Va Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto:5 minuti)

 

030216

“Dio è quella parte più profonda di me in cui io riposo.
L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi e anche l’unica cosa che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio.
E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini.”

(Diario 1941-1943   Etty Hillesum,  Adelphi, 1985)

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 5, 1-11
Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

Era il 5 ottobre del 1994; questo vangelo mi fece commuovere profondamente. Ma coi lacrimoni, proprio.
E’ il primo brano della Parola che ho “ascoltato” e pregato davvero. Pareva quel giorno essere stato scritto solo per me.
Auguro a tutti un brano così nella vita.. almeno uno! Certo è la pagina vocazionale per antonomasia, un super classico.
Ma io mica ci pensavo a che sarebbe stato della mia vita. Avevo 19 anni e un monte di domande e sensazioni.
Una fame micidiale di senso.. e qualche spunto.
Questa pagina commentata con passione da don Livio fu illuminante. Nulla fu più come prima.
Anche io continuavo a faticare senza raccogliere nulla. Anche io avevo la sensazione di essere nella notte e la luce non sapevo dove trovarla; anche io me ne stavo sulla riva della mia vita a riassettare le reti, cioè a fare i conti con quel che ero che non mi bastava mai, calcolando quasi a tavolino nuovi investimenti di vita, energia, nuove strade o direzioni da annusare nel vento della mia storia.
Non mi sentivo certo un peccatore.. come Pietro ma volevo stare lontano da quel Gesù. Non capivo. Lo allontanavo o meglio, mi giravo dall’altra parte mentre qualcosa  di magnetico.. mi attirava come in un lento vortice.. verso il centro.
Poi quella parola.. ”non temere”. Un mantra continuo, da sentirsi rimbombare dentro.. anzi.. risuonare, come lo sciabordio delle onde sulla battigia, lento e costante, implacabile. Pescatore di uomini.
Questa Parola è per tutti noi. Ci ricorda che là fuori ci sono uomini e donne da pescare, da salvare, da risollevare, da far rivivere. Fosse anche solo con un sorriso, un gesto gentile, un incoraggiamento, una carezza, (anche contropelo!), un consiglio spassionato, un’osservazione schietta e fraterna per scuotere e far ragionare. Così saremo tutto pescatori di uomini e donne, cioè Suoi strumenti per salvare queste persone, cioè ridare qualità eterna alle loro vite, stordendoli amabilmente, inebriandoli del profumo concreto e quotidiano del vangelo buono.
Che aspettiamo? Lui ci manda, ci dia occhi e orecchi attenti a cogliere segnali e appelli, piedi audaci di iniziative, mani coraggiose di fare..
Le reti esploderanno di abbondanza promettente, la misura esagerata figlia di un abbandono fiducioso.. mangeremo pesce tutti i giorni.. mica solo i venerdi di quaresima!!!
Ora che hai finito di leggere, prova a pensare subito ad una persona vicina a te (magari dall’altra parte del tuo ufficio in “open space”) che forse avrebbe bisogno di..

 

IVa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto:4 minuti)

 

270116

 

“Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro.”
(Stefano Benni, Achille piè veloce, 2003)
 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 4,21-30
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

 

“Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia..”
“Tutti NELLA SINAGOGA si riempirono di sdegno.”
Il popolo cambia idea così spesso. Ha la memoria corta. Sarà così per tutto il vangelo. E’ così anche oggi, anzi, da sempre.
Dalle stelle alle stalle si dice, no? Ci si “sputtana” così in fretta.
Siamo un po’ tutti come Pietro che prima garantisce che gli resterà accanto e darà la sua vita per Lui.. poi dopo poche ore lo rinnega tre volte con una vecchia serva attorno al fuoco.
Se domenica scorsa eravamo rimasti forse stupiti e magari edificati dalla scena in sinagoga in cui Gesù si manifesta alla sua gente.. oggi vediamo (come ho detto nelle mie omelie) il gran finale: ecco che i super devoti e affezionati alla funzione in sinagoga delle 11.00 del sabato (così da fare in tempo e per la spesa grande all’ipermercato  e per “fare l’ape.. ritivo”)  lo vogliono uccidere.
Io non posso ignorarlo. Il vangelo gronda riferimenti al fatto che son stati i più pii e devoti, sempre in sinagoga e studiosi delle scritture a tradire e uccidere Gesù.
Quelli che si sentono giusti, bravi, religiosi, quelli sempre sul carro del vincitore, che han sempre così ragione e hanno il pollicione pronto ad andare su e giù
decretando vita o morte, salute o smarrimento, giusto o sbagliato, buoni o cattivi.
Ed io non mi sento meglio.. tutte le volte che quel tipo di messaggio nel vangelo lo devo annunciare e commentare.
Io sono come loro. TUTTE le volte in cui si parla di scribi, farisei, sacerdoti..
E Gesù continua ad innamorarsi dei lontani e degli ultimi. Ed è spesso così anche nelle nostre beneamate comunità parrocchiali..
Dove non c’è così fame di vangelo come in chi viene poco o mai in chiesa.. dove non ci sono domande.. che però i “lontani” ti fanno..
Lontani da chi, lontani da cosa poi..
Uccidere. Io non lo uccido: è vivo. Ma con la mia vita e le mie scelte lo posso ignorare. Penso a quando vogliamo farla pagare a qualcuno, lo ignoriamo.
Quando ci sentiamo ignorare ci sentiamo morire: perché ci stan facendo sentire che non ci siamo, che è lo stesso con noi o senza di noi.
Che non contiamo.. ci sentiamo morire quando ci ignorano.
Ecco io posso uccidere Gesù ignorandolo. Ignorando il suo messaggio su Dio..perchè conta di più “come ci hanno tirato su!”
Ignorare la sua buona notizia per noi.. perché conta di più “quel che ci hanno insegnato i preti”.
Ignorare la sua salvezza.. perché è una parola vuota e.. inutile andare per il sottile..basta “ ‘ndar messa”.
Ignorare la sua presenza.. perché è un racconto, un idolo, un guru, un morto, un mito..
Ignorare la sua proposta.. perché mi piacerebbe ma non ho tempo.. ma sicuramente presto..
Ignorare la fede in Lui.. perchè io preferisco pregare la madonnaperchè è una mamma..
Ignorare la sua vita.. perché è più chic e da intellettuale aver letto tutti i vangeli apocrifi possibili e contestare quelli autentici che però non ho ancora letto.
E continuiamo ad ignorare quel che ci ha detto, annunciato, raccomandato.
Tanto siamo cristiani lo stesso.Tutti dicono o pensano.. ma io me la cavo, accadrà agli altri, tanto non cambia nulla.
Tutti sappiamo come dovrebbero andare le cose.
Tutti però vogliamo essere eccezione.
Prima io, io, io io, io, io, io, io, io.. iii oooo iii.. oooo.. iii  oooo,  come un musso che raglia. HIIIII OH OH OH.
A furia di dire io siamo cocciuti come somari.
Mica serve Gesù in una parrocchia. Figurarsi. Abbiamo già troppe cose da fare.
“Gesù passa in mezzo a loro”.. geniale.. nemmeno se ne accorgono.
Noi, nemmeno ce ne accorgiamo. Amen

IIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

20012016

 

“La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra una e l’altra, poiché in essa troviamo Dio e la nostra miseria.”

(Blaise Pascal, Pensieri, 1670 )

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 1,1-4;4,14-21
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

“Performante, performativo, performare”.. ogni tanto qualcuno usa questa parola nel parlar comune.
Un po’ tecnica e di nicchia, ma interessante..
La dobbiamo ad un filosofo inglese, J.L. Austin e alla sua “teoria degli atti linguistici”.
“To Perform” in inglese significa eseguire e in estrema sintesi una parola performativa è una parola o un’espressione che non descrive ne racconta, ma dice quello che sta facendo. Si compie quello che si dice di fare e si produce un fatto reale. Non è difficile da comprendere, rendendosi conto che è il nostro modo quotidiano di esprimerci: ad esempio quando diciamo “ti faccio i miei complimenti” oppure “accolgo te come mia sposa”.
Anche Gesù si esprimeva spesso in questo modo naturalmente: e la pagina di oggi ne è un esempio a mio avviso lampante e promettente.
Luca inizia il suo vangelo, come vedete la liturgia ce ne offre i primi 4 versetti, con uno stratagemma letterario per certificare la veridicità del suo racconto. Lo chiamo “resoconto”. Ricorda che i fatti sono accaduti, che Gesù ha fatto, detto, compiuto.. che c’erano dei testimoni; che quanto leggeremo è un cibo “solido” e nutriente, di cui poterci fidare.
Poi la liturgia ci porta al capitolo 4: pagina meravigliosa. Quel Gesù in fila coi peccatori che inizia il suo ministero pubblico dal basso dopo pochi giorni lo troviamo in sinagoga. Ecco il suo discorso programmatico. Ecco il suo agire e comunicare in modo performativo. Gesù non è tutto “chiacchiere e distintivo”, ma dice quello che fa. Ti salva mentre lo ascolti, ti coinvolge mentre lo frequenti, ti ama mentre ti fidi.
Fa quello che poi noi facciamo o vediamo fare ogni domenica. Va a leggere durante la liturgia ebraica in sinagoga. Ma invece poi di scendere, dice che quel che ha letto lo riguarda. Possiamo solo immaginare il risultato? Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito. Che effetto potrà aver fatto a degli ebrei che si ritrovavano li? “Sono io quel che state aspettando.. non dovete cercare o attendere ancora.. non “serve” più la vostra scrittura (l’antico testamento).. io sono la risposta e la soluzione..”
Il suo stile, il suo atteggiamento, la sua vita pubblica, il suo modo di vivere con e tra la gente (tutto quello che farà compiacere Dio di gioia mentre il figlio è in coda al Giordano!), il frequentarlo, il vivere come, con Lui quanto stiamo vivendo.. ci salverà.
Il nostro personale e quotidiano giubileo è stare con Lui. Sentire che gli andiamo bene, che si compiace di noi. Di quel che riusciamo tutti i giorni ad essere.
La qualità delle nostre vite, la scommessa della nostra scelta cristiana, il sapore della nostra fede.. parte tutto da qua.
Lui si offre a noi così, questa pagina di Isaia è il suo biglietto da visita, la sua brochure, il suo depliant.. ditelo come volete..
Mentre lo ascolto.. quella parola.. mantiene le sue promesse, è performante.. troverà in me e nelle nostre comunità, nella nostra chiesa, un cuore accogliente e disponibile? Per questo è stato mandato.. per questo manderà anche ciascuno di noi. Entreremo in chiesa, sfoglieremo una Bibbia, rientreremo un momento in noi stessi.. con questa consapevolezza e tale desiderio?