungere, facendo quantità.. ottenendo..molto infantile, vuoi il gioco che ha il bambino al tuo fianco ma appena lo hai ottenuto lo snobbi e pensi subito ad avere altro…l’erba del vicino è sempre più verde, non ti basta mai e allora acquisti o cambi, esperienza, partner, amici, sport, passatempi, mode…all’inseguimento.

Gesù invece ci offre una salvezza diversa, che non è oltre il nostro orizzonte né da comperare ma da vivere qui e ora: tutto e subito, potremmo dire ed è vero. Che non sta nella quantità di cose con le quali anestetizzarsi, da idolatrare, ma nella qualità di una relazione, da vivere oggi. Il nostro desiderio più profondo è quello di essere riconosciuti in una relazione che ci fa vivere. Nel rapporto con Lui allora oggi siamo messi a nudo, ci aiuta a fare verità di noi, oggi ci aiuta a valutare l’ossessione di bisogni o l’erosione del desiderio..spasmodico…la Parola può illuminarci, dire la verità di noi, oggi smascherare paure, ricordare priorità, sostenere scelte e sforzi, cambiare prospettive.

ha offerto ingredienti, non ricette…la salvezza o è oggi o non lo sarà mai!

 Gesù davanti a questa piccolissima comunità, durante quel momento di preghiera presenta il suo sogno di un mondo nuovo. E sono solo parole buone, di speranza per chi è disorientato, o è vittima, o non ce la fa più: sono venuto a incoraggiare, a portare buone notizie, a liberare, a ridare vista. Testo fondamentale e bellissimo, che non racconta più “come” Gesù è nato, ma “perché” è nato. Che ridà forza per lottare, coraggio per sperare, luce per procedere. Poveri, ciechi, oppressi, prigionieri, insoddisfatti e consumatori consumati: questi sono i nomi dell’uomo. Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo, dice molto bene Ronchi, ed il suo scopo non è quello di essere finalmente adorato e obbedito da questi figli distratti, meschini e splendidi che noi siamo. Dio non pone come fine della storia se stesso o i propri diritti, ma uomini e donne dal cuore libero e forte, un regno, cioè una società più giusta, equa, umana per tutti, in primis i poveri. 

Ecco allora perché alzarsi in piedi, perché baciare questo libro, cantare alleluja, incensarlo illuminarlo, portarlo in processione dargli del tu… come la liturgia, fregandoci, ci fa fare…il prete dopo il vangelo dice “parola del Signore” e l’assemblea risponde…dando del tu..oggi, adesso a Gesù..lo lasciamo li?

“Non torno per cena, anzi…” Omelia del Battesimo del Signore. C-2019

 

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Chissà cosa è successo poi, proviamo ad immaginare: ad un certo punto Gesù, dopo aver fatto colazione, si è alzato e ha detto a Giuseppe che quel giorno non sarebbe andato al lavoro a far sedie e tavoli…e che nemmeno avrebbe rilevato l’attività al suo posto. Forse Beppe ci aveva anche sperato visto che questo figlio a 30 anni era ancora in casa. Di lui sappiamo finora così poco: la grotta, la visita dei Magi, domenica scorsa, l’evangelista Luca ce lo ripresenta 12 anni dopo, al tempio, dimenticato lì dai genitori, intento a discutere coi dottori della legge, perché, dirà a Maria, “dovevo occuparmi delle cose del Padre mio”; e lì lo lasciamo, continua il vangelo,”a crescere in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini”; poi su di Lui scende un silenzio misterioso, bellissimo. Questo è l’unico fatto che i vangeli ci presentano di Gesù per 30 anni. Sparisce, immerso nell’anonimato, Lui, l’ Emmanuele, Dio con noi…si inzuppa nel quotidiano. Come un seme, sparito sotto terra per prepararsi ad esplodere di frutti e vita, un vino raro, invecchiato per anni in una cantina buia…

  Fino al mattino di cui stiamo parlando: si è alzato, ha salutato Giuseppe, ha baciato Maria dicendole che non sarebbe tornato per cena, anzi, probabilmente che non sarebbe più tornato a casa…o meglio…ora la sua casa, la sua famiglia sarebbero state la strada, la gente comune e la loro vita quotidiana, il suo lavoro annunciare il regno di un Dio Padre; è lui il primo a farsi pescatore di uomini.  Si incammina verso il fiume Giordano, lasciandoli sulla porta di casa, i genitori, trepidanti perché stava iniziando a compiersi quel che l’angelo Gabriele aveva detto a Maria nell’annunciazione…“Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; … il suo regno non avrà fine”. Come anche a Giuseppe “tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati“. PAUSA..

Vuole farsi battezzare: lo troviamo in fila coi peccatori, per ricevere dal Battista, questo rito di purificazione. Gesù ha voluto fare tutta la gavetta, non ha saltato la fila. Ha girato pagina, ora si comincia a fare sul serio, “per questo sono venuto, perché abbiano la vita e la vita in abbondanza” dirà il vangelo di Giovanni…non sono un medico per i sani ma sono venuto per i peccatori, dirà quello di Matteo e quindi comincia il suo ministero mettendosi loro accanto, allo stesso livello, senza nessuna eccezione.

  Questa pagina è importantissima perché è la prima cosa pubblica che Gesù decide di fare. Esce allo scoperto, dopo essere stato immerso nella storia di una famiglia, a Nazareth, 2/300 ab.; non aveva già capito tutto! Qui ha imparato a poco a poco a riconoscere la volontà del Padre per Lui. Me lo immagino fine osservatore nel leggere situazioni, sguardi e animi, attento nei rapporti, in ascolto empatico, fedele alle pratiche religiose della sinagoga il sabato eppure sempre più desideroso di cambiare… 

li, in questi misteriosi 30 anni, ha continuato ad incarnarsi, imparando cosa significhi essere umani, diventare uomo, figlio, fratello, amico,…ha compreso come salvare questa precisa umanità sempre un po’ allo sbando, come pecore senza pastore, ha imparato a riconoscere, nelle trame della vita, quella volontà di Dio, essere il messia, la Sua parola definitiva per il mondo. Nulla sarà più come prima.

Con questo battesimo, ha scelto un preciso inizio del suo ministero annunciandoci che quello è il pdv di Dio…guardando il mondo dal basso, dagli ultimi, i più poveri, gli emarginati, i derisi, i superflui, gli scartati dalle logiche umane, sociali, economiche…Dio parte da lì perché nessuno possa sentirsi escluso, indegno del suo amore.   Come F. De Andrè e le sue canzoni: lo stesso punto di vista, così Gesù: Bocca di rosa e la samaritana, i suicidi e i lebbrosi, i drogati e gli indemoniati, i carcerati e i farisei, gli emarginati e i pubblicani, Geordie e Zaccheo, la guerra di Piero e quella di Giuda, con sé stesso, e poi tutti gli scartati; perché nessuno si sentisse in più, diverso o dannato. Come ci poniamo, ad esempio, quando preghiamo o veniamo a messa? ci percepiamo davanti a Lui a partire dall’idea di essere o dover essere bravi o dal nostro bisogno di essere da Lui salvati?

Gesù vuole insegnarci a partire da noi stessi, senza dire subito se giusto o sbagliato ma in base al bisogno di amore, vita e verità che ciascuno porta nel cuore. Li nel nostro Giordano, nella concretezza dei nostri peccati, delle fragilità di cui ci vergogniamo, delle ferite che ci inchiodano al rancore, delle tiepide certezze con cui galleggiamo nella vita. Li viene a farsi battezzare, immergendosi al nostro fianco per portarvi luce e speranza. Troverà in ciascuno di noi, un crescente desiderio di abbandonarci …a questo suo sguardo d’amore? 

Battesimo del Signore – 2019 anno C

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Tempo di lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 3, 15-16.21–22

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i laccidei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Frittelle e crostoni sono stati sistemati a scaffale qualche giorno prima dell’Epifania, o Befana, che dir si voglia; insomma una commistione tra pandori e frittelle che non ti dico; poi arriva San Valentino coi Baci, i coniglietti e le uova di Pasqua, la Festa della Mamma, passando per San Patrizio, la festa del papà, del nonno… sospesi tra il Black Friday e i Santi, ehm Saldi…(scusate!)…

La calza della Befana normale non esiste più: nemmeno la cura e fantasia della mamma che si finge befana che mangia il cibo preparatole, che si inventa mandarini, carbone e noci assieme ai dolci per il figlio… ora abbiamo la calza di un certo super eroe, di cui già sai il contenuto, come l’uovo di Pasqua della Juve con dentro la sorpresa perfetta e incapace di deludere, coi mattoncini Lego puoi fare solo quel che ti dicono…

Insomma… che senso ha per noi ora, quel popolo in attesa? Con Amazon Prime non spegni nemmeno il pc che la roba è già fuori di casa, con Just Eat non aspetti nemmeno più le pizze in pizzeria leggendo la Gazzetta… con gli smartphone non devi più aspettare il postino con la lettera o andare a prendere le foto dal fotografo…36 massimo…

Ovvietà, certo, nostalgie? certo.. eppure… siamo in attesa di che? non abbiamo nemmeno – non ci viene concesso quasi nemmeno più il tempo o il lusso di attendere. Coltivare passione, desiderio, frustrazione, attesa, rimpianto, allenamento, silenzio, vuoto, sacrificio… Allora mi chiedo che volto di Gesù, di Vangelo possa essere annunciato qui in mezzo, in questo contesto culturale…. segnato dall’assenza dell’attesa. Tutto, subito, adesso, sempre. Perché se non abbiamo nulla o nessuno da attendere che viene a fare Gesù bello, coi piedoni a mollo nel Giordano in fila con gli sfigati che andavano dal Battista, rabbioso come una bestia nel fare ramanzine e predicozzi?

Eppure su questa scena scende lo Spirito, come una colomba: immagine delicata. Ripenso alla colomba che rientra nell’arca di Noè col ramoscello di ulivo a segnare la fine del diluvio, la fine delle ostilità al 90°, e l’arcobaleno che segna un nuovo inizio. Forse il Natale inizia proprio con l’inizio della vita pubblica, in questa domenica in cui Gesù ha lasciato le sedie da piallare in falegnameria e andandosi a battezzare, ha semplicemente detto a Maria e Giuseppe… AdDio…vado a fare le cose del Padre mio, non torno per cena.

Da allora… sono affari nostri…