Omelia – SS. Trinità 2012

Alcune immagini con cui avvicinarci oggi a questa solennità…

1-  Ieri sera con alcuni capi scout si ragionava su come vediamo i nostri ragazzi. Tra le tante cose emergeva un dato certo non inedito: quello di un accentuato INDIVIDUALISMO..una deriva culturale in cui siamo tutti inseriti.L’hanno imparato da noi adulti. Significa che ciascuno mette sè, i propri diritti, gusti, comodi e princìpi al centro…prima di tutto il resto, di ogni responsabità o partecipazione plurale… alla fine ti ritrovi un numero, sempre mobile, che fa quel che gli fa più comodo, senza saper scegliere tra le mille possibilità che gli hanno atrofizzato il desiderio, spento la passione e anestetizzato la coscienza. Scelgo io la mia morale e la mia verità. Alla fine non si é poi tanto felici ma in balià di sè stessi. Ciascuno di noi respira e vive in parte questo clima:

ma, mi domando, cosa significhi questo dal punto di vista religioso? che l’esperienza di fede si riduca a emozione, a oggetto di consumo o prestazione, a moda...non una relazione ne un percorso ma un oggetto da gestire e gradire. Un qualcosa di frontale tra i miei bisogni e un dio che mi sta di fronte come un commesso in un negozio di sacro in cui sto scegliendo quel che più mi gratifica.

-2  Allora a me viene in mente una cosa che mi fa sempre molto pensare: mi capita di esser li a celebrare la messa ed entra qualcuno…magari in ritardo. Nemmeno si accorge che si sta celebrando l’eucaristia, leggendo il vangelo, consacrando pane e vino.. la cosa più importante é che lui accenda una candela alla Madonna, o faccia la sua preghierina a S. Antonio….poi quando ha fatto le sue devozioni, si siede al gran varietà liturgico.

Un po’ é colpa nostra? proviamo a pensare..

Noi crediamo in Dio… sia onnipotente (che significa?) sia Padre..

poi c’è Gesù…bel personaggio,  tutti gli vogliono bene, anche nelle altre religioni…crocifisso e risorto…viaveritàvita

poi lo Spirito Santo: quello della Pentecoste… e domenica scorsa abbiamo detto che è indispensabile…anche se fatichiamo a comprenderlo. Poi c’è Maria…la mamma buona che intercede.. cioè prega per noi…che parla e appare come non mai… poi i santi… ognuno ha i suoi… e quale funziona meglio? in genere quello che muove più pellegrinaggi.. o che raccoglie più candele e offerte all’altare…    e gli angeli custodi…vogliamodimenticarceli???.che vegliano su noi  poi, non certo ultimi, i nostri defunti…che ci guardano… che pregano per noi…che spesso rischiamo sentire più importanti di Dio….

e tutta questa gente ci gira nella testa e nel cuore….e noi ne parliamo, discutiamo… si fa un po’ di confusione… non si sa a chi o come rivolgersi..chi comandi!….sembra un negozio…

prostrarono…adorarono….bella la sottolineatura del vangelo! col corpo si prostrano (manifestano e dicono la loro fede a parole, col corpo, ..coi gesti con quel che si vede) ma nel cuore dubitano…(non ci credono! non interessa!)

non era più comodo un solo Dio, unico con cui avere a che fare? che serve tutto sto mercato???

Un bel rapporto frontale. Io quaggiù e Lui lassù. E intanto si tiene buono, si ringrazia o si bestemmia…dipende da come ci va..

Oggi invece la liturgia ci ricorda che questa relazione frontale non esiste. Anzi ci ricorda come mettere un po’ d’ordine nei nostri cuori e nella nostra vita di fede. Noi crediamo in un Dio Trinità…

Dall’esperienza di Gesù stesso sappiamo che egli, il Padre e lo Spirito «siamo una cosa sola» ma esprime e manifesta un indirizzo, una tensione, una mèta.

3-La festa di oggi ci porta dentro l’identità di Dio. E’ come se potessimo prendere l’ascensore, salire nei cieli ed entrare a casa di Dio per vedere da vicino chi é, cosa fa, come vive.

Mi piace pensare si sia rivelato come la relazione d’amore che c’è tra Padre e Figlio…. una famiglia, qualcosa che abbiamo tutti bene o male presente.

Il papa in questi giorni partecipa alle giornate internazionali sulla famiglia…é stato bellissimo vedere per una volta la famiglia messa al centro, celebrata, osservata, vissuta, tante situazioni normali, serene e naturali…silenziose e discrete…il ritratto di qualcosa di genuino e bello che va sostenuto, incoraggiato, aiutato. Ecco una chiesa su cui mai i riflettori dei media vogliono sostare…forse perchè questa scandalosa normalità disturba. Turba altri vessilli di laicità e progresso da sventagliare…

Ci confrontiamo allora con un Dio che é relazione, direi un Dio famiglia…una famiglia, una relazione di cui ci invita a partecipare…come ospiti prediletti, come figli adottivi, pensate alla 2a lettura di Paolo ai Romani.

Narrare l’icona di Rublev, 3 angeli che si guardano…messi ai 3 spigoli di un tavolino…triangolo.

2 fanno una linea..come un muro…3 danno la tridimensionalità..in cui entrare. come alcune tv e alcuni cinema più moderni!

Che differenza tra il cinema normale…uno spettacolo frontale a cui assisto e il 3D..in cui le immagini mi vengono incontro ed io entro in esse… c’è una compenetrazione…una immersione nella realtà a cui non più assisto ma partecipo..faccio parte…Come nella Trinità. Non un DIo frontale con cui discuto e scelgo..ma Lui mi offre un abbraccio e una relazione in cui sostare….da contemplare..oggi..più che capire con la ragione.

Non un essere distante estraneo, da temere ma una relazione in cui essere accolti, in cui contemplarsi immersi. Come l’esperienza famigliare che caratterizza nel bene o nel male ciascuno di noi.

Questo non può oggi non scuotere il nostro individualismo e nemmeno la nostra idea spenta e spesso atrofizzata di Dio.

Quale può essere allora il desiderio da trasformare in preghiera, per questa festa?

Credo sia una delle cose di cui oggi abbiamo maggiormente bisogno anzi urgenza. Quante volte durante la messa o da soli ci riconosciamo riuniti nel nome del PFSS:..  nel loro nome, cioè nel rapporto con loro, dentro la loro relazione, come un abbraccio, un orizzonte in cui sentirsi inseriti…la terra in cui vivere e crescere.

Penso che uno dei punti di forza che come chiesa e come cristiani oggi abbiamo sia la forte APPARTENENZA. Ricordo la canzone di Gaber.

Sentire che abbiamo una origine e un fine comuni, che non siamo qui a caso, come numeri, come individui, che non é tutto lo stesso, che non é tutto vuoto, che il battesimo e la chiesa ci danno radici e sostegno, ci offrono una direzione e soprattutto un equipaggiamento, ci garantiscono un senso da dare alle nostre vite, un gusto da scoprire, una speranza e un sogno in cui credere e per cui spendersi…partecipare…esserci…e non credo siano parole vuote o solo pensieri filosofici: una vita che non risponda a questi spunti é una in balia di sè stessa, insipida, bella fuori ma morta dentro. Appartenere, sentire che la mia vita abita nella relazione famigliare di un Dio in cui sono immerso…eppure mi lascia libero e vero. Ma che non posso più sentire estraneo, se non perchè lo scelgo io!

Questa festa ci doni uno sguardo nuovo, in 3D, in cui contemplarci inseriti veramente in una appartenenza forte e vera che ci doni maggior consapevolezza di noi-figli adottivi e non più schiavi”!… e di quel Gesù che ci ha garantito di essere con noi fino alla fine del mondo. Tra l’altro molto più di quel di cui abbiamo bisogno!!!

Solennità della Santissima Trinità


Lettura dal Vangelo di Matteo 28,16-20

In quel tempo gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Mi piace immaginarli prostrati ma dubbiosi.
Ipocrisia? tentativo di farsela passare? di provare a crederci?
credo….
già..con lo stesso verbo diciamo due cose opposte..
Credo in Dio e in tutta la compagnia…
Credo stia per piovere…
Prostrati ma dubbiosi…bello anche solo da notare, da parte dell’evangelista…che ennesima brutta figura
ma almeno erano “genuini”…come noi… che magari non saremo prostrati…ma parliamo, parliamo, raccontiamo
diciamo…organizziamo…. ci rassicuriamo…ma poi….
fate discepoli… fosse questo il parametro o la passione con cui educare…fare Ac o ADS o scout o catechismo….
ciò che vi ho KOMANDATO!!…ama il prossimo tuo come te stesso e restate uniti: interessante
IO sono con voi fino alla fine del mondo…cioè del nostro mondo…della nostra vita, Lui poi..dura…”oltre”…
Cosa facciamo per accorgercene? Perchè poi ci interessa così poco?

 

29 Febbraio 2012 di Luca Rossetto

Riprendiamoci la libertà di un giorno di pausa.

Qualche riga sulla giornata e sul tempo in generale.
Ma non chiamatelo “monologo”
Perché anche le parole mutano di significato e più che un discorso solista, il monologo diventa un parlar da mona…(specie se passa in tv)

Non è una novità che l’universo si espande accelerando, specchio infinito di una società che ha fatto del Tempo l’icona e la musa.
Ma questa accelerazione provoca l’allontanamento delle galassie tanto da renderne sempre più difficile l’osservazione, con il risultato che l’universo stesso, in un prossimo fututro, apparirà oscuro e, spingendosi oltre con la fantasia, giungerà al suo disgregamento…
Anche la Creazione ha quindi un’inaspettata fretta…
Se vogliamo continuare a specchiarci in questa bizzarra evoluzione, questo disgregamento lo viviamo anche nelle nostre società, sempre più di “individui” che si allontanano gli uni dagli altri rendendosi irriconoscibili, oscuri, ignoti..
Mi ha sempre affascinato la possibilità di recuperare spazio e tempo per riallacciare i rapporti, fasci di luce tra galassie, relazioni e sentimenti.
Vivere nella natura, immersi e compromessi, permette di seguire ritmi e tempi dettati dall’eternamente Altro e non dai nostri sistemi di misura: sinfonie che regalano più d’un giorno bisestile.

Quale giorno migliore se non questo, oggi, 29 febbraio? un giorno che esiste per capriccio, ogni quattro anni. Un giorno regalato per riprendere fiato.
àno bisèst, àno sensa sèst!
E mi commuove che anche la Creazione riprenda fiato: in un meccanismo perfetto, un granello di sabbia divina ci riporta del tempo che pareva perduto.
In un universo in accelerazione, l’orologio del mondo correva ancor più veloce, tanto da rendersi necessario un giorno di recupero..
Se non ci fosse stato, i mesi sarebbero preda dei venti, in un continuo anticipo.
Sarebbe triste il primo giorno di primavera brullo e sferzato dalla bora..
Ora, invece, con questo 29 febbraio ogni tanto regalato, la primavera continua ad arrivare coi primi tepori, preceduta da viole e primule e scaldata dal pallido sole. Ci meravigliamo ancora di questo? ne siamo veramente capaci?

L’orologio del mondo ha bisogno di “ricaricarsi”, come la cipolla del Barba Nano, di marca svizzera.
Faceva il minatore in Belgio negli anni ’30, el barba Nano, tornato a casa si stabilì dalla sorella Mariéta (la nonna di mio papà) dai Triàngoi, portando in eredità due campi di terra e un piccone. Credo durerà anche per i nipoti dei miei nipoti…
E l’orologio da tasca. Una cipolla “sept jours” – sette giorni di molla. La carico la domenica mattina e fino alla domenica successiva il suo ticchettio risuona in camera, e quando la ricarico, la tiro indietro di quel tempo che nella sua corsa ha inghiottito.

Tempo, tempo di coltivare.
Nella terra trovo la mia dimensione, il mio silenzio.
E il ritmo che seguo è quello dato dal respiro dei fiori, dal fiato delle vacche, dalle gocce di mosto che suda l’uva.
Olivo e Ester sono due personaggi del mio paese. Ester ha superato gli ottant’anni, Olivo Bàro invece ha lasciato i suoi campi per coltivare gli spazi del cielo.
Nella loro semplicità, sapevano portare buonumore a loro insaputa. Incuranti dello scorrere del tempo, se la spassavano felicemente, chiacchierando tra loro per lunghe ore. Ma tutti in quella famiglia dei Bàri, erano prolissi e loquaci.
Un tempo le pannocchie si raccoglievano a mano. Un tempo: fino a pochi decenni fa! l’ho fatto pure io…
e nelle lunghe notti invernali venivano scartossàde al tepore della stalla, mentre si faceva filò, tipo albero degli zoccoli, avete presente?
Ecco, dopo i lavori di stalla, e prima di cena, Ester e Olivo si accingono all’opera.
E così passa il tempo, tra una parola e l’altra, al chiaro di una lampadina de poche candee, finché ad un certo punto (saranno state le tre di mattina) il marito esclama:
-Ester, ma stasera niantri vemo senà??

Anche mio nonno Beppino si curava poco dello scorrere del tempo. Al contrario di mia nonna Marianna: ancora adesso che ha 91 anni, vorrebbe tornare a correre e brigare come da giovane.
Quando ci fu il terremoto nel Friùli, lui stava seduto in tinello a leggere il Tex (passione che ha trasmesso anche a noi nipoti..)
Quando i familiari spaventati sono andati a chiamarlo per via di tutto il trambusto che si sentiva, alzò gli occhi e guardando il lampadario oscillare, esclamò:
-Ah..l’e el teremòto… tornando a leggere tranquillamente.
Fiducia, tempo di fiducia anche nel pericolo, in Qualcuno di più grande.
Quando scrivo, finisco sempre per nascondere tra le righe la mia vita. Credo capiti a tutti.
Il mio tempo è dettato dalla natura, forte di accelerazioni e di spasmodiche attese, di spinte in avanti date dal sole e dalla pioggia e pause di respiro all’ombra dei gelsi. Un tempo di pace dedicato alla lettura: lettura di un libro, di un volto, di una foglia che cade, di un fiore che sboccia..
Se il mio giorno è scandito da tutto questo, nei sentimenti e negli affetti sono sempre stato precipitoso .
Alla mia età, mi capita sempre più spesso di confrontarmi con la realtà che più mi è vicina: la mia famiglia. Chi mi conosce sa a cosa mi riferisco.
Alla mia età, mio padre aveva già quattro figli. Normale che ogni tanto si (e mi) chieda, che intenzioni ho, il tempo passa…ma per lui è stato facile:
-Parlé vu pare, che vé sposà me mare…mi me toca tòr na foresta!!
Voglio prendermi questo giorno, da questo giorno, tutto il tempo “sprecato”: lascerò che anche l’amore sia al tempo della natura. Non lo terrò nascosto.
Nasconderlo è la morte prima della sua fioritura.
L’Amore va gridato sopra i tetti!!

Ma questo è anche tempo di chiamata: questo 29 febbraio è dentro la Quaresima, tempo del deserto.
E in un giorno di deserto spirituale, un ragazzino di 12 anni dopo la Messa mi si avvicina. Deve parlarmi. E’ il secondo figlio di una cara amica.
Di solito mi chiedono di venire in azienda per qualche ricerca o cose così. O per venire a fare qualche lavoretto estivo.
Invece, abbassa un po’ gli occhi e umile, forse intimorito dalla probabile risposta, mi dice: “Ti ho scelto come padrino…”
Mi si è aperto il cuore: la Grazia mi ha toccato. Ho sentito la mano di Dio posarsi su di me, nel giorno in cui avevo più bisogno.
Una bella responsabilità! Ma che assumo con gioia!

– Ti ho scelto come padrino.
Questo è il tempo che amo.

Ma perché il buon Dio ci fa recuperare questo giorno? perché ci chiede di rallentare la corsa?
Mi piace pensare, innanzitutto, che non lo faccia per noi.
Mi piace pensare che si diverta a giocare con la Creazione e lo faccia con lo spirito dei bambini, capace di sorprendersi ogni volta per la stessa cosa, insaziabile nel creare i fiori tutti uguali eppure diversi, eppure tutti uguali e dire ogni volta, come i bambini: “Ancora!”
Ecco: così vorrei recuperare le cose in questo giorno.
Chiedere al sole di sorgere ogni mattina e dirgli: “Domani, ancora!”
Gustare le gocce di pioggia ad una ad una e pensare: “Ancora!”
Celebrare la bellezza più inutile, la risata di mio nipote, il latte fresco, un soffio d’aria frizzante nei polmoni, gli occhi di una ragazza, un bicchiere di vino.
Farlo oggi, nella completa pazzia, e dire: “Domani, ancora!”

Questo giorno donato al mese più corto, che comunque rimane il più breve.
Un giorno folle. Che mi ha contagiato.
Un giorno in più che, paradossalmente, ci avvicina la Pasqua..
Un giorno in più per amare, soffrire, gioire, stupirci nell’attesa.
Oh..lo so, solo uno scherzo, un sottile filo di ingenua fantasia.
Così voglio attendere, con lo stesso stupore.
E con un giorno, tutti i giorni, per stupirmi con la gioia dei bambini, per riprendermi la mia esistenza.

Chi è il favorito degli dei
che può dirsi completamente felice?
a sprazzi e deliri del momento
ma la felicità è fatta di attimi:
gli occhi illuminati di una donna,
il sorriso di uno sconosciuto incontrato per strada,
un bicchiere di vino spillato di fresco,
la brezza leggera dove respira Dio

Attorno respiro disperazione. E in questa vorrei,
vorrei portare una luce.
Non perdere nessuno. Io sono cera d’ape che brucia