XXa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

parole-di-fuoco-colored


In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 12, 49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Pagina misteriosa, in questa settimana che ci porta al cuore dell’estate.
Ma forse ci fa bene, togliere da Gesù quella patina dolciastra e pseudo emotiva che lo dipinge da santini e “immaginette” sacre e melense. Ce lo riconsegna audace, coraggio quasi sfrontato e brusco. Direi pienamente umano e maschio.
Portare divisione: non male.. eppure penso a quanti fraintendimenti nascano nelle famiglie per scelte di fede e di vita cristiana. A certe famiglie in lotta coi figli per scelte di fede o per percorsi vocazionali intrapresi e.. portati a termine, magari!
Eppure questa previsione invoca anche, proprio perché “augurata” nei legami famigliari, una certa chiarezza e schiettezza.. come pure un altro aspetto: ricordiamo la pagina in cui richiamano Gesù sul fatto che sua madre e i suoi fratelli lo aspettino fuori? E Lui risponde che chi lo sta ascoltando è sua madre e fratello.
Mi piace pensare che poi ciascuno, nella propria scelta di fede, pur debitoire di tantissime persone, sia chiamato anche a riconoscersi, scegliersi e viversi da solo, perfino nei confronti della propria famiglia.
Nessuna concorrenza.. ci mancherebbe.. ma con Lui possiamo vivere i rapporti in modo diverso. Accordandoci a Lui valutare e affrontare tutto il resto.

“Lasciamolo servirci a qualcosa..” – Omelia XIXa T.O. – C

08082016

Il punto centrale di questo vangelo è che Dio è a nostro servizio.
Cerchiamo di comprenderlo assieme. Perché per quanto sia vero noi non siamo abituati a pensarlo ne a viverlo, anzi lo rifiutiamo.
Fermiamoci su un dettaglio: il padrone torna di notte, è stato a nozze, bussa e trovando i servi svegli e operativi, compiaciuto, che fa? Se ne va a dormire perché han fatto solo il loro dovere per il quale li paga? No. Prepara loro da mangiare e si mette a servirli!? Troppo strano per non insospettirci. Cerchiamo di coglierne il senso: forse paragonare Dio ad un padrone che torna all’improvviso ha fatto più male che bene, se spontaneamente ce lo fa/ha fatto percepire minaccioso ed esigente.
Ecco perché questo brano va colto nei dettagli.
I servi erano stati pronti. A che? Ad accoglierlo. A riconoscerlo alla porta che tornava.. Pronti a fare il loro dovere quindi, disponibili.
Un dettaglio sono le vesti ai fianchi: a quel tempo le persone indossavano tuniche lunghe alle caviglie. Ma per mettersi in viaggio o fare dei lavori, se le dovevano cingere ai fianchi con cinture, per essere più agili.. un po’ come rimboccarsi le maniche.
Ma questo non deve farci agitare nel senso della frenesia del lavoro, delle affannate cose da fare, no.. Gesù ci sta annunciando quel Dio al mio servizio, di cui parlavo. Solo se lo colgo così, come un padre premuroso che ha a cuore la mia vita e la vuole servire allora comprenderò come e perché rimboccarmi la veste, cioè le maniche, insomma.. vivere da “pronto”. Pronto allora significa disponibile, ricettivo. Direi innanzitutto a credere a tale annuncio. Smantellare in noi l’idea di un Dio che si aspetti sempre da noi chissà cosa, da compiacere e soddisfare, che io tra i miei mille impegni, devo anche fare le cose cristiane per farlo star buono. No, il contrario! Lui è felice quando gli lasciamo fare il suo lavoro, di Padre nostro e ci facciamo salvare. Quando è Lui a bussare alle porte del nostro cuore per servirci, dare cioè alle nostre vite direzioni inedite e prospettive insperate. Lui vuole preparare la tavola per noi, e servirci. Proviamo ad esempio solo a pensare a cosa risponderemmo ad una domanda come questa: a cosa ci serve, Dio? A cosa ci serve essere cristiani? Noi faremmo solo e subito l’elenco delle cose che facciamo, dei valori, delle tradizioni e poi resteremmo miseramente muti e confusi.
Quel che Gesù ora racconta in parabola, la notte del giovedì santo lo farà davvero, nella lavanda dei piedi. La fede parte da qui. Nella messa tante volte sentiamo dire che Lui è il nostro salvatore, che ci dona salvezza.. ma che significano concretamente per noi queste parole? Chi fa cosa, chi salva chi.. come..
Lasciamoci ristorare oggi, carissimi, da questo sollievo, nella fede. Come la più bella delle ombre, la più dissetante delle bibite, la più fresca delle brezze marine..
Beati loro, dice Gesù. Ma dove fare questa esperienza? Penso ad esempio al matrimonio come sacramento. Gesù Cristo si offre con la propria grazia agli sposi perché continuino ad amarsi, accogliendosi giorno per giorno. La Sua misericordia, anche se l’anno ad essa dedicato sta per concludere, è per noi un bagno rigenerante di umiltà e semplicità, penso al sacramento della riconciliazione o alla buona pratica serale di un esame di coscienza per restare vigili e pronti, protagonisti di quanto viviamo. Un ascolto bello del Vangelo da vivere come una Parola viva, al nostro fianco, col quale restare sintonizzati per cogliervi direzioni, suggerimenti, attenzioni da avere, una buona notizia continua per noi, per come siamo. Una pausa di solitudine e silenzio ogni tanto, entrando in una chiesa, spegnendo la tv, lasciando riposare il cellulare. Rientrando in noi stessi e ascoltando la Sua voce nelle nostre coscienze dove Lui parla sempre per primo e ci sussurra il meglio qui e ora per noi. Beati noi quando ci lasciamo servire, lasciamo che sia Lui a prendersi cura di noi, come un navigatore che indica soltanto direzioni che non conosciamo, ma di cui abbiamo così bisogno.
Chiediamo allora a questo Padre a nostro servizio di donarci un cuore disponibile a lasciarlo entrare, riconoscendo che con delicata determinazione lui continua a bussare alle porte delle nostre vite, lasciamolo entrare. Al resto, ve lo assicuro, penserà Lui.

 

XIXa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

030816


In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 12, 32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. 
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.
“Piccolo gregge”: espressione, per dirla in triestino, molto “coccola”! Eppure anche altrettanto evocativa. Gesù se ne fuggiva quando volevano farlo re oppure osannarlo o celebrarlo.
Che idea di chiesa racchiude? Potente, appariscente, connivente, accomodante, dirigente, onnipresente-presenzialista, una chiesa che non vede l’ora di “andare a comandare”? Cosa aveva in mente chiamando a sè e con sè qualche pescatore, un terrorista, l’esattore delle tasse più odiato e gli altri della sua folle Armata Brancaleone? Ci aveva visto giusto, comunque, nonostante Pietro rinnegato (poi papa) e Giuda traditore, visto che gli altri alla fine son finiti tutti santi martiri.
Piccolo gregge: sa poi anche di manipolo di gregari che come gregge deve seguire.. il gregge non appare certo come un gruppo tra i più intelligenti.. basta fermarsi ad osservare un po’ di pecore.. o pecoroni..
C’è tutto l’Antico Testamento qui dietro, il resto di Israele, il popolo eletto.. a cui il Padre ha voluto (gli è piaciuto) dare il Regno. In effetti tutto è partito con quel popolo. Da sempre.
Mi soffermerei poi su un altro dettaglio: quel padrone che torna. Mi son sempre detto: “ma non potevi, Gesùùbbello, usare un’altra espressione? Proprio “padrone”? Già spesso lo percepiamo così.. spontaneamente. Queste parabole mi son sempre state indigeste.. proprio per quella parola, proprio quel tipo di esempio.. dover annunciare un volto di Dio che non fosse padrone, quando suo figlio lo cita.. va bè..
Poi ci rifletti e ti rendi conto che il padrone si comporta in modo assurdo: torna tardi e non ha nemmeno le chiavi di casa sua (ma questo ci può stare avendo i servi..) e trovando i servi al lavoro, a fare il loro dovere, per quello li paga, che fa? Si stringe la veste ai fianchi, come facevano i servi, li farà sedere a tavola e preparerà e servirà loro da mangiare???
Ma siamo fuori? A quel tempo, poi, mica oggi in cui al limite si può perfino dare confidenza alla colf.. a quel tempo che significa questo per noi? Quel “padrone” non si comporta in modo normale, secondo il buon senso. Ma nemmeno Gesù, lavando i piedi ai discepoli, avrebbe poi fatto altrettanto. Allora, al di là che dentro il nome padrone c’è pure padre, ci lasciamo stupire da un Dio a nostro servizio, che vuole servire alle nostre vite. Siamo consapevoli di questo?
O meglio.. al di là delle lampade accese o meno, siamo pronti davvero per questo annuncio per noi? Perchè no?