Va Domenica t.o. B-2021

Dal Vangelo secondo Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».  E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Secondo me è una bastardata gratuita: anzi ne sono convinto. Un’autentica carognata. Evangelisti infingardi: non perdono l’occasione per sottolineare una cosa in tante pagine dei loro vangeli. Lo sappiamo non sono cronaca reale e precisa, non raccontano la realtà dettagliata dei fatti ma narrano assolutamente il vero, quello che è realistico, non reale. Narrano il significato profondo e ispirato dello stile di Gesù nel testimoniare chi fosse-era-è Dio. Parola del Signore-Lode a Te o Cristo. Già. E nonostante questa cosa bellissima, non mancano mai di ricordare un dettaglio: l’indemoniato, il posseduto da spiriti immondi, quello che ne aveva così tanti in sé da soprannominarsi “Legione”… son gli unici che “lo conoscevano”. Erano di sabato in una candida sinagoga rigogliante di Torah e salmi? Chi è che conosce Gesù come figlio di Dio? Il più disgraziato. Insomma chi non ha nulla da perdere, quelli che nessuno si aspetta, hanno come una presa diretta con JC e lo riconoscono tra la folla. Anche i vangeli di questi giorni feriali lo testimoniano in più pagine. Evidentemente io, che mi faccio sempre e volentieri da avvocato del diavolo, posso anche pensare che in maniera indiretta gli evangelisti stessi mettano in guardia tutti gli altri da non presumere di conoscerlo…JC. Almeno provocano a mettersi in discussione. Sono loro che riconoscono in Gesù un disturbatore, uno che tormenta, mette a nudo, provoca, fa mettere in discussione… bellissimo. Che in pratica entrano in relazione con Lui, che hanno capito di voler passare dalla religione alla fede in Lui morto e risorto, vivo per te. Quanto ci fanno bene questi tratti umani e provocatori di un Gesù che ci vuole stanare nelle nostre quattro sicurezze religiose che ce lo fanno confezionare e tenere a bada. Ci facessimo trovare più umili e umani quando ci stuzzica sull’immagine di Dio che portiamo affrescata nel cuore, sul nostro modo di vivere e comportarci, sul senso che diamo all’essere religiosi o cristiani, sul modo che abbiamo di vivere la carità, o coltivare la speranza nella salvezza qui e ora, non nella salute e nel benessere ad ogni costo. Eccetera. eccetera. Ben vengano allora le pagine scomode ed indigeste della parola per noi. Che lo si possa riconoscere nella nostra vita. Tutti lo cercano, per i propri bisogni, ma solo uno lo riconosce per mettersi in relazione con Lui.

IIIa Domenica t.o. B-2021

Dal Vangelo di Marco 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.  Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Fermati un attimo, respira: tanto so che non hai letto il Vangelo… e vieni subito a spulciare i miei poveri deliri…. se potessi ti farei “tornare dal via”, come a Monopoli. Senti un po’ ma…

Per te Dio è una buona notizia?

Gesù annuncia questo, scrive Marco: “proclamando la buona notizia=vangelo di Dio”. Il tempo è compiuto cioè è arrivato, eccolo il momento adatto: adesso. Non perdere più tempo a recitare la parte. Il regno di Dio, cioè il modo in cui Lui sognerebbe fossero le relazioni tra noi stessi, con gli altri, le cose, la realtà, il modo in cui le ha sognate e ce le ha affidate fin dalla creazione e dal battesimo. Quello che speriamo sempre “venga”. Lo permettiamo? Gesù lo proclama cioè letteralmente lo grida avanti, si fa precedere quasi da questo novità. Qualcosa che non aspettavi, pensavi, meritavi o speravi. Ma arriva. Allora la domanda per quanto un po’ secca, ci mette spalle al muro: da quanto vieni a messa, preghi, ti comunichi e confessi natalepasqua, vai a scAut, ai gruppi, al coro e a far i lavori per il prete… ma Lui è una buona notizia? in cosa? e come lo è stato o continua ad esserlo? Oggi si celebra anche la “domenica della Parola”, voluta da Papa Francesco..a ricordare che essere cristiani significa innanzitutto riconoscere che Dio ti ha rivolto la parola, dandoti del Tu; e così ti fa uscire dai doveri religiosi a testa bassa e Lui può scendere dall’olimpo nuvoloso dove lo lasciamo. La buona notizia ti dà del tu. Un vaccino strepitoso.

Seconda Domenica t.o. anno B – ’21

quando si è costretti a doversi alzare, ognuno rivela la sua vera statura….

Dal Vangelo di Giovanni 1, 35-42

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Un agnello: qui a Roma doveroso “abbacchio” e l’intonazione già strappa una risata perché ci mettono 4 b invece di 2 e lo si pronuncia già con gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta con l’acquolina in bocca…vuoi nel ricordo di pantagrueliche “magnate”, vuoi per il desiderio di un pranzo domenicale in cui arrostirlo “co ‘e patate”. Non sto uscendo fuori tema o almeno non del tutto: eppure penso a quante volte mille attività delle nostre parrocchie non hanno sortito lo stesso effetto…fotocopie, powerpoint, catechesi, liturgie, riflessioni, preghierine… ma quanti si sono alzati e di botto hanno seguito Gesù? o almeno…va bè. Non vorrei sembrare troppo caustico. Ai tempi di Gesù “agnello” suonava famigliare e sacro almeno per due motivi. Era proprio questo animale che Mosè raccomandò al popolo ebraico di mangiare per mettersi in forze prima della fuga dall’Egitto. E il suo sangue a venir posto sugli stipiti delle porte come segnale per la salvezza dall’angelo sterminatore. Cibo e salvezza. Gesù, non essendo effettivamente un agnello col pelo e tutto e nemmeno trovandosi il Battista sotto influssi lisergici…deve aver almeno risuonato secondo questi due aspetti nei primi due discepoli. Così si mettono in marcia. Gesù che passa ci ricorda così “cosa“ voglia essere per noi e in che senso si ponga come agnello. Noi in genere quando siamo invitati a contemplarlo, durante la messa, siamo ancora lì a darci lo scambio della pace e quasi ci scoccia quella nenia monotona “agnello didiochetogliipeccatidelmondo…”, magari rovinando il bellissimo canto “pacesiapaceavoi”… oppure ci stiamo igienizzando le mani o preparando alla comunione ma raramente contempliamo l’ostia consacrata tra le mani del prete. Ma poi ci inginocchiamo devoti davanti al tabernacolo. Eppure è quello che accadde la prima volta proprio in questo vangelo. E che si ripete e riattualizza nell’azione rituale che stiamo compiendo col sacramento eucaristico, dove veniamo nutriti e salvati comunicandoci con quell’agnello che è Gesù. Forse il testo nuovo che il sacerdote proclama, grazie al nuovo messale, ci aiuta a prestarvi più attenzione, soprattutto ricordando che l’eucaristia è fatta per essere mangiata e non solo o troppo adorata. Gesù agnello si fa cibo per nutrire il nostro corpo, la vita e darci direzione, senso, gusto. Seguendolo poi quei due hanno un unico desiderio: vedere dove abita, dimorare, passare del tempo con Lui, farne esperienza. E Lui vi acconsente Ecco l’orario, le 16, uno dei pochissimi presenti nei 4 vangeli. Abbiamo nella nostra vita di fede qualche orario segnato nel cuore? quale “4 del pomeriggio” cioè riferimento preciso in cui, quel giorno, in quel luogo, vivendo quell’esperienza, con quella persona, io mi sia sentito intercettato da JC e la mia vita e la mia fede abbiano assunto una prospettiva e un gusto completamente diversi? No? ahi ahi ahi ahi àh!