Voglio le donne al potere! – Omelia XX° T.O. – A

Come se in un negozio vi garantissero che quel che state acquistando é scadente.. e un depliant vi dicesse che in quel posto non si mangia poi così bene.. lo sentiremmo assurdo e paradossale.
Eppure ci sono certe pagine del vangelo, (moltissime a dire il vero), in cui accade proprio questo. Sembra che all’evangelista non importi testimoniare fatti accaduti ai discepoli o a Gesù a dir poco imbarazzanti o controversi. Perchè il senso é oltre, non é per cronaca ma c’è un fine di catechesi e annuncio. O lo cogli o lo fraintendi!
Come definire, altrimenti, l’atteggiamento che Gesù ha nei confronti di questa donna cananea?
Prima la ignora.. ”non le rivolse neppure una parola”..
Poi incalzato dai discepoli infastiditi che lo incoraggiano a mandarla via.. chiarisce con spiccata antipatia che non é stato mandato per quelli come lei. Come se non bastasse le risponde infine con quell’affondo sui “cagnolini”. Cane, era l’offesa peggiore. Gli ebrei la usavano contro chi non era come loro, religioso, puro e credente, contro i pagani.. E si che la donna si era rivolta a lui con grande gentilezza chiamandolo per 3 volte Signore.
Forse allora c’è dell’altro e questo Signore ci vuole portare oltre le parole.. Gesù voleva chiarire, in primis ai discepoli, quale dovesse essere il vero modo di rapportarsi con gli stranieri o i lontani, i diversi. Cioè quanto tutto quel che divide, separa, etichetta, svaluta seleziona.. le persone non sia cristiano! Ci interessa?
Ha recitato la parte dell’integralista duro e puro per mostrare quanto fosse ridicola la mentalità separatista coltivata dalla sua gente.
Non perde mai infatti l’occasione per dimostrare poi quanto le “pecore di Israele” si tenessero lontane dal pastore che le voleva radunare mentre i cani si accostassero a lui ottenendo, per la loro grande fede, la salvezza. Penso a quando Gesù piange guardando dall’alto alla città di Gerusalemme o a quando in casa di Zaccheo, scandalizzando tutta la città annuncia che non é venuto per i sani ma per i malati.. quando ricorda a scribi e farisei religiosi e puri che le prostitute li/ci precederanno nel regno dei cieli.. che é fatto per chi ha cuore di bambino e si fa piccolo..
Donna, grande è la tua fede! Le dice.. Unico complimento sulla fede che fa in tutti e 4 i vangeli.. e mica a San Pietro..
Lei che non va al tempio, che prega un altro dio, che agli occhi degli ebrei é un cane infedele e impuro, per Gesù è donna di grande fede. Tale fede sta nel credere che nel cuore di Dio non ci sono figli prediletti o cani, che Lui prova dolore per il dolore di ogni bambino, che la sofferenza di un figlio conta più della sua religione.
Forse per questo nell’antico testamento quando si parla di un Dio che ama l’uomo si usa il verbo delle doglie del parto, dell’apprensione  appassionata che ti contrae la pancia.
Questa donna non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono. Conosce Dio dal dentro, istintivamente, lo sente sintonizzato con il suo cuore palpitante di madre, lo sente pulsare nel profondo della sua carne. E sa che Dio è felice quando vede una madre, qualsiasi madre, abbracciata felice al sangue del suo sangue, finalmente guarita.
Per certi versi questa donna non é solo un monumento di fede e speranza, sembra far cambiare idea e addomesticare anche Gesù Cristo ma é l’icona di una madre, di tutte le madri, che sa lottare e amare per i propri figli. Che non li vuole veder soffrire.. che non accetta sia tormentata dal demonio. Allora forse l’amore di questa madre sfrontata ed insistente ci parla della passione estrema di Dio per l’uomo.. delle sue viscere materne per chi ha creato a sua immagine e somiglianza. Fu Giovanni Paolo I a parlare di un Dio madre.. che ama con cuore di madre e non é mai in pace finchè vede impotente i suoi figli soffrire.
Forse perchè é lei, la madre ad aver sbuffato e spinto nel dare alla vita quel figlio.. é lei ad aver patito travagli lunghi e logoranti.. e non c’è marito che non se ne renda conto dopo essere entrato in sala parto.. Solo la madre può sopportare quei dolori del parto comprensibili e accettabili solo per e con amore, solo perchè danno la vita.. E in questo le donne ci sono maestre..
Mi chiedo.. se ci fossero le donne, donne come queste al potere, al comando di movimenti, sette  pseudo religioni, madri pronte a tutto.. non ci sarebbero tanta stupida violenza e guerre fratricide.. in Palestina ed Israele, in Ucraina e in Iraq, in Africa, in India e chissàancora dove.
Le donne che hanno così sofferto, amando per donare vita non permetterebbero giochi di potere e interesse che vadano a cancellare e ditruggere quella stessa vita di madri come loro, con tanta stupida insensibilità e ingenuità.
Chiediamo al Signore Gesù che ci doni la fede di questa madre, la sua insistenza per la nostra preghiera. Facciamo nostro almeno il desiderio di sentirci guardare da un Dio Madre appassionato di noi, che non resti un concetto lontano ed estraneo alle nostre vite ma che il Signore ci conceda di metterci in crisi tutte le volte che lo vogliamo tenere distante così e ci faccia abbassare la guardia e accogliere la sua presenza, il suo sguardo di predilezione sulle nostre vite. Allora ci vivremo come figli, allora potremo guardarci gli uni gli altri come fratelli e sorelle nel suo nome e vivere e convivere di conseguenza.. allora ci accorgeremo che il regno di Dio é già vivo e al lavoro e lo stiamo costruendo giorno per giorno con questo amore.

Assumere l’Alleanza – Omelia Assunzione della Beata Vergine Maria 2015 – A

“Per la nuova ed eterna alleanza”
Ogni volta che celebriamo la messa ascoltiamo questa frase; mi emoziona sempre molto pronunciarla per me e per voi.
La consacrazione del vino in sangue di Cristo. Una mano che Lui ci offre per dire.. siamo amici, sto dalla tua parte, ti sono alleato.
Gesù sapendo sarebbe stato ucciso ha offerto e trasformato la sua vita in sacrificio per noi, facendosi cibo; il modo più intimo per starci accanto, più concreto per essere con noi, in noi.
Non si é chiesto se ne saremmo stati degni o pronti. Sapeva solo ne avremmo avuto bisogno.
Allora quella alleanza significa “Fammi entrare nella tua vita, fammi vivere dentro di te, sentiti abitato da me, fammi prendere parte a quello che ti accade dentro, ai tuoi sentimenti, ai tuoi ricordi, fa che ti possa aiutare ad accogliere le tue ferite e riordinare la tua vita, donami la possibilità di liberarla, donandole senso e sapore.”
Sentiamo in noi questa sua preghiera quando veniamo alla comunione? Quando mettiamo mani da mendicanti davanti al nostro viso dicendo amen.. cioè.. ”é così?”  Quando torniamo al banco e ci raccogliamo in preghiera sentiamo che Lui ci é alleato e offre questa confidenza?
Ecco cosa significa “alleanza”: un termine che non usiamo più perchè troppo abituati al “contratto” e a tutte le sue condizioni e clausole.. per paura di essere fregati e il dovere di garantirsi.
Gesù invece ci offre alleanza e fa il primo passo, sempre, con noi.
E’ Lui a prendere sempre l’iniziativa. Anche con Maria.
Siamo anche noi arca di alleanza, come lei.
San Luca presenta Maria come modello del credente. E infatti vede in lei l’arca della nuova alleanza: l’arca era il cofano di legno che conteneva le tavole della legge. Ebbene, Maria rappresenta l’arca della nuova alleanza, che contiene Gesù, il dono di Dio all’umanità.
L’arca di Noè aveva contenuto persone e animali salvandoli dal diluvio per rifondare una nuova umanità; Maria contiene nel suo corpo come quell’arca il Figlio di Dio per noi; ciascuno di noi accostandosi alla presenza nella Parola e nel pane.. accoglie Gesù nella propria vita. Siamo anche noi tante arche.. é molto suggestivo e bello. Non devi fare o meritare nulla. Se non di esserlo.. a modo suo.. non secondo quel che pensi te o ti hanno insegnato!
Elisabetta appena vede Maria esclama una frase molto significativa: “a che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?”
Sappiamo che Luca prende questa frase dal 2° libro di Samuele dove la dice il re Davide “come potrà venire a me l’arca del Signore?”
Quindi in Maria, l’evangelista vede l’arca della nuova alleanza, non più quella basata sulla legge ( i comandamenti) ma quella fondata sull’accoglienza del suo amore. Gesù, dentro Maria sua madre é l’espressione dell’amore di Dio per l’umanità. Per noi.
Facciamo nostra con stupore e umiltà questa frase.. viene ad intrepretare e sostenere la nostra fede debole e il nostro credere tiepido.. soprattutto quando per abitudine e tradizione ci accostiamo all’eucaristia dimenticando di cosa o meglio.. di chi.. si tratti!
Sa di “non ne son degno, come faccio, che c’entro io, non ne ho voglia, non é vero..” tutte scuse con le quali vogliamo noi allontanarci da lui, tenerlo sulla soglia della nostra vita credendo gli bastino le nostre preghierine o le nostre presunte buone azioni cristiane.
Maria oggi ci insegna ad accogliere Gesù e a fare almeno ogni tanto silenzio davanti a Lui. Maria non parla quasi mai nel vangelo..
Il suo silenzio e la sua umiltà ci facciano scuola. Come quando stava sotto la croce, in silenzio, contemplando il figlio in croce.
Non ci rivolgiamo a lei in alternativa a Gesù.. perchè più facile, immediata o vicina. No!
Maria ci é accanto e la preghiamo perchè ci aiuti ad accogliere come ha fatto lei, suo figlio Gesù. Le chiediamo che ci sostenga ad essere quell’arca; con questo desiderio e la sua intercessione ci affidiamo a Gesù, perchè ogni giorno lo possiamo accogliere donandoci innanzitutto la sicurezza che é Lui a guidare le nostre vite; l’umiltà e il silenzio di questa nostra madre, smuovano i nostri cuori di figli.
Così potremo credere anche noi come Maria, in quel che il Signore ha fatto per noi.

Seminare come Van Gogh .. – Omelia XV° T.O. – A

Seminare come Van Gogh .. – Omelia XV° T.O.  – A

Chi si starà mettendo comodo per ascoltare meglio, chi si é già perso nei suoi pensieri, alcuni han già controllato l’orologio per vedere quanto andrà avanti stavolta.. qualcuno ha ascoltato accogliendo con attenzione il vangelo, qualcun’altro lo sta scordando, lo conosciamo da una vita, sappiamo come va a finire..

Sta accadendo esattamente quel che Gesù spiega nel Vangelo. I terreni di cui parla sono le persone in ascolto. Proprio come adesso qui per noi.  Mentre lo proclamavo, tutti in piedi ad accoglierlo, ciascuno ha ascoltato in maniera diversa, con fede, con fame o sufficienza, tenendo la guardia alta o le mani in tasca. Eppure tutti ci siamo segnati mente, bocca e cuore con un veloce segno di croce.. a chiedere al Signore ci conceda di accoglierlo con tutto noi stessi.

Gesù nella parabola ci vuol far prendere coscienza di come ci mettiamo in ascolto. Di quanta fame abbiamo della sua Parola di salvezza, di quanto sappiamo confidare davvero innanzitutto in Lui per ristorarci (come domenica scorsa).  Se siamo cristiani che vivono in ascolto di Lui o del nostro orgoglio e delle rassicuranti paure.

Potremmo perfino farci aiutare da questa parabola mentre preghiamo la sera riguardando un attimo la giornata trascorsa in un piccolo esame di coscienza per ringraziare e ripartire.

Tutto questi lo fa con questa immagine del seminatore e dei terreni. Custodiamola in noi con cura e affetto. Perchè prima che aiutarci a comprendere meglio quanto effettivamente sappiamo ascoltarlo, cioè fidarci di Lui, di quel che ha da sussurrare per il nostro bene alle nostre esistenze.. Gesù sta parlando del seminatore. Del Padre!

Cosa possiamo cogliere dietro questa precisa immagine?

Penso ad un famoso quadro di Van Gogh, intitolato “Il seminatore al tramonto”: il contadino viene dipinto in modo molto scuro, possiamo così concentrarci solo sul gesto e la postura. La mano destra si allontana dal corpo per spargere il seme abbondante, in maniera quasi solenne, maestosa. L’altra pare sul cuore. Sta camminando dritto nel solco del campo e il corpo appare in movimento, in un equilibrio precario ma bilanciato tra le gambe e le braccia. Sembra stia danzando la vita che viene sparsa da lui. Lo sguardo é sulla mano aperta e generosa, quasi a contemplarne l’azione, con speranza, trepidazione ma anche timore.

Seminare: totale investimento di fiducia in un futuro che verrà. Nessuna certezza o garanzia. Come nell’educare o nel credere.
Lo fai perchè.. non ne puoi fare a meno. Come per sperare. Tieni in pugno la semente.. le tue passioni, i tuoi valori, quel che senti, i desideri di bene e di giustizia che ti pompano nel cuore, i bisogni di esserci e credere che ti abitano, sogni, speranze, la voglia di indignarti e innamorarti di tutto, quel che hai ricevuto, goduto e non sai trattenere, quel che hai patito, sofferto e che vuoi far girare in maniera opposta, farlo magari diventare.. educazione o solidarietà.
E semini e sprechi, e butti.. senza calcolo o attesa, se non che cambi qualcosa. Anche se non ci sarai, se non ti diranno “grazie, bravo, ancora!”.. anche se non ne vedrai i risultati o nessuno se ne accorgerà.
Seminare è accettare di perdere. Quante volte Gesù ci ha messi in guardia dal voler salvare la propria vita; come pure dall’essere tiepidi o indifferenti, bravi solo a parole e consigli, ma mai coi fatti e la responsabilità di un “ora tocca a me”. Chi lo sa se ne guadagnerai. Ma intanto scegli di non accumulare ne trattenere, scegli di alzarti e buttar fuori, buttarti dentro, buttarti perchè.. seminare è permettersi di sbagliare e fallire. E’ libertà. Seminare è investire, scommettere, affidarsi.
Semino tutte le volte che ho il coraggio di uscire da me e mettermi in gioco. Sapendo-sperando ne valga la pena.
Semino il mio tempo, la mia fede, la passione, il desiderio, la voglia, la follia.. il mio spazio vitale e le mie risorse ed energie. Forse per questo poi nel quadro di Van Gogh un altro dettaglio non certo secondario ci appare evocativo: il sole del tramonto appare bello rotondo, giallo carico e il pittore lo posizione esattamente sopra la testa del seminatore come fosse una aureola. Forse per ricordarci, Van Gogh era credente, figlio di un pastore protestante, si stava anche lui avviando alla carriera ecclesiastica.. che la santità quotidiana, che ci rende così simili a Dio la viviamo nel continuare il Suo desiderio stesso, attraverso di noi, di donare vita e seminare speranza. Seminando anche noi come Dio siamo creatori. Non possiamo farne a meno, siamo suoi figli, creati per quello, creati per creare. L’amore non si trattiene mai. Non è che creazione continua di bene e vita.  Dio ci sta dicendo da un lato il rapporto di custodia e rispetto che siamo tenuti ad avere per il Creato (non Natura..) perchè é per tutti noi, dall’altro che lo ha affidato a noi.
Dio continua a seminare, creado vita, affidando questa vita.. anzi.. la qualità di questa vita a noi. Anche noi siamo chiamati a seminare e donare vita.. ad essere fecondi nella misura in cui sappiamo uscire da noi stessi per accorgerci degli altri. Ricordiamoci che creando siamo creati.. amando siamo amati, donando si riceve. Tutto il vangelo parte e ritorna qui. Il servire, il farsi prossimi, l’essere buoni samaritani, o sale e luce della terra, il fate questo in memoria di me che ci invita a farci pane, a lasciarci per certi versi mangiare dagli altri, non divorandoli avidamente. Ad essere persone che sanno dare ristoro a chi ci incontra, come accennavamo domenica scorsa. Doniamo vita tutte le volte che ci dedichiamo in tanti modi diversi alla qualità della vita degli altri. Servire, nella chiesa, parte da qui.
Seminiamo nel Suo nome allora, la nostra missione quotidiana, con la consapevolezza che quel che facciamo per e con Lui é già miracolo e potenza di vita. Siamo certi di quanto annuncia Isaia nella prima lettura: come la terra e la neve, non tornerà indietro senza aver avuto effetto, senza aver compiuto ciò per cui sono state mandate.

La nostra santità ordinaria, come per Van Gogh, inizia proprio da qui.