Va Domenica di Pasqua – A

alda-merini

“.. Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur..” (S. Tommaso)

140514

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni (14,1-12)

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Un posto. Immagine concreta, plastica. Penso al posto da tenere al cinema, o per l’amico che deve arrivare a tavola, perchè non si trovi distante in mezzo a gente che non conosce. Mettiamo la borsa, il giaccone sopra la sedia.. diciamo a tutti sorridendo “mi spiace, è occupato”. Teniamo un posto.
Quando muore qualcuno.. sospiriamo “E’ lassù, è andato in cielo, è con Gesù, è diventato una stella, ci ha preceduto, è lassù tra le nuvole, è tornato a casa, è in paradiso, è diventato un angelo, ci guarda dall’alto .. !“. Queste sono solo alcune delle frasi che diciamo o sentiamo dire per parlare della morte.
Ne parliamo per immagini, naturalmente, per analogia; eppure in tutte queste espressioni così umane c’è il senso di un posto ulteriore. Di uno spazio in cui continuare ad esistere in maniera diversa. Di un oltre in cui continuare a credere, sperare.. Fossero anche paradisopurgatorioinferno.
Abbiamo bisogno.. un bisogno ancestrale e spasmodico di immaginarci il nostro defunto o la vita oltre.. in un luogo. E per certi versi quindi in un tempo. Un desiderio atavico di rivalsa, di rivolta.. che non sia tutto qui. Che non possa assurdamente finire tutto qua.
Forse Gesù lo sapeva: per questo ci rassicura che per ciascuno di noi è preparato un posto. Non saremo in piedi, stretti, a caso.. come numeri, ammassati in maniera anonima come in fila. No.
Lui prepara a ciascuno un posto. Lui lo prepara per noi. Mette la sua giacca sulla poltroncina per noi.

E poi si mette a fare un po’ di sana teologia.. che sarebbe bello condividere: solo attraverso la relazione con Lui coglierò Dio come un Padre.. niente di meno o di diverso..
E Tommaso che si scazza subito sbottando ” si va ben, dai.. mostraci il Padre e ci basta”.
A noi basterebbe? Abbiamo il desiderio di vivere questo volto di Dio?
“Chi crede in me anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”.. io nemmeno ho coraggio di aggiungere altro.. ma se penso che dovremo dire tutti in coro “Lode a te o Cristo”..
Quando lo prenderemo sul serio sto Gesù?

COMMENTA!

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

IVa Domenica di Pasqua – A

alda-merini

06052014

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni (10, 1-10)

In quel tempo Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.»

Bello: Gesù a un certo punto si ferma.. coglie al volo un’idea o meglio una immagine: pastore, pecore, recinto, porta. E la mette li mentre parla ai farisei, alla folla e ai discepoli.
E loro, dice Giovanni, “non capirono di che cosa parlava loro”.
Allora corregge il tiro, forse sospirando e sollevando un attimo al cielo le braccia con malcelato sbuffo spazientito.. e ricomincia.. “disse loro di nuovo”.. Non siamo soli quando facciamo fatica ad accogliere il vangelo. E non solo perchè spesso è fortunatamente esigente.. (ottima cartina al tornasole la sua scomodità un po’ indigesta!), ma anche perchè spesso non ci è chiaro e basta. Con pazienza allora Gesù riprende il discorso.. e si mette a spiegare. C’è un tocco di umanità ordinaria, di pazienza e quotidianità.. sembra un fuori onda che non andrebbe riportato nei vangeli.
Così si fa brutta figura: eppure.. forse proprio questo tono e stile comunicativo gli da quel sapore di vita buona. Gesù sa trovare e ritrovare le parole giuste per farsi capire. Quello è l’importante. Come un maestro di scuola che sappia fare di tutto per i suoi bambini e con pazienza, bontà e fantasia si metta al lavoro, al loro livello..

Le pecore ascoltano la sua voce. Non le sue parole. E’ il timbro della voce, calda, amica, rassicurante.. appena la riconosci ti senti a casa, persona.. chiamato per nome, conosciuto.
Non credo sia un dettaglio: dice la confidenza, la fiducia. Una precomprensione.. guardate che una bella voce è magnetica.
Giovanni torna troppo su questo perchè sia solo un dettaglio.
Mi piace pensare alle voci famigliari.. quando non serve dire “chi parla?”.. una voce che ammansisce, addomestica, quieta.
Abbiano la vita. Ecco il cristianesimo. Teniamolo sullo sfondo. Vita abbondante.
Ne moralismi ne cose da capire: ma vita abbondante. Ecco la Pasqua.
Ma che effetto mi fa? Mi metto a pregarLo e sento che mi offre vita abbondante?
E se hai risposto no.. perchè non te ne frega niente e non fai niente?
Il nostro miglior diritto, quello più fondamentale: vita abbondante!

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Cristiani Pipistrelli e compagni di viaggio.. – Omelia IIIa Domenica di Pasqua – a

La pagina del Vangelo di Emmaus, come dire, andrebbe tenuta in tasca. Custodita gelosamente perchè fondamentale e ricchissima per la nostra fede. Emozionante, densa, ci aiuta a decifrare quanto viviamo e alla luce del vangelo, vivere da cristiani la risurrezione quotidiana e ordinaria.. nella nostra vita. Come un termometro..
Ad esempio é bellissimo il modo in cui Gesù si avvicina a quanto i due discepoli stanno vivendo: delusi, rassegnati.. Lui si accosta e cammina con loro. Icona della vita cristiana. Lì dove e come siamo il Signore Gesù é al nostro fianco. Non davanti! Da inseguire coi nostri sforzi e meriti o dietro al bancone ad ascoltare le nostre proteste o consigli.

Chiediamoci due cose:
– io come singolo cristiano vivo così la mia fede? O penso sempre a un Dio distante, tra le nuvole, un po’ svogliato e indifferente? E la mia vita qui é un’altra cosa.. basta poi timbrare il cartellino religioso.
Pensate alla lavanda dei piedi: siamo chiamati a riconoscere che essere cristiani innanzitutto non é fare cose cristiane, ma lasciarsi fare da Cristo. Che la nostra vita é cristiana nella misura in cui riconosciamo che é una risposta ad una sua iniziativa.. ecco la nostra comune vocazione, che é Lui per primo a volerci incontrare e lavare i piedi, cioè dire che siamo importanti.. amati, preziosi. Il resto viene di conseguenza..
– E come chiesa abbiamo almeno il desiderio in noi di avere lo stile di Gesù? Non di giudizio o condanna, ma nemmeno di chiusura indifferente ed egoista.. Gesù lì non si fa gli affari suoi, ne si gira dall’altra parte. Come comunità cristiana, cerchiamo lì dove viviamo la nostra giornata ordinaria di manifestare questo volto premuroso di Gesù per le persone, la sua misericordia, di farci prossimi, di camminare a fianco.. solidali e accoglienti?
Oppure pensiamo a Gesù che si mette a spiegare loro le scritture e loro che dicono.. ci ardeva il cuore..

Chiediamoci altre due cose:
– io come cristiano mi lascio convertire dalla Parola di Gesù, viva? La ascolto con fede e attenzione? Oppure come i due discepoli.. potrei al limite raccontarla in modo freddo, distaccato, come fosse un romanzo letto distrattamente..? Ricordate quando i re magi vanno a chiedere informazioni per trovare Gesù? I sommi sacerdoti e gli altri super credenti sanno a memoria la Bibbia e dove sarebbe nato il messia.. ma non ci vanno..
Significa che quando ascolto un brano del Vangelo, ascolto Gesù che parla a me qui e ora.. ho fede che mi voglia dire qualcosa di bello e utile? L’altra sera in una famiglia giovane, con altri amici.. siamo stati un’ora a pregare assieme su un brano del vangelo, gustando come questo provocasse in modo diverso ciascuno e davvero dove 2 o 3 sono riuniti nel mio nome.. io sarò con loro.. dice Gesù.
– E noi come chiesa.. ci riconosciamo riuniti nel nome di un Signore Gesù risorto che ci parla ogni domenica? O ci basta poter fare il nostro incarico e gratificarci col nostro protagonismo? Sentiamo che il nostro cuore vuole ardere, come quello dei due discepoli, perchè Lui ce la spiega e annuncia? Partiamo dalla Parola del Vangelo per l’ispirazione della nostra pastorale, delle nostre attività o essa é solo una cosa dentro la messa?
Ascoltare le scritture con fede ci fa incontrare davvero il risorto che ci parla qui e ora, mentre le ascolto posso come sentirlo risorgere da questo libro e spiegarmi chi sono e come viverlo, agire e sperare.

Pensiamo infine al gesto con cui Gesù si fa riconoscere: i due gli chiedono di fermarsi a cena.. lui, sottolinea Luca, si fermò per stare con loro (non perchè avesse fame o paura del buio).
Resta con noi che si fa sera.. scrive Luca: facciamo nostra questa preghiera. Sull’esempio dei discepoli per poter riconoscere Gesù al nostro fianco, che ci faccia ardere il cuore con la sua Parola da accogliere ogni domenica a messa e non solo, devo con umiltà implorarne la presenza chiedergli di entrare dove sto costruendo me stesso: devo volerlo ospitare nella mia coscienza, dove vivo l’impegno di fedeltà a certi valori precisi, ma anche nella mia libertà di persona in cammino che gli condivide croci, passioni, bisogni, desideri, sentimenti e paure.. nelle decisioni e nello stile di vita.
Lui non si limita ad entrare per una cena, per un momento, dicevamo, ma per loro.. cioè per le loro vite, per diventare compagno (mangiare insieme il pane!) e l’amico di una vita intera.
E’ così la nostra preghiera? O stordiamo il signore a colpi di Padrenostri e la madonna a furia di avemarie.. la nostra preghiera deve partire dal desiderio manifesto e autentico di vivere da risorti e sentire che é il vangelo la nostra guida, non un elenco di cose che ci servono, l’incontro col risorto qui e ora a dare direzione, sapore e senso al nostro agire.. a diventare uno stile di vita.. bella.
Luca descrivendo all’inizio i discepoli che tristi raccontano e dicono anche delle donne che hanno detto qualcosa sulla risurrezione.. ci dice che anche per noi, a 3 settimane dalla Pasqua.. la risurrezione non é il prodotto dell’attesa del cuore, ma solo dell’incontro con il risorto. E che chi ha incontrato Cristo risorto vive meglio! Non come un pipistrello che ha paura della luce della risurrezione e della gioia.. come diceva papa Francesco.. parlando di cristiani pipistrelli.
Chiediamo carissimi a Gesù risorto di aumentare la nostra fede in Lui e percepirlo al nostro fianco; invitiamolo a cena.. come i due di emmaus.. riconosciamolo cioè vivo in questa eucaristia per tornare nelle nostre case col cuore ardente, doni anche a noi di poter narrare cosa é davvero accaduto e cambiato in noi e nella nostra fede, perchè l’abbiamo consegnata tra le sue mani e ci aiuti così, perchè per primi ci siamo lasciati raggiungere.. a farci anche noi prossimi di chi cammina al nostro fianco col volto triste, ad attendere solo che un fratello o una sorella gli faccia percepire la forza delle risurrezione anche per sè.