“Se cerchiamo Cristo senza la croce, avremo la croce senza Cristo” – Meditazione Via Crucis Venerdì Santo 2016

Chi cercate?
Gesù per due volte pone questa domanda alla gente accorsa presso il giardino degli ulivi. E’ la domanda che deve abitare anche i nostri cuori in questa sera, drammatica e solenne.
Il silenzio con cui la liturgia del venerdì santo ci accoglie e vuole educarci. Quello che tenteremo di custodire domani, sabato.
Ci fa fare la fatica di rientrare a poco a poco in noi stessi.
Se fatichiamo a fare silenzio in noi e attorno a noi, qualcosa non va. Non siamo in pace, ma vittime di preoccupazioni, pensieri, in balia di ferite ed emozioni che ci terranno lontani.
Chi cercate.. Gesù lo chiede a ciascuno stasera. Vuole aiutarci a comprendere, al di là dei tanti motivi più o meno tradizionali che ci fanno essere qui, di cosa abbiamo veramente bisogno.
Qual’è la sete profonda che ci abita. Perchè magari non riusciamo a fare silenzio. O perchè magari ne abbiamo un tremendo bisogno.
Siamo qui per devozione o per attendere la risurrezione?
Siamo qui questa sera per mettere in discussione quel che sappiamo o ci fa comodo sentire e pensare, di Dio.
Se ieri sera abbiamo magari riconosciuto la fatica di lasciarci amare per quello che siamo, nella lavanda dei piedi, stasera ci viene chiesto di fare la fatica di riconoscere Gesù per quello che é, non per quel che pensiamo noi e che poi, così spesso, non tocca la nostra vita concreta.
Non avrebbe senso averlo portato in giro per il paese se non abbiamo il coraggio, la fede e l’umiltà di riconoscerlo nei nostri cuori, fargli frequentare le nostre coscienze, accoglierlo al nostro fianco, misurare su di Lui il nostro fare in parrocchia.. ed essere chiesa..
Desideriamo lasciarci toccare il cuore da quell’amore crocifisso. Non diamolo per scontato. Chiediamo al Signore di lasciarci stupire da quel luogo di morte da cui nasce la vita. Quante volte facciamo il segno di croce,  magari la portiamo al collo, la teniamo in casa, la vediamo rappresentata in mille modi, ci arrabbiamo se non la mettono nei luoghi pubblici. Ma non l’abbiamo compresa ne accolta in noi, la vorremmo dappertutto tranne che nei nostri cuori. In realtà magari stiamo bene lo stesso, beati, devoti e indaffarati. A cosa teniamo di più? La croce col suo dolore e le nostre idee e tradizioni? O il figlio di Dio fedele nell’amore?
Se cerchiamo Cristo senza la croce, avremo la croce senza Cristo.

“Tu e il tuo ulivo fresco..” – Omelia Domenica delle Palme e della Passione del Signore – C

Tu e il tuo ulivo fresco

Oggi probabilmente torneremo a casa e andremo a prendere il ramoscello di ulivo che da un anno giace incastrato, li dove l’abbiamo messo l’anno scorso.
E ci stupiremo del fatto che sia impossibile toccarlo senza sgretolarlo (adoro questo verbo) miseramente. Sembra sano e bello ma appena lo tocchi va in mille pezzi e appena lo prendi in mano semini foglie per terra.. un po’ come la nostra fede quando non la coltivi mai.. (se non a parole) ad un certo punto al primo contatto con la realtà va in mille pezzi.
Il must, oggi, è proprio l’ulivo.. e con un sorriso allora potremmo dire.. dimmi perché ti porti a casa l’ulivo e ti dirò che cristiano sei..

Ulivo..
> Oggetto di arredo sacro? Perché è bello o suggestivo?
> Amuleto-porta fortuna? Non si sa mai, porta bene..
> Segno forte di tradizione religiosa? Sempre fatto, son cristiano quindi metto il rametto di ulivo incastrato nel calendario o dietro ad una foto di Papa Francesco, vicino al lumino?
> Segno di pace, augurio di bene, serenità.
> Ricordo di fede.. la parola oggi ce lo ricorda.

Lo stesso ulivo è bandiera festosa per accogliere trionfale l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme, la gente tutta lo riconosce il messia e si sente tutta con lui.. e noi come allora lo ricordiamo oggi domenica delle palme lo stesso ulivo, o meglio, un intero giardino di ulivi.. testimoni silenziosi e imbarazzati del tradimento di Giuda, del sonno dei discepoli, della distanza tra quello che sta accadendo e quanto avevano creduto e sperato. La disperazione insopportabile fa girare lo sguardo altrove, rinnegare e fuggire; non son più cristiano se non a voce, meglio andarsene indifferenti, pigri ma devoti. Questo ulivo oggi ci racconta l’intera parabola della vita di Cristo e della nostra fede: esposta sempre all’abitudine superficiale e al tradimento.
Portiamo a casa un augurio che diventi almeno desiderio per non dire impegno.. la pace non esiste, esistono persone che scelgono di costruire la pace coi loro gesti e atteggiamenti.
Smontando rancori, fermando chiacchiere inutili (vecia)
evitando di seminare zizzania, commenti, giudizi senza ragioni o motivi.. pregiudizi
costruendo giorno per giorno la pace coi mattoni della pazienza, della speranza, la malta della fede, il filo della giustizia e della legalità, i mattoni della premura, del dialogo paziente, del confronto costruttivo e reale, obiettivo. Una vera pace è un equilibrio continuo restando innanzitutto in ascolto di quel che ci muove dentro e che viviamo incontrando l’altro.
Tutto questo ci aiuterà a vivere questa settimana santa in maniera consapevole e reale, cercando almeno di desiderare di scegliere tempi di silenzio, celebrazione delle sante liturgie e soprattutto ascolto. Lasciamo che questa settimana ci stupisca, che il volto di Cristo ci evangelizzi, che la Pasqua trovi in noi non solo scrupoli tradizionali della quaresima ma germogli potenti di vita nuova nella risurrezione.

 

Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

Pietro e Giovanni corrono al sepolcro

“Pietro e Giovanni corrono al sepolcro” (E. Burnard, 1898)

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

Qualche rudimento di atletica leggera appreso in cattività durante le ore di ginnastica tra medie e liceo mi fa pensare alla staffetta.
Uno correva come un matto con un paletto in mano, (il testimone?), e lo schiaffava in mano all’altro che iniziava a correre a sua volta dandogli il cambio.
Una staffetta.. un’unica corsa contro il tempo fatta da persone diverse congiunte da questo paletto (il testimone!).
Pasqua vorrei immaginarla così in questi giorni di primo sole primaverile, in cui pare piovere solo una quantità di brutte notizie..
Pietro e Giovanni corrono e trovano i postumi della risurrezione. Immagino che ci stiano passando il testimone.
Che le persone che han celebrato al meglio questa settimana santa escano correndo dalla chiesa, che chi si è impressionato e commosso alla lavanda dei piedi esca correndo, che chi farà processioni e via crucis se ne vada correndo, che chi sta nella notte in preghiera tra giovedì e venerdì corra via al lavoro, che chi sarà alla veglia del sabato con la candela in mano esca nella notte tarda correndo.. e poi il lunedì dell’Angelo, via di corsa, e poi le domeniche di Pasqua, queste sconosciute.. via di corsa.
Ma non per prestare il fianco al nostro stile di vita già compresso, sotto pressione, sempre di corsa ecc. ecc.
Ma per ricordare l’idea di questa staffetta di buone notizie. Sono risorto. Ho pregato, fatto silenzio, mi son lasciato perdonare, ho compreso che, son riuscito ad ammettere che, mi son fatto da parte per, mi son sentito scaldare il cuore per, mi son commosso per, mi son riavvicinato, ho fatto pace con me stesso, mi son lasciato illuminare.. ciascuno scopra, rielabori, assapori, il proprio testimone, che lo rende testimone in questa ideale staffetta e contribuisca a correre a creare una rete di risurrezione che ci faccia gioie ed invidiare gli uni con gli altri godendo di un bello che è accaduto a più persone e che rende questa società migliore.
La risurrezione alla fine, è questo.. il desiderio di raccontare che qualcosa è cambiato. Non tanto, nulla di eclatante, ma che l’ennesima Pasqua celebrata e “attesa” dalla quaresima, quest’anno non cadrà nel dimenticatoio, ma potrò smaltirla nelle settimane successive, fino al bagno di Spirito Santo della Pentecoste.
Fate i bravi, siate originali, coltivate e scegliete qualcosa da testimoniare e iniziate a correre.