Ehilà, Beppe !! IVa Avvento A-2019

 

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Piazza di Nazareth, verso sera, Maria sottobraccio a Giuseppe, Gesù sul passeggino: il fornaio o la vicina di casa li incontravano chiedendo: che carino, a chi assomiglia? guardavano la mamma poi il papà pensierosi e… Tutto sua mamma! chissà che faccia faceva Beppe!

  Pagina bellissima, quella di oggi, molto importante: quel Dio in cui crediamo (anche a volte di credere!) sarà pure onnipotente ma ha scelto di aver bisogno di questi due giovani.

Avrebbe potuto arrangiarsi, mandandoci giù un Gesù già pronto all’uso e “imparato”, 30enne sul pezzo, vincente o -come in tutta la storia sacra precedente- ungere re e messia una persona meritevole e invece no. Gli servono il si di Maria e l’assenso di Giuseppe, probabilmente nemmeno 30 anni in due.

-Il corpo di Maria: il solo strumento che ciascuno di noi ha per vivere la realtà e affrontare il tempo, farlo diventare storia. Il corpo è l’unico mezzo per esistere, comunicare e magari vivere!

-L’assenso di Giuseppe: per il riconoscimento pubblico e sociale di Gesù, perché non fosse un “bastardo, N.N.” ma in particolare potesse crescere sereno dentro una famiglia diciamo…normale.

  Dio propone e loro due dispongono: è proprio il caso di dirlo. 

Ragiona davvero in modo sconcertante per il nostro buon senso, essendosi esposto ai loro “no, grazie”. Rischia, non è un padrone che si impone ma un padre che offrendo vita chiede collaborazione.      In questo modo Gesù si è fatto gavetta, esperienze e curriculum sul campo, vivendo in diretta e sulla propria pelle tutta la nostra storia umana concreta, biologica, fisica, psicologica. Placenta, svezzamento, capricci, pappe e dentini, il gattonare, i tanti “perché?” ai genitori, adolescenza e pubertà, la bauchèra, compagnie, amori, chissà…e poi studio, lavoro, la sinagoga, feste, relazioni, parenti, incomprensioni. Tutto. Riflettiamo, 30 anni..

Se ne avesse fatto a meno, saltando la fila, gli avremmo potuto dire: “E tu che ne sai…raccomandato”…Invece non è così. Uno di noi: sudato, arrabbiato, innamorato, indignato, acciaccato; si “immosta”, immerso per bene nell’umanità vivendo come noi, lasciandosi addomesticare, dicevamo l’altra sera alla formazione.

 Solo i due si di Maria e Giuseppe permettono a Dio di portare a compimento e pienezza il suo progetto per noi. Non furono scontati e offrono alla nostra riflessione, (sperando diventi desiderio e magari preghiera,)…almeno un paio di cose:

1) “mentre stava considerando queste cose”: Giuseppe riflette, medita tra sé, non vive di pancia, né si lascia travolgere dalle emozioni; aspetta, valuta con calma. Chissà poi se stesse davvero sognando: come quando diciamo di volerci “dormire su” per prendere tempo e scegliere per il nostro bene. Il meglio lo conosce solo Dio, per noi, sarebbe utile chiederglielo, pregando ogni tanto.

Angelo fa rima con vangelo…forse sono la stessa cosa, no? Era in preghiera..

-Che bello, giorni fa, in una riconciliazione, una persona, spiegandole un caso di coscienza molto delicato mi ha detto “bene, ci medito su”. Non ha scelto subito di strumentalizzare, banalizzare o ignorare l’accaduto e le sue conseguenze né di obbedire ciecamente ma viverlo nella fede e non rivendicare nulla.

2) Gli viene chiesto di “prendere con sé”: accogliere con fiducia e disponibilità quello che percepisci essere il sogno o la prospettiva di Dio su di te, per la tua vita. Beppe non risponde a Dio: ma a me hanno insegnato così, abbiamo sempre fatto così, ho già deciso!

Si fida, passando dall’abitudine rassicurante alla disponibilità. La cronaca diventa occasione. Dio offre il meglio, non il solito, se abbiamo l’umiltà e intelligenza di lasciarci mettere in discussione: ma a noi interessa vivere anche così, oggi la nostra fede? o ci  basta stare tranquilli e beati nelle nostre pratiche anestetiche?

3) Dare il nome, riconoscere, scegliere di fare parte ufficialmente e socialmente di questa storia. Potremmo dire che Giuseppe accetta tutte le conseguenze dell’essere cristiano, ci vuole insegnare a far entrare Gesù ed il vangelo tra le pieghe della nostra esistenza, come criterio di scelta e valutazione, specchio su cui riflettersi prima di farci male, compagno di viaggio, quello il cui stile di vita può ispirare il nostro, perché così saremo più umani e salvati…assomigliandogli, troveremo la verità di noi. Confermandone il nome “Gesù”, in ebraico “Salvatore”, sta riconoscendone la qualità, l’identità, dicendo che ha bisogno della sua salvezza. Nomen-omen, dicevano i latini. Sarebbe bello lo facessimo anche noi. Stiamo davvero aspettando un salvatore? ne abbiamo bisogno? cosa potrebbe salvare di noi? Quel bambino, che metteremo con devozione nei nostri presepi, vuol prendersi cura della nostra esistenza, illuminandola e condividendola.

Chiediamo allora al Signore per intercessione di San Giuseppe, in piazza a Nazareth con Maria, non che Gesù assomigli a noi, come avrebbe magari sperato il papà, ma che siamo noi almeno a desiderare di assomigliare a Lui…fare nostro il suo stile di vita, permettendogli di essere, così, giorno per giorno, il nostro salvatore.

 

Che notizia cristiana sei? IIIa Avv. A-2019

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(“Dopo aver chiesto all’assemblea di convididere qualche fatto di vangelo personale della settimana…” )

Allora continuo io: lo faccio in forza dell’appello di Gesù, mi autorizza Lui: andate, riferite ciò che udite, vedete: bene, cosa vedo?

-Quelli che hanno scelto di accostarsi alla riconciliazione con calma, di frequente, preparandosi, sentono che qualcosa in sé cambia, la vita non è più randagia ma liberata e consapevole.

-Tanti laici si rimettono a studiare e scelgono corsi di teologia o scienze religiose per coltivare la propria fede, approfondirla con consapevolezza e interesse.

-Alcune famiglie di ammalati e anziani chiedono senza paura di celebrare il sacramento dell’unzione degli infermi per darsi del tempo di qualità e vivere con realismo e fede la forza dello spirito.

-Le famiglie che preparano un dolce e vanno a dare il benvenuto alle coppie da poco arrivate nel condominio. Oppure offrono solidarietà e sostegno organizzandosi coi figli di altri i passaggi in auto o il tempo libero. E si crea una rete di mutuo aiuto e fiducia tra genitori, magari in difficoltà.

-Ragazze/i delle superiori che al di là di tutto continuano a scegliere il percorso dei gruppi o lo scoutismo per educarsi a crescere da protagonisti della propria vita.

-Le persone che con passione e umiltà desiderano comprendere meglio il vangelo e progredire nella propria vita spirituale e vengono a chiedere confronto o accompagnamento.

-Le coppie che investono in baby sitter o simili pur di ritagliarsi durante la settimana uno spazio per coltivare il proprio amore e non essere solo genitori ma innanzitutto innamorati! Oppure quelle che scelgono di custodire la propria famiglia con tempi precisi dedicati ai figli, al gioco, al dialogo blindando gelosamente serate precise come una regola di vita comune, senza tv o impegni.

-Paolo, Elena e tanti altri che hanno deciso, in nome del vangelo, di perdonare chi li aveva feriti profondamente e ripartire liberi.

-Alcuni imprenditori che hanno scelto di accogliere nelle proprie attività, persone cui dare una seconda possibilità o un certo stile all’ambiente di lavoro, nella solidarietà e nel rispetto di tutti o con precise scelte aziendali di investimento.

-Quei colleghi che fanno la colletta per offrire ferie e ore a chi ne ha bisogno per seguire la malattia del figlio.

-Serena, Nicola, Marco e tanti altri che per tenere fede ad un impegno preso nel matrimonio e non solo, si fidano e lasciano aiutare davvero in un percorso serio di coppia.

-Quanti scelgono di amare ad oltranza, magari con discrezione, il proprio coniuge, o figlio o parente, con disponibilità di tempo, risorse e sacrifici, nel nome solo dell’amore e della fede.

-Alcune famiglie che hanno vissuto con speranza e realismo la malattia e la morte di un proprio caro, senza rompersi dentro.

-Andrea e Filippo che hanno fatto con umiltà e fiducia il primo passo per uscire da una tremenda dipendenza, lasciarsi aiutare e riprendere a vivere, rispettando sé stessi e i loro cari.

-Quelli che hanno deciso di tendere la mano in segno di distensione, perdono e accoglienza ad un parente o un vicino di casa con cui i rapporti sono avariati e darci finalmente un taglio!

-Federica e Mirco che hanno scelto di smettere di frequentare certe compagnie ed esperienze, perché poi stavano peggio.

-Quelli che hanno scelto a Natale di fare solo regali solidali e utili, magari con una dedica che scalda il cuore e segna la vita.

eccetera eccetera, per fortuna potrei continuare: e.. lo so, si potrebbe obiettare che 3/4 delle azioni citate, non sono necessariamente cristiane, anzi! E’ vero ma del resto nemmeno quelle raccontate da Gesù ai discepoli lo sono: ciechi, zoppi, sordi, lebbrosi…sembrano azioni fatte più da medici in ospedale, che da Cristo in persona; eppure dicono la salvezza e la misericordia, l’agire potente di un cuore che sceglie di andare oltre sé stesso e amare. Dicono che stiamo per accogliere chi vuole semplicemente prendersi cura di noi e non che attende noi si faccia cose religiose e devote per Lui.

Essere cristiano allora è la forma più alta, potenziata e liberante dell’essere umano, per vivere paradossalmente non più da sé stessi ma da figli del Padre, fratelli e sorelle tra di noi.

Uno stile di vita da incrementare, come abbiamo scelto e abbiamo scritto nella lettera alle comunità della nostra collaborazione. Accogliamo con fiducia quanto il Signore vorrà suggerire ai nostri cuori: ci trovi soprattutto disponibili nel riconoscerlo già al lavoro in ciascuno di noi.

Immacolata B.V. Maria – 2019 – A

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Questo serpente mi somiglia, gli volevo chiedere alcune cose su quella mela e ho scoperto che ha perfino la mia voce.

Quel serpente è presente in ciascuno di noi. Ne conosciamo bene la voce. E’ la nostra quando una parte di noi ci sussurra:arrangiati, pensa per te, che male c’è, salvati da solo…le tentazioni di Gesù nel deserto che conosciamo bene (avere, apparire, il potere) o le suggestioni a dimostrarsi potente scendendo dalla croce e salvando sé stesso. Questa voce nasce dalla libertà con cui Dio ci ha creato, volendoci non burattini ma figli liberi, anche di dirgli di no, grazie mi arrangio! e girargli le spalle. Dice Gn che è la più astuta, come bestia, non saggia. Infatti anche a noi pare di essere più astuti degli altri quando pensiamo prima o solo a noi stessi.

Ecco allora il famoso “peccato originale”: la radice-origine di tutti i peccati, di tutte le azioni che noi decidiamo di compiere illusi come Adamo ed Eva di poter bastare a noi stessi cioè di non aver bisogno di Dio, di un padre che ci ama. Non è un’azione precisa ma una pulsione innata che però ci disumanizza. Prima ci illude poi ci delude. Sempre. Come Pinocchio quando pensava di essere astuto diventava più burattino. E’ la possibilità di compiere il male. Ciascuno di noi è libero di farlo. Peccato nel senso che è uno spreco. Sei fatto per altro. E se ascolti quella voce ti incasini la vita. Adamo se la prende con Dio, poi con Eva, la quale se la prende col serpente: nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità e ci si incolpa a vicenda. La fine dell’armonia originaria. E’ il nostro amaro pane quotidiano. Le relazioni marciscono a causa della paura di non vivere e per l’orgoglio di volersi salvare e stare da soli…pensando che gli altri siano ostacoli, nemici o oggetti. Individui non persone. Ci accade tutti i giorni e rimaniamo soli, a darci ragione o fare le vittime. 

Invece noi siamo creati per amare e vivere nelle relazioni.

L’uomo pienamente realizzato, per la fede cristiana, non è quello perfetto o intelligente ma chi sa amare al massimo delle proprie possibilità. Se non ami sei disumano, non più umano. Il contrario di “amore” non è odio ma egoismo!

Allora è bellissima la domanda di Dio a ciascuno di noi Adami ed Eve: dove sei? Non chiede “cosa hai combinato”, come per sgridarlo ma dove sei andato a cacciarti, come stai vivendo, guardati, non ti rendi conto? che vita fai..

Siamo stati creati per amore e per amare. Maria oggi ci ricorda che siamo tutti chiamati ad essere come lei, non come un privilegio che ce la allontana ma come inizio di una vita nuova.

Efesini 2a lettura:  In Lui ci ha scelti, prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi. In questo passaggio c’è tutto quello che ci serve. Possiamo compiere il male lasciandoci ingannare e illudere da quel serpente in noi e così avere paura di Dio o vivere da schiavi. Ma siamo resi liberi di scegliere il bene, diventare sempre più umani e non burattini, grazie all’amore che possiamo realizzare e che ci umanizza soprattutto quando ci costa un po’. Siamo macchine che vanno ad amore. Siamo stati battezzati.

Ecco perché oggi celebrare questa festa. Per dire come Maria…ecco la serva del Signore. Non schiava ma a servizio. Voglio servirti a questo Signore, voglio essere amore concreto per me e per gli altri. E’ stata preservata da questo peccato non come privilegio ma come esempio di persona che può essere in grado di amare fino in fondo, un esempio, una testimonianza per ciascuno di noi. Ringraziamo il Signore per la vita che ogni giorno ci offre e chiediamogli l’umiltà di trasformarla in dono. Maria è stata la primizia di questa prospettiva; ci aiuti a desiderarla e accoglierla sapendo ascoltare e riconoscere sempre -nel nostro cuore- la voce del serpente e l’eco in noi dello Spirito santo.