Accendi la luce! – Omelia III° Domenica di Avvento, Gaudete – B

Posso svelarvi un segreto? Giovanni Battista mi è sempre stato un po’ antipatico, mi indispone sempre un po’: troppo radicale, austero, mangia miele e cavallette selvatiche, dice il Vangelo, veste pellicce di cammello.. mamma mia.. che schifo! No.. preferisco Gesù. Pensate a quando Gesù ricorda che se il Battista lo accusavano di essere indemoniato perché troppo rigido, Gesù lo condannavano perché mangione e beone, racconta il vangelo di Luca, amico di pubblicani e peccatori.. ecco, si, preferisco!
Eppure del Battista invidio la solitudine nel deserto e la piccolezza: l’abbiamo sentito definirsi solo “voce”, cioè strumento. Metafora splendida.. e questo fa di lui un testimone.. parola che oggi guida un po’ la nostra domenica: per quattro volte in pochi versetti Giovanni parla di testimonianza. Ma noi riusciamo ad essere testimoni? Nella nostra vita quotidiana, ordinaria, al lavoro.. ma come si fa? E  di cosa? Che andiamo a messa? Che preghiamo? Che diamo una mano in qualche modo? Che per noi Natale non è solo.. ma soprattutto? Ci può sembrare una cosa difficile, da esperti.. eppure il testimone è quello che ha visto qualcosa e lo racconta. Che ha goduto, vissuto, sentito.. e lo testimonia. Sarebbe interessante chiederci.. cosa ho da raccontare della mia esperienza cristiana? Che sapore ha lasciato Dio in me?
Parleremmo forse di idee, tradizioni o di esperienze? Difficile.. certo.. ma essenziale.. altrimenti riduciamo la fede cristiana a prestazione, a tradizione, a religione.. tutte cose morte. Mentre Cristo è vivo. Via verità e vita! Parola e Pane da frequentare! Ci chiede, attraverso il Battista di essere testimoni della luce.   La luce: questa immagine mi ha affascinato in settimana. Gesù luce.
Quanto è vero. Quanto è utile ascoltare il vangelo per purificare o meglio, rischiarare tante nostre idee sbagliate su Dio e sulla nostra fede. Luce.
Penso alla luce del tabernacolo, rossa, nelle chiese, che ci ricorda che Gesù nell’eucaristia è presente.. ci aspetta, possiamo esser presenti alla sua presenza raccogliendoci in preghiera e sostando davanti a lui. Quella presenza ad oltranza, nuda e cruda, inaugurata proprio nella notte di Betlemme, che ricorderemo a Natale.
Penso alla notte di Pasqua, la chiesa buia, entrarvi con il cero pasquale acceso gridando Cristo Luce del mondo.. rendiamo grazie a Dio.. una luce che viene ad illuminare il buio delle nostre vite, le notti in cui siamo persi, addormentati o nascosti.
Quello stesso cero pasquale che accendiamo perché porti la luce della fede da rinnovare davanti alla vita che nasce: vita terrena cristiana.. che nasce quando i genitori vi accendono la candela del battesimo ma anche vita eterna che nasce quando accoglie la bara di un defunto al funerale, verso la risurrezione.
Cristo luce: la presenza con cui guardare in maniera diversa alla vita reale. Non un mago, non un motore di ricerca a cui chiedere di tutto, nemmeno un personaggio di fantasia, un idolo o qualcosa di sentimentale e natalizio..
La luce a cosa serve? Nessuno di noi compra una lampada per guardarla.. ma per usarla e guardare meglio, per poter fare quel che dobbiamo fare anche col buio!
Pensate a quando nel vangelo di Marco, Gesù ricorda che non si prende una lampada per metterla sotto il moggio, cioè per coprirla.
Gesù luce ci parla di una vita reale, concreta, quotidiana, che possiamo vivere in modo cristiano, cioè illuminato da Lui. Come un paio di occhiali con cui guardare meglio la realtà per decifrarla, per evangelizzarla. O meglio, come questa pila, da tenere in testa.. per pensare da cristiani e aver le mani libere per agire. Ecco una immagine per ricordare a che serve la nostra fede e come Gesù ci sia luce. Per non vedere solo cronaca ma opportunità. Per non vederne solo le contraddizioni, il marcio, gli scandali sempre uguali e banali. No. Come essere testimoni di luce?  Cercando di illuminare gli altri.. voi siete la luce del mondo, ci ha detto Gesù in Matteo.
Essere luce, persone luminose, trasparenti, che sanno illuminare non abbagliare.. la luce che abbaglia è violenta, invadente, saccente, orgogliosa, indispone.. quante volte pensando di avere la verità in tasca o il cuore pieno di meriti e prestazioni pastorali.. rischiamo di abbagliare, ci sentiamo bravi e giusti invece dovremmo illuminare con docilità e fermezza.. essere luce per le persone attorno a noi, se troviamo nella Parola la luce per la nostra vita con cui sostenere gli altri, con cui illuminare le coscienze delle persone più smarrite e fragili.. illuminare a soluzioni pratiche. La luce detta “lume della ragione”, la capacità di ragionare, di essere capaci di letture intelligenti delle persone, delle esperienze e delle realtà che si vivono. Oltre i facili luoghi comuni e le solite frasi fatte su tutto quel che stiamo vivendo o a cui ci siamo pigramente abituati. Ecco cosa possiamo e siamo chiamati a testimoniare.. come Cristo ci è stato ed è luce nella vita di tutti i giorni, trovando in lui direzione, forza, sostegno, conforto, confronto..
Una luce come quelle lampadine che nei fumetti dicono il sorgere improvviso di una idea.. Gesù luce ci trovi pronti e creativi con idee belle da offrire per imparare ad illuminare i nostri quotidiani e ordinari rapporti di lavoro, studio o altro.. per dare qualità alle nostre vite, vigore alle nostre fede, credibilità alla nostra testimonianza.
Il Battista ora, grazie a questa Luce..mi appare perfino più simpatico..

III° Domenica di Avvento, Gaudete – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

« Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi all’alba per strade di negri in cerca di una siringata rabbiosa di droga, hipster aureolati bramare l’antico contatto paradisiaco con la dinamo stellata nel macchinario della notte […]. »
(Allen Ginsberg – Urlo, 1956)

urlo

(E. Munch, L’urlo, 1893, Galleria Nazionale di Oslo)

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Il Battista mi intimorisce sempre: appena mi si avvicina, in un passaggio del vangelo.. non so mai cosa pensare.
Austero, deciso, scarno, minimalista, essenziale, spietato. E poi la liturgia lo colloca sempre nella domenica del “gaudete”.. la piccola sosta “rosa” che la liturgia ci offre a metà avvento.
Mette a nudo. Una parte di me sbuffa. Eccolo, mi dico: nel tempo di Avvento, cavallette, miele selvatico, il laccio dei sandali.. in contrasto con Erode e sua moglie, nel battezzare Gesù, nel rimettere all’ordine chi lo confonde col messia..
Son quelli i passaggi del vangelo, li sappiamo ma..
Asciutto, nelle frasi che ben conosciamo a memoria..
Mi mette come a disagio, è “crudo”.
Eppure affascina, magnetico.. Lui che è “voce”…immagine efficace.
Uno che grida nel deserto. Non scappa, non si lamenta, ne lagna.
Lui nel deserto grida. A chi? Perchè?
Lui grida e non si stanca: l‘hanno ammazzato per questo: perchè gridava in faccia la verità.
Grida.. nel deserto.
Il deserto dell’indifferenza, del tiepidume, del marcio; il deserto della noia, del banale, della superficialità effervescente.
Del “vanno tutti dall’altra parte, non interessa più, tanto non cambia nulla.. cosa vuoi che sia, ormai al giorno d’oggi, ..”
Lui urla.. “in direzione ostinata e contraria..”
Sempre all’ombra, sempre consapevole di essere solo testimone, indicazione, dito che mostra.. passando la giornata a battezzare e annunciare..
Di lui dirà Gesù che non c’era nessuno come lui tra i nati di donna.
Chi è oggi così profetico? Chi oggi urla perchè non può fare altro?
Io a volte mi stanco solo anche a parlare.. altro che urlare..
Che il Battista ci aiuti ad urlare con quanto fiato abbiamo in gola.. quel che merita “gridato dai tetti..”(Mt 10, 27)

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II° Domenica di Avvento – B

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

“(..) Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno (..)”

(Lucio Dalla, “L’anno che verrà” 1979)

021214

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri
Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Un grande teologo chiamato H. U. Von Balthasar diceva che l’esistenza cristiana è come “il dito di Giovanni Battista”.. perchè indica continuamente il Messia, sempre sbilanciata su Gesù.
Mi è piaciuta questa frase e la condivido volentieri: vivere sbilanciati. Riconoscere che il nostro baricentro è esterno a noi stessi.. che stiamo in vita ed in equilibrio solo grazie agli altri e quindi innanzitutto all’Altro. E che questa non è una privazione di libertà, ma un suo prodigioso riconoscimento e aumento.
Siamo fatti così, funzioniamo così, mai senza l’altro direbbe un famoso filosofo in un libro magnifico dallo stesso titolo: e questa nostra caratteristica incontra in Gesù che viene la potenzialità massima di significato ed espressione.
Siamo di fronte ai primi versetti del Vangelo di Marco: inizio del Vangelo di Gesù. Della “buona notizia”. Ascotando Marco ascolteremo una buona notizia. Siamo pronti?
Stiamo aspettando una buona notizia? Ma non il 25 dicembre.. in generale, cioè ora: sto aspettando una buona notizia? Mi posso concedere almeno il lusso di sperare?
Una buona notizia: vengono sempre da fuori, le buone notizie. Inedite, insperate, inspiegabili. Ci raggiungono e chiedono solo di accoglierle, farle entrare, dare loro credito.
Ci cambiano la vita o il modo di guardarla.
Come prepareremo il cuore a questo incontro? Con maggior impegno di quel che metteremo per il nostro bellissimo albero?
Come preparare la strada, in questo avvento, per non arrivare a Natale con le due solite frasi scontate di ogni anno: “già Natale..”
“Ah, io quest’anno Natale non lo sento per niente.. (variante “da qualche anno”)..”
Tutto qua?

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